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DanMachi: recensione dell'anime fantasy disponibile su Netflix

Le divinità hanno lasciato i loro troni celesti e si sono unite agli uomini, per vivere fantastiche imprese e per narrare nuovi miti.

recensione DanMachi: recensione dell'anime fantasy disponibile su Netflix
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DanMachi: È sbagliato cercare di incontrare ragazze in un Dungeon si focalizza su un ragazzo che affronta goblin, lupi, orchi e quant'altro, in nome dell'avventura e dell'amore. A discapito di un sottotitolo fuorviante, che potrebbe portare a pensare che sia una storia d'amore con elementi fantasy, l'anime dello studio J.C. Staff - tratto dalla light novel di Fujino Omori e Suzuhito Yasuda da cui è stato tratto anche un manga (entrambi editi da J-Pop) - si è rivelato essere una piccola sorpresa. Infatti, la "love story" è solo un gradevole contorno ad un fantasy dall'impronta più tradizionale. Oltre alla saga principale, è stata realizzata anche una serie di romanzi spin-off DanMachi: Sword Oratoria. Dopo aver debuttato sul canale Youtube di Yamato Video, le due serie sono ora disponibili su Netflix, con sottotitoli in italiano. Nel corso di febbraio scorso è stata annunciata una seconda stagione prevista per quest'estate.
In attesa di poter scoprire dove ci porteranno le nuove peripezie del giovane eroe e della sua strana combriccola, abbiamo visto l'inizio di questa storia fantastica.

Una freccia nel ginocchio

Gli dèi, desiderosi di provare nuove esperienze, discesero dal cielo per raggiungere il mondo dei loro figli ed unirsi a loro rinunciando ai poteri ed accettando tutte le difficoltà della vita. L'unica cosa che le divinità possono concedere ai loro pupilli è la Grazia: il potere di affrontare i mostri. Chiunque accetti questo dono si unisce al dio che glielo ha conferito, formando una Familia, diventando un avventuriero che deve esplorare i Dungeon.

Nella città di Orario vive Bell Cranel, il quale è l'unico membro della Familia Estia, fondata dopo aver ottenuto la Grazia dall'omonima dea greca. Bell è attualmente un guerriero di livello 1, e predilige un equipaggiamento leggero ed impugna un pugnale. Se queste caratteristiche suonano familiari è perché il mondo ha una struttura molto simile ai GDR: gli avventurieri possono usare l'arma che più si adatta al loro stile per affrontare i Dungeon, che pullulano di creature sempre più forti; sconfiggendoli, gli avventurieri aumentano le statistiche, e se riescono ad eliminare quelli di una certa stazza, possono anche salire di livello. Inoltre sono presenti gilde, dove i cercatori di avventura possono ottenere informazioni, e Party a cui unirsi per completare le imprese.
Durante l'esplorazione dei sotterranei, Bell raggiunge il settimo piano, dove s'imbatte in un minotauro; spaventato e non sapendo cosa fare, scappa, finché non finisce in un vicolo cieco. Viene salvato dalla bella Aiz Wallenstein, di livello 5, membro della Familia Loki, e soprannominata dagli dèi Principessa della Spada. È amore a prima vista: Bell è ammaliato dalla persona che ha davanti, ma fugge imbarazzato. Il protagonista raggiunge la Gilda per avere più informazioni su Aiz dalla sua consulente dell'esplorazione, per scoprire se ha qualche possibilità di conquistarla; ma il ragazzo si rende conto di non potersi avvicinare in alcun modo alla persona di cui è innamorato, a causa dei troppi livelli di differenza e perché membro di una Familia troppo piccola. La consulente, per tirare su di morale il giovane, gli dice che se s'impegnerà duramente, potrebbe avvicinarsi all'amata.

Determinato più che mai, Bell decide di salire velocemente di livello, per essere alla pari di Aiz. Chi non approva questo suo forte desiderio di migliorarsi per amore è Estia, la quale è innamorata di Bell e vorrebbe averlo tutto per sé, soprattutto dopo aver scoperto che il suo protetto ha ottenuto un'abilità importante, che preferisce tenergli nascosta, perché attivata per i forti sentimenti: Realis Phrase, crescita rapida, che diventa tanto più efficace quanto è più intenso ciò che prova.

Infervorato dal fuoco dell'amore, il giovane si addentra nei pericolosi labirinti per aumentare la sua esperienza. Quando ritorna alla base, Bell apprende che le sue statistiche sono migliorate notevolmente, e per festeggiare il successo ottenuto va alla locanda della città. Entrano nel locale alcuni membri della Familia Loki, tra cui anche Aiz; il nostro eroe si emoziona alla sua presenza e vorrebbe tanto parlarle, ma l'imbarazzo lo blocca, e preferisce origliare per ottenere maggiori informazioni. Purtroppo ciò che sente non è piacevole: viene deriso per essere un fifone e per essere stato salvato da Aiz. Bell, non sopportando oltre queste calunnie e capendo di essere troppo debole per poter conquistare la Principessa della Spada, lascia la taverna in lacrime. Tornato alla base, ricoperto di ferite dopo aver affrontato spaventose creature, dice alla sua dea di voler diventare più forte.
Tra momenti goliardici e altro più seriosi, e una discreta dose di fanservice, la narrazione procede seguendo Bell, che fa di tutto per migliorarsi in nome dell'amore. Ovviamente la sua missione non sarà semplice, ma verrà aiutato: Estia gli procura un'arma migliore, la Estia Knife; Liliruca "Lili" Arde, un supporto, ossia un portatore, ha l'incarico di raccogliere gli oggetti che lasciano cadere i mostri uccisi. Nel frattempo, una losca figura ha iniziato un gioco pericoloso e perverso con l'eroe, mettendolo in situazioni difficili da affrontare, ma non impossibili.

