Dragon Ball Super: Recensione della serie completa di Akira Toriyama

Tiriamo le somme di tutta una serie che, dal 2015 ad oggi, è stata capace tanto di deluderci quanto di emozionarci.

recensione Dragon Ball Super: Recensione della serie completa di Akira Toriyama
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Le avventure di Goku e i suoi amici ci accompagnano da circa un trentennio. Che sia in TV, a pranzo o a cena, che sia al cinema o in altre delle varie forme multimediali che ha assunto il franchise di Akira Toriyama, il brand di Dragon Ball ha acquisito una popolarità a dir poco immortale, capace per anni di reggersi in piedi e "campare di rendita" grazie ai proventi del merchandise, dei videogiochi o dei film. Inutile dire che è Dragon Ball Z, più di ognuna delle altre serie, ad aver acceso la scintilla inestinguibile nel cuore di tutti gli appassionati, che ha continuato a brillare - seppur con qualche remora - con il controverso Dragon Ball GT, sequel dell'epopea scritta e disegnata da Toriyama ma non partorita dalla mente del sensei, che scelse di curarne soltanto il character design lasciando la sua impronta dietro il concept del Super Saiyan 4. Con un finale che lasciava spazio, ormai, a ben poche possibilità di prosieguo, i fan si erano ormai rassegnati all'eventualità di vedere nuove serie, accontentandosi di qualche episodio speciale, spin-off e produzioni cinematografiche. Per questo motivo, e per tanti altri, l'annuncio del debutto di Dragon Ball Super, che ha esordito sulle TV nipponiche nel luglio del 2015, ha destato tanta attesa, curiosità e un pizzico di preoccupazione: una serie midquel, in sostanza, ambientata tra la morte di Majin Bu e il finale vero e proprio di Dragon Ball Z, in quei dieci anni in cui sarebbe potuto accadere tutto o niente, una storia che ha contribuito a scanonizzare completamente Dragon Ball GT e a gettare nuovi standard per il franchise negli anni a venire.

Una partenza poco convincente

Su una cosa, infatti, possiamo star certi, e questo vale a prescindere da ogni commento o analisi critica: Dragon Ball Super ha accresciuto a dismisura, e in via esponenziale, i guadagni del franchise, moltiplicando di diversi miliardi i proventi derivati da audience e merchandise annesso. Ma non poteva essere altrimenti per una serie che, al di là di ogni aspetto legato alla qualità tecnica del prodotto, ha sempre macinato fior di spettatori che, anche soltanto per il semplice fattore nostalgia, non hanno potuto fare a meno di seguire le nuove gesta di Son Goku e dei suoi compagni di avventure. Ora che, con la messa in onda in Giappone dell'episodio 131, l'anime è giunto a conclusione, siamo pronti per tirarne le somme, e più scorrono le parole più ci rendiamo conto di quanto sia difficile. È giusto ascoltare il cuore o la ragione? Dragon Ball Super, a conti fatti, risulta la massima espressione di questa dicotomia: perché la serie, sin dai suoi esordi, ha purtroppo denotato una certa bassezza qualitativa, che purtroppo è valsa per gran parte dei primi archi narrativi.

Partiamo dal principio, cercando di riassumerne in breve la narrazione e i temi principali: siamo qualche tempo dopo la sconfitta di Majin Bu, con i Guerrieri Z tornati alla vita di tutti i giorni. Goku e Vegeta non disdegnano certo gli allenamenti, ma il periodo di tranquillità ha permesso ai due rivali di concedersi qualche distrazione: nel caso del protagonista, lavorare alacremente per portare a casa un buon gruzzolo di soldi, mentre il principe dei Saiyan cerca di dedicarsi alla sua famiglia e di essere un padre e un marito più presente. Ma, dalle profondità dell'universo, si risveglia Lord Beerus, il dio della distruzione, dopo un sonno durato 39 anni e durante il quale ha ricevuto un'importante rivelazione: il Super Saiyan God, un guerriero dalla potenza incredibile, è l'unico essere che potrebbe rivaleggiare con un'entità del suo calibro. Tutto ciò che viene dopo è storia nota: Dragon Ball Super ruota attorno al concetto di divinità, al rapportarsi di Goku e Vegeta con esse e, tramite le nuove avventure e le informazioni che apprendono dai nuovi personaggi che faranno la loro comparsa, superare sempre di più ogni limite conosciuto e concepito.

A margine, le prime due saghe dell'anime realizzato dalla Toei Animation altro non sono che un remake degli ultimi due film di Dragon Ball Z, il 18° e il 19°, ovvero La Battaglia degli Dei e La Resurrezione di F: la versione televisiva, tuttavia, risulta realizzata estremamente peggio, oltre che infarcita da una narrazione molto più lenta, scialba e con qualche filler di troppo. Se, insomma, non volete perdere troppo tempo e non scadere nel già visto, il nostro consiglio e di recuperare le due pellicole piuttosto che gli episodi della serie TV, che rappresentano di certo la parte più claudicante dell'intera produzione.

