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DanMachi: Sword Oratoria, recensione dello spin-off disponibile su Netflix

Dopo aver esplorato i Dungeon con Bell, è giunto il momento di inoltrarsi nei piani più profondi e scoprire cosa ci aspetta, in compagnia di Ais.

recensione DanMachi: Sword Oratoria, recensione dello spin-off disponibile su Netflix
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Quando si realizza uno spin-off bisogna affrontare un duro ostacolo: cercare di eguagliare l'opera originale ed accontentare i fan. Mentre era al lavoro su DanMachi, Fujino Omori ha iniziato la stesura di una seconda light novel, Sword Oratoria, incentrata su Ais Wallenstein, uno dei personaggi più ricorrenti nella sua opus magna; l'intento dell'autore, probabilmente, era quello di centralizzare la figura femminile, mostrandola da una diversa prospettiva. In seguito, l'opera secondaria di Omori ha ricevuto una trasposizione animata, anche per accontentare quella fetta di pubblico che desiderava una seconda stagione di DanMachi.

Quando su Netflix sono approdate le (dis)avventure di Bell, è apparsa anche una misteriosa seconda stagione, di cui non sono presenti né le informazioni sulla serie, né un riassunto degli episodi. Spinti dalla curiosità, abbiamo visto i misteriosi 12 episodi (in lingua originale, con sottotitoli in italiano), per scoprire che in realtà compongono Sword Oratoria. La seconda stagione di DanMachi, infatti, debutterà quest'estate. Terminata la visione, il desiderio di un seguito di DanMachi si è fatto più forte.

Tra miti e leggende

Come già abbiamo avuto modo di scoprire nel corso della serie principale, gli dèi hanno trovato stimolante il mondo terreno, al punto da rinunciare ai propri poteri per potervi vivere.

Le divinità hanno radunato attorno a sé gli abitanti del mondo inferiore, ed hanno formato una "famiglia" con alcuni di loro, chiamata, appunto, Familia. Gli dèi hanno concesso ai loro "figli" la Grazia: un dono grazie al quale possono vivere avventure, affrontando mostri all'interno del Dungeon, situato ad Orario, la città labirinto.
Le vicende di Sword Oratoria si svolgono quasi parallelamente a quelle che ruotano attorno a Bell Cranel: la serie inizia prima del fatidico incontro nelle segrete tra l'avventuriero protetto di Hestia ed Ais Wallenstein, della Familia Loki.
Seguiamo gli eventi dal punto di vista dell'elfo mago di livello 3 Lefiya Virdis, membro della Familia Loki, la quale è molto insicura: durante gli scontri ha paura dei mostri, ed interrompe gli incantesimi per timore di essere colpita, non avendo molta fiducia nei compagni. Nonostante Lefiya non sia molto portata per il combattimento, le sue abilità la rendono ben più forte di un comune livello 3.

Abbiamo anche modo di conoscere meglio la Principessa della Spada, e scoprire che è molto abile, ma non fa gioco di squadra, buttandosi sul campo di battaglia in solitaria.
All'inizio degli eventi, la Familia si trova in spedizione al 50esimo piano del Dungeon, quando vengono attaccati da mostri mai visti prima, che rilasciano pietre magiche, di colore giallo, differenti da quelle presenti nei nemici più comuni. Queste pietre possono essere scambiate alla gilda nella valuta di Orario. Una volta eliminati i nemici, il gruppo risale in superficie, ma al 17esimo piano lasciano scappare un gruppo di Minotauri; la Principessa ne insegue uno, incontrando Bell Cranel.

Continuando a vivere le vicende attraverso gli occhi di Lefiya, apprendiamo come questa si sia fatta carico del compito di tirare su di morale Ais, in tutti i modi possibili; contemporaneamente deve riuscire a superare le sue preoccupazioni ed avere più fiducia nei suoi compagni, per essere un valido supporto sul campo di battaglia Inoltre, abbiamo modo di conoscere anche alcuni "figli" di Loki, messi in secondo piano nella serie principale, ma che qui ricoprono ruoli più rimarchevoli: Finn, il capitano; Riveria, Gareth, le sorelle Tione e Tiona, e Bete.
Dopo i primi episodi molto statici, senza particolari guizzi narrativi, l'elfo cede il posto ad Ais, che sembra essere messa al centro di un complotto legato proprio ai nuovi mostri apparsi nel labirinto. Mano a mano che i membri più esperti della "famiglia" cercano di scoprire cosa sta accadendo, il passato della spadaccina riaffiora un poco alla volta, soprattutto quando si scontra con un misterioso guerriero, il quale conosce il suo passato.

Una nuova eroina

La parte più interessante di Sword Oratoria è il focalizzarsi sulla Familia Loki, in particolar modo su Ais. È chiaro sin da subito come questo spin-off non sia alla portata di tutti: parte dal presupposto che chi si approccia abbia apprezzato DanMachi, in quanto alcuni elementi sono stati rimossi per non risultare ridondanti, e sono presenti collegamenti con la serie principale.

Gli autori si sono concentrati maggiormente su una trama corposa, ma non eclatante, e sulla costruzione dei personaggi, sacrificando quasi del tutto quel senso d'immersione della serie principale, che ci ha fatto conoscere meglio l'universo fittizio e le varie divinità, e riducendo drasticamente i momenti ecchi, essendo una produzione prevalentemente al femminile. Benché il plot venga introdotto sin dai primi episodi, non è molto entusiasmante soprattutto se si pensa che eventi di tale portata (con in ballo le sorti di Orario) avvengano parallelamente alle peripezie di Bell, ma in totale segretezza, senza creare scalpore.

