Netflix

Cyborg 009: Call of Justice, Recensione dell'anime disponibile su Netflix

Gli iconici cyborg creati dal maestro Shotaro Ishinomori tornano per una nuova avventura, purtroppo priva di guizzi creativi degni di nota.

recensione Cyborg 009: Call of Justice, Recensione dell'anime disponibile su Netflix
Articolo a cura di

Cyborg 009 è un manga creato nel 1964 da Shotaro Ishinomori, autore giapponese di grande successo che ha saputo districarsi abilmente tra vari media, spaziando dal fumetto alla tv.
Oltre ad aver realizzato altri manga cult come Ryu, il ragazzo delle caverne, Ishinomori è anche l'autore della celebre serie tv live action Kamen Raider, che nel tempo ha generato numerosi seguiti tra cui il celebre Kamen Rider Black RX (in Italia noto con il nome di Masked Rider).

Nel 2016, la casa di produzione Toho ha deciso di pubblicare una nuova trilogia animata dedicata alla serie Cyborg 009, a cura degli studi d'animazione OLM Digital e Signal.MD, che Netflix ha distribuito nel 2017 sotto forma di 12 episodi.
L'opera, andando a ripescare gli storici personaggi del 1964, ha provato a svecchiare la serie originale, cercando il più possibile di puntare sull'innovazione, con risultati però tutt'altro che soddisfacenti.

In cerca di risposte

La serie Cyborg 009: Call of Justice, non è da considerarsi un remake, piuttosto un sequel della serie originale, che in Italia è stata trasmessa solo per poco tempo. Il primo episodio dell'opera, tramite un breve riassunto, riesce in modo abbastanza esaustivo a spiegare quanto avvenuto in precedenza.

Veniamo così a conoscenza del fatto che il professor Gilmore, un abilissimo scienziato, in passato ha aiutato nove cyborg a ribellarsi alla loro stessa organizzazione, la Black Ghost, intenzionata a portare caos nel mondo.
Nella prima puntata della nuova serie, in cui ritroviamo tutti e nove i cyborg immersi in un clima di apparente tranquillità, la giornalista Lucy Davenport li avvisa di una nuova minaccia in arrivo: quella dei Consacrati.

Questi ultimi sono degli individui all'apparenza immortali le cui intenzioni non sono del tutto chiare, anche se non passa molto tempo prima che i protagonisti inizino a scontrarsi proprio con uno di loro.
Nonostante infatti l'indole pacifica di Joe Shimamura, il protagonista delle vicende che vuole evitare a tutti i costi di ricorrere alla violenza, alla fine tutti i cyborg si ritrovano a combattere contro i Consacrati, che si rivelano dei temibili avversari.

La serie, almeno per la prima metà, adotta una struttura narrativa abbastanza scontata e a tratti monotona, dato che ogni episodio sembra perdere di vista la struttura orizzontale della narrazione concentrandosi su eventi autoconclusivi.
I cyborg sono quindi costretti a fare affidamento a tutti i loro poteri per sconfiggere le minacce che si trovano di fronte, anche se purtroppo nessuno scontro riesce a essere avvincente per via di un ritmo blando anche durante le sequenze action.
I nove protagonisti, pur disponendo ognuno di numerose abilità uniche che vanno dalla velocità supersonica ai poteri telepatici, non sembrano mai agire davvero in sintonia, prediligendo invece attacchi singoli che mal si sposano con la natura corale della serie.
Alcuni membri del team, infatti, risultano a tratti superflui, come nel caso della cyborg 003 Françoise Arnoul, spesso relegata al ruolo di damigella in pericolo, incapace di supportare al meglio la squadra.

Esprimi un desiderio

Nella seconda metà dell'opera, il ritmo cambia leggermente, dato che l'azione non riveste più un ruolo primario durante gli episodi.
I protagonisti si ritrovano così a fare i conti con la loro natura di cyborg, come nell'episodio in cui, parlando con un Consacrato, capiscono di non voler più combattere per poter condurre finalmente un'esistenza normale.
Questa svolta leggermente introspettiva, che vede Joe Shinamura sforzarsi per comprendere al meglio cosa vuole fare davvero della sua vita, risulta interessante, seppur non venga sfruttata appieno con il proseguire della trama.
Il villain principale, l'Imperatore, risulta poi poco caratterizzato per via di un modus operandi scontato e prevedibile, molto vicino a cliché già visti in numerose altre opere.

L'intera sequenza finale manca anche di pathos, dato che, ancora una volta, i protagonisti non riescono a collaborare in maniera soddisfacente tra loro, andando se vogliamo a snaturare l'essenza stessa della serie.
Per quanto infatti i vari cyborg si impegnino a più riprese nel ribadire il forte legame d'amicizia che li lega, all'atto pratico la serie risulta piatta e in linea generale poco accattivante.
Se infatti fin dall'inizio si riesce ad avvertire l'intenzione degli autori di voler puntare su vari temi interessanti, alla fine l'intera serie può considerarsi come un insieme di concetti e situazioni solo accennati e mai approfonditi.

Purtroppo, neanche il versante tecnico riesce a convincere, per via di animazioni digitali a tratti legnose e, soprattutto, per la mancanza di dettagli a livello generale.
I personaggi principali, ricreati seguendo più o meno lo stile delle loro controparti originali (almeno a livello di character design), risultano realizzati abbastanza bene, per quanto poco espressivi.
La vera nota dolente risiede invece nella caratterizzazione degli ambienti, sia interni che esterni, realizzati in modo davvero troppo basilare; sia che si tratti di un bosco o di una città, tutto appare esageratamente statico e spoglio, particolare in grado di rimarcare la superficialità di fondo con cui è stata realizzata l'intera opera.

Cyborg 009: Call of Justice Cyborg 009: Call of Justice è senza ombra di dubbio una grande occasione sprecata, visto soprattutto il materiale originale a cui si ispira. La serie, che parte in modo non ottimale, verso metà sembra trovare la propria strada, salvo poi perdersi totalmente cercando di toccare numerosi temi senza approfondirne nessuno. Un vero peccato, dato che con un po' di impegno in più si sarebbe potuto creare un prodotto realmente interessante.

5.5