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DOTA: Dragon's Blood 3 recensione: la nuova stagione Netflix, alti e bassi

Con DOTA: Dragon's Blood - Libro 3 le avventure di Davion il Cavaliere Dragone giungono a termine: scopriamo in che modo.

DOTA: Dragon's Blood 3 recensione: la nuova stagione Netflix, alti e bassi
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DOTA: Dragon's Blood non vanta una trama ed un comparto artistico del calibro di Arcane, o personaggi irriverenti e divertenti come The Legend of Vox Machina (recuperate la nostra recensione di The Legend of Vox Machina), ma al proprio arco ha frecce che non lo fanno sfigurare davanti agli altri due titoli. Dietro la classica dicotomia tra bene e male si celano le storie di vari personaggi che si intrecciano tra loro in un'intricata ragnatela di eventi: da quella di un Cavaliere Dragone che ha votato l'intera vita a sterminare i draghi e che ora deve ricredersi sui propri ideali; a quella di un'elfa che lotta per la libertà del proprio popolo; fino ad arrivare a quella di un padre che vuole vendicare la morte della figlia.

Le qualità di DOTA: Dragon's Blood non si fermano qui, perché sviscera in maniera minuziosa l'intero contesto in cui si svolgono gli eventi, dando vita ad un mondo fantasy stratificato. Di recente è stato pubblicato su Netflix DOTA: Dragon's Blood - Libro 3: una stagione che si presenta come il finale di serie, ma non è la conclusione che ci saremmo aspettati.

Il multiverso dell'amore

La seconda stagione di DOTA: Dragon's Blood (a tal proposito, vi consigliamo di leggere la nostra recensione della stagione 2 di DOTA: Dragon's Blood) si è conclusa con Mirana che è diventata imperatrice e con Slyrak che ha lasciato Davion.

Sono trascorsi tre mesi da allora e gli equilibri del mondo sono ancora più instabili: Mirana governa su un impero dilaniato dalla guerra con gli elfi, ma trova l'alleanza di Luna per forgiare un regno migliore. Fymryn chiede alla dea Selemene di porre fine alle ostilità e unire i popoli, ma i trattati non vanno a buon fine. Davion ha ripreso la sua attività di sterminatore di draghi e ha notato che stanno convergendo tutti verso la torre dell'Invocatore: Terrorblade li sta usando per reclamare le anime dei Draghi Anziani che gli spettano di diritto. Sembra che la resa dei conti sia ormai vicina. A discapito di quanto si possa pensare, l'intera stagione non ruota attorno allo scontro con il demone, che si conclude in poche battute, ma inizia a tutti gli effetti quando l'Invocatore tradisce i compagni per plasmare un mondo dove poter continuare vivere al fianco della figlia. Da qui si sviluppa il nuovo racconto di DOTA: Dragon's Blood, che si basa su un concetto fondamentale dell'intelaiatura narrativa: l'esistenza di universi sovrapposti. Nella nuova realtà Mirana fa le veci del padre, imperatore dell'Helio Imperium, che ha perso il senno dopo la morte della moglie; mentre Luna è comandante dell'esercito dell'impero. Davion è nuovamente il Cavaliere Dragone immaturo e borioso che abbiamo conosciuto all'inizio della serie.

Mirana non è stata sconfitta e di conseguenza Fymryn non è presente e Selemene non è diventata la dea desiderosa di amore. Questo permette di introdurre Filomena, la figlia dell'Invocatore e di Selemene, che nella nuova realtà non è morta ed è cresciuta studiando le arti magiche del padre. Eppure, il nuovo universo non si discosta molto dal precedente: la guerra tra elfi ed umani è comunque imminente.

Terrorblade e i Draghi Anziani non sono più la minaccia principale, ma il mondo è in pericolo a causa di misteriosi meteoriti che fanno perdere il senno agli esseri viventi.

