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Devil May Cry: recensione dell'anime ispirato ai videogiochi Capcom

Su Netflix è arrivata la serie tratta dalla celebre saga di videogame, sull'ammazzademoni per eccellenza: Devil May Cry.

recensione Devil May Cry: recensione dell'anime ispirato ai videogiochi Capcom
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Capelli bianchi, occhi di ghiaccio, un lungo cappotto rosso che ormai è un'icona, due pistole, una spada, e una lingua più affilata della lama: questo è Dante. Figlio di un demone e di un'umana, nonostante le sue origini odia i diavoli per svariati motivi, e per questo vuole ucciderli, soprattutto chi ha il pretesto di conquistare o distruggere la Terra. Quando deve affrontare i nemici, si lancia sul campo di battaglia, senza preoccuparsi di morire, e li elimina con spavalderia, con azioni che infrangono le leggi della fisica, e con stile da vendere. Dante è l'affascinante eroe di una serie videoludica di Capcom, nata quasi per sbaglio: il game director Hideki Kamiya aveva iniziato lo sviluppo di Resident Evil 4, cambiando drasticamente lo stile di gioco; il producer Shinji Mikami (padre di Resident Evil), notando che il lavoro non rispettava i canoni degli altri capitoli, decise di realizzare un nuovo titolo. Nacque così Devil May Cry.

Un personaggio carismatico, azioni frenetiche, e tanta spettacolarità sono stati tra i fattori che hanno portato al successo del titolo, tanto da spingere la software house a realizzare altri giochi, giungendo fino al quarto capitolo, con un quinto di prossima uscita. Oltre a questi, è possibile trovare una serie di romanzi, un manga (tratto dal terzo titolo) mai completato, ed una trasposizione animata del 2007, realizzata dalla Madhouse, diretta da Shin Itagaki, e scritta, tra gli altri, da Toshiki Inoue. L'anime è giunto in Italia nel 2010 sul canale SKY Man-Ga, anche doppiato. A partire da Febbraio è approdato anche su Netflix.
Affascinati oramai da anni dal franchise, ci siamo buttati a capofitto nella visione della serie animata, con il desiderio di fare a fette e crivellare le creature degli inferi.

Smonkin' Sick Style

Devil May Cry è ambientato in un mondo in cui i demoni circolano liberamente sulla Terra, camuffandosi da umani e seminando distruzione; spesso sono evocati da chi è corrotto dal potere, disposto a tutto pur di raggiungere i propri scopi. In questi casi vi è solo una persona da chiamare: Dante, nelle cui vene scorre sangue demoniaco.

Questi è un cacciatore esperto, molto spigliato e dalla facile parlantina, sembra privo di emozioni, ma è più umano di quanto dimostri. È proprietario dell'agenzia Devil May Cry, una bettola dai locali alquanto trascurati. Quando si tratta di affrontare le creature dell'Inferno, si arma della sua fedele spada (non menzionata, ma si tratta della Rebellion), e delle sue inseparabili pistole, Ebony ed Ivory, una bianca ed una nera. Nonostante sia il migliore ammazzademoni in circolazione, è svogliato: preferirebbe lavorare una volta a settimana, solo se è dell'umore giusto. Sebbene gli incarichi che gli affida il socio Morrison siano remunerativi, alla fine di ogni lavoro è sempre in rosso, con numerosi debiti da saldare. Quel poco che rimane della sua paga preferisce spenderlo in pizze, di qualsiasi gusto, ma senza olive, e in Strawberry Sundae.
Come prima missione, il mezzosangue deve scortare la piccola Patty Lowell, figlia illegittima del magnate Lowell, nonché futura ereditiera, alla villa di famiglia, per beneficiare dell'eredità. Patty, orfana di madre, ha trascorso la vita in un orfanotrofio, lontana dalla famiglia. Tuttavia anche i fratelli ambiscono ai beni, e non sono ben propensi a lasciarli ad una bambina non voluta. Il viaggio non è affatto facile: i due sono costantemente rallentati dalle creature evocate da uno degli eredi, che vuole quel che gli spetta. Fortunatamente Dante riesce a fiutare il tanfo di mostri da lontano, e li riconosce anche se assumono sembianze umane: per lui difendere Patty è routine. Giunti a destinazione, il cacciatore deve affrontare il fratello che ha evocato i demoni, ora posseduto a causa della sua bramosia di ottenere la successione.

L'eroe lo sconfigge senza difficoltà, e scopre di essere stato ingannato: la piccola Patty, infatti, è solo un'omonima usata come esca dalla vera figlia adulta di Lowell, per per poter arrivare sana e salva a casa ed intascare l'eredità. Purtroppo, il protagonista non viene pagato dopo aver portato a termine il lavoro; come se non bastasse, Patty non ritorna all'orfanotrofio, ma si unisce al Devil May Cry, dando un piccolo tocco femminile e fanciullesco al negozio, con peluche e tende rosa.
Nel corso delle puntate, Dante si affezionerà alla bambina, la quale non si rivela essere una "mocciosa" insopportabile, ma una gradevole compagnia, e affronterà creature di varie stazze e forme, ma non sarà solo: verrà aiutato, a volte, da due storiche colleghe e rivali, Lady e Trish.

Alright!

Quando si deve realizzare un'opera tratta da un'altra, l'impresa più difficile per un autore è quella di riuscire ad accontentare sia i fan storici, che i neofiti.

