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Cyberpunk Edgerunners recensione: su Netflix l'essenza più pura di Trigger

Il catalogo di Netflix accoglie Cyberpunk: Edgerunners, serie animata ambientata nell'universo del videogioco e realizzata dallo studio Trigger.

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Le ambizioni dello sviluppatore CD Projekt Red hanno portato Cyberpunk 2077 a diventare un franchise ampio e variegato, con titoli rilasciati su differenti media (fumetti, libri illustrati, etc.) che espandono il mondo del videogioco, a sua volta basato sul celebre board game ideato da Mike Pondsmith. La sorte di quest'ultimo, diventato uno dei lanci più criticati e controversi della recente storia videoludica, non ha avuto conseguenze (perlomeno apparenti) su questi progetti paralleli. Oggi gli appassionati possono finalmente mettere le mani sul più promettente di tutti, poiché sono stati rilasciati su Netflix i 10 episodi che compongono Cyberpunk: Edgerunners, serie animata spinoff del titolo principale realizzata dallo studio giapponese Trigger.

Abbiamo visto tutti gli episodi in anteprima e siamo pronti a darvi il nostro giudizio su un anime adrenalinico e fracassone che coniuga il fascino del cyberpunk all'estetica esagerata e sopra le righe tipica dei lavori dello studio di Hiroyuki Imaishi e soci. Buona lettura!

Sopravvivere a Night City

Ad aver attirato l'attenzione di pubblico e critica sin dall'annuncio di Cyberpunk: Edgerunners nel giugno 2020 non è stato solamente il fatto che Cyberpunk 2077 avrebbe ricevuto anche un adattamento in forma animata, bensì lo studio e lo staff scelti da CD Projekt Red per dare vita a questo progetto.

Come ormai infatti sapete, Cyberpunk: Edgerunners porta la firma di Trigger, celebre studio d'animazione salito alla ribalta nell'ultimo decennio per il suo stile unico e inconfondibile, in particolare grazie a titoli diretti da Hiroyuki Imaishi come Kill la Kill e Promare (recuperate il nostro speciale sui 5 migliori anime dello studio Trigger se volete saperne di più). E proprio Imaishi torna in veste di regista per questa serie, assieme ai suoi storici collaboratori Masahiko Otsuka, autore della sceneggiatura assieme a Yoshiki Usa, e Yoh Yoshinari, responsabile del character design. A completare questo vero e proprio dream team di talenti dell'industria dell'intrattenimento giapponese troviamo alla colonna sonora il compositore Akira Yamaoka, la mente dietro alle indimenticabili musiche dei videogiochi della serie Silent Hill. Oltre alla sua anima più squisitamente giapponese, Cyberpunk: Edgerunners rappresenta uno dei casi più emblematici della crescente internazionalizzazione degli anime promossa da Netflix in questi ultimi anni. Al di là della produzione, curata da CD Projekt Red stessa e in particolare da Rafal Jaki (autore del manga The Witcher: Ronin), l'idea per la storia viene da Bartosz Sztybor, sceneggiatore in forza allo studio di sviluppo polacco.

Quest'ultima, ambientata proprio nella Night City che i fan del videogioco conoscono molto bene, una metropoli futuristica a metà tra Tokyo e Los Angeles dominata dalle corporazioni e dalla pervasività degli innesti cibernetici, vede come protagonista il giovane David Martinez, un ragazzo che vive nei bassifondi della città assieme alla madre Gloria. David è uno studente modello ma abbastanza problematico all'Accademia Arasaka, dove è stato ammesso grazie ai duri sacrifici del suo unico genitore, e per questo motivo viene bullizzato dai compagni di classe più ricchi.

Un giorno, a causa di un incidente fatale dovuto a uno scontro tra bande, la madre di David perde la vita e il ragazzo si ritrova improvvisamente da solo. Senza più certezze, David decide d'impulso di farsi installare da un suo amico spacciatore un Sandevistan di grado militare, un innesto in grado di potenziare enormemente la sua velocità e la sua forza fisica, grazie al quale si fa notare da Lucy, una misteriosa e affascinante ladra che lo introduce nel mondo del crimine. Inizia così per David una nuova vita in una banda di cyberpunk al soldo delle corporazioni, capitanata dall'energumeno Maine.

