Dororo: recensione del remake disponibile su Amazon Prime Video

Nel 1969 andò in onda l'anime di Dororo; a distanza di circa 50 anni lo studio MAPPA omaggia Osamu Tezuka con il remake.

recensione Dororo: recensione del remake disponibile su Amazon Prime Video
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"Dio dei manga": così è noto Osamu Tezuka, per la sua instancabile passione e per il vasto numero di lavori che ha realizzato nella sua carriera, prodotti che hanno segnato la storia dei fumetti giapponesi, ed hanno gettato le basi per le generazioni successive. Non basterebbe un solo articolo per menzionare tutti i manga scritti e per spiegare l'importanza nel mondo fumettistico e nell'animazione. Alcuni suoi lavori sono entrati di fatto nella storia, e tra questi vi è Dororo del 1968: un manga con elementi mitologici, sullo sfondo di una guerra. Nel 1969 lo studio Mushi Production, di Tezuka stesso, ha realizzato un anime in bianco e nero, disponibile su VVVVID, sottotitolato. Circa 50 anni dopo, lo studio MAPPA e Tezuka Production - anch'essa fondata dal mangaka - hanno curato un remake, approdato su Amazon Prime Video, sottotitolato. Inizialmente eravamo scettici e preoccupati per questo nuovo adattamento, ma dopo aver visto i primi episodi abbiamo fatto un passo indietro, perché il remake, con le sue imperfezioni e variazioni, è riuscito a farci riscoprire Dororo.

Il guerriero e il ladruncolo

Dororo imbastisce un canovaccio semplice, ma che riesce a fondere magistralmente cronache di guerra, alla mitologia e al folklore giapponesi.
Daigo Kagemitsu, signore della prefettura di Ishikawa e servitore del governatore della provincia di Kaga,

si rende conto di come carestie ed epidemie stiano distruggendo il paese: sarebbe disposto a tutto pur di governare e di veder rifiorire la sua terra. Stanco di pregare Buddha, Daigo stringe un patto con 12 demoni: per aiutare la popolazione, è pronto a rinunciare a ciò che ha di più caro. Alcuni giorni dopo, viene alla luce il primogenito di Daigo: deforme, senza pelle, arti, naso ed occhi, ma è ancora vivo. Il sovrano capisce che il patto è stato onorato, ed ordina alla levatrice di portare via il figlio, nonostante le suppliche disperate della madre di volerlo ancora al suo fianco. L'ostetrica abbandona il pargolo deforme su una barca in un fiume.
Il bambino è riuscito a sopravvivere grazie alle cure del medico Jukai, che gli ha impiantato protesi in ogni parte del corpo e gli ha dato il nome di Hyakkimaru, come un padre. Sebbene non possa vederlo, sentirlo, o parlargli, Hyakkimaru provava affetto per l'uomo che lo cresce come una persona normale. Il giovane, però, è tormentato da creature che attentano alla sua vita. Per evitare che possa morire, il padre lo addestra all'arte della spada. Un giorno, dopo aver eliminato un mostro, a Hyakkimaru ricresce una gamba; Jukai, allora, capisce che il figlio è vittima di un patto con i ghul, e per far sì che il ragazzo possa riottenere il corpo uccidendo le creature, costruisce delle protesi per le braccia, al cui interno sono riposte delle katane. Jukai lascia andare l'unico figlio che ha avuto.

Grazie al dono di distinguere il colore dell'anima, Hyakkimaru riesce a "vedere" gli esseri viventi: quando l'anima è chiara o verde sa che si tratta di esseri benigni, ma quando tende al rosso sangue, le creature che ha davanti - che siano umani o mostri - sono corrotte.
Gli eventi hanno luogo alcuni anni dopo, in un Giappone devastato da continue guerre: durante il viaggio, Hyakkimaru incontra il piccolo Dororo, il quale, dopo aver perso i genitori, ha cercato di sopravvivere in tutti i modi, saggiando gli orrori della guerra. Hyakkimaru salva Dororo dalle grinfie di un gruppo di banditi, e da un ghul melmoso. I due, ben presto, iniziano a collaborare e Dororo cerca di convincere il compagno a combattere per ottenere del denaro per andare avanti. Nel loro cammino, i due procedono in una nazione devastata da interminabili conflitti, e conoscono storie di cittadini disperati dagli scontri.

