Chainsaw Man recensione: un manga violento tra shonen e seinen

Si conclude dopo due anni l'adrenalinica serie Chainsaw Man. Tatsuki Fujimoto ha portato su Weekly Shonen Jump una ventata di freschezza e violenza.

recensione Chainsaw Man recensione: un manga violento tra shonen e seinen
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Il fumetto shonen è cambiato radicalmente nel corso dei decenni, pur avendo trovato la sua stabilità negli ultimi anni. La formula può cambiare da rivista a rivista, con i mangaka che spesso cercano di far evolvere i canoni piuttosto che stravolgerli, e solo raramente arriva qualcosa che riesce a destare l'attenzione del pubblico per la sua grande originalità o per il modo in cui vengono affrontati e raccontati gli eventi.

Un manga che è stato in grado di sconvolgere lo shonen negli ultimi anni è arrivato da Weekly Shonen Jump, la rivista più mainstream e famosa che ci sia. A fine 2018 iniziò infatti a ospitare Tatsuki Fujimoto, che si era già fatto conoscere con Fire Punch su Shonen Jump+ qualche anno prima. Lo stile di Fujimoto colpisce subito in Chainsaw Man, che già dal primo capitolo si dimostra molto particolare.

A due anni di distanza, Chainsaw Man ha concluso la prima fase della sua storia. La pubblicazione su Weekly Shonen Jump si è infatti arrestata il 14 dicembre 2020 e l'autore continuerà la storia in una data non ben definita con una seconda parte ma sulla rivista digitale Shonen Jump+. Eppure, con questi 97 capitoli suddivisi in 11 volumi, Fujimoto riesce a creare una storia che funziona anche come autoconclusiva e che conferma il suo stile, pubblicando un'opera diversa dal classico shonen.

Diavoli e motoseghe

Denji è un ragazzino di 16 anni che, a causa di un debito contratto dal padre morto con un gruppo di criminali, è costretto a fare diversi lavori per vivere. Quello che rende di più, oltre il vendere i propri organi, è quello di cacciatore di diavoli che porta avanti insieme al suo fido Pochita. Quest'ultimo è un diavolo delle dimensioni di un piccolo cane ma con una motosega al posto del naso e insieme, anche se nella povertà più assoluta, cercano di andare avanti, sognando un giorno di riuscire a mangiare un hamburger o di uscire con una ragazza.

Quando però i criminali tradiscono Denji e lo fanno a pezzi, Pochita decide di usare il suo potere per sostituirsi al cuore del ragazzo, facendolo resuscitare. Da questo momento, Denji diventerà un ibrido tra un umano e un diavolo motosega e prenderà finalmente parte al mondo civile dopo essere stato trovato da un'organizzazione governativa che lo assume, i cacciatori di diavoli. Ottenuto questo nuovo lavoro, Denji ora aspira finalmente a una vita normale seguendo il sogno che condividevano lui e Pochita.

Personaggi diabolicamente unici

Dalla trama, Chainsaw Man può sembrare addirittura banale. Un ragazzino stringe amicizia con una creatura di un altro mondo e poi si unisce a un'organizzazione che uccide i diavoli, come succede in tanti manga dello stesso target. Ma probabilmente questa prima impressione è una delle pochissime cose normali che Tatsuki Fujimoto ha inserito nella sua creatura.

Già il primo capitolo di Chainsaw Man infatti ci lancia in un percorso oscuro che non affligge solo il fisico di Denji ma anche la sua psiche. La scelta di far partire il personaggio da uno stato di povertà assoluta, dove addirittura è costretto a mangiare il proprio vomito pur di sopravvivere insieme a Pochita, lo rende molto diverso da qualunque altro personaggio di Weekly Shonen Jump. La sua ambizione non è diventare un capo o il più forte di tutti, ma semplicemente quella di poter godere di una vita normale. Ogni persona vive mangiando al fast food o in un ristorante, vivendo relazioni amorose e andando a giocare con gli amici e Denji desidera tutto questo. È già questo il primo punto di distacco da un altro shonen, ovvero il protagonista che anela a condurre una vita normale. E man mano che si va avanti, la psiche di Denji dimostra di essere sempre più opposta a quella di un altro qualsivoglia protagonista: al ragazzo non importa di farsi controllare da Makima e di agire senza pensare, vuole solo soddisfare i suoi bisogni e desideri più immediati. Proprio questi suoi desideri lo faranno crescere durante la serie, portandolo a capire cosa significa essere una persona normale e cosa desidera davvero.

