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Charlotte: la recensione del nuovo anime disponibile su Netflix

Il nuovo anime Netflix ci presenta adolescenti problematici con superpoteri, mancando di poco il centro del bersaglio.

recensione Charlotte: la recensione del nuovo anime disponibile su Netflix
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Ammettiamolo: tutti, almeno una volta, abbiamo desiderato di possedere qualche superpotere, anche se per un tempo limitato, per aiutare il prossimo, per salvare le persone a cui più teniamo, e, perché no, anche per un nostro tornaconto, anche solo per il semplice fatto di sentirci "forti". Non importa che esso sia la supervelocità, la superforza, l'invisibilità, o il viaggiare nel tempo; l'importante è averne uno, perché torna sempre utile, in un modo o nell'altro. Partendo proprio da questo spunto, lo sceneggiatore Jun Maeda decide di realizzare un progetto per celebrare il 15° anniversario della nascita dello studio di produzione videoludico Key, da lui stesso fondato. Nel portare alla luce la sua idea ha trovato la collaborazione del character designer Na-Ga, che già aveva lavorato ad alcuni titoli della Key, e del regista Yoshiyuki Asai, nel cui curriculum si annoverano episodi di Fairy Tail e la regia di Fate/Apocrypha. Questa produzione sarebbe stata la seconda serie realizzata dallo studio dopo Angel Beats!. Il nome del misterioso progetto è Charlotte, prodotto dall'Aniplex. L'opera di Maeda immagina come sarebbe la vita degli adolescenti se avessero dei superpoteri: l'anime ha debuttato per la prima volta nel 2015 (in seguito ne è stato realizzato anche un manga, inedito in Italia), ma giunge qui da noi solamente a luglio su Netflix. Dopo aver dato una prima impressione del pilot, abbiamo visionato le restanti puntate, per chiarirci le idee.

Da un grande potere...

Yu Otosaka ha il potere di impossessarsi del corpo di altre persone per massimo cinque secondi, a condizione che le vittime siano nel suo campo visivo; unico inconveniente è che il suo corpo perde conoscenza in quel breve lasso di tempo. Un dono che potrebbe essere usato anche a fin di bene. Purtroppo, il più delle volte in queste situazioni predomina l'egoismo: il nostro eroe usa il suo dono per impossessarsi dei suoi compagni di classe e ottenere voti alti durante le prove; con questo "stratagemma", Yu è riuscito a farsi ammettere ad una delle scuole più prestigiose della città. Lo studente, grazie o a causa della sua abilità, è arrogante e a tratti anche presuntuoso, e dalla sua ha anche la bellezza, attirando le attenzioni di non poche coetanee, sebbene lui punti solo alla più intelligente. Questa però è solo una maschera che indossa nella vita quotidiana, perché in realtà ha un cuore d'oro, che affiorerà lentamente con il progredire degli eventi, che si mostra soprattutto in presenza della sorella Ayumi. Questa è la classica ingenuotta, che crede sempre a tutto, che si prende cura del fratellone, cucinandogli sempre un'omelette con riso condito con il sugo della pizza. I due sono molto legati, anche perché rimasti praticamente soli dopo il divorzio dei genitori, affidati ad uno zio/tutore perennemente assente. Il loro legame così stretto potrebbe indurre a pensare che Yu sia affetto dal complesso della sorella.
L'intelligente, tosta e frizzante Nao Tomori, studentessa di una scuola diversa da quella dell'impostore, dal passato tragico, sospetta che Yu in realtà abbia "imbrogliato" ed inizia a pedinarlo, aspettando che commetta un errore. A farle da spalla in questa missione c'è Jojiro Takajo, uno studente che può sfruttare il teletrasporto, anche se sembra più una forma di supervelocità con cui rallenta il tempo, e non riesce a fermarsi dove vuole.

L'occasione non tarda ad arrivare e il giovane viene tradito proprio dal suo potere e dalla sua superbia, dando il via ad una serie di eventi che lo porteranno a cambiare il suo carattere e a ridimensionare il suo ego, anche drasticamente. Infatti, Nao gli mostra la sua abilità di sparire dal campo visivo delle persone, e gli rivela che la loro dote è più come una malattia che scomparirà solo con il tempo, e per questo motivo lo invita ad iscriversi alla Hoshinoumi Academy, un istituto specializzato nell'istruzione e nella protezione dei "prescelti", similmente alla X-Mansion del professor Xavier nei fumetti Marvel. In quanto membri del consiglio studentesco, Yu, Nao e Jojiro devono trovare altri dotati che non fanno buon uso delle capacità e farli desistere dall'utilizzarli, per evitare che il governo li noti e ne faccia delle cavie.