Questo ci fa capire come gli eventi principali siano destinati ad accadere comunque, anche se seguono percorsi differenti. L'unica speranza di salvezza è Mirana, che dopo aver recuperato i ricordi della vita precedente deve cercare di fermare l'Invocatore e riportare l'ordine nell'universo.

Da queste premesse, la terza stagione di DOTA: Dragon's Blood si dimostra la più interessante, in quanto l'avventura non segue più i precedenti stilemi narrativi. Non mancano colpi di scena in grado di mantenere vivo l'interesse per continuare la visione e scoprire come si conclude la serie. Eppure, il Libro 3 non ci ha entusiasmati come i precedenti, a causa di alcune scelte narrative non sempre azzeccate, che rovinano il finale di DOTA: Dragon's Blood.

La fine e un nuovo inizio

I primi episodi della terza stagione di DOTA: Dragon's Blood sono un'ottima occasione per conoscere meglio alcuni aspetti a lungo ignorati sia dei protagonisti che dei personaggi a lungo tenuti in disparte: su questo fronte, la nuova stagione attinge a piene mani dalla coralità della seconda.

Quando gli eroi raggiungono il regno di Terrorblade, devono affrontare le loro paure più intime. Ci vengono così mostrati per la prima volta l'infanzia di Davion, quando assiste alla morte della famiglia, e il suo incontro con un Cavaliere Dragone che lo invita ad arruolarsi per eliminare i draghi. Invece, Mirana sente di aver deluso le persone che hanno riposto fiducia in lei e teme di non essere all'altezza di ricoprire la carica di imperatrice dell'Helio Imperium. Nella terza stagione, viene dato più spazio a Kaden e Luna: personaggi che in diverse situazioni hanno aiutato i protagonisti, ma non sono mai stati sviluppati a sufficienza. Nella prima stagione, Kaden ci è stato presentato come un uomo impassibile, che per anni è stato tormentato dalla vendetta nei confronti di un drago che ha sterminato i suoi commilitoni; ora scopriamo che questo lo ha portato a non ritornare a casa dalla donna amata e da suo figlio. Luna, invece, è una guerriera che ha sempre eseguito gli ordini che le sono stati affidati, ma è tormentata dalle vittime cadute sotto la sua lama. Questi tasselli mancanti completano il percorso di crescita emotiva degli eroi.

Solo in seguito inizia a tutti gli effetti la stagione conclusiva: attraverso un escamotage narrativo, gli autori sono riusciti a realizzare una nuova avventura decisamente più breve, ma non meno interessante, anche se non esente da difetti.

La terza tornata si presenta come una sorta di reset: è infatti forte la sensazione di un nuovo inizio, ma l'ordito non si focalizza più sulla minaccia di Terrorblade, e i ritmi sono decisamente più serrati, non soffermandosi più sulla crescita dei vari personaggi.

Questo rende il racconto più travolgente, grazie anche ad interessanti plot twist, ma troppo sottotono: alcuni momenti sono privi di enfasi, anche se ci permettono comunque di capire alcuni punti criptici del canovaccio; altri, invece, ci sono sembrati del tutto casuali o forzati, ed avrebbero avuto bisogno di più tempo per essere sviluppati.

La sensazione di vedere un nuovo inizio, però, ci ha fatto temere che fosse un mero espediente per riavviare in qualche modo la serie; fortunatamente, le battute decisive ci hanno fatto ricredere.

A tal proposito, il finale conclude l'intera serie, ma è aperto e enigmatico, dando allo spettatore troppe libertà interpretative. Nonostante la natura di presunto riavvio, la terza stagione introduce nuovi membri del cast. Tra tutti spicca Filomena, la figlia dell'Invocatore, che è curiosa, tanto da studiare tutto ciò che la circonda, testarda, non seguendo gli ordini del padre; proprio questo suo atteggiamento la spinge ad indagare sempre più su quanto stia accadendo e a scoprire una verità che la sconvolgerà.

Le altre new entry non spiccano particolarmente perché il tempo a disposizione non permette di approfondirle, anche se importanti, oppure perché, per scelte narrative, sono modellate su personaggi già introdotti: un esempio è la dea Mene che ha molti tratti in comune con Fymryn.

