Case File 221Kabukicho Recensione: Sherlock Holmes si sposta a Tokyo

Dopo aver conquistato il pubblico Europeo, Sherlock Holmes si sposta a Tokyo, dove viene coinvolto in nuovi casi.

recensione Case File 221Kabukicho Recensione: Sherlock Holmes si sposta a Tokyo
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Acuto osservatore, studioso incallito, amante dei crimini. Questo è lo Sherlock Holmes nato nel 1887 da Sir Arthur Conan Doyle. La sua fama si estese a macchia d'olio in tutto il mondo, e ancora oggi è una delle figure più apprezzate sia in ambito letterario, che cinematografico: basti pensare alle pellicole con Robert Downey Jr e alla serie TV con Benedict Cumberbatch.

Il genio del detective di Baker Street ha conquistato anche il Giappone: dopo la versione di Hayao Miyazaki, Il fiuto di Sherlock Holmes del 1984, Production I.G ha voluto realizzarne una propria con Case File N° 221: Kabukicho, disponibile su Prime Video anche in italiano, almeno fino all'episodio 20. Prima di iniziare, dimenticate il cappello deerstalker, il lungo impermeabile, la pipa, e la caotica Londra vittoriana: Sherlock Holmes ora vive a Kabukicho 221ª Strada.

Il segno dei sei

Quello che accomuna le numerose incarnazioni delle opere di Conan Doyle è la scelta delle ambientazioni: metropoli con un alto numero di crimini, che sia la Londra ottocentesca o dei giorni nostri, o New York. La trasposizione di Production I.G non è da meno, ma riduce il campo d'azione: gli eventi si svolgono a Kabukicho, parte di un quartiere di Tokyo, in cui serpeggia il crimine.

La zona ovest del quartiere Shinjuku è ricca ed ordinata, ma oltre il sottopassaggio vi è Kabukicho: l'oscuro lato est. Una volta entrati si può venire derubati dagli Irregolari, un gruppo di bambini dediti allo scippo; essere invischiati in qualche losco affare della yakuza che controlla il quartiere a luci rosse; oppure si può essere vittime di crimini locali o di Jack lo Squartatore, un efferato serial killer che asporta i genitali alle sue prede e disegna ali di angelo con il loro sangue. Recentemente Jack ha ucciso la figlia del sindaco Sebastian Moran, agitando non poco le acque della politica locale. In questo ambiente ostile è costretto a fuggire il medico John Watson, dopo essere stato coinvolto in misteriosi avvenimenti che hanno messo a repentaglio la sua vita. A Kabukicho, Watson raggiunge il Pipe Cat, un bar gestito da Mrs Hudson, nonché copertura per la Casa degli Investigatori, un ritrovo in cui i clienti più bisognosi possono assoldare sei detective privati.

Fuyuto Kyogoku, maniaco delle pulizie, che non sopporta la vista del sangue; Michel Belmont, un ex poliziotto con problemi di gioco d'azzardo; Torataro Kobayashi, scapestrato dal carattere troppo buono; le sorelle Lucy e Mary Morstan, tanto diverse quanto inseparabili, il classico esempio di braccio e mente, riescono a mettere al servizio della legge le loro qualità, la forza bruta e la scaltrezza. Watson, però, cerca una persona in particolare: l'eccentrico e brillante Sherlock Holmes.

L'ex medico della zona ovest vuole che indaghi su ciò che ha scoperto, ma ogni volta che cerca di parlargliene Holmes evita il discorso o viene attratto da un caso più interessante. Al termine della prima esperienza investigativa sul campo, il dottore si stabilisce a casa di Sherlock, diventando il suo assistente e domestico.

Dopo un breve periodo di convivenza, Watson rimane affascinato ed incuriosito dal carattere distaccato e dal genio indiscusso del collega, che lo porta alla soluzione dei casi in breve tempo, ma forse ciò che lo incuriosisce di più è il rakugo deduttivo: una rivisitazione del classico monologo del teatro giapponese e del celebre metodo deduttivo con cui giunge alle conclusioni dopo aver analizzato le prove e scartato l'impossibile.

