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Blood Blockade Battlefront Recensione: un anime discreto su Netflix

Scopriamo come se la cava la prima stagione di Blood Blockade Battlefront, adattamento del manga dell'autore di Trigun.

Blood Blockade Battlefront Recensione: un anime discreto su Netflix
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Dopo aver messo da parte le avventure del criminale Vash the Stampede, con Trigun (qui potete recuperare la nostra recensione di Trigun) e aver curato il character design del videogioco Gungrave, il mangaka Yasuhiro Nightow è scomparso temporaneamente dalla scena, per fare ritorno nel 2009 con un nuovo fumetto: Blood Blockade Battlefront, da cui lo studio Bones ha realizzato un anime, che ha debuttato in simulcast su VVVVID nel 2015.

In occasione del recente arrivo su Netflix della seconda stagione, abbiamo deciso di rispolverare la prima, disponibile solo in lingua originale e con sottotitoli in italiano. Prima di iniziare la nostra disamina, vi invitiamo a mettere da parte le affascinanti ambientazioni desertiche di Trigun, perché Blood Blockade Battlefront prende vita nella città che non dorme mai.

Un bizzarro parco di divertimenti

New York è una metropoli caotica, ma che attira molti curiosi, perché è un calderone di diverse culture. Non a caso menzioniamo la Grande Mela, perché è il setting principale di Blood Blockade Battlefront, o meglio, una sua versione alternativa: Hellsalem's Lot.

Tre anni prima degli eventi narrati, in una sola notte la città di New York venne distrutta e ricostruita con il nome di Hellsalem's Lot, quando dalle fondamenta si aprì un portale con l'Altro Mondo e si propagò una fitta coltre di nebbia impenetrabile che avvolse la metropoli: a seguito di ciò, creature di ogni razza sono arrivate nella città statunitense. Con il tempo, gli esseri umani e le varie entità hanno imparato a convivere insieme, ma gli abitanti dell'Altro Mondo non sono sempre amichevoli e facili da controllare, perché spesso devono saziare i propri istinti, cercando di aggredire i vicini umani o persino di creare disordine in tutto il mondo. Per questo motivo è stata istituita la Libra, un'organizzazione segreta composta da superuomini e guidata da Klaus von Reinherz, che ha il compito di mantenere l'ordine in città e nel mondo. Eppure, il protagonista è un ragazzo come tanti, senza particolari abilità combattive, che entra a far parte dell'organizzazione segreta solo in seguito: Leonardo Watch. Questi è un giovane dall'animo puro, con una vita abbastanza ordinaria e tranquilla, con la passione per la fotografia. Leonardo è particolarmente legato alla sorella minore Michela, nonostante sia stata quasi sempre lei a prendersi cura di lui, pur essendo nata con una malattia alle gambe che la costringe su una sedia a rotelle: per cercare una cura, il Nostro l'ha portata ad Hellsalem's Lot.

Una volta arrivati in città vengono avvicinati da una minacciosa e misteriosa entità che vuole fare ad uno dei due un importante dono, sacrificando però qualcosa all'altro: Leonardo rimane impietrito per lo spavento, così la sorella chiede di essere lei il sacrificio.

Dopo che l'entità se n'è andata, il protagonista scopre di aver ottenuto gli Occhi Artificiali di Dio, un potere che gli permette di vedere oggetti infinitesimali o invisibili o che si muovono ad una velocità tale che l'occhio umano non potrebbe percepire; ma nell'ottenere quel potere la sorella ha perso la vista. Ora Leonardo ha deciso di rimanere a Hellsalem's Lot per trovare una soluzione per Michela, e sa che la Libra potrebbe aiutarlo, perché in contatto con il mondo criminale e con l'Altro Mondo.

Anche se è stato selezionato per sbaglio, il giovane viene reclutato proprio per la sua vista, che potrebbe essere un'arma più che utile per fermare le entità invisibili.

La vita di Leonardo, dunque, diventa alquanto turbolenta, sia perché ci sono creature che vogliono impossessarsi del suo potere, sia per i numerosi nemici che deve affrontare come membro della Libra, tra cui pericolosi vampiri ed un antagonista che vuole provocare una nuova catastrofe, ma che si palesa effettivamente solo negli ultimi episodi. Questo mette in evidenza uno dei problemi principali di Blood Blockade Battlefront: a discapito delle premesse, la serie non presenta una trama lineare, ma cerca di fare leva su altre qualità.

Una trama inesistente

Bastano pochi episodi per rendersi conto che la prima stagione di Blood Blockade Battlefront è semplicemente una lunga fase introduttiva: una conferma di ciò l'abbiamo avuta una volta arrivati a circa metà stagione, quando vengono presentati ancora personaggi principali.

Le puntate non sono collegate tra loro da un unico filo conduttore, essendo quasi autoconclusive, ma gettano comunque le basi per ciò che accade nelle sequenze finali. Salvo pochi momenti, viviamo l'intera avventura dal punto di vista di Leonardo: attraverso questo espediente abbiamo modo di conoscere meglio Hellsalem's Lot ed alcuni membri della Libra. La città viene tratteggiata come un luogo dove umani e creature dell'Altro Mondo vivono in armonia, ma nonostante ciò, ci sono comunque discriminazioni soprattutto nei confronti degli "ospiti": basti pensare che vi è un distretto dove la fitta nebbia non è penetrata, in cui vivono e sono ammessi solo esseri umani. Come se non bastasse, l'intera città nasconde un lato ancora più oscuro. Quello che viene delineato è un mondo affascinante, che si impara a conoscere poco alla volta grazie a vari dettagli presenti nelle puntate, ma molto è ancora avvolto nel mistero: ad esempio, vengono forniti alcuni indizi che lasciano presagire che gli abitanti dell'Altro Mondo vivano anche in diversi luoghi sulla Terra, ma non viene chiarito se siano arrivati a seguito della catastrofe di New York o se ne sia scoppiata un'altra in diverse città.

