Dragon Ball Super Broly: Recensione del nuovo film di DB

Abbiamo visto in anteprima in Giappone il nuovo film tratto dalla serie manga/anime di Akira Toriyama: ecco le nostre impressioni.

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La potenza dei Saiyan non conosce confini: si estende al di là di ogni concezione, mortale e divina, e si espande a dismisura verso orizzonti combattivi ancora tutti da delineare. La razza guerriera per eccellenza possiede proprio questa particolarità: incrementare la forza oltre il limite massimo, tanto da far tremare persino gli dèi. Se nella serie Z e nel suo "midquel" Super questa caratteristica è stata portata all'estremo da Son Goku, ed in parte anche da Vegeta, intenzionati a perfezionarsi costantemente, fino a diventare i migliori lottatori di tutti gli universi, nella mitologia generale di Dragon Ball c'è stato un saiyan che più di tutti ha incarnato il concetto di "energia bruta" tipica degli scimmioni tanto temuti da Lord Freezer: stiamo ovviamente parlando di Broly, colui che per lungo tempo è stato definito il Super Saiyan leggendario, la rappresentazione più feroce ed inarrestabile delle potenzialità del Ki.
L'enorme appeal di Broly ha fatto in modo che il personaggio entrasse di diritto tra la schiera di combattenti più amati dell'immaginario di Dragon Ball, sebbene fosse comparso solo in tre film e quindi non rientrasse di diritto nel "canone" della saga. Almeno fino ad ora. Con Dragon Ball Super: Broly, il nuovo lungometraggio che ha appena esordito nei cinema del Sol Levante, il bestiale Super Saiyan entra a far parte in via ufficiale del nuovo corso ideato da Akira Toriyama. Lo fa con una pellicola visivamente poderosa, che al netto di qualche leggerezza ed incertezza narrativa, inebria lo sguardo dello spettatore con una carica artistica e sonora che, proprio come l'aura dei saiyan, cresce a poco a poco, fino ad esplodere in un combattimento esaltante e viscerale. In attesa che il film giunga anche nelle sale italiane il prossimo 28 febbraio, abbiamo avuto modo di ammirarlo in anteprima in Giappone, e possiamo confermarvi che l'urlo di Broly, oggi come 25 anni fa, ci fa ancora tremare di adrenalina.

Storie di padri

Dragon Ball Super: Broly possiede una duplice anima: quella più intima della prima parte, dove si indagano un po' più a fondo i trascorsi della razza saiyan, e quella più spettacolare della seconda metà, che mette in scena un duello ininterrotto e totalizzante. Il film si divide insomma in due archi temporali e narrativi ben distinti, volti a definire più nel dettaglio un passato che, fino ad ora, ha vissuto solo di fugaci accenni ed apparizioni mai realmente canoniche. L'incipit dell'opera prende piede una quarantina di anni prima del Torneo della Potenza organizzato in Super, e ci catapulta in un'epoca in cui il pianeta Vegeta non era ancora stato distrutto. Mentre il Re sta organizzando i preparativi per fare in modo che suo figlio ed altri guerrieri d'élite inizino il loro addestramento su una stella vicina, il temibile Cold sopraggiunge a scardinare le gerarchie dell'impero, ponendo Freezer come suo successore nella gestione organizzativa del pianeta. Il dono che l'Imperatore del male fa ai suoi sudditi scimmioni è il motore che scatena gli eventi del film: tramite lo scanner in grado di rivelare la potenza combattiva, infatti, re Vegeta si rende conto di come il piccolo Broly, sebbene di rango inferiore a quello del figlio (di cui è coetaneo), possegga un livello molto più elevato del principe. Sconvolto dalle inusitate capacità del bambino, decide pertanto di spedirlo su una terra lontana e disabitata: suo padre Paragas, però, sale a bordo di una navicella per seguire la sua progenie, allo scopo di allenarne le abilità e vendicarsi del suo sovrano, verso il quale comincia a covare un odio spropositato.

Nel frattempo, anche Bardack, sospettando un tradimento di Freezer, spedisce Kakaroth nel nostro mondo, consapevole che per la sua stirpe ormai non c'è più alcun futuro. Dopo anni trascorsi in solitudine su un pianeta popolato solo da mostri, Broly e Paragas vengono rinvenuti da alcuni scagnozzi di un redivivo Freezer, che sceglie di dare ai due saiyan la possibilità di sfogare la propria rabbia nei confronti del figlio di Re Vegeta. Conclusi i preamboli narrativi, quello che ne scaturisce è una sceneggiatura estremamente efficace nelle fasi iniziali della visione: il tema portante della prima parte è quello del rapporto tra padre e figlio.

Da un lato troviamo il sire di un popolo ormai reso schiavo che, per colpa del suo orgoglio, è disposto a tutto pur di proteggere il suo erede (allo stesso modo di Bardack), mentre dall'altro vediamo Paragas che, allo scopo di difendere Broly, sceglie di addestrarlo con ferocia e crudeltà. Forte di una scrittura intimista e precisa, che lascia intravedere il lato umano dei saiyan, il film di Dragon Ball Super comincia nel migliore dei modi, proponendo una cura nel racconto superiore a quella degli altri lungometraggi del brand.

