Chainsaw Man 1x10 Recensione: comincia l'addestramento

Il decimo episodio di Chainsaw Man segue Denji, Power e Aki e affronta le conseguenze dell'attacco alla Pubblica Sicurezza.

Chainsaw Man 1x10 Recensione: comincia l'addestramento
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La serie realizzata da Studio MAPPA, disponibile per la visione sulla piattaforma streaming di Crunchyroll, ha a più riprese dato mostra della sua peculiare estetica, della messinscena cinematografica, di una regia di rara fattura. Un unicum nel panorama degli anime shonen e capace di rivestire l'opera di Tatsuki Fujimoto di un maggiore intimismo, di rendere al meglio l'emotività spesso strozzata ma vivida e manifesta, in definitiva qui meglio comunicata rispetto alla controparte cartacea. Analizziamo la puntata 10 di Chainsaw Man, dunque, rimandandovi (se non l'avete già letta) alla recensione di Chainsaw Man 1x08 e 1x09.

Il lutto e l'addestramento

Emozioni strozzate, ostruite quelle di un Aki a lutto per la morte di Himeno, ancora elaborante e metabolizzante una dipartita agghiacciante nei tempi e nei modi.

Power e Denji si trovano nella stanza di ospedale dove Aki sta ricevendo le sue cure. Attendono che il compagno si svegli, preoccupati ma senza ammetterlo (o meglio senza capirlo), incapaci di consolarlo quando le loro parole riguardo ai fatti accaduti fungono da tremenda conferma. Mentre, uscito dalla stanza, Denji si interroga sulla natura e sulla giustezza dei sentimenti da provare in una situazione tanto tragica e delicata, Aki scopre che a causa dell'utilizzo della katana che evoca il Diavolo Maledizione non gli restano che due anni di vita. L'episodio segue poi il doloroso addestramento di Denji e Power sotto la "custodia" di Kishibe, soffermandosi sui metodi poco ortodossi utilizzati dal "devil hunter più forte di tutti" e passando di nuovo ad illustrarci le sorti di un Aki pronto a stringere un patto con un nuovo demone: il Diavolo Futuro.

Nel personale e toccante congedo di Aki alla sua vera compagna, di avventure e di bevute, di lavoro e di vita, Chainsaw Man dà ancora il meglio di sé. Lo fa replicando le meraviglie già mostrate negli scorsi episodi (la sensuale scena con protagonisti Himeno e Denji e la quotidianità di Aki scandita dalla bellissima sequenza del quarto episodio sono rappresentano probabilmente gli esempi più "alti" in tal senso), aggiungendoci quell'emotività già accennata di cui la versione animata dell'opera ha l'esclusiva.

Sia chiaro: non si tratta di un'aggiunta, in termini di trama, di situazioni effettivamente inedite, ma di un complemento che non si riduce all'ovvia e naturale "amplificazione emotiva" figlia del passaggio da un medium "muto", esclusivamente grafico, alla suggestione e all'indole evocativa dell'audiovisivo, ma risiede in una precisa volontà autoriale tradotta ed espressa magistralmente attraverso una regia stupefacente perché inattesa, perché inconsueta, sia omaggio ed espressione della cinefilia dichiarata di Tatsuki Fujimoto, sia strumento nobilitante ed elevante non solo il lato estetico ma anche la profondità dei contenuti.

Primi piani espressivi, inquadrature dall'alto e plongée che narrano la solitudine e lo smarrimento (quelli di Aki nel letto della stanza d'ospedale, abbandonato alla sua sofferenza), cambi di fuoco che trasudano cinema, ancora giochi di specchi, ancora punti di osservazione "esterni" che esprimono la lontananza dello spettatore, circoscrivono il dolore.

Regia cinematografica e animazione al top

Chainsaw Man è, insomma, in termini puramente visivi, l'anime più cinematografico degli ultimi anni, un prodotto registicamente valido oltre che concettualmente originale.

L'episodio 10 ne è l'ennesima conferma, forse la più grande, di sicuro la più incisiva. Conferma, inoltre, di un'animazione che continua a dimostrarsi di un livello superiore, qui quasi priva di CGI perché non impegnata nella realizzazione di diavoli o trasformazioni (Denji rimane in forma umana per tutto l'episodio), ma quasi esclusivamente dedicata a combattimenti corpo a corpo con una dose ridotta di componenti "inumane", estremamente fluida nella parte dell'imboscata che Denji e Power tendono (senza risultati) a Kishibe, generalmente curata e qualitativamente costante nel corso di tutto l'episodio, stavolta senza cali di sorta. L'episodio si occupa poi di portare avanti la storia proponendo il più classico dei topos shoneniani, l'addestramento dei protagonisti, in salsa però quasi parodistica nel ribaltamento delle convenzioni della circostanza in questione: un "maestro" che è di fatto un anti-mentore nella violenza e nella crudeltà dei suoi metodi, nel modello assolutamente fuori di testa che rappresenta, comunque utile fina dalle prime battute ad aumentare l'affiatamento del duo Denji-Power, uniti nelle avversità che adesso possiedono un nome e un responsabile: Kishibe.

Due dissennati come Denji e Power, apparentemente insensibili e indolenti, apatici e corporali si contrappongono ad un riflessivo e sentimentale Aki, le loro motivazioni semplici e insulse (in realtà primitive) contrastano le ragioni gravi e funeste che muovono Hayakawa. Una parte dai toni comici che fa, insomma, da contrappunto alle sequenze dall'atmosfera funebre e mortifera che vedono Aki sprofondare sempre più nel baratro della perdita, leggere lettere scritte da Himeno, conoscerne le volontà, riscoprirla ancora protettiva nei suoi confronti, abbandonarsi definitivamente all'unica ragione di vita rimastagli: la vendetta ad ogni costo.

Chainsaw Man (anime) Il decimo episodio di Chainsaw Man conferma un'opera registicamente ineccepibile, persino unica nel suo genere per via di una messinscena cinematografica che poche altre volte si era vista in uno shonen. Al gusto per le convenzioni del medium filmico si aggiunge un'animazione che qui dà il meglio nello scontro-addestramento con protagonisti Denji e Power, riducendo al minimo l'uso della CGI e risultando eccellente per tutta la durata dell'episodio.