Chanbara il Lampo e il Tuono: Recensione del fumetto di Recchioni e Accardi

Recchioni e Accardi tornano a raccontarci il Giappone feudale dei samurai con Chanbara, il Lampo e il Tuono, vera e propria vetta stilistica di entrambi.

recensione Chanbara il Lampo e il Tuono: Recensione del fumetto di Recchioni e Accardi
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Ci vogliono anni, addirittura decenni, prima che un autore - anche affermato - riesca a sfornare un'opera permeata da una perfezione stilistica che non scopra il fianco a critiche di sorta. Capita che in un'intera carriera non si arrivi mai a pubblicare qualcosa di tale portata, ma non è il caso che prenderemo oggi in esame, perché Chanbara - il Lampo e il Tuono è un fumetto perfettamente realizzato, vera e propria esplicazione di tutto l'amore che Roberto Recchioni ha per il genere Jidai Geki e Chanbara, amore condiviso con Andrea Accardi, che torna sul tavolo da disegno per illustrare brillantemente la storia pensata e scritta dal collega. I due hanno dato vita a un racconto (primo di una serie di volumi) che è la sintesi stilistica di entrambi, e che dopo "La Redenzione del Samurai" e "I Fiori del Massacro" (i primi due episodi pubblicati su Le Storie) segna un punto e virgola che potrebbe rivelarsi l'inizio di una delle più belle serie di mamma Bonelli. Come avvenuto nell'evoluzione della Katana giapponese, il perfettibile è però un percorso fatto di step, e solo la solidità dei due racconti precedenti, che hanno fatto da ponte per questa nuova avventura, hanno permesso a Il Lampo e il Tuono di presentarsi ai suoi lettori in una veste che, come del resto suggerisce lo stesso titolo, abbaglia per la bellezza disarmante delle tavole e rimbomba per l'alta qualità del racconto, dei testi e dei molteplici rimandi alla cultura del Sol Levante.

Joko-To

Per cominciare: il Giappone è un'isola situata in una posizione fortemente defilata, che gli ha permesso di autoescludersi dal resto del mondo per molto tempo. Se questo da un lato ha limitato il progresso tecnologico, dall'altro ha permesso di raffinare al massimo determinate arti, una delle quali è quella della forgiatura delle spade. Di conseguenza, le spade giapponesi (Katana) hanno mantenuto le stesse proporzioni e la stessa conformazione nell'arco di secoli, senza beneficiare però dello sviluppo in termini di geometria, bilanciamento, paramano e proporzioni che hanno invece caratterizzato le corrispettive armi in occidente.

In pratica, in Giappone, per secoli, ci si è dedicati al perfezionamento di un singolo tipo di spada, migliorandone ossessivamente la fattura e sviluppando le tecniche metallurgiche alla continua ricerca della perfezione. Il risultato di questo lavoro secolare è un'arma fenomenale, cioè la Uchigatana. Per arrivare a questo risultato, la Katana ha attraversato tra grandi fasi in cui ha avuto altrettanti nomi, di cui il primo è Joko-To: spada forgiata in epoca arcaica, a un solo taglio e senza curvatura - a imitazione delle spade cinesi -, nonché titolo di questo paragrafo. Perché questo lungo preambolo, vi chiederete voi. Perché, in maniera similare all'evoluzione della spada giapponese, Recchioni ha preso la sua idea di racconto sui samurai, fusione del genere Jidai Geki (rappresentazione del periodo Tokugawa) e Chanbara (storie che narrano di combattimenti con la spada), e lo ha migliorato fino all'ossessione. La prima storia, cioè "La Redenzione del Samurai", è accostabile alla Joko-To proprio per la sua rudimentale bellezza - ai fini dell'evoluzione stilistisca. La storia di Tetsuo, un giovane samurai alla ricerca della redenzione del suo maestro, è praticamente fondante per l'avvenire della serie, e durante lo svolgimento, il lettore viene introdotto alle nozioni che si trovano alla base del Bushido (quali onore, fedeltà e compassione), nozioni che torneranno, in maniera più blanda, anche nel successivo racconto, per poi esplodere fragorosamente ne Il Lampo e il Tuono. In questa prima parabola narrativa, inoltre, viene introdotto colui che sarà il legame diretto con la successiva avventura, nonché punto di snodo per il futuro della serie: Ichi, lo spadaccino cieco.

