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Black Lagoon: Roberta's Blood Trail, Recensione della miniserie OAV su Netflix

La miniserie di 5 OAV intitolata Roberta's Blood Trail segna il ritorno di Roberta Cisneros, personaggio fra i più amati del brand.

recensione Black Lagoon: Roberta's Blood Trail, Recensione della miniserie OAV su Netflix
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Nella versione cartacea di Black Lagoon, scritta e disegnata da Rei Hiroe e serializzata da Shogakukan sulla rivista seinen Monthly Sunday Gene-X, il personaggio della colombiana Roberta alias Rosarita - o Rosalita - Cisneros alias "il Mastino di Florencia" ha fatto la sua apparizione nel lontano 2002, in una minisaga in tre lunghi capitoli che componeva buona parte del primo tankobon (gli spettatori dell'anime dovettero invece attendere sino all'ottavo episodio della prima stagione per fare la sua conoscenza). Bellissima e letale, Rosarita è un'assassina addestrata nelle F. A. R. C., le famigerate Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia nate negli anni '60 in reazione a una repressione sanguinaria, istituita dal governo colombiano con l'appoggio degli USA. Braccata dalle polizie di tutto il mondo, Rosarita si rifugia nella fazenda di don Diego Lovelace, vecchio amico di suo padre che l'accoglie come una figlia nascondendola ai suoi inseguitori e donandole ciò che nel corso della sua vita non aveva mai avuto: una famiglia. Rosarita decide quindi di cambiare nome in Roberta e di restare presso i Lovelace in qualità di cameriera per servirli e proteggerli. Il suo primo incontro con i ragazzi della Lagoon Company avviene in seguito al rapimento del piccolo figlio di Diego, Garcia Lovelace, un bimbetto biondo e alquanto sveglio cui Roberta è ovviamente molto affezionata. Revy e gli altri stanno trasportando Garcia come merce quando vengono avvicinati dal Mastino di Florencia e la spinosa situazione si risolve solo grazie all'intervento di Rock. Dato il suo appeal (risultò essere fin da subito uno dei personaggi preferiti dai lettori) era inevitabile che il personaggio facesse ritorno in quel di Roanapur, magari in una storia un po' più articolata. Così è stato. Sul manga, il nuovo arco dedicato a Roberta cominciò nel 2006 e si concluse alla fine del 2009 dopo 33 lunghi capitoli, finendo con l'occupare uno spazio di circa tre tankobon e mezzo. La saga fu poi trasposta in una miniserie di cinque OAV intitolata Roberta's Blood Trail, realizzata dallo studio MADHOUSE per la regia di Sunao Katabuchi. Portata in Italia dall'editore francese Kazè, Roberta's Blood Trail è attualmente disponibile sulla piattaforma streaming Netflix.