Durante il rakugo, Holmes inscena un breve dialogo tra un giovane, Kuma, ed un anziano. Nonostante il comportamento fuori dalle righe e poco socievole, Sherlock ha trovato un buon amico su cui può contare sia nella vita privata che nelle indagini, un ragazzo di 16 anni e comandante degli Irregolari: James Moriarty.

Uno scandalo a Tokyo

Quando ci siamo approcciati a Case File N° 221: Kabukicho eravamo speranzosi di vedere il classico Holmes in veste moderna e con lo stile tipico degli anime, disposti anche ad accettare qualche compromesso per ovvie esigenze registiche.

Quello che non ci ha convinti del tutto è la trama: sin da subito abbiamo percepito che l'anime è un giallo che non riesce a rispettare i canoni del genere. I primi episodi ci permettono di capire come sono strutturate le indagini, alcune liberamente ispirate alle storie dello scrittore inglese: le investigazioni, però, sono prive della tensione incalzante tipica del genere, che mantenga viva la curiosità dello spettatore, e ci sono sembrate poco complesse, senza mettere in difficoltà i partecipanti. I vari delitti confluiscono nel momento finale, quando Sherlock espone le prove che ha raccolto e giunge alla sua conclusione, utilizzando il rakugo: i due personaggi immaginari che conversano raffigurano una persona inesperta che non riesce a capire cosa stia accadendo, il giovane Kuma, ed una che analizza con attenzione ciò che ha scoperto per giungere ad una conclusione ovvia, l'anziano. Negli episodi iniziali, inoltre, vengono fornite poche ma utili informazioni che approfondiscono il passato ed il carattere del cast (anche se a tratti stereotipati), tra cui figurano nomi originali e ricorrenti nei racconti, ma appositamente modificati.

Possiamo quindi capire, ad esempio, come Lucy e Mary siano state abbandonate dai genitori e rischiando di essere separate hanno trovato rifugio nel quartiere malfamato, dove sopravvivono aiutandosi a vicenda; o come Sherlock abbia tentato di intraprendere la carriera nel mondo del teatro, senza riuscirci, ma ha trovato il sostegno di Moriarty.

A tal proposito, dobbiamo ammettere che quando è stato introdotto Sherlock Holmes, non era poca la curiosità di scoprire come era stato reso, speranzosi di rivedere in azione il suo fine intelletto, ma alla fine non è riuscito a soddisfare le nostre aspettative. Benché abbiamo accettato i cambiamenti apportati ai vari attori, crediamo che le caratteristiche che hanno reso celebre l'investigatore di Baker Street avrebbero dovuto rimanere inalterate.

Lo Sherlock Holmes di Production I.G non è come ce lo saremmo aspettati: in alcuni dialoghi si intuisce che sia estremamente intelligente e che faccia strani esperimenti, ma non abbiamo mai avuto occasione di vedere all'opera le sue vere capacità; allo stesso modo, la controparte animata non ci è parsa essere il meticoloso osservatore e deduttore, in grado di conoscere le abitudini di una persona analizzandola con uno sguardo.

Alcune peculiarità, però, sono rimaste invariate, forse le meno interessanti: il carattere, che lo porta ad avere pochi amici, e la sua grande dote nel travestirsi. Vorremmo spendere qualche parola anche sul doppiaggio italiano, che, a discapito di un buon adattamento, in alcune situazioni è incerto: mentre in giapponese è possibile distinguere diverse tonalità di voce sia quando il protagonista si traveste, sia quando esegue il monologo, così da riconoscere Kuma e l'anziano, nella versione italiana non abbiamo notato inflessioni che potessero differenziare gli alter ego. In conclusione, possiamo dire che il nuovo Sherlock ci è sembrato essere leggermente più intelligente ed attento degli altri colleghi. Diversamente, ci ha convinti la gestione di Moriarty: questi è noto per essere l'uomo che è riuscito a mettere in difficoltà l'eroe, e proprio per questo motivo ci ha sorpresi scoprire che in realtà è amico e collaboratore del protagonista.