Tachi

I Tachi sostituirono progressivamente le Joko-To durante il periodo Heian (che prende il nome da Heian-kyo, la capitale di quel tempo, l'attuale Kyoto). Già da questo primo salto qualitativo, le differenze con il passato erano notevoli. I Tachi avevano una lama molto lunga e, a differenza della Joko-to, erano dotati di una notevole curvatura (sori), che parallelamente ad un assottigliamento distale (fumbari) li rese relativamente leggeri nonostante la lunghezza. I Tachi erano armi concepite per la cavalleria, progettate per colpire di taglio strisciando sul bersaglio in modo da causare il massimo danno possibile con il minimo sforzo praticabile. Traslando questa evoluzione qualitativa - fatta di stacchi netti dal passato - su Chanbara, il secondo racconto, "I Fiori del Massacro", rappresenta il salto evolutivo necessario per arrivare alla perfezione di cui parleremo tra poco. Come detto nel paragrafo precedente, punto di contatto con la storia di Tetsuo è Ichi, il leggendario Giustiziere Vagabondo che peregrina per il Giappone feudale. Ichi, le cui fattezze sono una misto tra l'attore/regista/cantante Shintaro Katsu e l'altrettanto poliedrico Takeshi Kitano, è il tipico eroe vagabondo la cui leggenda, a forza di essere narrata, è stata ingigantita fino a rendere la sua figura disumana. La realtà è che a essere disumane sono la sua enorme capacità con la spada e il suo profondo attaccamento al codice di condotta Bushido, peculiarità che lo hanno reso il perfetto protagonista ombra dell'intero apparato di Chanbara. Ne "I Fiori del Massacro", tornando ai toni crudi di Mater Dolorosa, Recchioni passa a un racconto più ruvido rispetto a "La Redenzione del Samurai", mettendo da parte l'onore e la compassione per narrare una storia fatta di vendetta e ambizione; l'abnegazione, invece, punto focale sia della disciplina samurai che di quella ninja, resta un tema preponderante in entrambe le parabole narrative, e tornerà nuovamente anche ne Il Lampo e il Tuono. Protagonista del secondo Chanbara è la giovane e bella Jun Nagaiama, figlia del defunto consigliere del Daimyo che si è ucciso per protestare contro la dilagante corruzione a corte. Promessa sposa del Daimyo, Jun tenterà il suicidio, ma verrà trovata e "soccorsa" da Ichi, che la porterà dalla Jonin Lady Mochizuki per essere addestrata come Kunoichi (ninja donna).

Ancora una volta, Recchioni punta i riflettori su una donna, mostrandola in tutta la sua debolezza e in tutta la sua forza; in tutta la sua bontà e in tutta la sua cattiveria, in pratica personificazione della filosofia cinese dello Yin e Yang. La crudezza del racconto, come accennato, diventa esponenziale rispetto a quella vista nella storia di Tetsuo, arrivando a punte di splatter e soft porn dall'intelligente messa in scena, quest'ultima lasciata, come ne "La Redenzione del Samurai", interamente nelle sapienti mani di Andrea Accardi. Grande merito per la riuscita del successivo Il Lampo e il Tuono, inoltre, va proprio all'illustratore palermitano, che su suggerimento di Recchioni, ha reso al meglio il design di quello che è a tutti gli effetti il protagonista dell'ultimo Chanbara: il ronin Daisuke Nagata.

Uchigatana

L'Uchigatana, o per i profani semplicemente Katana, ha iniziato a sostituire il Tachi a partire dal Muromachi (epoca che prende il nome dal quartiere di Kyoto dove gli shogun Ashikaga - i leader di quel periodo - instaurarono la propria residenza) per poi sostituirlo completamente. L'Uchigatana, rispetto al Tachi, risulta più corta, e anche la curvatura e l'assottigliamento distale sono minori. A differenza del Tachi poi, l'Uchigatana viene portata nel fodero col filo rivolto verso l'alto per facilitare l'estrazione e per non danneggiare lo stesso filo della lama. Inoltre, sebbene sia possibile usarle da cavallo, sono essenzialmente armi concepite per essere utilizzate dalla fanteria. Nella pratica, l'Uchigatana rappresenta il livello massimo raggiunto dalla secolare arte della forgiatura della spada giapponese, lo stesso livello raggiunto dalla scrittura di Recchioni e dai disegni di Accardi con Il Lampo e il Tuono. Dopo anni di distanza dal Jidai Geki e dalle tematiche del Chanbara (almeno nell'accezione più stretta del termine), lo sceneggiatore romano, forte di un'esperienza maggiore che si è accumulata a quella pregressa, è tornato a narrare con vibrante vivacità - e una scrittura arricchita e diretta - il suo primo amore giovanile: i racconti di samurai.

