Chainsaw Man 1x08 e 1x09 Recensione: risvolti sconvolgenti

L'anime di Chainsaw Man entra nel vivo della stagione con un deciso cambio di passo, stravolgendo la quiete dei protagonisti.

Chainsaw Man 1x08 e 1x09 Recensione: risvolti sconvolgenti
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Se negli scorsi episodi di Chainsaw Man (recuperate al seguente link la recensione di Chainsaw Man 1x07) si era lungamente lodata la grande capacità di Tatsuki Fujimoto e dello Studio MAPPA di concepire e dar vita ad un anime estremamente duttile e intrinsecamente metamorfico, cangevole e sempre credibile in ogni forma e genere assunto, l'ottavo episodio ci ricorda che l'autore dell'atipico shonen è anche maestro nella gestione del ritmo della narrazione. Il nono, invece, ce lo ribadisce e sancisce una svolta decisiva proiettandoci verso il finale di stagione.

Attacco alla Pubblica Sicurezza

La perfetta divisione degli episodi, merito anche di un pacing sempre curato e misurato da parte di MAPPA, l'alternanza sistematica e quasi temporalmente simmetrica tra momenti concitati (action e horror) e frangenti più distesi che ben si prestano allo slice of life, ha fin qui contribuito a rendere insieme spedita e ponderata la narrazione, ben dosate le informazioni, efficace la caratterizzazione a 360 gradi dei personaggi (di cui riceviamo istantanee in esperienze e situazioni diverse, diametralmente opposte, di tensione e di calma).

Una cadenza replicata ancora nell'ottavo episodio che torna alla sensuale scena con Denji e Himeno, fa un passo indietro per raccontare i retroscena e un passo avanti per mostrare l'esito delle avances della devil hunter bendata: per Denji, che tanto aveva agognato un'opportunità del genere, si prospetta il rifiuto. È il pensiero di Makima ad allontanarlo dalla sua prima volta.

Ad una tranquilla colazione sul balcone di casa Himeno segue un pranzo che per Denji, Power, Aki e la stessa senpai, vede quella quiete stravolta dall'inatteso attacco di un uomo misterioso che si dice puntare al cuore di Denji per conto del Diavolo Pistola. Il nemico, ibrido dalla natura non dissimile da quella dell'uomo-motosega, mette fuori combattimento Denji e Power e ingaggia un duello con un Aki fin da subito pronto ad agire e disposto a tutto per fermarlo.

Fallito il tentativo di annientare la minaccia attraverso l'intervento di Kon, il Diavolo Volpe, non esita a sfoderare la katana per usufruire del potere (dannoso) del Diavolo Maledizione (di cui per la prima volta conosciamo gli effetti), riuscendo, apparentemente, a fermare il nemico. L'arrivo di una complice temibile, che rimette in piedi il compagno appena massacrato, costringe Himeno all'intervento disperato e all'eroico sacrificio. Con Denji e Power fuori gioco, tocca alla devil hunter contrastare l'enorme serpente evocato dalla donna misteriosa, guadagnando del tempo per gli alleati ma rimettendoci tutto.

Nel frattempo anche Makima sembra essere caduta sotto i colpi del nemico e un destino simile capita a Kobeni e Arai: è un attacco alla Pubblica Sicurezza.

Chainsaw Man entra nel vivo e lo fa con la morte, lo fa con un episodio, l'ottavo, spiazzante e scomodo, quasi inaccettabile nei suoi esiti, surreale nella resa così lampante della tragedia. Difficile fin dall'inizio credere irreversibili le sorti di Makima, Arai e Kobeni (la prima ha dato ancora troppo poco per essere eliminata così presto, delle reclute non ci è dato sapere; il nono episodio, infine, chiarisce definitivamente lo scenario), facile accettare il sacrificio di Himeno come verosimile e definitivo (il focus sul personaggio negli ultimi episodi si rivela, in questo senso, significativo), ancora più naturale concludere l'eccezionalità di un ottavo episodio che sconquassa le certezze e obbliga a mandare giù un boccone amaro, con una morte che appare prematura ma ci ricorda la brutalità del mondo concepito da Fujimoto, in cui l'atmosfera gioviale, leggera e quasi tenera degli episodi precedenti non può che essere spezzata inesorabilmente dai diavoli che lo abitano.

Tutto accade in fretta, il male non concede tempo e, senza i fronzoli degli shonen più tipici, frantuma quanto costruito lasciando il bene in affanno, annaspando senza possibilità di ricomporsi, e lo spettatore a metà tra lo sconvolto e l'esaltato, tra l'interdetto e il compiaciuto, di sicuro sprovveduto e invitato a metabolizzare.