E naturalmente, non è l'unico personaggio della storia ad essere ben lontano dai classici canoni, con la maggior parte dei principali che ha caratteristiche uniche anche se sempre funzionali alla storia di Denji. Tra i personaggi più popolari di Chainsaw Man c'è Power, coprotagonista femminile. Egoista, infantile, senza peli sulla lingua e spregiudicata, con le sue azioni imprevedibili riesce a dare vita ai migliori momenti del racconto.

A completare il terzetto di protagonisti c'è Aki, unico umano dei tre che assume sempre di più il ruolo di guardiano e fratello maggiore, che non si fa scrupoli a perseguire la vendetta a costo di sacrificare la propria vita, avendo ormai perso tutto e con poco tempo rimasto da vivere. A corredo poi ci sono tanti personaggi secondari interessanti come Himeno e Kishibe, nemici particolari che si fanno spazio in ogni arco narrativo.

Se i nemici sono accattivanti e abbastanza ben caratterizzati nonostante il breve spazio che viene riservato a molti di loro, uno dei primi difetti di Chainsaw Man si nasconde nei personaggi di contorno. Fujimoto sembra volerli inserire per dar loro un ruolo importante, approfondendoli e inserendoli nelle varie saghe salvo poi spazzarli completamente via.

Molti di questi vengono rimossi non per mala gestione, ma per questioni di trama, e perché il mangaka vuole ricordare che in una guerra del genere chiunque può morire in qualunque istante. Eppure, qualche figura avrebbe beneficiato di un po' di vita in più rispetto ad altri.

Un tornado di adrenalina

Con un parco di personaggi così strambi e folli, non poteva certo nascerne una trama semplice e prevedibile. Dopo il primo arco narrativo, introduttivo e tendente allo shonen classico, Fujimoto fa precipitare i suoi personaggi in una spirale di eventi che diventano via via più frenetici e sanguinari. Questa velocità viene unita a scelte che pochi mangaka avrebbero avuto il coraggio di compiere, come l'uccidere all'improvviso personaggi che sembravano avere ancora molto da dire e che stavano acquistando un ruolo sempre più di rilievo.

Talvolta, queste morti sembrano apparire addirittura completamente estranee al contesto, e ciò fa subire al lettore le stesse sensazioni di straniamento e interrogativi del protagonista con successo.In Chainsaw Man nessuno è al sicuro e la morte sempre imminente fa tenere il lettore incollato a ogni singola vignetta. E in tante di queste vignette il mangaka inserisce simboli importanti, nascosti tra i dettagli o messi in bella mostra per coinvolgere il lettore.

Tra doppi significati, ritmo rapido, misteri e quant'altro, capita però che ci siano diversi capitoli difficili da leggere e da capire. Molte delle intenzioni dei personaggi rimangono oscure fino al finale e, nonostante alcune rivelazioni, spesso è necessario rileggere più e più volte l'intero arco narrativo per riuscire a capirne i vari collegamenti. Fujimoto non rende semplice questo compito a causa dei riferimenti e dei poteri dei personaggi spesso folli e criptici, e in particolare quando è coinvolta Makima c'è sempre l'idea che stia sfuggendo qualcosa al lettore, anche a rivelazioni fatte o nei capitoli all'apparenza più calmi.

L'autore riesce a inserire quasi ogni genere, dall'horror al romantico passando per lo slice of life, per tratteggiare sempre meglio la psiche dei suoi personaggi principali, facendogli acquisire più spessore. Le scelte di trama vengono inserite in un contesto all'apparenza semplice. L'ambientazione di Chainsaw Man ha pochi punti fondamentali e abbastanza chiari che ruotano intorno ai diavoli, ai contratti e alla fonte del loro potere. Il problema sorge quando, oltre ai semplici rapporti paritari dove un umano utilizza il potere di un diavolo, emergono altri particolari utilizzi di un certo potere, o quando questo viene combinato ad altri.