Il moderno Prometeo

I fan di uno dei capolavori di Osamu Tezuka che si approcciano al remake potrebbero notare alcune differenze: ad esempio, i demoni non sono più 48, ma 12; o ancora, lo stesso Hyakkimaru non parla sin da subito, ma lo fa solo con il progredire degli eventi; infine, alcune storie sono state sostituite da alcune inedite, mentre altre sono state posizionate diversamente.

Queste modifiche potrebbero non essere ben accolte dai puristi, soprattutto per lo spostamento di alcuni eventi e per elementi volutamente diversi. Tuttavia, le variazioni apportate non alterano il risultato finale, e crediamo che le libertà narrative potrebbero essere un tentativo di distaccarsi, anche se parzialmente, dal prodotto di partenza, raccontando storie nuove, che rendono l'opera "umana", alleggerendo la produzione, per far scoprire al pubblico più giovane il manga/anime di Tezuka. Nonostante questi cambi, l'immaginario originale rimane quasi inalterato. L'ordito, benché non sia molto coinvolgente, con colpi di scena interessanti ma non eclatanti, analizza attentamente i vari attori, ed offre un'approfondita analisi di una tematica molto attuale: la guerra. La serie mette in evidenza il lato più viscerale delle ostilità, mostrando la disperazione delle vittime che si aggrappano alla vita e cercano di sopravvivere; fino a giungere a momenti dal forte impatto emotivo, come bambini giustiziati senza scrupoli, perché considerati traditori. Il più delle volte queste situazioni cruente sono caratterizzate da una violenza splatter, che mette in risalto l'efferata cattiveria della guerra. In questo clima belligerante, è possibile interpretare le creature come rappresentazione del terrore, dell'odio, della sofferenza, e della disperazione degli umani.

I demoni prendono ispirazione dalla tradizione giapponese, sia per le storie che li vedono protagonisti, sia per il design, e spesso si manifestano proprio nei momenti del bisogno. Il lato mitologico è usato, in questo caso, come "spiegazione" per le azioni disumane perpetrate dal genere umano nei confronti dei propri simili. In fondo, la guerra è un male che vorremmo esorcizzare definitivamente. La tematica dei conflitti è accompagnata da altre, forse meno evidenti, ma comunque persistenti: l'avidità dell'uomo e la moralità.

Spesso i protagonisti si chiedono quanto sia giusto agire in un determinato modo per un bene comune: una delle domande più frequenti è se sia giusto sacrificare una persona per la vita di molti. Questo fa capire fino a che punto l'uomo sarebbe disposto a spingersi pur di aiutare chi è in difficoltà. È in questi frangenti che ci si rende conto di come le ostilità non sono affatto cambiate, scoppiate più di 500 anni prima o ai giorni nostri, coinvolgendo sempre anche chi non ne vuole far parte.

Proprio in questa forte riflessione si percepisce come il remake rispetti le ideologie del creatore: chiunque conosca il pensiero e le opere di Osamu Tezuka sa che il mangaka ha vissuto i conflitti della seconda guerra mondiale, e ha fatto delle sue esperienze un argomento ricorrente nei suoi lavori. Il tema cardine è accompagnato dal desiderio di umanità: Hyakkimaru lotta per trovare il suo lato umano.La scelta degli autori di rendere l'eroe muto inizialmente riesce ad evidenziare meglio la graduale evoluzione ad essere umano.

