Darling in the FranXX: la Recensione dell'anime di A-1 Pictures su Crunchyroll

Un prodotto derivativo dai principali crismi del genere shonen/mecha, le cui grandi potenzialità vengono rovinate da un finale insoddisfacente.

recensione Darling in the FranXX: la Recensione dell'anime di A-1 Pictures su Crunchyroll
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Sono passate poche ore dalla messa in onda dell'ultimo episodio di Darling in the FranXX, serie animata nata dalla collaborazione degli studi Trigger e A-1 Pictures e trasmessa in simulcast su Crunchyroll, con tanto di sottotitoli in italiano. Quello che si è appena concluso è un progetto dalle incredibili potenzialità che, sfortunatamente, si è sgonfiato sul finale dopo una svolta narrativa difficile da digerire. Al netto della sceneggiatura dagli sviluppi infelici, però, la serie riesce comunque a emozionare e coinvolgere, soprattutto quando non abusa del citazionismo verso altre saghe dotate di maggiore personalità.

Oltre il citazionismo

Guardando il primo episodio di DarliFran è difficile non avere la sensazione di trovarsi di fronte a un gigantesco clone privo di idee. Dai continui riferimenti a Evangelion alle ripetute strizzate d'occhio a Gurren Lagan, la regia e la direzione artistica lasciano spesso gridare al plagio. D'altra parte, perfino il carattere forte e possessivo, le corna da Oni e il "darling" con cui si rivolge al suo amato, rendono il personaggio di Zero Two un chiaro omaggio a Lamù, una delle eroine più iconiche della storia dell'animazione giapponese. Proseguendo con la visione della serie le citazioni non accennano a diminuire, andando ad abbracciare altre opere storiche come GunBuster, FLCL e Kill la Kill, rafforzando l'idea di un prodotto privo di originalità. Eppure, nonostante tutto ci sono elementi che conferiscono a DarliFran la dignità e l'unicità che a prima vista faticano a emergere. La serie racconta la storia di un gruppo di ragazzi cresciuti con l'unico scopo di pilotare i FranXX, robot antropomorfi in grado di muoversi grazie agli sforzi congiunti di un pilota di sesso maschile e uno di sesso femminile (chiamati stame e pistillo, dal linguaggio botanico). I FranXX sono l'ultima risorsa del genere umano contro gli stridiosauri, bizzarri mostri che attaccano regolarmente le enormi città semoventi chiamate Plantation, in cui il genere umano si è rifugiato dopo l'inaridimento del pianeta. Gli interrogativi sollevati nei primi episodi sono innumerevoli e spesso accompagnati da chiari riferimenti al sesso e al mondo floreale.

Episodio dopo episodio l'anime aiuta lo spettatore a conoscere più a fondo i personaggi, a prendere confidenza con il mondo in cui si svolge la storia e ad approfondire il rapporto tra Hiro, il protagonista troppo poco mascolino per pilotare un FranXX, e Zero Two, la misteriosa ragazza con le corna ispirata a Lamù. Per ben 19 puntate gli sceneggiatori lavorano con cura certosina all'approfondimento di questi argomenti, piazzando tasselli più o meno utili per comprendere il mosaico finale. E lo fanno alternando scene d'azioni animate in modo impeccabile a sequenze psicologiche dedicate alla curiosità innata dei ragazzi protagonisti, cresciuti in un mondo senza amore e senza avere alcuna nozione sulla natura della riproduzione umana. Non è un caso se le puntate più divertenti sono proprio quelle legate all'approfondimento dei rapporti di gruppo, dove i personaggi si evolvono mostrando lati nascosti del loro carattere, senza però allontanarsi dai tropi classici dell'animazione giapponese.

Il cataclisma del ventesimo episodio

Quanto di buono viene proposto da Darling in the FranXX nelle prime 19 puntate viene letteralmente spazzato via dal ventesimo episodio, dove gli sceneggiatori cercano, senza successo, di seguire le orme di Gurren Lagan e di dare alla storia una svolta improvvisa. Ecco quindi che appare dal nulla un nuovo nemico di cui non si era mai detto nulla, spostando brutalmente gli equilibri narrativi e dirottando l'azione su un nuovo campo di battaglia.

