Born to be on Air recensione dell'anime tratto dal manga di Hiroaki Samura

Il manga di Hiroaki Samura riceve un adattamento animato che sfoggia tutte le peculiarità di un'opera con pochi termini di paragone

recensione Born to be on Air recensione dell'anime tratto dal manga di Hiroaki Samura
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La particolare attenzione riservata dall'animazione giapponese ad alcune tematiche e a determinati contesti, come quello scolastico, è un fatto noto non soltanto agli appassionati di anime e manga. A destare meno risonanza viceversa la capacità del medium di rappresentare talvolta anche situazione e ambientazioni abbastanza differenti da quelle consuete, soffermandosi in alcuni casi nella descrizione di spaccati di vita alquanto non comuni o di contesti particolari e spesso poco esplorati, come nel caso dell'ottimo The Great Passage che vanta, tra i tanti meriti da noi evidenziati in sede di recensione di The Great Passage, quello di trattare in maniera interessante e coinvolgente un argomento di apparente nicchia qual è la genesi di un dizionario.

Nami Yo Kiitekure, anime disponibile su VVVVID e tratto dal manga di Hiroaki Samura edito in Italia con il titolo di Born to be on Air, oltre a mostrare fin dove possa spingersi l'eclettismo dell'autore de L'Immortale, sembrerebbe promettere il compimento di un'operazione simile a quella effettuata da Great Passage ma in riferimento al mondo radiofonico, svelando i retroscena che si celano dietro l'attività di una radio locale nipponica. In questa nostra recensione vi sveleremo se l'anime sia effettivamente in grado di centrare un simile obiettivo e se vi siano ulteriori motivi per i quali recuperare un'opera forse eccessivamente sottovalutata.

Nata per la radio

Benché Minare Koda affermi di essere in grado di superare le conseguenze emotive di ogni evento avverso in cinque giorni, la venticinquenne protagonista di Nami yo Kiitekure sembra, da quanto mostratoci dalla prima puntata dell'anime, esibire non poche difficoltà nel gestire la fine della sua ultima relazione.

La ragazza rinviene nel suo appartamento ricordando ben poco della notte prima se non di aver conversato, sotto l'influsso dell'alcool, con un carismatico uomo di mezza età. Costui si rivela essere Kanetsugo Mato, un produttore radiofonico di un emittente radiofonica locale sulla viene spesso sintonizzato il locale dove Minare lavora come cameriera.

Proprio mentre l'ignara protagonista è impegnata a svolgere le mansioni consuete all'interno del suddetto ristorante, l'abituale palinsesto della radio subisce una brusca interruzione e alla voce rassicurante della conduttrice radiofonica si sostituisce il tono squillante e alterato delle parole con le quali Minare la notte prima aveva sfogato il dispiacere delle sue pene d'amore, ignorando che il suo interlocutore stesse registrando la conversazione.

In preda alla vergogna e alla rabbia Minare si precipita dunque nello studio radiofonico. Esponendo una liberatoria dal dubbio valore legale, l'uomo propone alla protagonista di fermare la registrazione a patto che sia lei stessa a prendere parola in diretta. La ragazza, seppur riluttante, accetta la proposta come pianificato da Mato, che aveva scorto in lei un potenziale talmente notevole da architettare un simile stratagemma per indurla ad accettare la proposta di diventare la conduttrice di nuovo programma radiofonico. Minare ha dunque l'opportunità di abbandonare l'odiato e mal pagato lavoro al ristorante ed iniziare una nuova vita come conduttrice radiofonica.

La premessa alla base della trama di Born to be on Air rende palese il motivo per il quale lo spettatore sia indotto ad immaginare che il mondo delle radio sia assoluto protagonista dell'anime disponibile su VVVVID. In realtà, dopo aver visionato le 12 puntate dell'adattamento del manga di Hiroaki Samura, possiamo affermare che il ruolo svolto dal più diffuso mezzo di comunicazione di massa e dagli aspetti ad esso connessi, sia più simile a quello di una cornice sulla quale si staglia un prodotto comunque ricco di personalità ed in grado di emergere per una serie di aspetti che vanno ben oltre il proposito di svelare i segreti delle emittenti radiofoniche o di celebrare le potenzialità e peculiarità stesse della radio come mezzo di informazione o intrattenimento.

Ad un simile proposito risulta invero dedicata gran parte dell'ultima puntata dell'anime, ma la relativa superficialità con il quale l'argomento viene trattato rende palese che non sia questo lo scopo ultimo dell'opera.

Quanto mostratoci dell'avventura in radio della giovane Minare Koda è comunque più che sufficiente per apprendere alcune curiosità sul mondo delle radio e soprattutto per evidenziare una certa distanza tra la concezione nipponica del medium e quella occidentale.