Potenziale non sfruttato

In molti sono rimasti scettici alla notizia che uno studio d'animazione dall'impronta creativa così forte e riconoscibile avrebbe fatto prendere vita all'estetica spiccatamente futuristica e ormai ben delineata del videogioco di CD Projekt Red e, prima ancora, del board game ideato da Mike Pondsmith.

Ebbene, dopo aver visto i 10 episodi (di durata standard) che compongono la serie, possiamo confermare le ottime sensazioni descritte nella nostra precedente anteprima di Cyberpunk: Edgerunners. La fusione tra Cyberpunk 2077 e Trigger funziona a meraviglia, dando vita a un prodotto di puro intrattenimento che porta sullo schermo le peculiarità di entrambe le sue componenti, in un perfetto equilibrio che non vede l'una oscurare l'altra e viceversa. Come ci si poteva aspettare dal percorso produttivo avvenuto a stretto contatto con la casa madre polacca, in Cyberpunk: Edgerunners la magnifica Night City e la sua atmosfera - per l'appunto - cyberpunk vengono trasposte alla perfezione, e i fan dei prodotti originali si troveranno subito a casa divertendosi a cogliere i numerosi riferimenti come le corporazioni (Arasaka e Militech), le fazioni in gioco, gli innesti e molti altri elementi che rendono unico e affascinante il contesto in cui hanno luogo le vicende. Per non parlare di alcune ambientazioni e inquadrature che sono delle repliche perfette delle rispettive controparti videoludiche. E dato il legame con le opere da cui trae origine, in molti potrebbero chiedersi se la visione di Cyberpunk: Edgerunners richiede la conoscenza pregressa del videogioco oppure del gioco da tavolo. La risposta che vi diamo è: sostanzialmente no.

Trattandosi di una storia a parte, slegata dalle vicende del mercenario V e di altri personaggi del suo vasto universo multimediale, l'anime di Trigger può essere goduto senza particolari problemi anche da chi non si è mai approcciato prima d'ora al franchise.

Gli elementi necessari per poter contestualizzare gli eventi narrati vengono infatti introdotti e spiegati in modo fluido nel corso degli episodi, tuttavia non sempre la sceneggiatura li approfondisce a dovere ed è per questo motivo che riteniamo che la serie verrà maggiormente apprezzata da chi è già familiare con le precedenti iterazioni di Cyberpunk.

In generale, è proprio l'apparato narrativo a rappresentare l'anello più debole di una produzione che non riesce a sfruttare il suo grande potenziale.

Se infatti i primi cinque episodi possiedono un ritmo e una presentazione degli eventi semplicemente impeccabili, immergendo lo spettatore in un grande e adrenalinico giocattolone che si colloca tra le proposte d'animazione più riuscite del catalogo Netflix nel 2022, la seconda metà di Cyberpunk: Edgerunners non riesce a reggere le aspettative a causa di sviluppi affrettati e confusionari, guidati da quelli che rappresentano a tutti gli effetti dei deus ex machina e che terminano con un finale di sicuro impatto, ma troppo brusco e sbrigativo. Abbiamo avuto ancora una volta l'impressione, ormai quasi una costante di molte produzioni esclusive della piattaforma, che un numero maggiore di episodi avrebbe permesso di dare il giusto spazio a tutti gli interessanti aspetti introdotti nella storia.

Luci e ombre anche per quanto riguarda i personaggi. Se il protagonista David è convincente nella sua evoluzione e caratterizzazione, così come il suo mentore Maine, altrettanto non si può dire di personaggi come Kiwi e Rebecca, che risultano troppo abbozzati e superficiali (in particolare la prima, visto il suo ruolo fondamentale nella trama).

Lo stesso vale per la co-protagonista, la tenace e affascinante Lucy, che per design e presenza su schermo si colloca di diritto tra i migliori personaggi mai apparsi in un anime dello studio Trigger, ma che purtroppo viene messa in ombra proprio nelle battute finali della storia a causa di scelte narrative che non ci hanno convinto.