A dire il vero, come afferma lo stesso autore nella postfazione del volume (lettura fortemente consigliata), il suo primo amore è stato il western, ma i due generi sono talmente sovrapponibili che l'amore per uno equivale all'amore per l'altro. Dopo il necessario La Fine della Ragione, insomma, Recchioni è tornato a parlare di ciò che ama e non di ciò che odia, e nel farlo, la sua poetica sempre tagliente si è ricoperta di un velo di romanticismo, cosa che traspare in molte trovate registiche del volume. Nell'ottica d'insieme, Il Lampo e il Tuono si pone come seguito delle precedenti storie, loro evoluzione diretta e vero e proprio Rubicone per la narrazione. Questo primo volume di una preannunciata serie porta i lettori all'interno di un racconto dalla struttura corale, in cui tutti i protagonisti dei precedenti Chanbara tornano in scena per aiutare Ichi a sconfiggere lo spietato ronin Ryu Murasaki, il Diavolo Bianco. Paradossalmente a questa impostazione corale, però, Il Lampo e il Tuono è fortemente incentrato su di una sola figura, quella del ronin Daisuke Nagata, detto la Bestia Tonante (Raiju), trovata che permette una facile fruibilità per i neofiti. Il personaggio è apparso brevemente già ne "I Fiori del Massacro", e il suo character design è una fusione ottimamente riuscita tra Toshiro Mifune (attore che ha recitato ne I Sette Samurai di Akira Kurosawa) e il Violence Jack di Go Nagai. Questa perfetta commistione, merito anche di un ispirato Accardi, ha dato vita ha un personaggio che ruba letteralmente la scena, protagonista delle più belle tavole dell'opera.

E se la storia, asciutta, stilisticamente perfetta e funzionale all'azione, è già di per sé un un'ottima motivazione per procedere alla lettura, non da meno sono gli espliciti e impliciti rimandi alle opere, ai costumi e alla società del Sol Levante, nonché ad altre serie passate di Recchioni - basti sapere che il tutto si apre con un bellissimo omaggio alla casa di produzione Toei Animation sbattuto in prima pagina. Ma se i testi risultano essere essenziali e diretti, e il linguaggio tagliente e forbito, non da meno sono i disegni, vero quid de Il Lampo e il Tuono. Andrea Accardi ha raggiunto un apice stilistico difficilmente uguagliabile da molti altri artisti, e in quest'opera ha dato davvero prova di sé. Così, come l'argilla sottoposta al volere di un artigiano, la gabbia bonelliana si allarga, si restringe, si contorce e scompare sotto la maestria di Accardi, che piazza ben due splash page epocali dall'inquadratura ricercata e mai banale. Entrambi gli autori hanno insomma messo anima e corpo in quest'opera, portando i loro stili al limite e producendo un racconto confezionato con profonda maestria e cura. Solo il futuro della serie ci dirà se Chanbara, Il Lampo e il Tuono sarà l'inizio di una tempesta indimenticabile (come crediamo sia) o se si rivelerà solo un temporale passeggero. Per ora, l'opera si è decisamente fatta sentire.

Chanbara Chanbara, il Lampo e il Tuono è un fumetto perfettamente confezionato, sintesi stilistica di Roberto Recchioni e Andrea Accardi. I due, similmente all'evoluzione della Katana - prima Joko-to, poi Tachi e infine Uchigatana - hanno portato la serie iniziata con "La Redenzione del Samurai" e proseguita con "i Fiori del Massacro" a un perfezionamento che non lascia spazio a critiche di sorta. La lunghezza della storia è perfettamente funzionale all'azione, e le illustrazioni di Accardi, vero e proprio quid dell'opera, sono magistralmente realizzate. Non vi è gabbia bonelliana che regga sotto la maestria dell'artista palermitano e la sapiente regia del fumettista romano, che ha donato spunti al suo collega per spingere "il Lampo e il Tuono" ad assurgere alla perfezione. Essendo il primo volume di una serie, non ci sentiamo di premiare il racconto con un voto pieno, dato che solo il proseguo ci dirà se questo Chanbara verrà ricordato come il brillante inizio della più bella serie di mamma Bonelli. La voce ai posteri.