Nonostante ciò, l'ordito è ricco di misteri che s'infittiscono sempre di più, e che invogliano a proseguire la visione, per scoprire cosa sta accadendo. Con l'importanza che assumono le vicende, e con l'introduzione di personaggi inediti che si aggiungono all'universo di Omori, al termine della visione di Sword Oratoria ci siamo chiesti (colpevole anche un finale che non porta a termine la storia) se in future trasposizioni le due opere potrebbero raccontare un'unica avventura, siccome in più punti le strade s'incrociano.

Infatti, uno degli elementi più interessanti di Sword Oratoria è il poter rivedere alcuni personaggi della serie principale, tra cui anche Bell ed Estia: nei primi episodi si mostrano solo in fugaci cameo; invece, verso le battute finali, quando le storyline dei due prodotti s'intersecano, le apparizioni della dea e del guerriero sono più lunghe, senza, però, rubare la scena ai veri protagonisti. Al netto dei dubbi sorti sulla sceneggiatura, però, lo scopo principale di questa costola di DanMachi è quello di centralizzare Ais.

Di fatti, nel corso delle puntate, ci vengono forniti interessanti dettagli sul suo passato: con questo escamotage, gli autori sono riusciti a dare la giusta rilevanza alla Principessa, sia nello spin-off, che nella produzione originale, in cui è solo un mero comprimario, nonostante la sua rilevanza negli eventi. Anche se non con la stessa cura per la protagonista, viene dato spazio ai comprimari, analizzati quanto basta da renderli rimarchevoli.

Tra i vari membri della Familia Loki, quello che spicca maggiormente è proprio Lefiya Virdis, la co-protagonista, la quale è da considerarsi quasi un personaggio inedito, sebbene faccia una sporadica apparizione in DanMachi. Poco alla volta s'impara a conoscere l'elfo, e si assiste ad una sua lenta e graduale crescita, mentre prende più coscienza di sé, così da essere un personaggio ben costruito e soddisfacente.

Come abbiamo detto, nel corso delle puntate l'attenzione si sposta da Lefiya ad Ais, e questo è forse uno dei problemi più gravosi di Sword Oratoria: sin dai primi minuti ci abitua a vivere le vicende dal punto di vista del mago, e attraverso i suoi occhi impariamo ad apprezzare la Principessa della Spada. Questo dà all'anime una ventata di aria fresca e di originalità. Purtroppo, l'idea viene accantonata quasi da subito: il focus si sposta unicamente su Ais, rendendola a tutti gli effetti la protagonista, mentre l'elfo, poco alla volta, si allontana dalla scena, riducendosi ad essere un secondario.

Non neghiamo che avremmo voluto che la narrazione continuasse a farci scoprire questa nuova avventura da un punto di vista differente, per poter comprendere meglio il legame che unisce i vari attori.
Se sul lato narrativo Sword Oratoria vuole differenziarsi dal suo predecessore, offrendo una trama sin da subito, anche se non delle migliori, ma non si può dire la stessa cosa sul versante tecnico.

Di fatti non viene apportata alcuna sostanziale modifica al comparto visivo, a causa anche del breve periodo che separa i due lavori, uno rilasciato nel 2015, l'altro nel 2017. I disegni il più delle volte sono buoni, e sono ancora evocativi, con una cura maggiore nella resa dell'ambientazione, unico elemento, ora, che favorisce l'immersione nel mondo fantasy. Gli attori hanno un tratto in alcuni momenti ben curato e certosino, ma in altri sono approssimativi, rovinando la visione. Eppure, il character design è variegato ed ispirato, adattandosi non solo al contesto fantasy, ma anche allo stile dei personaggi: indumenti eleganti per Ais; qualcosa di più dolce ed elaborato per Lefiya.

Viene fatto un buon utilizzo anche dell'illuminazione, che si adatta perfettamente alla fotografia. In Sword Oratoria vi è una presenza costante di magia, che mette in risalto elementi particellari, grazie anche ad un buon gioco di luci ed ombre, che riescono a rendere più pirotecnici ed avvincenti i momenti in cui si usano gli incantesimi. Ovviamente, non possono mancare scontri all'arma bianca: in questi attimi spiccano movimenti fulminei, evidenziati da animazioni fluide, che rendono le varie contese ipercinetiche, avvincenti, e movimentate. In particolar modo il combattimento finale è caratterizzato da una buona dose di adrenalina e suspense che catturano sin dalle prime fasi; lo scontro travolge con la sua spettacolarità, con un'alternanza di fendenti ed incantamenti.

DanMachi - Is It Wrong to Pick Up Girls in a Dungeon?: Sword Oratoria DanMachi: Sword Oratoria non apporta sostanziali cambiamenti al comparto tecnico rispetto alla serie principale, ma cerca di focalizzarsi su una sceneggiatura più elaborata. Accantona l’ottimale costruzione del mondo in cui è ambientato, consapevole che il pubblico ha già avuto modo di conoscerlo in precedenza, per offrire sin dagli episodi iniziali una trama ben strutturata e sostanziosa, ma che non riesce a lasciare il segno. Durante la visione, lo spettatore non può fare a meno di chiedersi come sia possibile che gli eventi che ha davanti passino inosservati, nonostante assumano una certa rilevanza. Inoltre viene scartata anche l’idea di presentare le vicende dal punto di vista di Lefiya, che viene sostituita da Ais stessa. Da contraltare vi è un esaustivo approfondimento sulla figura di Ais e sulla Familia Loki, che rende più piacevole addentrarsi nei piani più profondi del Dungeon ed affrontare creature con magie, azioni rapide, ed adrenalina.

6.8