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Dragon Age Absolution Recensione: il sequel di Inquisition è acerbo

Dragon Age: Absolution è la nuova serie animata Netflix, sequel del terzo capitolo della saga videoludica. Un esperimento gradevole ma con poco carattere.

Dragon Age Absolution Recensione: il sequel di Inquisition è acerbo
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Dopo 8 anni dall'uscita di Dragon Age: Inquisition, i fan della saga videoludica possono riavvicinarsi al franchise con un nuovo esperimento nella serialità televisiva. Avevamo già visto il trailer di Dragon Age: Absolution, la nuova serie animata approdata su Netflix lo scorso 9 dicembre. Il prodotto di Mairghread Scott è creato in stretta collaborazione con il team creativo di BioWare, prodotto da Red Dog Culture House. Il nuovo progetto stuzzica la curiosità dei fan come pure quella di chi non si è mai avvicinato alla saga, ma è proprio l'inevitabile varietà di pubblico a mostrare i piccoli difetti di un'opera un po' troppo acerba per poter essere considerata completa e compiuta.

Mai dare per scontato il proprio pubblico

Un variegato gruppo di mercenari, con maghi, combattenti e furfanti, si scontra con una forza sinistra che possiede un pericoloso artefatto, il Circulum Infinitus. Portare a termine la missione non sarà facile e Miriam, un'elfa, dovrà scontrarsi con più di un fantasma del proprio passato. Con un incipit un po' frettoloso, il racconto prende quasi immediatamente una piega movimentata, quasi come se esso cominciasse in medias res. Effettivamente, il primo episodio non è un rassicurante biglietto da visita, specie per chi si avvicina per la prima volta all'universo di Dragon Age. Le vicende si inseriscono subito dopo il capitolo Inquisition della saga, e presumibilmente prima di ciò che accadrà in Dragon Age: Dreadwolf, titolo videoludico in arrivo nel 2023.

Pur essendo i personaggi inediti, con qualche presenza già nota di contorno, la storia di Absolution prevede una conoscenza pregressa degli accadimenti e, in generale, del mondo fittizio di Thedas. La serie Netflix dà per scontato che lo spettatore sia un fan del franchise BioWare, dunque è difficilmente godibile per tutti quei neofiti che, ingenuamente, si avvicinano alla novità del catalogo della piattaforma.

Non si tratta esattamente di un capitolo essenziale alla fruizione del videogioco in arrivo, ma attraverso alcuni precisi dialoghi e riferimenti si intuisce che esso non sia semplicemente ispirato alla saga: non può sussistere da solo perché è legato, in qualche modo, agli avvenimenti cronologicamente precedenti.

La rivalsa degli ultimi

La sfera di personaggi, sempre avvolta da un velo di leggero umorismo, in soli 6 episodi dalla durata minore di 25 minuti non trova il modo di sbocciare appieno. Ci si concentra soprattutto, in primis, su Miriam, prima protagonista, assoldata dalla maga umana Hira all'interno del gruppo.

La scelta di prediligere un solo personaggio penalizza quella coralità che, invece, ci si aspetterebbe da una simile avventura. È così che alcune figure interessanti passano inevitabilmente in secondo o addirittura terzo piano e sono toccate con estrema superficialità, quasi con la pretesa di rendere innecessario indagare sul loro background o evidenziarne la caratterizzazione. Il personaggio di Miriam è, dunque, sapientemente approfondito; il suo passato sale a galla tramite flashback e colpi di scena, rivelando segreti della sua infanzia, tra cui la condizione di schiavitù in quanto razza non umana. A tal proposito, dell'universo di Dragon Age è fedelmente riportata la questione della diversità tra creature magiche ed esseri umani, anche se chi non bazzica il mondo di Thedas non ne conosce esattamente le origini. Il racconto di Absolution è quello di un'importante rivalsa: l'elfa che prima non poteva rivolgere parola ora è la creatura di cui tutti si fidano di più; questo senso di rivincita rende Miriam un personaggio molto profondo, per cui è quasi impossibile non provare empatia e, magari, immedesimazione.

La diversità etnica è affiancata dal tema dell'orientamento sessuale non costretto in limiti etero-normativi, un particolare che vuole sicuramente ancorare Dragon Age: Absolution all'inclusività delle ultime opere presenti sulla stessa piattaforma.

Un esperimento ancora acerbo

Nonostante l'inatteso ritorno della saga in abiti differenti, Dragon Age: Absolution risulta un prodotto poco a fuoco. Abbiamo già menzionato la fruibilità eccessivamente selettiva e la perdita di una dimensione corale tipica di questo genere di avventura fantasy, ma questi non sono gli unici nei della nuova serie Netflix.

La brevità di un racconto non è certamente un difetto se il minutaggio è sapientemente impiegato per approfondire diversi aspetti della propria trama, ma in tal caso il ritmo della narrazione non riesce a combattere il limite di tempo, e la sceneggiatura non è in grado di sviscerare componenti essenziali, come i rapporti interpersonali tra i personaggi, quantomeno quelli principali. Un vero peccato, perché essa è talvolta capace di stupire lo spettatore con plot twist inattesi, con precise prospettive che celano il vero antagonista della storia e persino con sequenze emozionanti.

In Dragon Age: Absolution prevalgono, invece, le scene d'azione e di combattimento, a cui viene donata grande spettacolarità con un'animazione valida, anche se non sempre avvantaggiata dalla CGI molto macchinosa. L'elemento della lotta prevale su molti altri, richiamando quasi sempre la dimensione videoludica e le sue dinamiche (come bere una pozione per risanare lo stato di salute, oltre ai combattimenti contro orde di nemici in veri e propri Dungeons).

Nel complesso, c'è da considerare che non sia facile accogliere a braccia aperte una piccola serie animata che non può reggere il confronto con titoli videoludici di lunga durata e ampiezza narrativa, né essa sembra poi così in linea con le atmosfere originali. Nonostante si apprezzi il tentativo, Absolution resta un titolo estremamente minore e poco fondamentale.

Dragon Age: Absolution Nonostante Dragon Age: Absolution sia, in fin dei conti, un gradevole omaggio alla saga videoludica, questo nuovo capitolo, pur fortemente legato al suo prequel Inquisition, tende ad essere marginale all'interno del franchise. La nuova serie Netflix, che favorisce i fan veterani penalizzando di gran lunga qualsiasi neofita, è un piccolo progetto sicuramente non destinato ad essere ricordato all'interno dell'universo di Dragon Age, ma che restituisce comunque 6 allettanti episodi carichi d'azione e spettacolarità, in grado di intrattenere, ma incapaci di lasciare il segno.

6.8