Improvvisamente, e in modo impacciato, vengono aperti altri mille interrogativi, avendo a disposizione solo una manciata di episodi per fornire le risposte necessarie. Il problema del brusco cambio di direzione della serie non deriva dalla scelta in sé, ma dal modo in cui è stata attuata. Con le basi gettate in precedenza sarebbe stato possibile portare avanti la storia in modo tradizionale senza per questo risultare banali.

Con il giusto impegno da parte degli sceneggiatori, la serie avrebbe conquistato il cuore di molti appassionati, complice una Zero-Two dirompente e una crescita dei personaggi ben delineata. L'eccessiva prevedibilità di alcune situazioni avrebbe posizionato l'anime in una zona grigia con qualche picco di eccellenza, ma il risultato finale sarebbe comunque stato gradevole. A causa dell'episodio 20, invece, tutto prende una piega differente e i ritmi narrativi si impennano per cercare di concludere tutto entro il finale di stagione. Il risultato è che in appena tre puntate viene liquidato quello che avrebbe dovuto rappresentare il climax della serie, tentando poi di chiudere tutto con un episodio finale equilibrato e ben narrato, per quanto in gran parte banale.

L'hanami come insegnamento di vita

Al netto dei deliri narrativi con cui la serie è stata "stuprata" nelle fasi finali, DarliFran nasconde al suo interno due messaggi potenti per i giovani giapponesi. Il primo è la necessità di vivere ogni cosa al massimo perché per tutto, per quanto bello, arriva la fine. Un concetto trasmesso grazie ai continui riferimenti ai ciliegi in fiore e ai loro petali dello stesso rosa dei capelli di Zero-Two. Un riferimento portato avanti con forza e convinzione fino all'ultimo episodio e al suo epilogo, aperto ma non troppo. Veicolare un messaggio del genere in un paese che tende a imprigionare uomini e donne in un sistema aziendale oppressivo e apparentemente senza via d'uscita è coraggioso e significativo. Peccato che lo Studio Trigger, elemento importante nella realizzazione di questo anime, sia una parte attiva del problema, forte delle storie di sfruttamento eccessivo dei suoi animatori a fronte di un personale sottodimensionato. Il secondo concetto che emerge dalle vicende raccontate in Darling in the FranXX è l'importanza della procreazione e della famiglia, a prescindere dalla sua composizione. È giusto sacrificare amore e famiglia per il proprio egoismo? Il crollo delle nascite è un problema con cui il Giappone si scontra da anni e la situazione non accenna a migliorare. È inevitabile che anche il mondo dell'animazione cerchi di affrontare il problema a modo suo.

DARLING in the FRANXX Darling in the FranXX è una serie nata con premesse intriganti e con tanti elementi degni di nota, ma è maledetta da una sceneggiatura altalenante e da un citazionismo senza fine. Pur non essendo un prodotto Trigger al cento per cento, era lecito sperare di trovare parte dello spirito dello staff responsabile di Kill la Kill, ma sfortunatamente quell’impronta è fin troppo lieve. Non è tutto da buttare, però. La crescita di alcuni personaggi, in particolar modo di quelli inizialmente etichettati come secondari ma poi finiti sotto i riflettori, aiuta ad appassionarsi alla storia e al destino dei giovani piloti di FranXX. La colonna sonora e il doppiaggio si assestano su livelli piuttosto alti e alcune scelte artistiche sono davvero riuscite. Il design dei FranXX è coraggioso. Si allontana dai classici del genere mecha e abbraccia un taglio morbido che ricorda Virtual On sotto acidi. Nonostante i difetti, quindi, la visione di 'DarliFra'n è consigliata, a patto di smorzare le aspettative legate alla presenza dello studio Trigger nei titoli di testa.

6.5