Nuovi Universi

A Dragon Ball Super, nel corso dei primi 27 episodi, va il merito di aver introdotto personaggi carismatici come lord Beerus e l'angelo Whis, e di aver "svecchiato" il parco di trasformazioni dei protagonisti introducendo il Super Saiyan God; ma gli va attribuita anche la colpa di aver reso la serie, già dall'arco narrativo successivo, cioè quello della Resurrezione di Freezer, un calderone di fan service e banalità, con estremi problemi in fase di scrittura che permeano circa tre quarti della serie. Le avventure di Goku, successivamente, ampliano le prospettive e le ambizioni dell'immaginario di Akira Toriyama con l'introduzione del multiverso: Goku e i suoi amici non sono l'unica realtà esistente, ma fanno parte di un disegno ben più grande che prevede l'esistenza di Dodici Universi, realtà parallele tra loro e ognuna governata da un dio della distruzione (Hakaishin) e un dio della creazione (Kaioshin): a monte di questa complicata gerarchia c'è lord Zeno, il Re di tutte le cose, un esserino piccolo e buffo che in realtà è in possesso del tremendo potere di cancellare qualunque entità o Universo. L'escamotage del multiverso permette alla serie di introdurre una moltitudine di nuovi personaggi, una ventata d'aria fresca a un franchise che, nonostante il consenso popolare, non era partito benissimo.

A partire proprio dalla Saga del Torneo tra gli Universi 6 e 7 qualcosa inizia a cambiare, dal ritmo del racconto alla qualità dei disegni fino alla coerenza nella scrittura, determinando una leggera risalita che comunque non riesce a emulare i fasti delle serie classiche, continuando su binari che hanno viaggiato costantemente tra qualche alto e vertiginosi, dolorosi bassi. La Saga di Future Trunks è partita a razzo, con il ritorno di uno dei personaggi più amati in assoluto dal fandom, e ha introdotto un tandem di cattivi con delle premesse interessanti: Goku Black e Zamasu sono stati i primi, veri (e, a conti fatti, unici) villain di peso di Dragon Ball Super, ma le ottime premesse sui rispettivi background, motivazioni e caratterizzazioni finiscono pian piano con l'andare a farsi benedire. Le colpe sono attribuibili a diversi elementi, dalla sceneggiatura al design, tutti fattori che abbiamo già analizzato nel dettaglio in uno speciale dedicato interamente a Zamasu.

Il problema di Dragon Ball Super sta proprio in questo: la trama è infarcita di incoerenze e buchi, persino nei confronti della serie classica di DBZ , e il concept di numerosi personaggi è stato più volte riciclato, al punto che viene da chiedersi cosa abbia potuto dominare l'inventiva di Toriyama, se il citazionismo sfrenato al design di vecchi personaggi o i "suggerimenti" arrivati dai fan della Rete o finanche dal suo discepolo Toyotaro, che realizzò a suo tempo il chiacchierato Dragon Ball AF.

La svolta?

Poi, con il sopraggiungere dell'ultimo arco narrativo, e più precisamente con il centinaio di episodi, arriva finalmente la luce: sia chiaro, il Torneo del Potere ha delle premesse francamente imbarazzanti. La voglia di combattere sfrenata di Goku lo porta a convincere Zeno a inaugurare una competizione in cui i vincitori si guadagneranno il diritto a vivere, mentre vinti verranno cancellati dall'esistenza: una scelta che mal si sposa con il personaggio, ingenuo ma a suo modo maturo e saggio, che è stato Goku nell'ultima parte di Dragon Ball Z. una piccola incoerenza che, via via, si fa perdonare con lo scorrere degli episodi. La Saga della Sopravvivenza degli Universi è probabilmente la massima espressione di Dragon Ball Super, soprattutto in termini grafici: i disegni della serie, soprattutto nella prima parte, fanno davvero fatica a raggiungere standard qualitativi accettabili e, in diversi frangenti, la qualità del tratto e delle animazioni raggiunge rare vette di bassezza, che in parte (ma senza fare miracoli) sono state corrette e riviste nella versione Blu-Ray degli episodi. Col sopraggiungere dell'ultima saga, invece, la Toei Animation dà prova di aver concentrato tutti gli sforzi produttivi per questa parte, sfoggiando i migliori animatori possibili al servizio della serie: nomi come Yuuya Takahashi, con puntate a dir poco spettacolari come la 114, la 122 e la 131, sono riusciti a riportare Dragon Ball ai fasti visivi di un tempo, rendendo quanto meno piacevole la visione da un punto di vista meramente visivo.