Oppure, non abbiamo potuto fare a meno di chiederci cosa sia successo tre anni prima; o ancora, chi è l'essere che ha maledetto Leonardo. Così come l'universo imbastito è ben costruito, con i suoi numerosi misteri, anche gli attori sono ben delineati, almeno quelli più presenti, perché gli altri non vengono affatto approfonditi, risultando essere solo di secondo piano, nonostante alcuni di loro avrebbero dovuto ricoprire ruoli più rimarchevoli.

Leonardo è sicuramente il personaggio meglio caratterizzato, in quanto viene presentato come un ragazzo pacato che non ama la violenza, e che riesce a farsi accettare subito dagli altri compagni della squadra: sembra essere fuori posto in mezzo alla frenesia di Hellsalem's Lot, ma in realtà è una persona normale, capitata quasi per sbaglio nella città più folle del pianeta.

Ambientandosi gradualmente in città, l'eroe matura, diventando più sicuro di sé. Klaus, il capo della Libra, è il membro più forte del gruppo, è meticoloso, e non si preoccupa di combattere in prima linea e mettere a repentaglio la propria vita per difendere i suoi uomini e la città. Zapp è il classico dongiovanni spavaldo e attaccabrighe, che sul campo di battaglia è inarrestabile, e spesso si prende gioco del protagonista. A tal proposito, a discapito di un'atmosfera che potrebbe sembrare cupa, Blood Blockade Battlefront ha una comicità che alleggerisce piacevolmente i toni, data dai vari imprevisti che si trova ad affrontare il giovane malcapitato e dai suoi continui battibecchi con Zapp; a questo si aggiungono anche gradevoli citazioni, alcune evidenti, altre meno. Gli altri attori, però, non sono molto presenti sulla scena, oppure vengono introdotti in ritardo e le tempistiche non permettono di delinearli ed apprezzarli a dovere: un esempio lampante è Michela, la sorella di Leonardo, che nella prima stagione appare solo in due episodi, sebbene sia il motivo principale per cui il fratello rimane nella nuova New York.

Al netto di ciò, avremmo preferito che il personaggio occupasse un ruolo più centrale, ma è evidente come questo sia una conseguenza della scelta di mettere da parte la trama principale: non ci sono momenti in cui l'eroe indaga per cercare una "cura" per la sorella.

Una volta arrivati alle battute decisive, prende forma un racconto che tutto sommato è interessante, anche se si distacca comunque da quello principale, ma tarda ad arrivare: la storia che si dipana avrebbe dovuto essere presentata sin da subito, così da essere sviluppata meglio, in modo da coinvolgere emotivamente lo spettatore soprattutto sul finale, e per dare il giusto rilievo ad un antagonista carismatico e che avrebbe potuto offrire molto di più.

Lotta all'ultimo sangue

Lo studio Bones con Blood Blockade Battlefront ha svolto un lavoro egregio sul comparto tecnico. I disegni sono ben realizzati, con una particolare attenzione nei dettagli, soprattutto nelle riprese più ravvicinate, anche se ci sono sporadici segmenti in cui si notano dei cali qualitativi nelle riprese più larghe, in cui però salta all'occhio una buona resa ambientale.

Il tratto ben curato rende giustizia ad un character design sfaccettato. In alcune sequenze si può notare anche l'utilizzo della CGI, limitata solo a pochi elementi di scena, ma non disturba affatto perché non risente di animazioni rigide, benché sia abbastanza evidente lo stacco con lo stile manuale.

Come il titolo stesso potrebbe suggerire, Blood Blockade Battlefront nasconde una natura da battle shonen: i combattimenti vantano animazioni fluide, che li rendono incalzanti e frenetici, e a volte trasmettono un senso di epicità, in modo da far chiudere un occhio su quelle poche sequenze in cui non sono molto chiari.

A coronare un comparto visivo pienamente godibile, vi è una colonna sonora caratterizzata da musica contemporanea e musica classica, che dà la giusta enfasi ad ogni sequenza, da quelle dal ritmo più convulso, a quelle più pacate.

Blood Blockade Battlefront La prima stagione di Blood Blockade Battlefront non è molto convincente sul lato narrativo, perché la trama principale non viene affatto sviluppata. La prima tornata di episodi può essere considerata come una lunga introduzione: vengono presentati il mondo in cui si svolgono gli eventi e i personaggi, alcuni dei quali sono ben delineati, anche se stereotipati, mentre altri sono appena accennati, benché avrebbero dovuto ricoprire ruoli più rimarchevoli. Verso le fasi finali prende forma una trama interessante, con un antagonista carismatico, ma che avrebbe dovuto essere sviluppata sin da subito per essere più coinvolgente. Se sul lato narrativo Blood Blockade Battlefront non riesce ad intrattenere, lo fa su quello artistico: i disegni sono ben realizzati, anche se si notano alcune lievi sbavature; i combattimenti sono adrenalinici, grazie ad animazioni fluide e ad un tratto che cerca di essere il più delle volte chiaro. Infine, la OST alterna brani contemporanei a quelli classici, in perfetta sintonia con l’anima multiculturale della città più caotica del mondo, Hellsalem’s Lot.

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