Chainsaw Man 1x06 Recensione: un episodio a tinte horror

Il sesto episodio dell'anime di Studio MAPPA, disponibile su Crunchyroll, ci mostra il lato horror dell'opera di Tatsuki Fujimoto.

Chainsaw Man 1x06 Recensione: un episodio a tinte horror
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Quando durante la visione del quinto episodio di Chainsaw Man avvertivamo una certa propensione verso la commistione di generi, scrivevamo ancora di un'opera dal concept tipicamente horror ma quasi del tutto prestato allo shonen action con parentesi comedy e slice of life. Per approfondire leggete la recensione di Chainsaw Man 1x05.

Il sesto episodio dell'anime di Studio MAPPA si ricorda delle proprie premesse spettrali e diaboliche e costruisce venti minuti di assoluta qualità risvegliando definitivamente l'orrore sopito e deducendone una puntata che funziona alla grande persino in autonomia proprio perché unicum in questa prima parte di stagione.

Il Diavolo Eternità

L'episodio si apre con il gruppo formato dalla squadra Hayakawa (di cui Denji e Power) e i colleghi guidati da Himeno (con Arai e Kobeni) intrappolato in quello che sembra essere un hotel senza via d'uscita, un vero e proprio vicolo cieco.
Le leggi spazio-temporali del piano 8 dell'edificio in cui i nostri devil hunter si sono introdotti per dar la caccia ad un obbiettivo sono state sovvertite da un diavolo.

Scendendo o salendo le scale i devil hunter tornano sempre allo stesso punto, guardando dalle finestre paiono scorgersi altre camere: è un circolo vizioso e non c'è modo di venirne fuori. Il gruppo subisce un contraccolpo psicologico (Kobeni e Arai quelli maggiormente destabilizzati), inizia a cedere sotto i colpi della paura, è vicino a perdere le speranze di risoluzione di un rompicapo apparentemente irrisolvibile.

Quando tutti, tranne Aki (che scandaglia il piano con determinazione), sembrano rassegnati e impotenti, il diavolo responsabile del blocco temporale che affligge l'ottavo piano si mostra in tutta la sua orripilante deformità e propone ai devil hunter una possibilità, un patto: la morte di Denji in cambio della libertà.

Quello che si rivela essere il Diavolo Eternità, che cresce e si alimenta della paura delle vittime, mette il gruppo alle strette e quando tutti sembrano ormai disposti a sacrificare Denji pur di uscire da quel labirinto (tranne, ancora una volta, Aki, pronto a sfoderare la sua katana dagli effetti devastanti), il ragazzo-motosega interviene personalmente per dare una chance ai compagni, gettandosi dritto verso le infinite fauci del diavolo.

È evidente fin dall'esposizione della sua sinossi l'utilizzo di unastruttura e la presenza di elementi tipicamente horror nel sesto episodio di Chainsaw Man. La puntata, tutta ambientata all'interno dell'unico spazio angusto di uno scialbo hotel, stabilisce le proprie regole distanziandosi da quanto visto finora proprio grazie alle possibilità inedite che la nuova singola e singolare "dimensione" raggiunta dai protagonisti permette di esplorare.
"Uccidete Denji", questo il titolo della nuova uscita, attraversa i topoi dell'horror degli hotel maledetti e delle case infestate, mette in scena personaggi che di attraversare il luogo in cui sono intrappolati non ne hanno la facoltà, vittime agenti all'interno di uno spazio invalicabile.

È l'orrore sublime dell'infinito che si palesa quello che i devil hunter si ritrovano a sperimentare, in un luogo che è insieme non-luogo, sconfinato e confinato allo stesso tempo, vicolo cieco per individui dalle convenzioni e dalle coordinate diverse, spazio dalla specularità che soffoca. L'ultima iterazione di Chainsaw Man è insomma horror fino al midollo, lo è nell'ambientazione opprimente in cui i personaggi sono costretti, nell'incarnazione finora più terrificante e raccapricciante del male che perseguita i protagonisti, nel costruzione della narrazione che gradualmente si fa più ansiogena, che sfocia nella corsa contro il tempo dalla posta in gioco estrema, nella fuga dalla morte e nello squilibrio psicologico dei personaggi-vittime.

Lo è ancora nelle reazioni che non sono solo spropositate nel momento di maggior tensione ma estremamente differenziate nel corso del primo approccio con il problema: è interessante assistere alla diversa elaborazione della situazione da parte dei componenti del gruppo, sempre più scisso e disomogeneo di fronte alla paura. Con un Denji che non si smentisce nel dare sfoggio della sua ingenua idiozia, una Power che non sfigura di fronte al comportamento assurdo del protagonista riscoprendosi aspirante premio Nobel nel bel mezzo dell'emergenza (i due alimentano ancora la quota comica dell'episodio), un Aki sempre sul pezzo ed estremamente determinato nel tentativo di sbrogliare la matassa, e i più "umani" Kobeni e Arai sull'orlo del delirio (scopriamo qualcosa in più sul carattere e le motivazioni della ragazza), "Uccidete Denji" si scopre horror pure nella tipica dispersione del gruppo che incappa nella terrificante complicazione.

Una regia ispirata

Lo trasuda persino dalle inquadrature e dai movimenti "di macchina", ostentando una regia davvero abilissima nel produrre una suspense crescente, nell'amplificare il senso di mistero, nel dar vita ad espedienti che ancora una volta manifestano un'influenza cinematografica dichiarata, assecondando il capriccio di costruire composizioni squisite con l'illusione del grandangolo, primi piani che indugiano sulle espressioni esagerate dei personaggi (come nel caso di una sconvolta Kobeni), dettagli degli occhi che sono un leit motiv visivo di questa serie e che più di prima acquistano senso nell'indagare le emozioni dei protagonisti, soggettive illuminanti (così come il first person shot di Kobeni che punta il coltello verso Denji) e prospettive ricercate dal simbolismo accennato ma ricorrente.

Efficace anche la scelta di ribaltare improvvisamente l'intero piano in una scena che ricorda da vicino la lotta senza gravità nel corridoio di Inception e che permette la successiva e finale mossa di Denji che, in caduta libera verso la bocca del Diavolo Eternità, riproduce una simbolica discesa negli inferi.
Insomma, una regia perfetta sia nell'incanalare il caos sprigionato in un ambiente circoscritto come l'anomalo ottavo piano, sia nella narrazione del rilassato flashback riguardante Himeno e Aki, impeccabile nell'esaltare l'idea di un spazio claustrofobico, nel restringerlo riempendolo di figure.

Insistere sulla qualità delle animazioni sembra poi, arrivati a metà del percorso, ridondante, e ancora lo sarebbe continuare ad elogiare l'avanguardistica gestione delle luci (la scena della cena della coppia Himeno-Aki è davvero splendida in tal senso). Con Denji a mezz'aria, lanciato in un attacco disperato, non resta che attendere un settimo episodio che potrebbe abbandonare le atmosfere horror appena saggiate per lasciare spazio alla furia distruttrice dell'uomo-motosega.

Chainsaw Man (anime) Con il sesto episodio Chainsaw Man riscopre la sua vocazione horror, dando vita ad un gioiello che funziona anche da solo e che si supera nel regalarci una regia ispirata e rinvigorita dal "cambio" di genere, sempre calzante nella gestione di un'unica ambientazione e nell'accrescere la suspense ed infittire il senso di mistero.