Un nome, una garanzia

Dove invece è difficile muovere critiche, inutile dirlo, è verso il comparto tecnico, che rappresenta l'essenza più pura delle produzioni di Trigger - e di quelle dirette da Imaishi nello specifico - perfettamente al servizio del mondo creato da CD Projekt Red e Mike Pondsmith.

Il connubio cyberpunk - animazone giapponese ha sempre dato ottimi frutti (pensiamo ad Akira o alla saga di Ghost in the Shell) e, pur non rivoluzionando nulla, possiamo affermare tranquillamente che Cyberpunk: Edgerunners entra di diritto tra i migliori esponenti moderni di questo genere. Trigger si dimostra ancora una volta un'azienda maestra nel saper gestire in modo ottimale le proprie risorse, e lo si può notare grazie al lavoro svolto con le animazioni, che alterna in modo sapiente sequenze con movimenti estremamente ridotti, ai limiti della staticità, ad altre dove l'essenza più tamarra e action della serie esplode in tutta la sua follia. Segnaliamo inoltre una discreta dose di violenza, comunque molto sopra le righe e per questo motivo non disturbante, e la presenza di contenuti vietati ai minori di 18 anni (anche qui, nulla di particolarmente esagerato).

I disegni spesso volutamente grotteschi e il character design del maestro Yoh Yoshinari si mantengono di ottima qualità per l'intera durata, e completano il pacchetto una regia virtuosa e una palette cromatica dominata da colori accesi e sgargianti (giallo e viola in primis), che potrebbe spiazzare a un primo impatto i neofiti dello stile di Trigger.

Esattamente come il comparto grafico, anche la colonna sonora di Akira Yamaoka si pone tra gli aspetti più riusciti di Cyberpunk Edgerunners. Caratterizzata da melodie prevalentemente incalzanti e adrenaliniche, ma anche delicata e introspettiva quando la narrazione lo richiede, e in costante bilico tra brani strumentali e pezzi cantati, l'OST fa il suo sporco lavoro dando un contributo decisivo al risultato finale.

L'internazionalità della produzione si manifesta anche in questo ambito, infatti la psichedelica e sgargiante sigla di apertura è accompagnata dalla canzone This Fffire della band indie rock scozzese Franz Ferdinand, proveniente dal loro album di debutto del 2004. Un genere che di primo acchito potrebbe sembrare inadatto alle atmosfere scifi della serie, ma che si abbina sorprendente bene alle immagini che compaiono su schermo.

Di ottima fattura il doppiaggio giapponese, che vede la partecipazione di nomi celebri come Aoi Yuki (Lucy) e Kenjiro Tsuda, anche se quest'ultimo è un po' sprecato in un personaggio che compare pochissimo, mentre è buono ma non eccezionale quello italiano, a causa di alcune voci inadatte o che si assomigliano tra loro. Se invece avete voglia di gustarvi quello inglese, sappiate che nel cast troverete anche il mitico Giancarlo Esposito (Gus Fring di Breaking Bad), nei panni del losco Faraday.

Cyberpunk: Edgerunners Cyberpunk: Edgerunners è esattamente quello che tutti si aspettavano dalla collaborazione tra CD Projekt Red e Trigger. Un cartone animato folle, divertente, intenso e adrenalinico che traspone nel mondo squisitamente cyberpunk ideato dallo studio polacco tutto lo stile delle produzioni di Imaishi e compagnia, dando vita a un prodotto di puro intrattenimento che si colloca tra le proposte più interessanti del connubio Netflix - anime in questi ultimi mesi. Sfortunatamente è difficile nascondere il disappunto per un impianto narrativo che, dopo una prima metà pressoché perfetta, spreca il suo potenziale in un secondo atto troppo abbozzato e confusionario. I fan di Trigger e del videogioco si troveranno immediatamente a casa, gli altri è meglio che si approccino a Cyberpunk: Edgerunners consapevoli dei suoi limiti.

7.5