Brave Dan: la recensione dell'avventura di Osamu Tezuka

Il nuovo One-shot edito da J-Pop va ad aggiungersi alla ricca raccolta dedicata al genio del "dio del manga", Osamu Tezuka.

Brave Dan: la recensione dell'avventura di Osamu Tezuka
Articolo a cura di

La Osamushi Collection si amplia ancora con l'uscita di Brave Dan, opera serializzata da Osamu Tezuka a partire dal 1962. Dopo l'illustre e famosissimo precedente di Kimba, il leone bianco (manga pubblicato nel 1950), il mangaka di Astroboy torna ad investire del ruolo di protagonista un animale, e sceglie ancora una volta un maestoso felino, la tigre Dan. Non più in Africa, ma nella natura selvaggia dell'Hokkaido, non solo bestie a portare avanti la storia, ma belve ancora più feroci, gli uomini.

Un'opera di minor successo rispetto all'anteriore, forse comprensibilmente eclissata dalla fama di Kimba, ma pur sempre figlia di una delle menti più prolifiche e creative del mondo fumettistico. Si tratta di uno dei numerosi One-shot di Tezuka, che va a rimpolpare la già consistente raccolta edita da J-pop, impegnata nella riproposizione (in questo e in altri casi si tratta della prima pubblicazione nel nostro paese) e nella valorizzazione dell'opera omnia del dio del manga (qui una panoramica sulle recenti uscite manga j-pop). Brave Dan è pronto ad essere riposto, senza sfigurare, nello scaffale dedicato ai capolavori di Osamu Tezuka.

Il maestro del fumetto nipponico ci spinge senza avvisare dentro la vorticosa storia di Kotan Nakamura, affiancato per una serie di coincidenze iniziali dalla fuggitiva tigre Dan. I due finiscono accidentalmente per scoprire il compromettente segreto di un tesoro nascosto. Accolti e guidati dal misterioso anziano Upopo, ricevono in dono una delle tre chiavi che gli permetterà di accedere al bramato oggetto. Con la pericolosa minaccia del dottor Zogel e l'irrefrenabile militare cinese Sekkoku Kou alle calcagna, il duo dovrà sfidare inconvenienti e sorte per riuscire nell'impresa.

Inseguimento e fuga

Travolgente la storia concepita da Tezuka, fin dall'incipit decisa verso il continuo capovolgimento di fronte, lo stravolgimento della tranquillità che, di fatto, non ha tempo di durare. L'autore non concede un attimo di tregua al lettore nel costante tentativo di evitare il pericolo dietro l'angolo che non si risparmia di venir fuori ogni volta che ne ha l'occasione. Un viaggio orizzontale zeppo di ostacoli e di imprevisti, all'insegna di sfide e di confronti in cui Kotan e Dan rischiano pelle e pelliccia innumerevoli volte, separandosi e ritrovandosi e creando un legame forte che li mantiene affiatati. Un'avventura piena di colpi di scena e con un andamento forse esageratamente precipitoso, in una stabile tensione tra fuga ed inseguimento, in una corsa incessante che non lascia prender fiato quando il lettore ha bisogno di "respirare" ma che lo accompagna (o lo trascina) senza lasciarlo verso la meta dei due protagonisti. Ogni accadimento sembra inseguire l'altro e fuggire nel momento in cui lo raggiunge, in un circolo vizioso di affannose ricerche e ritrovamenti.

La scelta di Tezuka lascia l'impressione di una cattiva ripartizione dei plot points, di una scarsa volontà di spalmare l'intensità della storia in parti maggiormente circoscritte. Troppi eventi importanti in poche pagine, dunque; scelta dettata però da una precisa intenzione di scrivere una storia densa di momenti altalenanti, di contrazione e distensione, come una fisarmonica che non può suonare senza questo regolare movimento. Ed è così che Osamu Tezuka suona deciso una fuga ben orchestrata, senza archi ma con fruste e pistole, puntando forte sul tema della difficile convivenza tra animali e uomini.