Belve e Segrete

Il canovaccio di DanMachi è la nota dolente dell'intera produzione: non è molto convincente, procede staticamente, senza un effettivo sviluppo degli eventi e senza un climax, ma si concentra sulla costante evoluzione fisica e psicologica del protagonista. Bell prende lentamente coscienza di sé, diventando sempre più sicuro, al punto da affrontare le sue paure, incarnando il valore di alcuni shonen di non arrendersi mai e di dare il massimo, qui sotto forma di Abilità.

Per l'intera durata della visione si ha la sensazione che debba accadere qualcosa di grande e di inaspettato che possa ribaltare la situazione, cambiando l'intero asset narrativo; ma questo avviene solo negli ultimi episodi, in cui si inizia a percepire un accenno di una trama più elaborata e complessa, con rivelazioni che lasciano aperte porte per il futuro, ma che tardano ad arrivare. Abbiamo avuto la sensazione che i 13 episodi siano solo un incipit per un ordito che deve ancora mostrare tutte le sue capacità, e che potrebbe serbare qualche sorpresa, forse già a partire dalla seconda stagione. Abbiamo notato, però, alcune idee originali che fungono da contorno e che possono risollevare la situazione, ma non spiccano particolarmente, a causa di una sceneggiatura poco travolgente e mal strutturata. Tra queste ci sono gli elementi che richiamano ai GDR, una peculiarità del mondo in cui si svolgono gli eventi, senza essere un isekai. Inoltre, nel corso degli episodi si nota una strutturazione dei personaggi caratterizzata da un'esaustiva analisi del loro passato, attraverso flashback, anche se non di tutti, probabilmente per lasciare qualche spunto per la stagione seguente. Similmente, viene dato lo giusto spazio per conoscere meglio la città di Orario: di volta in volta vengono fornite piccole ma gradevoli informazioni sull'organizzazione della città, rendendo più facile ambientarsi.

Non si possono non ammirare le caratteristiche abitazioni medievali tipiche di molti fantasy, realizzate con un disegno curato nei minimi dettagli: spicca la torre di Babele, vero centro commerciale, che svetta al centro della città e si innalza fino al cielo, con una resa artistica dettagliata da qualunque inquadratura e distanza. Un'attenzione maggiore nei disegni la si nota soprattutto nelle riprese più vicine, in cui vengono messi in risalto particolari che passerebbero inosservati nelle inquadrature più larghe. Sebbene spesso si notino imperfezioni, e sebbene in alcune riprese vi sia un'impercettibile CGI per alcune comparse che si muovono sullo sfondo, si percepisce bene il caos della megalopoli.

Il tutto è gestito per rendere Orario una città il più credibile possibile, viva e pulsante. Nonostante il tratto dei personaggi possa sembrare poco calcato e curato, con esitazioni nei campi più ampi, il character design è molto variegato ed originale, e si adatta perfettamente all'ambientazione fantasy, con un pizzico di originalità tipica degli anime.

Quando i protagonisti discendono nel Dungeon, in cui domina il più delle volte una fotografia cupa (quasi a voler sottolineare che è un'area pericolosa), inevitabilmente devono affrontare esseri dall'aspetto differente ed ispirato: i combattimenti sono molto rapidi, con animazioni fluide, che li rendono coinvolgenti, particolarmente quelli contro le creature più imponenti; inoltre vengono sfoderate magie che sono visivamente interessanti, grazie ad un buon utilizzo delle luci.

Il tutto riesce a far dimenticare le situazioni ecchi soft a tratti eccessive, che sembrano avere il mero scopo di voler attirare un pubblico più vasto. Forse quello che affascina maggiormente è il lato "mitologico" di DanMachi. Se si riesce a superare il fatto che alcune divinità siano interamente rivisitate, non si può fare a meno di scorgere, anche se appena impercettibile, un rimando alla tradizione greca o romana, in cui gli dèi si camuffavano da umani per vivere con loro o per aiutare gli eroi, direttamente o indirettamente. Gli autori hanno cercato di restare fedeli ai miti di varie culture, riuscendo a renderli riconoscibili anche dai più appassionati, apportando comunque delle modifiche. Un esempio di ciò ci viene fornito da Estia, ispirata all'omonima dea greca (Vesta nella tradizione romana), protettrice del focolare domestico, che difficilmente lasciava il suo trono sull'Olimpo, e per questo meno conosciuta; allo stesso modo, la controparte "animata" viene trattata come se fosse un'entità minore, non alla pari dei suoi simili, anche perché la sua Familia è composta da un membro debole. Questo voler essere il più fedeli possibile alle tradizioni lo si nota anche nella costruzione degli altri dèi che ricoprono ruoli centrali nell'opera. DanMachi è, quindi, il giusto punto d'incontro tra il fantasy, con elementi GDR, ed il folklore di numerose civiltà.

DanMachi - Is It Wrong to Pick Up Girls in a Dungeon? DanMachi è un’opera che ha un valido potenziale, ma al termine di questa prima stagione non riesce a mostrarlo appieno, a causa di una trama senza mordente e di colpi di scena che si concentrano solo negli ultimi episodi. D'altronde ciò che fa da cornice al racconto è la parte più intrigante della serie, poiché fornisce interessanti informazioni sul mondo, e mette in scena le numerose divinità, apportando qualche modifica. Il lato tecnico di DanMachi è dettagliato per rendere la città più credibile e viva, e per i variegati personaggi, anche se meno d’impatto. DanMachi è caratterizzato da animazioni coinvolgenti, particolarmente quando i nostri eroi si addentrano nel Dungeon e devono affrontare spaventosi mostri dalla dimensioni più disparate, persino titaniche.

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