Cinzia: Recensione della graphic novel di Leo Ortolani, spinoff di Rat-Man

Presentato in anteprima a Lucca Comics & Games 2018, il nuovo fumetto di Leo Ortolani è la graphic novel che non dovreste perdervi per nessun motivo.

recensione Cinzia: Recensione della graphic novel di Leo Ortolani, spinoff di Rat-Man
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Era il 1990 quando Leo Ortolani esordiva per la prima volta con il suo Rat-Man nella collana Spot di Comic Art. Di Rat Man si è già dettoil possibile, e forse anche di più, complice il fatto che stiamo parlando di uno dei personaggi più iconici del fumetto italiano contemporaneo. 124 albi della serie Rat-Man Collection, ristampati, dal 1997 ad oggi, in ogni formato possibile (Tutto Rat-Man, il Rat-Man gigante, i color special...), ma anche la parodia dei prodotti del cinema e della televisione, addirittura del fumetto stesso (Il grande Ratolik) e un'infinità di opere che pur riprendendo gli stilemi del Ratverso (si può dire?) si collocano al di fuori di esso, come opere autonome. Ma nel 1990 Rat-Man non era l'unico personaggio ad esordire tra le vignette di Ortolani: sullo sfondo, in punta di piedi, faceva la sua comparsa anche il postino Paul, proprio quello che consegna al ratto una copia di un certo magazine chiamato TOPOLINO. Rat-Man trovò così il simbolo che stava cercando, diventando il goffo paladino della giustizia che abbiamo imparato ad amare. Anche Paul capì qualcosa di più sulla sua vita diventando, a partire da quel giorno, Cinzia , la lucciola della quinta strada. Protagonista della nuova, sontuosa opera dello storico autore di Rat-Man: distribuita sui nostri scaffali da BAO Publishing, Cinzia è a tutti gli effetti una graphic novel che non dovreste perdervi per alcun motivo al mondo.

Da comparsa a protagonista

Doveva essere semplicemente una comparsa, un personaggio usa e getta utile giusto come pretesto per una divertente gag. Ma si sa, le prime donne sono fatte così, non le si può relegare in secondo piano perché hanno una naturale propensione a prendersi le luci dei riflettori tutte per se. E questo è ancora più vero quando parliamo di prime donne che vestono tanga leopardato ed hanno una marcia in più... lunga alcuni centimetri. "Ma questa è un'altra storia", sentenziava Ortolani nella chiosa della tavola che presentava la metamorfosi da Paul a Cinzia. Un'altra storia che non poteva non essere raccontata ed approfondita. Così Cinzia, il transessuale platinato e perdutamente perso in un amore non ricambiato per Rat-Man, finisce per diventare membro del cast fisso, come personaggio ricorrente, carismatico, protagonista di alcune delle gag più divertenti della serie, nonché ovviamente uno dei più amati dal pubblico. Oggi quella storia, ad un anno dalla chiusura della saga di Rat-Man, si è meritata una graphic novel tutta per se. Edita da BAO Publishing, "Cinzia" è il primo esperimento di Ortolani nel campo dei "romanzi a fumetti". E siccome non amiamo la suspense, ve lo diciamo già ora: Cinzia non solo è una scommessa ampiamente vinta da Leo, ma è pure uno dei suoi lavori più maturi e belli di sempre. E parlando di un autore che sotto la soglia della mediocrità non c'è mai sceso, e che tendenzialmente non sbaglia mai un colpo. Insomma, potete capire da soli il valore di questa affermazione.
In Cinzia scopriamo più da vicino cosa significhi indossare i panni leopardati della transessuale platinata. Panni che hanno un peso non indifferente. Vediamo la sua quotidianità, fatta di colloqui infruttuosi, dove le viene rinfacciata di essere una transessuale, viaggi nella metro sempre sotto gli sguardi di disapprovazione della gente, le riunioni del grottesco club LGBTQSW - la SW sta per chi è Star Wars-sessuale- l'improbabile Sessione d'esame per la riassegnazione del genere, con l'identità sessuale ridotta ad un fatto burocratico (cosa non lo è, in Italia) e le chiacchierate con Tamara: la coinquilina, anche lei transessuale, che fa la camgirl per guadagnarsi da vivere e che forse è l'unica vera amica di Cinzia.

