City Hunter Private Eyes Recensione: il ritorno di Ryo Saeba su Prime Video

City Hunter: Shinjuku Private Eyes è il più recente film d'animazione dedicato alle avventure del celebre sweeper Ryo Saeba. Ecco la nostra recensione.

recensione City Hunter Private Eyes Recensione: il ritorno di Ryo Saeba su Prime Video
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Chi era adolescente o già adulto a fine anni '90 si ricorderà sicuramente l'anime City Hunter, trasmesso sui canali televisivi Italia 7 e Junior TV. Trasposizione in 140 episodi, suddivisi in quattro stagioni, del celebre manga dell'autore Tsukasa Hojo serializzato sulla rivista Weekly Shonen Jump, la serie è stata una di quelle di maggior successo dell'animazione giapponese in quel periodo, in patria come all'estero.

A venti anni di distanza dall'ultimo prodotto del franchise - se si esclude il successivo manga spin-off Angel Heart - ovvero lo special televisivo Arrestate Ryo Saeba!, nel 2019 esce nei cinema giapponesi City Hunter: Shinjuku Private Eyes, il secondo film tratto dalla serie che trasporta i suoi personaggi nel nuovo millennio.

City Hunter: Shinjuku Private Eyes è una delle ultime aggiunte al catalogo anime di Amazon Prime Video nel nostro paese, dove è disponibile doppiato in italiano e in originale con sottotitoli. Ecco la nostra recensione di una pellicola che si può definire come una riuscita, ma non impeccabile, operazione nostalgia per tutti i fan di Ryo Saeba e soci.

Dove eravamo rimasti?

Il film vede il ritorno di gran parte dello staff della serie animata, come lo studio Sunrise e il regista Kenji Kodama, mentre la sceneggiatura è realizzata da Yoichi Kato sul soggetto di Tsukasa Hojo. Annunciato da Aniplex nel marzo del 2018 e rilasciato nelle sale giapponesi a partire dall'8 febbraio 2019, City Hunter: Shinjuku Private Eyes arriva nello stesso anno in Italia, distribuito da Dynit e Nexo Digital come evento speciale al cinema dal 2 al 4 settembre. La pellicola riprende lo stesso contesto del manga, ambientandolo nella moderna Tokyo. Ritroviamo perciò la mitica coppia di protagonisti, lo sweeper Ryo Saeba - abile combattente, tiratore infallibile e con un debole per tutte le donne - e la sua bella e combattiva partner Kaori Makimura, assieme a tutti i comprimari: il gigante gentile Umibozu (noto anche come Falcon), la sua compagna Miki, e l'affascinante detective Saeko Nogami.

Compaiono inoltre, per la prima volta nella storia di City Hunter, le tre sorelle Kisugi, altrimenti note come le protagoniste dell'altro celebre manga di Tsukasa Hojo Occhi di Gatto. La loro apparizione è tuttavia molto ridotta ed è perciò considerabile più come un cameo che come un ruolo vero e proprio.

La storia di Shinjuku Private Eyes ha inizio quando Ryo e Kaori decidono di accettare la richiesta di protezione della giovane modella Ai Shindo, presa di mira da loschi figuri per motivi a lei sconosciuti. Presto la coppia scoprirà che la ragazza nasconde un segreto, in maniera inconsapevole, legato a suo padre e alla realizzazione di un sistema di armamenti chiamato Moebius, in cui sono coinvolti un pericoloso signore della guerra e il ricco proprietario di una multinazionale Shinji Mikuni, vecchia conoscenza di Kaori.

Guerra e belle ragazze a Shinjuku

Queste sono le premesse di una trama semplicissima e lineare che funge da mero pretesto per raccontare una nuova storia dell'universo di City Hunter ambientata ai giorni nostri. Shinjuku Private Eyes e i suoi quasi 100 minuti hanno infatti una duplice natura: quella di operazione nostalgia abbastanza evidente per i fan di vecchia data, probabilmente il pubblico principale a cui è rivolta la pellicola, e al tempo stesso quella di espansione verso le nuove leve, che possono così recuperare la serie animata e il manga originali dopo aver portato a termine la visione. Dal primo punto di vista City Hunter: Shinjuku Private Eyes colpisce sicuramente il bersaglio, anche se non in pieno centro. Il film è infatti moderno nella sua ambientazione e nella resa grafica, ma la sua anima è quella di un prodotto degli anni '80, e sembra di assistere a un episodio allungato dell'anime come se quest'ultimo non si fosse mai concluso.

Oltre a ritrovare tutti i luoghi familiari, nessuno dei personaggi viene infatti snaturato e si comporta esattamente come nell'opera originale. Il protagonista Ryo non perde occasione per fare il cascamorto non appena vede una bella ragazza, con Kaori sempre pronta a punirlo con i suoi giganteschi martelli da 100 e 250 tonnellate, ma nei momenti importanti svolge il suo lavoro in maniera impeccabile mettendo in mostra le sue eccellenti doti di combattimento.

