Business Fish: recensione della bizzarra serie su VVVVID

Dopo aver conquistato i social network, Business Fish ha debuttato anche nel mondo dell'animazione, con una serie in mocap.

recensione Business Fish: recensione della bizzarra serie su VVVVID
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Era il 2015 quando su Facebook e su Line (app di messaggistica orientale) debuttò il set di sticker Business Fish o Pesce in Carriera in italiano, con protagonista un classico impiegato d'ufficio giapponese dalla testa di pesce. Attorno alla figura del Business Fish sono stati creati un account Twitter ed uno Instagram, tuttora più attivi che mai. Il surreale personaggio è nato dalla matita di Yuichiro Ono, con una serie di fumetti umoristici online per l'azienda Quan.

Secondo alcune testate giornalistiche internazionali, tra cui il The Guardian, se Business Fish fosse stato creato nel 2005, avrebbe potuto avere una suoneria personale, con tanto di spot televisivo. Purtroppo, non possiamo dire di aver scongiurato del tutto la "minaccia": lo scorso giugno Quan ha annunciato una collaborazione con Toho, per la serializzazione di un anime di 6 puntate, che ha debuttato il 7 luglio ed è ora disponibile su VVVVID. Peculiarità della produzione è di essere realizzata con il motion capture; ma il fascino iniziale non è riuscito a farci chiudere un occhio su una scrittura dimenticabile e poco divertente.

Panic Fish

Sicuramente il compito più difficile per gli autori era di riuscire a costruire un ordito valido, usando come base di partenza uno sticker ed un fumetto umoristico privi di un background narrativo solido. Il risultato è uno script banale, che non invoglia lo spettatore a proseguire la visione, e un cast di personaggi poco affascinante che non riesce a lasciare il segno, a partire dal protagonista.

La serie è ambientata in un mondo non ben specificato, dove sembra che esseri umani e uomini-pesce riescano a vivere in serenità. Tra gli ibridi vi è Tai Uowaki, un colletto bianco dell'azienda Sea Vision, con il corpo di un essere umano e la testa di pesce. La vita di Tai non è molto facile ed è costellata da vari insuccessi: sul posto di lavoro è un impiegato modello, che cerca sempre di dare il massimo, e vorrebbe essere un buon esempio per i giovani che non vogliono lavorare duramente, ma il rapporto con i colleghi non è stabile, e il più delle volte rischia di rompersi, a causa anche del suo carattere fuori dalle righe ed esagerato. Ad aggravare una situazione già precaria vi è il severo e temuto capo ufficio Asase, che, a discapito di un carattere poco socievole, vorrebbe solo essere amato dai suoi dipendenti. Unico amico su cui il protagonista può fare affidamento (anche se pettegolo) è Takoyama, che considera Tai alla stregua di un personaggio secondario di una storia: non è bello o prestante, ed è sfigato.
L'impiegato, però, non si abbatte facilmente: quando riesce a conquistare la donna che ha amato sin dal liceo, capisce che può dare una svolta alla propria vita.

Con questi propositi cerca di cambiare il suo atteggiamento anche con i colleghi, ma ogni tentativo di diventare una persona differente gli si ritorce contro: esagera sempre, aggravando in questo modo una relazione già instabile. Inoltre, il suo modo d'agire non gli permette di aiutare gli altri, creando sempre circostanze che il più delle volte prendono una piega inaspettata. Azioni e conseguenze si riflettono negativamente anche sulla sua vita privata.

In poche parole questo è Business Fish: una serie in sei puntate, suddivise in due brevi episodi autoconclusivi (per un totale di 12), che segue la vita quotidiana di Tai Uowaki, il quale si barcamena tra il lavoro, il tempo libero, e la vita sociale, con momenti assurdi, che degenerano e riescono ad incasinare e a rovinare ancora di più la sua esistenza. Il tutto è accompagnato da uno humor scialbo che cerca forzatamente la risata, creando invece una pietosa atmosfera di imbarazzo.

Un pesce fuor d'acqua

Sin dalle prime battute abbiamo capito come Business Fish fosse una serie da seguire solo per rilassarsi, senza ricercare una morale e un significato nascosti, al netto, però, di dover accettare alcuni (troppi) compromessi, per non rovinarsi del tutto la visione.

È difficile parlare del comparto narrativo di Business Fish, perché è del tutto assente. Nell'episodio introduttivo si percepisce la presenza di un canovaccio, che poco alla volta diventa sempre più frivolo e risulta appena accennato: la trama è priva di spessore e non riesce a trasmettere le giuste emozioni per continuare la visione. È facile pensare come l'ordito sia solo un semplice pretesto per introdurre e giustificare un protagonista e contesti bizzarri e paradossali. In ogni puntata vediamo Tai affrontare i problemi di tutti i giorni, da quelli lavorativi a quelli amorosi, e cercare di risolverli per dare una svolta alla propria vita, ma con il suo modo di agire spesso esagera eccessivamente e perde la retta via, vanificando ogni sforzo. Per questo motivo, assistiamo, ad esempio, a momenti in cui vuole evitare di essere visto come un molestatore e discriminatore nei confronti delle donne, limitando i rapporti sociali; ma alla fine, con un giro di parole confusionario, la situazione si ribalta inspiegabilmente, prendendo una piega del tutto stramba, al punto da accusare gli altri colleghi di una particolare forma di razzismo nei confronti dei pesci.