Il non parlare, il non vedere, il non sentire, e soprattutto il non provare alcuna emozione, lentamente vengono sostituiti da sentimenti più umani. Hyakkimaru, ottenendo le parti del corpo, poco alla volta comprende cosa significa essere una persona "vera", in grado di comprendere cosa accade attorno a lui, di provare emozioni, e di sentirsi vivo. Il supporto del "fratello" Dororo è vitale, perché lo aiuta a superare gli ostacoli più insormontabili, e lo tiene con i piedi per terra, aiutandolo a vivere, trattandolo come una persona normale ed evitando che possa perdere la retta via e diventare come uno dei mostri a cui dà la caccia. Per questo motivo, i due comprimari si completano a vicenda: da un lato Hyakkimaru impara ad essere una persona grazie agli insegnamenti e alla compagnia del piccolo Dororo; dall'altro, Dororo inizia ad avere fiducia nel prossimo, anche nei momenti in cui tutto sembra ormai perduto. Questa "completezza" potrebbe essere intesa come una metafora di come nelle situazioni più difficili non bisogna mai perdere la speranza e la fede. Questi pensieri vengono meglio a galla anche grazie alla scelta degli autori di ridurre gli intermezzi comici: diversamente dal lavoro originale, nel remake non sono molte le situazioni ilari, per evitare che le forti tematiche affrontate venissero sminuite o passassero inosservate.

Nuovi "occhi"

Tra le varie modifiche apportate all'opera, ve ne sono alcune sul comparto tecnico. Lo stile grafico non è molto convincente: in più riprese presenta delle sbavature, ma la situazione cambia nei primi piani, in cui si nota una cura maggiore. Nei momenti più concitati, invece, il disegno si mantiene solido, in modo da rendere i duelli più movimentati e coinvolgenti, con animazioni fluide, sebbene a tratti mostri il fianco ad imperfezioni, che passano in secondo piano. Quello che ci ha convinto poco del nuovo adattamento è l'assenza dell'alone simil-horror che campeggiava nel manga, anche se non molto evidente, e nel primo anime, ben reso dalla cupezza della fotografia in bianco e nero.

Nel remake, l'immagine è più vivida, e non riesce a rappresentare bene il lato "spaventoso" della mitologia giapponese. Chiunque si sia approcciato al manga del 1967, o all'anime del ‘69, potrebbe non apprezzare il nuovo stile utilizzato, soprattutto per il character design, ma anche per l'assenza degli iconici "occhioni": Hyakkimaru ci è sembrato sin troppo giovane e snello rispetto alla controparte originale, con un design che non rispecchia del tutto quello del mangaka; anche Dororo e gli altri comprimari hanno subito lo stesso trattamento. L'utilizzo di un tratto moderno potrebbe essere un espediente per attirare un pubblico giovane. D'altro canto, le nuove generazioni potrebbero notare particolari non molto piacevoli alla vista, come i piedi poco curati di Dororo: sebbene possa sembrare un dettaglio irrisorio, ci piace pensare che lo staff creativo abbia voluto far capire che anche a distanza di circa 50 anni, Osamu Tezuka è ancora vivo nel "figlio" Dororo.

Dororo (2019) Il remake di Dororo vuole essere un degno omaggio al pensiero del maestro Tezuka, e possiamo dire che riesce nell'intento, a discapito di alcune decisioni degli autori che potrebbero non essere ben accolte: l’intento è quello di rispettare l’opera, ma “aggiornandola”, in modo da accontentare anche i più giovani, facendogli scoprire una pietra miliare. Sono comunque presenti le forti critiche ai conflitti, con momenti crudi e riflessivi. Invece, la componente tecnica non è molto apprezzabile, ma comunque mantiene alta la tensione e coinvolge durante i combattimenti a fil di spada e, nonostante le modifiche al character design, vuole onorare il Dio dei Manga e far capire perché è ancora venerato come tale.

7.9