...Grandi responsabilità

Charlotte è una serie a cui è difficile approcciarsi, soprattutto perché non vi è una narrazione molto elaborata o complessa, che non sembra voler offrire molto, ma più un'evoluzione costante dei due protagonisti. Infatti, i primi episodi sono estremamente statici e simili tra di loro, senza voler puntare troppo in alto: oltre alla ricerca di persone dotate di poteri, vengono presentati tutti gli studenti del consiglio, e nasce un rapporto d'amicizia tra loro ed uno ancora più stretto tra Yu e Nao, tanto differenti quanto simili, con una buona analisi psicologica, arricchita da un accurato background. Unica aggravante è una comicità eccessiva, a tratti anche demenziale, che a lungo andare potrebbe venire a noia. Il tutto cambia improvvisamente una volta giunti a circa metà stagione, a seguito di un evento che sconvolgerà drasticamente anche i personaggi, sebbene l'ordito continui ad essere solo una semplice base di partenza. Nella seconda parte, infatti, Charlotte diventa maturo: con il consolidarsi del rapporto tra i due protagonisti vi è un'indagine più approfondita sul loro lato umano, ma appaiono anche altre figure che arricchiscono il cast; questo mutamento riesce a sorprendere anche con la presenza di alcune situazioni commoventi, sebbene limitate a singole puntate. Allo stesso modo anche la comicità diventa meno persistente: ora cerca solo di strappare un sorriso amaro, per alleggerire la tensione creatasi con il tono tragico assunto. Inoltre, negli ultimi episodi vi è un tentativo da parte degli autori di dare una parvenza di trama, con un susseguirsi di eventi incalzanti, ma il risultato ottenuto ci è sembrato troppo affrettato: viene usato un escamotage senza mordente per giungere rapidamente alla conclusione, sebbene sia gradevole, esaustiva, e in sintonia con il ritmo assunto nelle seconda fase. Tutto questo è aggravato anche dalla presenza di personaggi interessanti, ma poco sfruttati: sebbene questo improvviso cambio di rotta sia molto apprezzabile a livello narrativo, non si può dire che ci sia stata una cura maggiore nella strutturazione dei comprimari. Infatti, se da un lato impariamo a conoscere ogni aspetto dei due protagonisti, riuscendo comunque a divenire più partecipi del loro rapporto, seppur parzialmente.

Gli altri, invece, sono mal caratterizzati, al punto da essere poco rimarchevoli nel complesso: su alcuni di loro non ci vengono date le informazioni necessarie per riuscire a farceli apprezzare quanto basta; in altre situazioni, invece, ci viene detto solo lo stretto indispensabile, non potendoli ammirare appieno, per quanto tutti sembrano ricoprire ruoli rimarchevoli, chi più, chi meno. L'ideale sarebbe stato dilatare la durata della serie o dedicare qualche episodio in più per dare il giusto spazio a tutti i presenti, rendendola in qualche modo corale, soprattutto perché tutti sembrano aver subito un forte trauma, riuscendo a farci apprezzare al meglio il lavoro. Tematiche ricorrenti sono la paura di ciò che è diverso e volerlo studiare sotto ogni aspetto, a qualunque costo, accanto alla differenza tra chi sia effettivamente il mostro, se lo scienziato o il possessore di poteri; ma non sono del tutto originali, in quanto negli anni sono state sfruttate anche da altre produzioni e oramai non riescono a dare più l'effetto desiderato, se non in rari casi. Tuttavia, sebbene tali temi rappresentino una parte fondamentale della sceneggiatura, la loro presenza è poco insistente, al punto da non sentirne effettivamente il peso; questo perché si cerca di concentrare l'attenzione prevalentemente sulle difficoltà di adolescenti accomunati da un passato non facile, aggravate dalla presenza di poteri, sul dubbio utilizzo di essi, e sul desiderio di vivere in tranquillità.

Anche la componente artistica, in un certo qual modo, risente di questo improvviso cambio di rotta intrapreso: nella prima fase viene usato uno stile caratterizzato da un'immagine luminosa e da lievi ed impercettibili espressioni deformate, che riescono a mettere in risalto i momenti più goliardici e nonsense. Nella seconda, invece, viene utilizzata una fotografia più sporca, cupa, che evidenzia meglio la drammaticità di alcune situazioni e mostra i toni maturi che la serie è riuscita ad assumere. Il character design, è l'unica componente che non ci ha convinto appieno, sebbene i disegni siano pienamente apprezzabili: non siamo riusciti a trovare nulla d'innovativo, che si differenziasse da altri lavori simili, dando l'idea di uno stile troppo semplice e statico. Riteniamo tuttavia che questo non deve essere per forza un contro; anzi potrebbe vertere a favore, in quanto i protagonisti sono dei ragazzi comuni che cercano di condurre una vita tranquilla, e l'utilizzo di un design sobrio è ideale per esprimere la "normalità", senza eccessivi tratti distintivi, se non in specifici frangenti, come quello psicologico. Unico cambiamento a cui si assiste è nella puntata di chiusura, in cui le decisioni che prende Yu ne influenzano anche il design, mutandolo drasticamente.

Charlotte (anime) Charlotte è una serie non facile da apprezzare nella sua omogeneità, perché non regala nulla che non sia già stato visto e con una narrazione non molto convincente, che è solo una buona base di partenza, ma non sfrutta tutte le sue potenzialità. Eppure l’interazione tra i protagonisti e la loro evoluzione in base agli eventi è interessante, al punto da incuriosire su quale sorpresa potrebbe avere in serbo il finale, che lascia ben poche speranze per un eventuale sequel. Se gli autori avessero concentrato di più le loro forze su una migliore costruzione dei vari comprimari e sulla resa grafica, che non ha né alti né bassi, il risultato finale sarebbe stato molto più convincente.

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