Un deciso passo indietro

Nei primi minuti del primo OAV Diego Lovelace, l'uomo che per Roberta è stato un secondo padre, viene assassinato da agenti dell'NSA statunitense. Straziata dal dolore e stordita dagli allucinogeni, la killer si ritrova a Roanapur dove torna, come un tempo, a seminare morte e distruzione. Ci penseranno il suo "signorino" Garcia, Rock e un personaggio introdotto "ad hoc", l'aiuto cameriera della famiglia Lovelace esperta di capoeira Fabiola Iglesias, a riportare la situazione alla normalità - se di normalità si può parlare, trattandosi di Roanapur. Questa è, in poche parole, la trama di Roberta's Blood Trail, miniserie di cinque OAV che racconta la storia della seconda (e, attualmente, ultima) apparizione di Roberta Cisneros nei vicoli malfamati di Roanapur. In un certo senso, Roberta's Blood Trail comincia subito male con un riarrangiamento della sigla storica - Red Fraction cantata dalla j-pop star Mell - piuttosto scialbo, pallida imitazione del materiale originale. Un altro punto a sfavore è la sua componente grafica, che appare fin dall'inizio meno incisiva e pulita rispetto a quella cui le due precedenti stagioni ci avevano abituato. I disegni sono quasi sproporzionati, le animazioni sono meno d'impatto tenendo conto non solo degli elevati standard dello studio MADHOUSE ma anche dei ben quattro anni trascorsi dalla realizzazione di The Second Barrage. Dal punto di vista narrativo i cinque OAV, che vanno visti in sequenza proprio come cinque episodi di una normale stagione di Black Lagoon, scorrono tutto sommato agevolmente, fra assurdità ed esagerazioni. Roberta sotto allucinogeni è più pericolosa che mai: determinanti, nel trasformare il suo viaggio suicida in un affrettato percorso di redenzione, sono i piani di Rock e la determinazione di Garcia, il quale ha ormai con la sua capo-cameriera un rapporto non privo di connotazioni sessuali, nonostante la giovanissima età di lui. Non si perde occasione per rimarcare la somiglianza fra Roberta e Revy e il cambiamento operato dalla vita criminale in Rock. Il tutto opera in direzione di una sparatoria finale in cui si registrano la maggior parte delle differenze fra l'anime e la controparte cartacea e che ha fatto storcere il naso a più di un appassionato.

Roberta's Blood Trail è un prodotto imperfetto. Fra i maggiori difetti troviamo il personaggio di Fabiola (inconsistente tanto nel manga che in questa trasposizione), un soggetto ormai stantio, sviluppato in modo non sempre chiaro soprattutto grazie agli strani tagli e rimaneggiamenti rispetto al materiale originale che non giovano alla fruibilità della miniserie, una grafica non sempre all'altezza e un doppiaggio giapponese decisamente sottotono rispetto alle passate stagioni - per non parlare di quello di Kazè, che ha evocato negli spettatori italiani reazioni negative che a nostro avviso sono calzanti, vista la scarsa qualità del lavoro svolto. Chiaramente non è tutto da buttare, anzi: nonostante sia stata resa quasi folle dalle droghe e dal lutto, Roberta è sempre Roberta, il personaggio più letale di tutta la storia di Black Lagoon ma anche - paradossalmente - il più umano. Nel confronto morale con lei, che nella propria vita ha sterminato centinaia di uomini, donne e bambini, e con i suoi sentimenti sinceri, perdono sia Rock che Revy, specie il primo che in questa saga mostra il proprio lato più cinico. Quasi divertito dalla situazione creatasi, Rock si comporterà da scommettitore compulsivo attirandosi persino il disprezzo di Garcia, con cui nella precedente avventura aveva legato nonostante la situazione li vedesse nemici. La sua trasformazione (accelerata forse dagli eventi della trasferta giapponese al seguito di Balalaika) garba invece molto a Revy, che sta sviluppando nei confronti del compagno sentimenti sempre più oscuri e possessivi. Più lui si isola dal consesso delle persone civili, più si avvicina a lei e al suo mondo. In un certo senso il loro rapporto è l'inverso di quello che si è stabilito fra Garcia e la stessa Roberta, che si allontana da lui non solo per cercare una vendetta impossibile ma anche per evitare di contaminarlo, in quanto non si considera degna del suo affetto.
Non mancano poi le citazioni e le auto-citazioni. Emblematica la comparsa in scena del personaggio di Fabiola, la quale si presenta nel bar di Bao abbigliata esattamente alla maniera di Roberta al tempo della sua prima apparizione, generando sconcerto nei presenti. Fra le righe si avverte anche qualche omaggio al Grande Cinema: Apocalypse Now, Full Metal Jacket. La canzone che si sente sui titoli di coda dei primi quattro episodi è When Johnny comes marching home, marcetta popolare americana composta durante la Guerra Civile e comparsa in una miriade di film fra cui Il dottor Stranamore di Stanley Kubrick, Il grande dittatore di Charlie Chaplin e Die Hard - Duri a morire. E c'è sicuramente molto altro ancora che ci è sfuggito.