E da buona amica, è compito suo quello di consolarla dopo le delusioni, e di riportarla con i piedi per terra ogni qualvolta si perdE nelle sue fantasie di una felicità che è destinata a non poter avere. E in Cinzia, ovviamente, si parla anche di un amore impossibile, di quelli che sembra destinato a non poter essere corrisposto. Non per Rat-Man questa volta: il ratto non compare mai nelle oltre 200 pagine della graphic novel, nemmeno per un breve cameo, o per una citazione fugace. Del resto è questa "l'altra storia" a cui Ortolani faceva riferimento nel primo albo della sua serie principale, un racconto con protagonisti e vicende che hanno vita propria. Questa volta gli occhi di Cinzia finiscono sull'affascinante Thomas, membro dell'organizzazione Natura & Famiglia. Un movimento a cui i transessuali non piacciono proprio per nulla - ma nemmeno gli OGM, a dirla tutta. Ovviamente, per scoraggiare Cinzia Otherside ci vuole davvero ben altro, e la nostra transessuale decide di dare il tutto per tutto, nonostante l'amore per un omofobo tradizionalista sembri proprio destinato a portare all'ennesima distruttiva delusione.
E non è forse la vita a volerci sempre delusi, e mai all'altezza? Complice l'obbligo di inseguire e assecondare una normalità che - a chi più e a chi meno - ci sta stretti, e forse, dopotutto, non esiste nemmeno? Mera finzione. Ma una finzione che fa danni seri, e genera una sofferenza verissima.

Accettare e accettarsi

Ma a chi parla, dunque, Cinzia? Viene facile e spontaneo pensare che, in una certa misura, si rivolga a tutti noi, a chi nella propria vita si è sentito anche solo per una volta "una macchia", un outsider mai veramente al proprio posto, ma sempre diverso e destinato alla solitudine e alla infelicità - come del resto enfatizza Licia Troisi nella sua bella prefazione alla graphic novel. Certo, c'è sicuramente del vero, ma è anche indubbio che quella dei transessuali sia una comunità che vive una condizione di rara sofferenza, in una lotta continua con pregiudizi della società duri a morire, se non invincibili, con l'ansia costante di vedersi sottratti anche quei pochi traguardi che si è riusciti a ottenere con fatica(come del resto avviene negli USA), con gli sguardi di sprezzo delle persone, in ogni luogo e in ogni momento della propria quotidianità. È anche lo specchio riflesso di una lotta che avviene persino con se stessi, con i propri dubbi, le incertezze e le paure.

Cose che la persona comune, per grazia divina, non ha mai sperimentato e può solo faticare ad immaginare. Così, forse, pretendere di fare di Cinzia un'opera universale pare addirittura poco rispettoso, se non proprio ingiusto, e allora è proprio il caso di dire che questa è una graphic novel che ha per protagonista esclusivo la comunità dei transessuali, ed è bella per questo. Ed è rivoluzionaria per questo. Almeno per due motivi: in primo luogo perché forse parliamo della comunità più sottorappresentata dai prodotti di finzione nel senso più ampio (cinema, letteratura, games...): sorprende e fa piacere, quindi, che sia proprio un fumetto comico a riuscire in un'operazione tanto delicata quanto riuscita e convincente; in secondo luogo perché Cinzia, così facendo, si fa manifesto delle strade illimitate del fumetto, come medium maturo e capace di raccontare con rispetto, ma anche con tanta affettuosa leggerezza, realtà così delicate e complesse. Non vogliamo essere fraintesi, però: con Cinzia, come in tutte le opere di Leo Ortolani, si ride di gusto. Sempre che questo fosse un concetto di cui si necessitava di ulteriore prova.

Cinzia É un prodotto strano Cinzia, perché è evidente che le questioni che tratta abbiano il peso di un macigno. Eppure, se al lettore arriva una certa malinconia e sorge spontanea una empatia nuova e inedita nei confronti di un personaggio che era abituato a vedere da una prospettiva ben diversa, le oltre 230 pagine della graphic novel di Leo Ortolani scorrono facilmente, quasi senza dare l'idea di star leggendo un'opera impegnativa - nonostante lo sia, senza ombra di dubbio. Non c'è trucco nell'opera, ma solo l'autentica magia di Ortolani, che riesce a dare il peso di una piuma a temi come la discriminazione, l'identità di genere e il desiderio di essere accettati. È un'opera che sceglie un tema complicato, dal fortissimo valore sociale, ma che non scade mai nello stucchevole (oggi si direbbe buonista), complice il classico umorismo a cui Ortolani ci ha abituato, con battute ora incredibilmente taglienti e raffinate, poi politicamente scorrette, e infine demenziali. C'è spazio anche per delle vere e proprie sequenze musicali con banda, comparse danzanti e ritornelli a fare da verso al mondo dei musical. Nelle pagine di Cinzia si assiste ad un loop continuo di schiaffi in faccia e riscatto, con una protagonista che nonostante tutto non finisce mai per perdere l'orgoglio per ciò che è veramente. Il messaggio finale è positivo, un'ode all'indipendenza e alla consapevolezza di sé.

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