L'uomo contro la natura

L'apparente inconciliabilità tra natura e uomo è tema portante per Brave Dan. Si fa riferimento all'impossibilità di un rapporto pacifico tra le due specie, all'incomunicabilità e alla sfiducia reciproca che riportano alla mente prodotti di disneyana memoria (Il Libro della Giungla, ispirato all'omonimo libro del 1894, e Tarzan, anche questo tratto da un romanzo del 1912). Non è difficile estrapolare una sottile denuncia nei confronti della crudeltà e dell'egocentrismo dell'uomo. Tutti gli esseri umani presentati sono avari e belligeranti, incapaci di guardare al benessere della natura e del prossimo, sempre spinti dai propri interessi in termini di potere e denaro.

Tezuka non rinuncia ad imprimere una visione pessimistica alla storia, realizzando un'opera matura sotto molti aspetti, come quasi sempre accade nelle opere precedenti e successive, a dispetto dello stile di disegno del mangaka. Se il dottor Zogel è, allora, figura emblematica della malvagità e degli aneliti negativi dell'uomo, che fa del personaggio il classico cattivone con poco spessore, sono i nostri protagonisti e il comandante Sekkoku Kou a ricevere una caratterizzazione decisamente più interessante. Per quanto poco complesso risulti il personaggio del giovane Kotan, a compensare ci pensa la tigre Dan, curiosamente riflessiva e ragionevole (in lotta con il suo istinto animale) e soprattutto l'antagonista pentito, guerriero cinese colpito e persuaso dalla bontà e dalla forza del ragazzino.

Il Tezuka fantascientifico incrocia quello avventuroso

Nell'era del manga ancora libero da etichette, Tezuka costruisce una storia che attraversa vari generi, partendo dall'avventura di stampo rurale per approdare alla fantascienza, passando per il fantasy e per il sottogenere della caccia al tesoro. C'è tutto il Tezuka che conosciamo in Brave Dan, c'è Astroboy, c'è La nuova isola del tesoro e c'è ovviamente Kimba, c'è l'intera mitologia personale fatta di scienziati,robot, divinità ed animali assennati. E l'innata capacità di Tezuka nella commistione di generi e nella combinazione d'atmosfere dà al manga una marcia in più, ed è poi il modo in cui riesce a dirigere l'attenzione che ne prova la maestria.

Tezuka riesce a focalizzare la tensione dapprima sulle sorti della coppia Dan-Kotan, poi sulla sfrenata corsa alle chiavi, per far crescere gradualmente la curiosità sulla vera natura dell'ambito tesoro, con un hype ascendente che purtroppo non viene atteso nel migliore dei modi. La rivelazione finale lascia l'impressione di voler mettere troppa carne al fuoco, ed è decisamente ben realizzata ma mal preparata la sorprendente scoperta conclusiva.

Troppo poco annunciata, troppo pochi gli indizi disseminati, nessun accenno e un finale che stona leggermente proprio per la sua imprevedibilità che lo rende fuori luogo. È, in generale, troppo frettoloso e poco risolutivo l'epilogo scritto e disegnato da Tezuka, a cui dedica poche tavole e una stesura superficiale. Eppure, nonostante certi difetti strutturali, Brave Dan resta un'opera dallo spessore indiscutibile, realizzata da una mente che non ha mai concepito un prodotto neanche lontanamente scadente nel corso della sua memorabile carriera da mangaka.

Osamu Tezuka Osamu Tezuka mette in mostra ancora una volta la sua incredibile spontaneità narrativa, la grande naturalezza nel raccontare storie che ha contraddistinto la sua creazione. Il dio del manga usa il suo iconico stile di disegno per sostenere una storia fondata sulla fuga e l’inseguimento, sulle curiose combinazioni di causa-effetto, sul continuo rimbalzare dell’oggetto del desiderio, ora vicino, ora lontano, ora illusoriamente stretto tra le mani. Mette poi un pizzico di denuncia alla cattiveria degli uomini e alla proibita cattività degli animali e dà vita ad un’altra delle sue opere indimenticabili, minata da un finale non all’altezza ma capace di tenere il lettore incollato alla sedia, piacevolmente investito dall’incredibile quantità di situazioni e colpi di scena entusiasmanti.

7.5