Il Torneo del Potere ha il merito di aver introdotto i personaggi più interessanti, gli scontri più spettacolari e i virtuosismi artistici migliori, ma sia ben chiaro che il risultato finale è comunque lontano dalla perfezione: il ritmo del racconto è estremamente blando nella prima parte della competizione, focalizzando spesso l'attenzione su scontri o personaggi poco interessanti o sviluppandola in maniera eccessivamente frettolosa. È questo, forse, il principale difetto di Dragon Ball Super: la quantità a discapito della qualità, e questo è valso per gran parte dei 131 episodi totali, tra personaggi, eventi e soprattutto trasformazioni. A conti fatti, solo il Super Saiyan God e l'Ultra Istinto rappresentano una vera e propria ventata di aria fresca tra tutte le evoluzioni proposte dall'immaginario di Toriyama: in particolare il secondo, per la sua natura di semplice power up, volutamente slegato da qualunque forma del Super Saiyan, si era fatto apprezzare largamente nella sua forma incompleta. A nostro parere, l'Ultra Istinto Perfetto ha tradito ancora una volta la coerenza (concettuale e visiva) in favore del fan service, della corsa sfrenata all'ultima trasformazione pur di non annoiare il pubblico. Nel corso di Dragon Ball Z, tralasciando qualche variante di poco conto, abbiamo assistito tutto sommato a tre singoli stadi del Super Saiyan. Ma in Dragon Ball Super, e più precisamente in una quantità di puntate che si attestano sulla metà rispetto a DBZ, abbiamo visto Super Saiyan God, Super Saiyan Blue, Super Saiyan Blue Kaioken, Super Saiyan Rosé, Super Saiyan Blue Evolution, Ultra Istinto e Ultra Istinto perfetto. Decisamente troppe evoluzioni, a nostro parere, per un prodotto di intrattenimento che ha sempre messo al centro il concetto di superamento dei propri limiti, ma con la pletora di cambiamenti e colori visti in Dragon Ball Super la sensazione è che si sia esagerato, senza fornire al pubblico il tempo di metabolizzare a sufficienza quanto visto.

Un successo sconfinato, nonostante tutto

Ma allora perché Dragon Ball Super piace? Perché, in fondo, la nuova incarnazione del brand immortale di Akira Toriyama fa quel che deve fare: intrattiene, diverte ed emoziona.

Il ritmo del racconto e la qualità generale vanno in crescendo con il passare degli archi narrativi, il fattore emozione e nostalgia gioca anche un ruolo importantissimo nella percezione di un pubblico totalmente asservito alle gesta dei Super Saiyan: Dragon Ball Super dà l'opportunità alle nuove generazioni di empatizzare - da un buon punto di partenza quale è Super, che non disdegna il passato ma che getta le basi per un inizio totalmente nuovo - con gli eroi che ci hanno appassionato durante la nostra infanzia, ma permette anche ai più anziani di guardare, di nuovo per la prima volta, una storia di Dragon Ball senza sapere fin dove porterà la trama.

L'ultima parte di Dragon Ball Super è un'esplosione violentissima di fan service, di spettacolarità e anche di soluzioni di regia estremamente ben congeniate. E si arriva agli episodi conclusivi che, pur destando diverse perplessità nei termini di quella coerenza con sé stessi - che continua a mancare fino alla fine - riescono comunque a mettere il punto aprendo a scenari futuri, rimescolando lo status quo di tanti guerrieri Z e di qualche villain. Le premesse della pellicola, in arrivo a dicembre 2018, ci suscitano una sincera curiosità, e in generale la momentanea conclusione della serie, in vista di un possibile ritorno verso la fine del 2019, darà la possibilità alla Toei Animation di tirare il fiato, fare chiarezza e gettare delle basi floride per un futuro florido, ma da cui ci si aspetta molto di più.

Dragon Ball Super Dragon Ball Super ci saluta al termine di 131 episodi che hanno suscitato una costante altalena di emozioni, di odi et amo, di momenti esaltanti misti a soluzioni di sceneggiatura e disegni imbarazzanti. La qualità generale dell'anime midquel di Dragon Ball Z non riesce a eguagliare i fasti delle serie classiche partorite dalla mente di Akira Toriyama, così come gran parte dei concept e di soluzioni di design hanno fatto intravedere una mancanza di inventiva da parte del sensei, che in più di un'occasione ha riciclato svariati concept prendendo spunto da più parti, tra il fandom in Rete e opere annesse al suo lavoro. L'ultima parte dell'anime, però, riscatta l'andamento claudicante degli archi precedenti, scacciando in parte certi demoni e portando su schermo un comparto artistico notevole, pur continuando a viaggiare su una serie di incoerenze di fondo che era difficile mettere da parte, considerate le premesse. Il finale di serie ha il merito di riscrivere lo status quo dei protagonisti, rendendosi portatore di una dose smisurata di puro ed emozionante fan service mista ad una regia ineccepibile, i cui standard avrebbero elevato notevolmente il giudizio finale se si fossero mantenuti costanti per buona parte degli archi narrativi. Dragon Ball, però, è anche questo: lungi dal voler pretendere a tutti i costi momenti di alta televisione da un prodotto pop - che si rivolge a un pubblico tanto vasto quanto esigente - la serie midquel di Dragon Ball Z va presa così com'è. Una visione fresca e moderna delle avventure di Son Goku, che fa del fan service e della rapidità i suoi punti cardine, specchi riflessi di un mondo in continua corsa ed evoluzione esattamente come tutte le varianti del Super Saiyan God e dell'Ultra Istinto che ci hanno bombardato in "soli" 131 episodi. È un Dragon Ball che non può soddisfare tutti, che forse non va totalmente condannato, ma che ha bisogno di spunti migliori per rendere giustizia alla storia di formazione che è sempre stata.

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