Un addio amaro

Black Lagoon è una serie particolare, si sa. Vive in un universo fisico tutto suo in cui nessuna legge è rispettata, tanto meno quella di gravità, e in cui una ragazzina che peserà una quarantina di chili può fare strage di bifolchi in un bar della peggiore suburra tailandese.

Tuttavia, non si può negare che questa miniserie di cinque OAV si spinga ancora oltre, arrivando a chiedere davvero troppo alla sospensione d'incredulità dello spettatore. Il manga lascia perplessi, ma tutto sommato recupera grazie a un finale forse un po' improbabile ma comunque in linea con lo spirito della serie. Il finale di Roberta's Blood Trail, d'altra parte, per quanto gradevolmente truculento, spinge lo spettatore a domandarsi il "perché" di determinati avvenimenti. Il trattamento subito dal personaggio di Roberta in questo arco dell'anime è forse da intendersi come una sorta di "bacio di addio" fra lo studio MADHOUSE e il lavoro di Rei Hiroe? Sembrerebbe proprio così, visto che il prodotto successivo a firma Hiroe, l'anime sci-fi Re:Creators, è stato realizzato dallo studio Troyca di Nerima.

In ogni caso è davvero arduo non considerarla uno spreco di potenziale. Al netto di qualche flessione, la saga cartacea aveva i suoi momenti di profondità e, per quanto fosse in sé migliorabile, nessuno dei cambiamenti apportati dagli autori dell'anime si può considerare un miglioramento oggettivo del materiale di partenza. La trama, come abbiamo detto, è fortemente penalizzata da tagli e sforbiciature dettate probabilmente da limiti di spazio (150 minuti ci appaiono davvero pochi per raccontare qualcosa di così enorme). Roberta non è tanto carismatica da poter reggere la scena da sola e il minore spazio dedicato a Rock e Revy rende il piano dell'ex impiegato giapponese ancora più nebuloso e folle. Non parliamo poi dell'insipida Fabiola e di Dutch e Benny, ancor meno presenti del solito. Insomma, in definitiva questa miniserie risulta un prodotto generoso ma ricco di criticità, realizzato con meno perizia del consueto. Al momento non risulta che si sia discusso della possibilità di adattare l'arco narrativo successivo. Con Roberta's Blood Trail si conclude la parte di Black Lagoon che è stata trasposta in anime. Dal 2009 (anno in cui si è conclusa sulle pagine di Monthly Sunday Gene-X la saga di Roberta Cisneros) ad oggi sono stati pubblicati solo altri 19 capitoli, riguardanti un'avventura che segna il ritorno di Greenback Jane e l'introduzione di nuovi personaggi, tra cui la hacker cinese Li Xinlin. Black Lagoon procede, quin a dir poco a rilento e la sua conclusione pare più lontana che mai. Quale sarà il destino di Rock e degli altri amabili membri della Lagoon Company? Solo il tempo potrà dircelo.

Black Lagoon Roberta's Blood Trail è un prodotto che esaspera la sospensione d’incredulità dello spettatore e vive perlopiù di sparatorie frenetiche che tolgono spazio allo sviluppo dei personaggi, tagliando via dal materiale narrativo originario eventi utili per comprendere appieno l'intricato sviluppo degli eventi. Il finale truculento lascia piuttosto perplessi non solo per il suo esser così differente rispetto alla controparte cartacea ma soprattutto per la gratuità di ciò a cui ci si ritrova ad assistere. La grafica, meno curata rispetto alle aspettative, e un doppiaggio italiano che può generare solo raccapriccio e sconforto minano la riuscita del prodotto nonostante non manchino gli elementi positivi, che ci impediscono di bocciare totalmente questo adattamento. Un fan di Black Lagoon non può che assistere con affetto alle gesta di una rediviva Roberta Cisneros più incazzata che mai. Sangue, violenza, piani intricati, secchiate di violenza e cinismo. Questo, nonostante i suoi innegabili difetti, è Black Lagoon.

6.8