Nel costruire il personaggio, in più momenti gli autori ci hanno fatto dubitare delle nostre certezze, riuscendo a creare un giusto alone di mistero.

Al termine delle fasi introduttive viene presentata Irene Adler ed abbiamo riscontrato nuovi problemi di sceneggiatura: si delinea un ordito poco solido, che non riesce a sfruttare bene gli elementi di tensione e sorpresa a suo favore. In alcune circostanze, vedendo come si svolgono gli eventi, abbiamo avuto l'impressione che gli autori cercassero di indurci a pensare determinate situazioni, ma non sono riusciti a formare la giusta atmosfera e a svecchiare alcuni stilemi ricorrenti, così da rendere prevedibile ciò che sarebbe accaduto. Nonostante tutto, verso metà stagione abbiamo assistito ad un colpo di scena che ci ha spinti a proseguire per scoprire come si sarebbero sviluppati gli episodi restanti. Dopo il plot twist, abbiamo notato come la narrazione rallenta drasticamente e perda la retta via: la trama non evolve e si sofferma nuovamente sui vari attori, concentrandosi su coloro che erano stati accantonati e approfondendo ulteriormente gli altri, completando la loro caratterizzazione; dopo una breve cesura, il racconto continua, presentando un nuovo ed intricato caso che metterà a dura prova tutti i detective della Casa degli Investigatori.

Al termine della visione, riteniamo che gli autori avrebbero potuto modellare il cast sin dalle fasi iniziali, così da presentare una sinossi più corposa e coinvolgente, che riuscisse a mantenere viva l'attenzione con la giusta dose di suspense e di misteri, tipica dei casi più complessi di Sherlock Holmes e John Watson.

Un attico vuoto

Per quanto riguarda il lato tecnico, possiamo dire che con Case File N° 221: Kabukicho ancora una volta Production I.G si è dimostrata capace. I disegni sono ben realizzati, con sporadiche sbavature, e con una particolare cura nei dettagli: abbiamo notato come nelle prime scene del delitto vi sia una minuziosa attenzione ai particolari, in modo da rendere ben visibili le prove; questo ci ha spinti a rivedere i segmenti per trovare ciò che ci era sfuggito ad una prima occhiata.

Purtroppo, proseguendo la visione, questa accuratezza svanisce: crediamo che, per coinvolgere di più lo spettatore, lo staff artistico avrebbe potuto impreziosire le scene con la presenza di altri gradevoli minuziosità.

Affiancata allo stile manuale, vi è una sporadica CGI, che passa quasi del tutto inosservata, essendo circoscritta solo a poche sequenze. Una buona fotografia riesce a creare un'atmosfera cupa che aleggia attorno ai casi; invece, quando il Nostro esegue il rakugo, si manifesta un palcoscenico immaginario e l'illuminazione diventa più vivida, dando la sensazione che i riflettori siano rivolti all'attore.

Al calare della notte il quartiere si illumina delle luci del neon, e grazie a un buon gioco di luci ed ombre, si respira un clima quasi noir, e si percepisce che stia per essere commesso un nuovo ed oscuro crimine che richieda l'aiuto dei migliori investigatori di Kabukicho.

Kabuki-chō Sherlock Case File N° 221: Kabukicho soffre di una trama poco corposa e priva del pathos tipico dei gialli, che possa invogliare a proseguire la visione. Quello che potrebbe lasciare incerti è la costruzione dei personaggi: da un lato, quelli di contorno sono ben caratterizzati, con un giusto approfondimento, anche se stereotipati; dall’altro, il ruolo centrale si distacca dall’immaginario che tutti conoscono, senza convincere. Il comparto tecnico di Production I.G si dimostra ancora una volta solido, con un tratto certosino, con pochi errori, e che riesce a rappresentare una Kabukicho caotica e pericolosa.

6.5