Come abbiamo detto, l'avventura finale ruota attorno a Mirana, che vivrà esperienze che la porteranno a prendere una decisione cruciale per la salvezza dell'universo, il che la farà crescere ulteriormente. Purtroppo, nonostante il nuovo canovaccio ruoti attorno alle azioni dell'Invocatore (uno dei personaggi più affascinanti della serie), questi non è molto presente sulla scena. Il libro finale avrebbe potuto essere un'ottima occasione per conoscere nuovi aspetti del suo carattere e per approfondire il rapporto con la figlia, mostrando come la sua vita sia cambiata. Questo avrebbe potuto farci dubitare sul suo gesto egoistico: l'Invocatore è solo un padre disperato che è disposto a tutto pur di vivere con la figlia.

Storie secondarie

Uno degli elementi fondanti di DOTA: Dragon's Blood è la complessa lore, che abbiamo imparato a conoscere nel corso delle prime due stagioni.

Il Libro 3 riesce a chiudere le storie dei personaggi e a chiarire la maggior parte dei punti rimasti in sospeso per lungo tempo. A onor del vero, dobbiamo dire che alcune spiegazioni non sono sempre chiare e a volte sono troppo sbrigative. Se da un lato la stagione risponde a molte domande, dall'altro ne introduce delle altre a cui non vengono date risposte. Al momento non sappiamo se verrà realizzata una quarta stagione esplicativa, ma ciò che accade nel finale lascia ben poche speranze di rivedere nuovamente in azione Davion e gli altri. Non escludiamo, però, che in futuro potremmo assistere ad un sequel o a uno spin-off ambientato nello stesso universo, in grado di spiegare parti della lore ancora oscure. Nonostante la terza stagione riesca ad intrattenere con una nuova avventura che introduce personaggi inediti e chiude tutte le porte aperte, la scelta degli autori di realizzare un breve restart si è dimostrata un'arma a doppio taglio: il racconto si dilata eccessivamente, tanto che in alcuni momenti la visione non scorre velocemente.

Il racconto cavalleresco avrebbe dovuto concludersi con la battaglia tra Davion e gli altri contro Terrorblade: lo scontro decisivo tra le forze del bene e quelle del male.

Il lavoro di Studio Mir

Sul lato tecnico, DOTA: Dragon's Blood non presenta sostanziali differenze con le precedenti stagioni. A caratterizzare la serie è ancora una volta lo stile artistico che mescola i disegni di stampo occidentale a quelli orientali. Il tratto certosino mette in risalto un character design variegato, anche se non sempre originale, ed una buona resa ambientale, sia degli scorci paesaggistici sia degli interni, in cui si nota una particolare attenzione per i dettagli.

Questo riesce a far chiudere un occhio su una CGI che spicca particolarmente sul tratto classico e che mostra il fianco ad animazioni a volte rigide, ma che non è molto invadente.

Le prodezze del comparto artistico si notano soprattutto durante i combattimenti: grazie al perfetto connubio tra effetti di luci ed ombre, animazioni che non rovinano il disegno neanche nei momenti più frenetici, e un impianto sonoro che fa percepire la potenza dei colpi inferti, gli scontri a fil di spada e a colpi di magia sono spettacolari e roboanti.

DOTA: Dragon's Blood Da un lato DOTA: Dragon’s Blood - Libro 3 ha il pregio di chiudere molti enigmi aperti, riuscendo ad introdurre nuovi personaggi, anche se non tutti ben delineati; dall’altro lato, invece, dilunga eccessivamente il finale, senza dare il giusto spazio ad alcuni ruoli chiave e getta le basi per nuove domande che al momento non hanno risposta. Al netto di ciò, possiamo dire che l’avventura di Davion, Mirana e degli altri paladini è giunta a termine, ma il mondo di DOTA potrebbe avere ancora tanto da offrire.

6.7