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Cannon Busters: la recensione della serie Netflix creata da LeSean Thomas

Analizziamo insieme tutto quello che non ha funzionato in Cannon Busters, la nuova serie Netflix creata da LeSean Thomas.

recensione Cannon Busters: la recensione della serie Netflix creata da LeSean Thomas
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Cannon Busters è una serie anime ideata da LeSean Thomas (tratta dal suo omonimo fumetto) e realizzata dagli studi d'animazione Satelight e Yumeta Company, disponibile da pochi giorni sulla piattaforma di streaming Netflix.
L'opera è riuscita a vedere la luce grazie a una campagna Kickstarter che ha permesso agli autori coinvolti di realizzare il primo episodio e, in seguito, di attirare l'attenzione di numerosi partner creativi.
La serie, composta da dodici episodi, purtroppo però non è riuscita a puntare su una cifra stilistica originale, andando di fatto a confermare tutti i dubbi scaturiti dalla visione del primo episodio, analizzato per l'occasione nel nostro first look di Cannon Busters.

Attenti all'immortale

La storia trasporta lo spettatore in un mondo fantastico/futuristico in cui gli esseri umani convivono insieme a vari altri strani esseri, tra cui animali antropomorfi e cyborg.
Uno strambo ragazzo dalla folta chioma e apparentemente immortale, Philly the Kid, viene costretto dalle circostanze a unirsi a una strana compagnia formata (tra gli altri) dall'androide Samberry e dal robot Casey Turnbuckle.

Uno dei principali problemi dell'opera è quello relativo alla trama generale; i due robot infatti chiedono aiuto a Philly per ritrovare il principe Kelby, l'erede al trono del regno di Botica misteriosamente scomparso in seguito all'attacco improvviso di un malvagio stregone.

Il protagonista sceglie così di seguire i suoi nuovi alleati senza porsi nessuna domanda, depotenziando in un certo senso l'intero impianto narrativo che fin dai primi minuti si dimostra solo abbozzato.
A parte infatti il dover ritrovare il principe, il grado di coinvolgimento dello spettatore per le vicende narrate non riesce a risultare soddisfacente, soprattutto per la grande quantità di situazioni - a tratti anche insensate - in cui si ritrovano coinvolti i numerosi personaggi.

La trama molto spesso sembra andare avanti per inerzia, anche per via dell'eccessivo ripetersi di situazioni che nulla aggiungono al proseguimento della storia, su tutte le continue soste per riparare Bessie, la macchina/mecha che puntualmente viene danneggiata dalla sbadataggine del protagonista. Le stesse situazioni vissute dai personaggi principali non possono fare altro che mettere sotto i riflettori il vuoto contenutistico che attanaglia l'intera opera: in molte occasioni sembra quasi di trovarsi davanti a delle semplici scene riempitive.
In sostanza, è come se l'intera serie fosse stata concepita mettendo insieme tutta una serie di caratteristiche tipiche di molti shonen anime (come i protagonisti sopra le righe o gli ambienti stravaganti) senza però raggiungerne in nessun modo la profondità stilistica e concettuale.

Discorso analogo per i personaggi, modellati ancora una volta secondo una serie di stereotipi senza puntare mai su trovate realmente fresche e innovative. A farne le spese maggiori è proprio il protagonista, che presenta una caratterizzazione anonima nonostante quasi tutti i comprimari non brillino certo per carisma. Philly the Kid, anche per via del suo potere rigenerativo che lo porta a essere di fatto immortale, diventa in breve tempo l'elemento più prevedibile di tutti, dato che ogni scontro che lo vede coinvolto (viste le premesse) si risolve inevitabilmente con la sua resurrezione e la sconfitta della minaccia.
Oltretutto le sue abilità combattive non lo fanno mai svettare sugli altri, regalando al personaggio una sorta di aura falsamente cool che spesso lo mette in secondo piano rispetto a personaggi molto più badass di lui, su tutti il ronin ubriacone 9ine, che sicuramente avrebbe meritato più spazio di quello che gli è stato in realtà conferito.

Robot e magia

Un altro grande problema dell'opera è quello di aver unito in maniera non ottimale una grande quantità di stili e generi molto diversi tra loro.
Quando si decide di concentrarsi su un numero considerevole di archetipi narrativi, il problema principale è quello di riuscire a far quadrare tutto nel modo più coerente possibile, cosa che purtroppo LeSean Thomas (insieme a tutti gli altri autori coinvolti) purtroppo non è riuscito a fare nel migliore dei modi.
La continua alternanza tra influenze stilistiche diverse, spaziando dal fantasy al post apocalittico per avvicinarsi poi ai generi mecha e western, risulta in realtà parecchio confusionaria e incapace di regalare all'intera opera un mood riconoscibile.
Dagli improbabili villain dotati di poca personalità fino ai numerosi comprimari, incapaci di evolversi caratterialmente via via che si prosegue nella narrazione, tutto assume l'aspetto di un vero e proprio calderone in cui nessuno spunto narrativo riesce a svettare sugli altri.

A dispetto di una trama gestita in modo parecchio confusionario, il finale riesce in qualche modo a riportare sulla giusta via l'opera, mediante una serie di scontri corpo a corpo atti finalmente a valorizzare alcuni personaggi, riuscendo anche a dare un minimo di senso logico alle azioni di Philly, che proprio alla fine svela il motivo delle sue gesta.

Peccato però per la gestione non ottimale dell'androide Samberry, che assume il ruolo di un deus ex machina capace di risolvere ogni tipo di problema in modo a tratti approssimativo.
Al netto della spettacolare opening di Cannon Busters, i disegni risultano gradevoli, seppur non facciano gridare al miracolo; notevoli comunque gli effetti legati al sangue, soprattutto per quanto riguarda le ferite subite dai vari protagonisti.
Poco curata invece la realizzazione dei mecha in computer grafica, purtroppo non molto definiti e "scollati" eccessivamente dagli sfondi realizzati a mano.

Cannon Busters Seppur lodevole nelle intenzioni, Cannon Busters risulta un'opera priva di mordente, determinata più che mai nell'inseguire una serie di stereotipi di molti shonen anime senza però preoccuparsi di farli evolvere in maniera originale. Peccato anche per la poca cura riposta nella progressione narrativa, minata alle fondamenta da una struttura caotica e frammentaria, spesso incapace di fornire allo spettatore un filo logico coerente.

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