Tutto questo dà vita a un film godibile che non si prende mai sul serio per la sua intera durata e che farà felici tutti gli appassionati di lungo corso dell'opera di Tsukasa Hojo. Al tempo stesso, tuttavia, quello svolto da Sunrise e dallo staff del film è assimilabile a un compitino, a un tentativo di resuscitare e ammodernare City Hunter attuato con il minimo sforzo. Se infatti alcuni elementi, come quelli più action e seri, funzionano molto bene, altrettanto non si può dire della comicità e in particolare delle scenette che coinvolgono Ryo e Kaori, che diventano presto ripetitive e fuori tempo massimo.

Oltre a ciò, Shinjuku Private Eyes risulta fin troppo banale nella narrazione, che prosegue senza particolari sussulti e colpi di scena verso un finale prevedibile e che viene penalizzata da un antagonista deludente. Chi ha amato il lato più leggero e senza fronzoli dell'anime (o del manga) si troverà a casa, ma l'opera di Hojo ha saputo dare vita anche a sequenze di grande impatto emotivo ed era lecito aspettarsi qualcosa di più dal lungometraggio.

L'unico personaggio davvero interessante è la new entry Ai Shindo, a cui sono dedicati i pochi momenti introspettivi del film, mentre la relazione fra Ryo e Kaori non viene approfondita a dovere, nonostante le premesse che introducono il terzo incomodo rappresentato da Shinji Mikuni.

Sweeper in alta definizione

Come abbiamo preannunciato, il principale aspetto dell'opera di ammodernamento attuata da City Hunter: Shinjuku Private Eyes è sicuramente quello grafico. Da questo punto di vista il lavoro dello studio Sunrise è di pregevole fattura, e regala al film un look moderno e attuale ma senza tradire in alcun modo lo spirito originale della serie.

I disegni e le animazioni risultano buoni ma non eccellenti, con soprattutto le seconde che avrebbero potuto (e dovuto) essere più incisive nelle adrenaliniche sequenze finali, trattandosi di una produzione cinematografica libera dagli stringenti vincoli di quelle televisive.

Il nuovo character design, curato da Kumiko Takahashi e Yoshihito Hishinuma sotto la direzione artistica di Hiroshi Kato, aderisce ai nuovi canoni e non fa rimpiangere troppo quello, indimenticabile, dell'anime originale, anche se una buona fetta dei fan di lunga data potrebbe impiegare del tempo a digerirlo per bene.

Si poteva fare tuttavia qualcosa di meglio per le tre sorelle Kisugi, il cui aspetto fisico sembra quasi una pallida imitazione dell'incredibile fascino della storica serie animata, come se la loro presenza, inizialmente non prevista, fosse stata aggiunta successivamente in ottica fanservice.

Oltre allo studio d'animazione e al relativo staff, City Hunter: Shinjuku Private Eyes vede anche il ritorno delle voci originali giapponesi di Ryo, Kaori, Umibozu, Miki e Saeko. Nei panni del protagonista ritroviamo perciò il leggendario doppiatore Akira Kamiya, veterano dell'industria che ha prestato la sua voce a serie e personaggi indimenticabili come Kenshiro, o Shutaro Mendo di Lamù.

Una scelta anche questa rivolta alla continuità e ai nostalgici, ma che all'atto pratico si rivela infelice in quanto la differenza di età fra il timbro di Kamiya, ormai anziano, e l'aspetto fisico immutato di Ryo Saeba crea un effetto straniante. Un problema che affligge, in misura minore, anche la doppiatrice di Kaori Kazue Ikura, e che è invece assente nel buonissimo doppiaggio italiano come da tradizione dell'editore Dynit.

Ultima, ma importante nota: su Prime Video non è presente la versione italiana della sigla finale Get Wild cantata da Stefano Bersola - eseguita durante i titoli di coda - presente invece nell'edizione home video e proiettata al cinema. Al suo posto si può ascoltare l'originale giapponese del gruppo TM Network, storica ending della serie animata.

City Hunter the Movie: Shinjuku Private Eyes City Hunter: Shinjuku Private Eyes è una riuscita operazione nostalgia volta a riproporre lo spirito e l’atmosfera dell’opera originale di Tsukasa Hojo in un contesto moderno, rivolta principalmente ai fan di lungo corso ma in grado di essere appetibile anche per le nuove leve, che possono così scoprire una serie che ha fatto la storia dello shonen manga negli anni ’80 e ’90. La seconda iterazione cinematografica del franchise è un film leggero e godibile, perfetto per una serata di relax e per rivivere le peripezie della mitica coppia Ryo-Kaori, ma che rappresenta un compito senza infamia e senza lode che pecca nella mancanza di coraggio e nella riproposizione pedissequa di una comicità che non risulta invecchiata proprio bene. Ciò nonostante ci sentiamo di consigliarlo senza riserve a tutti gli amanti della serie originale, che si sentiranno subito a casa, e a tutti quelli che apprezzano gli anime d’azione.

6.7