La saga videoludica di Devil May Cry è troppo complessa per poter essere digerita anche da chi non ha mai approcciato il titolo, poiché ha una fitta sotto trama che si dipana nei vari capitoli. La serie animata di Devil May Cry cerca in tutti i modi di avvicinarsi ad ogni tipo di pubblico, ma il risultato non è dei migliori, nonostante l'impegno. La particolarità della trasposizione è che ogni episodio è autoconclusivo: veniamo messi dinanzi ad una gran varietà di avventure sempre differenti, in cui è possibile notare un grande estro artistico da parte degli autori che sono riusciti ad offrire al pubblico storie sempre nuove ed interessanti, senza seguire un filo conduttore, in modo da invogliare a proseguire la visione per scoprire cosa potrebbe offrire l'avventura seguente. Il tutto ci è sembrato essere gestito per ampliare l'universo creato da Capcom, anche se di poco. Sotto questa struttura episodica, si cela (forse pure troppo) una tematica alquanto ricorrente in produzioni che ruotano attorno ai i mostri, anche se non risalta particolarmente: i mortali possono essere più pericolosi dei demoni, e questi possono mostrare un lato a loro volta umano. In tutto ciò, viene ritagliato uno spazio per approfondire il protagonista, anche se non esaustivamente, e si ha la sensazione che molto sia dato alla libera interpretazione dello spettatore. Viene svelato solo lo stretto indispensabile sull'enigmatica figura principale e sul suo passato, con qualche rimando anche a ciò che è raccontato nei romanzi; ma ci è sembrato che si rivolgesse soprattutto ai fan di vecchia data, i quali possono ricostruire la storia dell'eroe, approfondita negli anni, riuscendo a dargli la rilevanza che gli spetta.

Diversamente, chi si approccia al titolo per la prima volta, senza averlo mai esplorato su altre piattaforme, incuriosito dalla trama, anche se semplicistica, si ritrova davanti ad informazioni superficiali, che potrebbero non fargli apprezzare a dovere il cacciatore ed il resto della serie. Crediamo che per far sì che fosse fruibile da tutti, l'ideale sarebbe stato sfruttare una puntata per raccontare il background dell'eroe e delle sue origini, beneficiando del vasto materiale a disposizione, introducendo il fratello Vergil (anche solo menzionandolo), di cui un appassionato potrebbe sentire la mancanza nel corso della visione.

Purtroppo, nonostante l'attore principale sia indagato, anche se approssimativamente, i comprimari sono poco sfruttati, tanto le figure storiche, quanto le nuove aggiunte: i due personaggi provenienti direttamente dalla saga videoludica, Trish e Lady, ad esempio, sono solo delle semplici comparse ricorrenti; anche in questo caso i più esperti si sentirebbero a casa, conoscendole a dovere, mentre tutti gli altri si sentirebbero spaesati e in parte confusi.

Allo stesso modo, le new entry sono poco analizzate, ricoprendo ruoli poco più che secondari; unica eccezione è Patty, in quanto viene fatto qualche accenno sul suo trascorso, ma non sufficiente per renderla degna di nota. Sebbene ogni episodio sia autoconclusivo, verso metà stagione si inizia a tessere una trama apparentemente interessante, ma del tutto impercettibile, che procede a stento e non riesce a coinvolgere. Si cerca di dare rilievo ad una figura che nel corso della serie è sempre stata marginale, facendo solo qualche sporadica apparizione, e venendo così dimenticata facilmente. Possiamo sbilanciarci nel dire che sarebbe stato più interessante inserire questo canovaccio sin dalle battute iniziali, in quanto si nota un valido potenziale, ma sfruttato male; oppure continuare a seguire un andamento episodico, che in qualche modo potesse comunque preannunciare un eventuale ritorno del mezzo demone.

Let's Rock, Baby!

Devil May Cry è spesso sinonimo di rock, ed anche nell'anime è un elemento ricorrente. Quando il mezzo sangue deve affrontare i suoi nemici, vi è un incalzante accompagnamento rock, che rende gli scontri frenetici, anche se a volte troppo brevi. Nonostante ciò, i duelli sono spettacolari, con animazioni fluide ed una buona dose di sangue, e particolari riprese sulle armi, in cui si nota un'attenzione nei dettagli che mette in risalto l'epicità della situazione. Gli scontri sono inoltre impreziositi da un'atmosfera dark, che enfatizza gli elementi splatter.

Le creature mostrate nel corso della serie hanno un character design variegato, che riesce a mettere in risalto il loro aspetto spaventoso, e la grande capacità dei disegnatori nell'offrire materiale nuovo, originale, e accattivante; purtroppo, non sono presenti nemici provenienti dai videogame, eccezion fatta per la sigla di apertura in cui fa una fugace apparizione Phantom. Diversamente, il design degli attori, benché sia ben curato, con occasionali sbavature, ci è sembrato essere sproporzionato, come se fossero sin troppo muscolosi e fuori scala: questo particolare stile a volte rende poco aggraziate le figure femminili, ma calza a pennello alle controparti maschili, in particolar modo a Dante, dandogli virilità, soprattutto quando sfodera la Rebellion, con sguardo minaccioso, pronto a riportare i demoni da dove sono venuti.

Devil May Cry (anime) Devil May Cry cerca di essere un anime che possa avvicinarsi tanto ai fan dei videogame, quanto a coloro che non li conoscono. Purtroppo, però, benché il tentativo sia lodevole, non riesce totalmente nell'impresa, risultando superficiale nella costruzione del cast. L’idea di una struttura episodica, senza seguire una trama ben precisa, è interessante, perché si focalizza sull'eroe che affronta le creature dalle forme più disparate; tuttavia, questa formula viene in parte rovinata dal tentativo di inserire un ordito, che non riesce a conquistare, nonostante abbia dei buoni spunti. I combattimenti sono accompagnati dalla musica rock, che li rende pirotecnici, tanto quanto basta da poterli apprezzare appieno, e da farci desiderare di affiancare Dante ed affettare qualche creatura demoniaca.

6.8