Netflix

Blue Exorcist Kyoto Saga: la recensione della seconda stagione dell'anime

Dopo avervi parlato della prima, qui vi raccontiamo le nostre impressioni in merito alla seconda stagione, disponibile anch'essa su Netflix.

recensione Blue Exorcist Kyoto Saga: la recensione della seconda stagione dell'anime
Articolo a cura di

A distanza di ben sei anni dalla messa in onda della Stagione 1 di Blue Exorcist, A-1 Pictures porta nuovamente sugli schermi le gesta di Rin, Yukio e tutti gli altri esorcisti dell'Accademia della Vera Croce, con la seconda stagione. Affidata stavolta alla regia di Koichi Hatsumi e caratterizzata da un format più snello, composto da soltanto 12 episodi al posto dei 25 della prima, la seconda season della serie ispirata al manga di Kazue Kato ripercorre uno degli archi narrativi più apprezzati, denominato l'arco del "Re Impuro".

É bene specificare che il prodotto in questione compie una sorta di ammissione di colpa, riprendendo dagli eventi non del finale della prima stagione, ma nel punto esatto in cui quest'ultima si separava dal materiale originale per sfociare nel mare della creazione autonoma. Detto in parole povere, quando inizierete la visione di questi episodi vi renderete conto che le puntate immediatamente precedenti è come se non fossero mai esistite, giacché non se ne fa minimamente menzione durante tutto il procedere della storia.

Un mistero da svelare

La seconda stagione di Blue Exorcist, per ovvie ragioni, si focalizza non poco sulla volontà di Rin di cercare di risollevare i rapporti con i suoi compagni di corso, dopo gli eventi narrati nella prima stagione, e più precisamente dopo la scoperta da parte dei ragazzi della sua natura demoniaca. Per farlo, il ragazzo vuole approfittare dell'imminente viaggio che aspetta tutti gli studenti del corso: i giovani, infatti, vengono inviati a Kyoto per indagare su alcuni strani avvenimenti che riguardano un oscuro nemico che parrebbe essersi destato dal proprio sonno.

Uno dei cimeli più importanti custoditi dall'Accedemia della Vera Croce, l'occhio del Re Impuro, è stato rubato e tale avvenimento può voler significare soltanto una cosa: lo spietato essere che ha seminato morte e distruzione in tutto il mondo a metà del XIX secolo potrebbe essere ritornato a mietere nuove vittime ed è compito proprio degli esorcisti riuscire ad arginare tale minaccia.

Giunto sul luogo, il gruppo viene proiettato in una situazione che appare sin da subito drammatica e più complessa del previsto. Tuttavia, durante la caccia allo spietato Re Impuro, che nel frattempo è risorto a nuova vita ed è pronto per dare nuovamente battaglia al mondo umano, il focus della storia si concentra anche su una diversa e altrettanto spinosa questione, che riguarda, manco a dirlo, il protagonista, Rin: desideroso di ricucire i rapporti con i compagni, spaventati e sbigottiti dinnanzi alla sua vera natura, finisce nuovamente per perdere il controllo del suo nuovo potere, ma stavolta le cose sono diverse.

La stessa Accademia, infatti, spaventata dall'oscura energia demoniaca del ragazzo, decide di imprigionarlo e condannarlo a morte proprio a causa del suo legame col Signore degli Inferi in persona. Le due storie accompagnano lo spettatore come un treno in corsa per tutti i dodici episodi della stagione, a dir la verità probabilmente pochi per riuscire a esplicare nel modo corretto tutte le varie situazioni generate. Il risultato è un finale tutto sommato soddisfacente e, soprattutto, conclusivo, ma che lascia l'amaro in bocca per la velocità probabilmente eccessiva con cui esso si sviluppa.

Nuovi nemici, vecchie battaglie

La seconda stagione di Blue Exorcist, oltre a focalizzarsi sulla voglia di Rin di ricostruire i rapporti con i compagni, ha il merito di introdurre diversi nuovi personaggi che, in fin dei conti, risultano discretamente caratterizzati e dalla forte carica emotiva.

Ad esempio, faremo la conoscenza della famiglia di Suguro e più precisamente del padre, un uomo importante e dal forte carattere, ma per cui il ragazzo sembra nutrire una sorta di astio. L'uomo è uno dei pochi sopravvissuti della "Notte Blu", la notte in cui le fiamme blu di Satana sterminarono l'intero monastero di famiglia. Proprio il rapporto tra "Bon" e suo padre Tetsuo è uno dei punti più delicati e piacevoli della seconda stagione, che però non si ferma qui. Anche altri vecchi personaggi, apparentemente più marginali, qui vengono approfonditi maggiormente, donandogli così una rilevanza diversa all'interno della storia.

Lo stesso Rin, del resto, qui dovrà fare i conti non soltanto con le forze demoniache, ma anche - e soprattutto - con la stessa istituzione che ha giurato di servire, spaventata dal potere che risiede all'interno del corpo del giovane. Una lunga ed estenuante lotta contro se stesso, cercando di diventare una persona migliore, abbastanza forte da poter salvare le persone care e mantenere vivo l'insegnamento del defunto Shiro.

Anche Yukio dovrà imparare a superare i propri limiti perché costretto a fronteggiare avversari che vanno oltre la propria comprensione. Tirando le somme, questa seconda stagione svolge un lavoro probabilmente migliore rispetto alla prima sul fronte del character design, forse dovuto anche al minor numero di episodi di cui è composta, che garantiscono un focus più mirato e meno dispersivo.

Esteticamente conservativo e fedele

Sul piano della realizzazione tecnica, al netto dei diversi anni intercorsi tra la prima e la seconda trasposizione anime, è stato svolto un grande lavoro sotto sul versante della "continuità": il tratto, le animazioni e la rappresentazione stessa del personaggi e dei luoghi, e le scelte cromatiche in generale non si discostano dalla precedente serie animata, risultando così ancora una volta uno dei punti più convincenti della produzione.

Anche il doppiaggio è di buon livello, con buona parte dei doppiatori originali ritornati a interpretare nuovamente i loro personaggi. Un plauso, stavolta, va anche alle varie sigle che, grazie alla partecipazione di artisti come gli Uverworld, risultano nettamente più convincenti che in passato.

Blue Exorcist Kyoto Saga A-1 Pictures porta sugli schermi uno degli archi narrativi più apprezzati dell’opera di Kazue Kato. Ci troviamo di fronte a una stagione che, nel suo essere più breve, risulta meno dispersiva di quella precedente, ma si basa su un impianto narrativo meno interessante. Nel complesso, comunque, l’anime si difende bene e riesce a rispondere ai vari interrogativi lasciati in passato, ma non riesce ad essere memorabile, come se, in fin dei conti, gli mancasse qualcosa.

7.4