La furia di Makima e la follia di Kobeni

Il nono episodio vede Denji entrare in azione in una battaglia ad armi pari con Katana Man, che sfrutta l'ingenuità dell'uomo motosega (il protagonista crede erroneamente che il nemico sia dotato di umanità) per tranciarlo in due e metterlo fuori combattimento. A sventare i piani degli assaltatori ci pensa una rediviva Makima (che dà finalmente mostra di tutto il suo terrificante potere), coadiuvata dall'inaspettato aiuto di una Kobeni sotto shock ma incredibilmente efficace.

Al di là di un combattimento (Chainsaw Man vs Katana Man) dalla grande intensità, fomentato e infarcito di un senso di vendetta latente dopo i tragici accadimenti dell'episodio precedente (che avevano fatto attendere con trepidazione una violenta reazione e l'intervento risolutore di Denji), a rubare la scena è una Makima finalmente rivelatasi in tutta la sua letalità.

Inspiegabilmente indenne dopo l'attentato sullo shinkansen, attua il suo personale massacro: annienta i nemici, li schiaccia, li comprime riducendoli ad un ammasso di sangue, in quella che è la scena più gore e inquietante della serie finora, profondamente horror nel terrore dei nemici che si sanno spacciati, vicini ad una morte terribilmente illogica e visivamente terrorizzante.

La delirante trance di un'invulnerabile Kobeni dona, poi, al nono episodio un momento di sana adrenalina seguito dalla consueta malinconia che contraddistingue Chainsaw Man, in cui ogni morte, ogni atto estremamente violento, è visto come naturale (ma insopportabile) conseguenza dell'assurdità di un mondo diabolico.

L'eccellente lavoro di Studio MAPPA

Gli episodi 8 e 9 sono poi figli di una realizzazione tecnica eccelsa, qui davvero al massimo in ogni sua componente. C'è un'animazione che coniuga alla perfezione CGI (a parte un leggero abuso durante lo scontro tra Denji e l'uomo Katana) e tecnica tradizionale, riservando alla prima un cel shading che quasi rende trasparente e indistinguibile dalla seconda che, dal canto suo, esprime tutto il potenziale in sequenze che appaiono estremamente fluide e chiare in ogni fotogramma.

Merita una menzione in tal senso la prima parte dell'ottavo episodio, che vede Himeno e Denji protagonisti di una sequenza dall'atmosfera profondamente erotica, dalla sensualità come sempre guastata, dalla regia ancora una volta ispirata, che si conferma persino più estrosa nei momenti "statici" che in quelli maggiormente movimentati (dove comunque rimane assoluto valore aggiunto) e vera responsabile della spettacolarità dei combattimenti).
E allora, di nuovo, le scene tra le mura domestiche si rivelano di una bellezza estetica davvero ipnotica. La regia ci permette di scrutare dalla stanza accanto una frastornata Himeno che getta l'addormentato Denji sul letto della sua camera. Indugia poi sui mobili e sugli angoli della casa mentre lo scroscio dell'acqua della doccia e la penombra creano un'atmosfera quasi fantasmatica. Dallo specchio del bagno vediamo Himeno spogliarsi, quello della camera da letto, poi, la inquadra intenta a solleticare il desiderio di Denji.

E ancora prospettive e soggettive particolari (dalla ripresa dall'interno del frigorifero al magistrale POV di Himeno che restituisce una stupefacente tridimensionalità alla scena), disegni che si superano e un character acting che raggiunge una qualità finora solo sfiorata. Una colonna sonora trascinante ed esaltante è la ciliegina sulla torta per due episodi qualitativamente ineccepibili, vera marcia in più per i combattimenti che si consumano nel metal travolgente di Kensuke Ushio.

Chainsaw Man, insomma, raggiunge ilculmine, lo fa prima portando Denji al massimo della tensione sessuale, poi scaraventando tutto verso il massimo della tensione narrativa, offrendoci il meglio dei due mondi, delle due anime dell'opera (quella intimista e quella action-terrorifica), poi abbandonandoci a noi stessi nel momenti in cui per i protagonisti tutto sembra perduto ed esortandoci a volerne di più.

Chainsaw Man (anime) Chainsaw Man vira con decisione verso importanti stravolgimenti, regalandoci due episodi sorprendenti sotto ogni punto di vista: l'episodio 8 è tanto sconvolgente e terribile negli sviluppi quanto tecnicamente clamoroso, il 9 è la degna risposta al trauma precedente, con la vendetta incompiuta di Denji e quella inquietante e folle di Makima e Kobeni. Non solo delle animazioni e un character acting al massimo delle loro possibilità, ma anche una regia che sprizza personalità e contribuisce ad alzare il livello della messa in scena. L'opera raggiunge il suo acme e ci lascia nella fremente attesa di conoscere nuovi sviluppi.