Questo ci porta a battaglie non sempre chiare ma in ogni caso adrenaliniche come non mai. Fujimoto si diverte nel raffigurare i combattimenti, sempre frenetici, che oscillano tra momenti senza razionalità e poteri più strutturati e variegati, con applicazioni di vario tipo.

È solo nell'arco degli assassini internazionali che Fujimoto inserisce molti interrogativi che ampliano il mondo di Chainsaw Man. Diverse domande hanno risposta durante i capitoli finali di questa prima serie; alcuni spunti vengono lasciati fuori (probabilmente per un approfondimento futuro) ma che in ogni caso non inficiano sulla qualità e sulla autoconclusività dell'attuale storia di Denji. Il finale poi ha un tocco agrodolce, ironico e karmico. Anche qui Chainsaw Man sorprende con scelte ben oltre il limite, lasciando a bocca aperta per le coraggiose decisioni dell'autore che riescono a mantenere la coesione dell'universo creato.

Già dal primo capitolo, inoltre, Fujimoto nasconde in bella vista alcuni piccoli dettagli che simboleggiano fisicamente i desideri di Denji, mentre talvolta decide di metterli in bella vista come il quadro della Caduta di Lucifero di Gustave Doré segnando un altro momento importante del manga. Per il resto, tra i vari capitoli ci sono tanti altri riferimenti anche cinematografici: tra Sharknado e Non Aprite Quella Porta, ispirazioni a Pulp Fiction e Typhoon Club, si passa poi a un'intera discussione sui B Movie che Fujimoto tiene in alta considerazione.

Grezzo e oscuro anche nel reparto grafico

Per accompagnare un mondo e personaggi del genere ci vuole uno stile all'altezza, e Fujimoto naturalmente lo possiede. Il suo lato narrativo e quello artistico sono in perfetto sincrono e, archiviate alcune vignette più calme di vita quotidiana dove i personaggi hanno tratti troppo legnosi e un po' piatti, lo mette in mostra sotto ogni aspetto.

Fujimoto vince sia nella regia dei combattimenti - ricchi di dettagli, sanguinari, senza limiti - che nella composizione delle vignette. Gli scontri sono frenetici e Fujimoto non si fa scrupolo nell'inserire tante pagine consecutive senza neanche un dialogo, mostrando soltanto come i contendenti se le suonano a vicenda. E oltre a non lesinare sullo splatter e sui corpi martoriati, si fa carico dell'arduo compito di portare su Weekly Shonen Jump scene borderline come nudi e rapporti lesbici che è praticamente impossibile vedere su una rivista shonen, essendo aspetti più presenti nei manga seinen.

Il lato artistico del mangaka non si ferma però a una buona coreografia dei combattimenti, mostrando qualche pecca di tanto in tanto quando le battaglie sono affollate di personaggi o elementi. Ma è degno di nota come Fujimoto riesca a usare i poteri dei suoi personaggi per creare scene suggestive che rimarranno impresse nella mente.

Chainsaw Man Tra edgy e dark c’è un confine sottile da non valicare e ciò richiede un sapiente equilibrio tra tutti gli elementi. Tatsuki Fujimoto, con Chainsaw Man, è riuscito a presentare un manga oscuro e caotico ma affascinante, dal ritmo veloce e che non stanca mai, ma anche coeso e con un elevato controllo di ogni dettaglio inserito tra le pagine. Ogni capitolo è ricco di una sfilza di eventi narrati rapidamente che fanno perdere degli approfondimenti qua e là e richiedono talvolta una seconda lettura, ma riescono sempre a far divertire e riflettere. Con soli 97 capitoli, il mangaka ha distrutto completamente le idee classiche di Weekly Shonen Jump, ricostruendole a proprio piacimento. E il risultato non è uno dei B Movie che tanto ama, ma un manga di prima categoria, in attesa di conoscere il futuro di questo universo narrativo nei piani futuri dell'autore.

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