A tal proposito, abbiamo avuto il sentore che l'umorismo utilizzato sembri trattare con estrema leggerezza tematiche come il mobbing e le molestie sul posto di lavoro. Il più delle volte, l'ossessione di Tai di dimostrare di essere un personaggio secondario di spicco lo porta quasi sempre ad essere al centro di eventi privi di senso, che complicano ulteriormente la sua vita e quella delle persone che lo circondano.

Le situazioni che si creano sono caratterizzate da uno humor che non riesce a strappare una risata e a volte cerca anche di forzarla, ma il risultato è più che tragico: davanti ad alcune battute, abbiamo provato le stesse sensazioni che percepiamo quando ascoltiamo una freddura scadente. Nella loro semplicità, però, alcune mini-storie riescono a risultare interessanti (come l'episodio sullo scambio di corpi tra i vari personaggi), anche se non arricchiscono una sceneggiatura debole in partenza; con l'espediente delle storie brevi, abbiamo modo di conoscere meglio il carattere di Tai.

Verso le battute conclusive, la trama sembra diventare più lineare, e cerca di concretizzarsi, ma continua ad essere di poco impatto.

Infatti, la sceneggiatura offre eventi apparentemente collegati tra loro, mostrando come la vita di Tai stia diventando positiva, ma il Nostro, temendo che la bolla di felicità possa scoppiare da un momento all'altro, agisce come di consueto, guidato dal suo carattere autodistruttivo: stravolge nuovamente tutto, ma quando sembra aver perso ciò che più amava, si rende conto che è sempre stato il personaggio principale della sua storia. Sebbene lo script sia poco coinvolgente e mal costruito, i vari personaggi sono ben gestiti nel loro piccolo: Takoyama, che vorrebbe essere un fedele amico, ma non esita a spettegolare sugli altri, fosse anche Tai stesso; Isono appare come una lavoratrice dolce e gentile, ma quando deve vendicarsi dello sfortunato salaryman si mostra subdola e perfida. Benché siano ben caratterizzati, non si assiste ad un'evoluzione del cast principale, ma conoscendo il tipo di produzione nonsense, è chiaro come l'intento degli autori non fosse quello di offrire personaggi carismatici, che potessero cambiare con il progredire degli eventi.

Oltre a cercare di rilassare con una comicità spicciola, Business Fish ironizza sulla figura del salaryman, che negli ultimi anni è stato visto spesso con accezione negativa, anche se il risultato ottenuto non è encomiabile: le vicende si alternano tra l'ufficio, un izakaya (un piccolo locale in cui servono alcool e cibo), e un negozio di vestiti/bar, alcuni dei luoghi tipici che frequenta il lavoratore medio Giapponese.

Proprio con la scelta di queste specifiche location, si nota come gli autori avrebbero voluto dipingere con umorismo la faticosa vita lavorativa degli impiegati di ufficio; ma una sceneggiatura condita da un'atmosfera stravagante (a partire dall'aspetto del protagonista) e poco credibile, e da una comicità assente è ben lontana dall'offrire un qualunque tipo di riflessione morale ed etica sul salaryman e sulla sua condizione lavorativa.

L'innovazione non è tutto

Dopo aver visto solo i primi minuti di Business Fish, siamo rimasti colpiti dalla pessima qualità visiva della CGI, convinti, però, che fosse limitata solo ad esigui segmenti. Purtroppo, ci siamo dovuti ricredere sin da subito. Come dicevamo in apertura, Business Fish è realizzato con il motion capture, quindi i doppiatori interpretano i rispettivi personaggi, ma messa da parte la curiosità per la novità, non possiamo approvare del tutto il lavoro svolto sul comparto tecnico.

Siamo consapevoli che si tratti di un esperimento, e qualche imperfezione era inevitabile (soprattutto se i costi di produzione erano bassi), ma ci saremmo aspettati un'attenzione maggiore nella resa visiva.

Il character design risente di una 3D CGI sin troppo datata, imperfetta e spartana per essere una produzione del 2019: il tratto è eccessivamente squadrato, e le animazioni sono legnose; spesso in alcune inquadrature è possibile notare sgradevoli compenetrazioni. Sebbene non dovrebbero saltare all'occhio, in quanto parte dello sfondo degli scenari, le comparse sono identiche tra loro ed eseguono in loop le stesse azioni.

Forse ciò che più ci ha sorpresi dello stile visivo è l'interazione degli attori con l'ambiente circostante, in parte dovuto anche all'utilizzo del mocap: gli oggetti che compongono la scenografia (sedie, tavoli, computer, e smartphone) sembrano essere posticci, come se i personaggi non li stessero usando veramente.

Da contraltare ad una computer grafica scadente, vi è un disegno classico, privo di animazioni, utilizzato per la rappresentazione delle fantasie di Tai: nella sua semplicità, lo stile manuale risulta un'alternativa più valida ad una CGI eccessivamente grossolana. Dopo aver visto il lavoro svolto sul comparto artistico, non possiamo fare a meno di chiederci se non sarebbe stato opportuno accantonare il mocap, per una CGI attenta o per un tratto classico.

Business Fish Business Fish si rivolge ad un pubblico che non è alla ricerca di un significato profondo nascosto dietro la trama, ma a chi vuole solo rilassarsi: lo spettatore viene messo dinanzi a momenti e personaggi fuori dalle righe, che cercano in tutti i modi di divertire, ma il più delle volte falliscono. Per quanto riguarda il comparto tecnico possiamo dire che l’idea di una serie anime in motion capture è interessante, ma il risultato è una CGI eccessivamente imperfetta, con un disegno squadrato ed animazioni rigide, tanto da rendere la visione meno fruibile; ben poco possono le esigue sequenze realizzate con un gradevole disegno manuale.

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