Per comprendere cosa intendiamo, basti pensare che la prima puntata dell'anime è quasi per metà dedicata alla messa in scena di una delle "fiction radiofoniche" alla quale Minare prende parte, una sequenza dall'effetto abbastanza straniante durante la quale la protagonista finge di svolgere il suo programma in trasferta mentre subisce l'assalto di un orso selvatico

Una voce fuori dal coro

La lista degli aspetti bizzarri o peculiari dell'anime non si esaurisce certo con quanto finora esposto, ma tra tutti i tratti in grado di rendere nel bene e nel male Nami yo Kitekure un'opera con pochi eguali nel panorama dell'animazione giapponese, il più riuscito è probabilmente la personalità di Minare. Si tratta di una donna il cui carattere, turbolento ma nel complesso coerente e lontano da certe idealizzazioni molto care all'animazione giapponese, trova perfetta rappresentazione nei dialoghi e monologhi con la quale la ragazza esprime i suoi pensieri esibendo un senso dell'umorismo adulto e una certa acutezza di pensiero, che vanno di pari passo ad un particolare gusto per l'esagerazione ed il paradosso.

La relativa verbosità dell'anime potrebbe essere percepita come un difetto solo inizialmente, ossia fino al momento in cui, superata la sorpresa iniziale, subentra un inevitabile attrattiva per il peculiare carisma esercitato da Minare. La teatralità che la contraddistingue e il gusto per l'assurdo pervadono in realtà tutto l'anime, che indugia diverse volte nella descrizione di situazioni grottesche che sfociano talvolta nel macabro, passando senza soluzione di continuità da toni apparentemente drammatici ad altri più comici, creando un continuo capovolgimento delle aspettative.

Il risultato è un umorismo certamente atipico e forse distante dalla sensibilità occidentale, ma che risulta un unicum anche nel panorama dell'animazione giapponese e che, pur se non sempre perfettamente riuscito, riesce a risultare a tratti brillante.

Con il probabile obiettivo di rendere l'anime più appetibile anche dal di fuori del paese del Sol Levante, si è scelto di controbilanciare il parziale smarrimento al quale un pubblico occidentale potrebbe andare incontro, disseminando l'anime di una serie di citazioni e riferimenti alla cultura pop europea e statunitense, che riescono ad integrarsi con il particolare umorismo dei vari sketch e situazioni paradossali vissute dai personaggi.

Accanto a simili citazioni si riscontra però la presenza di una serie di riferimenti di più difficile lettura in quanto prettamente attinenti a vari aspetti della cultura giapponese molte dei quali relativi risultano specificamente relativi all'Hokkaido, regione agricola del Giappone dove è ambientato l'anime.

Il susseguirsi di sketch e situazioni paradossali ha l'indubbio pregio di mantenere alta l'attenzione dello spettatore, ma anche il difetto di distogliere l'attenzione dalla trama orizzontale dell'anime, già di per sé non particolarmente appassionante o coesa.

Segnaliamo anche una caratterizzazione dei personaggi più che sufficiente, ma non all'altezza di quella riservata alla protagonista. Nonostante simili imperfezioni, ed il fatto che in alcuni passaggi si riscontri una certa approssimazione nella descrizione degli eventi, la figura di Minare e la sua "eco da sobillatrice" (per usare le medesime parole con le quali Mato descrive le particolari abilità oratorie della ragazza) riescono comunque a smorzare questi difetti, catalizzando l'attenzione dello spettatore.

Per quel che concerne gli aspetti tecnici e artistici dell'anime dello studio Sunrise, si segnala la presenza di un ottimo il comparto sonoro, sia per le voci giapponesi dei personaggi sia per l'opening e la ending, rispettivamente ad opera del gruppo musicale Tacica e della cantante Harumi.

Abbastanza grezza e poco integrata con il contesto risulta invece la CGI, il cui impiego risulta perlopiù circoscritto alle brevi sequenze nella quali vengono mostrati veicoli in movimento. Nonostante ciò le animazioni risultano nel complesso discrete, mentre i disegni appaiono coerenti con lo stile adottato da Hiroaki Samura per il manga.

Born to be on Air! Born to be on Air si è rivelato una piacevole sorpresa grazie all’ umorismo peculiare e sopra le riga che pervade l’intera opera e alla presenza di una protagonista la cui personalità travolgente e magmatica, perfettamente delineata da dialoghi e monologhi straripanti, ha ben pochi termini di paragone. Benché lo sviluppo della trama presti il fianco ad un po' di superficialità, siamo certi che difficilmente riuscirete a dimenticare la voce e le parole di Minare, a patto di apprezzare il tono, in bilico tra assurdo e grottesco, che caratterizza l’anime tratto dal manga di Hiroaki Samura.

7.4