Peccato solo che, dopo la cesura segnata dal salto temporale, l'opera conosca un drastico calo nella qualità della narrazione. Il focus della seconda parte, come già accennato, si concentra interamente su un lunghissimo combattimento, mettendo in disparte la profondità della trama ed adottando delle soluzioni non sempre pienamente coerenti con i caratteri dei personaggi. Senza scadere in sacrileghe anticipazioni, vi basti sapere che il ruolo di Freezer ed il motivo per cui cerca le Sfere del Drago si connotano di elementi comici un po' fuori luogo. Allo stesso modo, anche la partecipazione degli altri Guerrieri Z, come Gohan e Piccolo, è ridotta ai minimi termini, esattamente come accade per Whis e Beerus. Insomma, ad un certo punto della pellicola, il minutaggio si focalizza totalmente sui quattro lottatori presenti sullo schermo, ossia Broly, Goku, Vegeta e Freezer, i quali danno l'avvio ad una delle battaglie più incredibili mai apparse in un film di Dragon Ball. Purtroppo, al netto delle aspettative e delle premesse, anche in questo caso il principe non possiede lo spazio che meriterebbe. Per quanto alla base del racconto ci sia l'odio che Paragas e Broly covano verso il figlio del loro re, tra il bestiale saiyan e Vegeta non si giunge mai ad uno scontro decisivo, e la scena - prevedibilmente - viene perlopiù "rubata" da Kakaroth. A spiccare, per fortuna, è la personalità di Broly, la cui potenza, in forma base - a detta di Paragas - è paragonabile a quella di un Oozaru. Questa specificazione non è casuale: la volontà di accostare la forza del villain a quella della forma animalesca dei saiyan è esemplificativa della natura ferina e "primitiva" del personaggio.

Nel film che porta il suo nome, la sua dimensione selvaggia, rozza e incontrollabile è parecchio più accentuata rispetto a quella della pellicola del 1993. L'antagonista ci viene presentato quasi alla stregua di un cavernicolo con un profilo molto più disumano, tanto da meravigliarsi persino della bontà dell'acqua. Insomma, il reboot di Broly cerca di dare un'idea del guerriero molto più votata naturalmente all'aggressività rispetto a quella che abbiamo conosciuto ne Il Super Saiyan della Leggenda.

Faide tra scimmioni

Quando si dà il via alle danze, nell'interminabile battaglia finale, Dragon Ball Super: Broly deflagra con un flusso estasiante. Una buona fetta del merito spetta ad un lavoro di animazione sopraffino e disegnato in modo impeccabile, che cerca di avvicinarsi al piglio grafico delle prime puntate di Z, modernizzandolo e rendendolo ancora più fluido e dettagliato.

Anche sotto questo aspetto, sfortunatamente, non tutto segue un percorso omogeneo. Nelle fasi iniziali il contrasto tra l'animazione "tradizionale" e quella in CGI si fa più marcato e poco amalgamato, creando un impatto visivo non sempre piacevolissimo. Man mano che si prosegue nello scontro, però, tutto si evolve in maniera inebriante: i guerrieri si esibiscono sullo schermo con un tratto incantevole, dove uno stile vecchia scuola ed uno più moderno si "fondono" in un connubio assuefacente, lottando all'unisono e tramutandosi in un piacere per gli occhi, incorniciato poi da un tripudio di colori e sequenze orchestrate a meraviglia. I combattimenti in cui Broly si batte faccia a faccia con i suoi avversari trasmettono una poderosa e rabbiosa scarica di adrenalina, dove si avverte sulla propria pelle l'onda d'urto dei colpi ed il ruggito delle grida. Un plauso è rivolto anche alla regia, che in alcuni punti - specialmente nel testa a testa conclusivo - raggiunge livelli altissimi, muovendosi in simbiosi con un accompagnamento sonoro calzante, ritmato e vigoroso, ottimo corollario ad un film che, sul piano della resa visiva, pur con i suoi evitabili inciampi, si dimostra davvero travolgente.

Dragon Ball Super: Broly Irrompendo sul grande schermo con un’aura potentissima, Dragon Ball Super: Broly è un film dotato di una mirabile energia espressiva, complice un’animazione di enorme spessore che si manifesta in un concerto di suoni, colori ed effetti capace di lasciare senza fiato. Spettacolarità e ritmo vengono però di tanto in tanto affievoliti da scelte tecniche non sempre ben implementate e da una sceneggiatura che mostra il fianco a qualche debolezza di troppo. A riequilibrare il tutto ci pensano la gradevole introspezione della prima metà e l’appariscente messa in scena del duello finale, in cui la portata devastante delle battaglie tocca nuove vette qualitative. Al termine dei titoli di coda, e all'uscita dalla sala, l'urlo di Broly ci risuonava ancora nelle orecchie, ruvido e vibrante. Un grido leggendario, pronto a riecheggiare con rinnovata forza in ogni angolo dell'universo.

8.2