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Drifting Dragons: recensione dell'anime in CGI su Netflix

Arriva su Netflix Drifting Dragons, adattamento animato in CGI del manga di Taku Kuwabara. Venite a scoprirne pregi e difetti nella nostra recensione.

recensione Drifting Dragons: recensione dell'anime in CGI su Netflix
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Se c'è una cosa che ai giapponesi sembra piacere particolarmente in questo periodo, si tratta senza dubbio dell'amore per la buona cucina. Solo nell'ambito dei manga e degli anime, negli ultimi anni abbiamo assistito al moltiplicarsi di opere aventi il cibo come argomento centrale: da shonen commerciali (Food Wars) fino a lavori più raffinati e incentrati sulla parodia (Dungeon Food), passando per manga come Golden Kamui dove la preparazione di piatti deliziosi è un ricorrente intermezzo in un prodotto che di base parla di tutt'altro. Quasi come se il tema culinario fosse diventato un vero e proprio sottogenere.

Drifting Dragons, che ci accingiamo a recensire in questa sede nel suo adattamento animato da poco disponibile su Netflix, è solamente uno degli ultimi esempi di questa peculiare tendenza. Non solo, è anche uno dei tentativi più recenti di applicazione della computer grafica per l'adattamento di un manga sul piccolo schermo, argomento che vi invitiamo ad approfondire nel nostro speciale dedicato alla storia della CGI negli anime giapponesi. Andiamo a scoprire i pregi e i difetti di questa serie animata.

Un manga spettacolare

Drifting Dragons (Kuutei Doragonzu in originale) è un manga scritto e disegnato dall'autore Taku Kuwabara, in corso sulla rivista seinen good! Afternoon dell'editore Kodansha dal 2016 e con attualmente 8 volumi usciti in patria. In Italia è pubblicato sotto l'etichetta Planet Manga da Panini Comics, che lo ha annunciato durante la conferenza sulle novità annuali in occasione del Napoli Comicon 2019: il primo volume è uscito ad ottobre 2019 e in questo momento siamo arrivati al terzo.

Drifting Dragons è ambientato in un mondo fantastico, dai tratti vagamente medievali e steampunk, dove draghi delle più differenti specie e dimensioni solcano il cielo e dove l'umanità dà loro la caccia a bordo di navi volanti per poter rivendere sul mercato le parti del loro corpo e per nutrirsi della loro carne, considerata una prelibatezza.

Il manga segue le vicende quotidiane della Quin Zaza, una delle ultime navi draghiere rimaste, e del suo vivace equipaggio dove spiccano lo spericolato e ghiottone Mika, la determinata ma spesso impacciata recluta Takita, la bella e algida Vanabelle, e il serio e affidabile Giraud (Jiro, nella versione originale).

Si tratta di uno slice of life fantasy dalla struttura molto semplice, dove i protagonisti e il resto dell'equipaggio della Quin Zaza sono alle prese con le più disparate situazioni quotidiane che coinvolgono la caccia alle gigantesche creature che dominano i cieli.

Un po' Monster Hunter, un po' Golden Kamui, l'opera alterna abilmente spettacolari sequenze d'azione a parti più leggere e rilassate che approfondiscono il mondo in cui è ambientata l'opera, ma soprattutto si diletta a mostrare i personaggi (in particolare il goloso Mika) intenti a cucinare e gustare i piatti basati sulla carne di drago.

Il manga sta avendo un discreto successo in patria, ma si è attirato anche critiche da parte di molti lettori per via degli evidenti richiami alla caccia alle balene, una pratica controversa da poco tornata in auge sul territorio giapponese. Al di là di questo, ciò che colpisce veramente di Drifting Dragons sono i magnifici disegni, che costituiscono senza dubbio il punto forte dell'opera.

Maestosi, precisi, dettagliati, mai confusionari, con un tratto a metà tra l'elegante e lo sporco, il comparto grafico del mangaka Taku Kuwabara esalta alla perfezione le numerose sequenze movimentate e la variegata rappresentazione dei draghi che la ciurma della Quin Zaza si ritrova a fronteggiare.

Draghi e navi volanti

Dopo essere stato annunciato il 15 marzo 2019, l'anime di Drifting Dragons ha debuttato in Giappone l'8 gennaio 2020, per poi essere reso disponibile su Netflix a livello globale dal 30 aprile 2020. Prodotto in CGI presso lo studio Polygon Pictures (Knights of Sidonia, Blame!), pioniere dell'utilizzo di questa tecnica nell'animazione giapponese, e lungo 12 episodi, l'adattamento è diretto da Tadahiro Yoshihira e scritto da Makoto Uezu, mentre le musiche sono realizzate dal noto compositore Masaru Yokoyama (Bugie d'aprile, Mobile Suit Gundam: Iron-Blooded Orphans).

Nel catalogo di Netflix, l'opera è attualmente sprovvista del doppiaggio in italiano per ragioni legate all'emergenza sanitaria del COVID-19, sorte toccata anche a Ghost in the Shell: SAC_2045, e sono presenti solamente i sottotitoli. Il doppiaggio è tuttavia segnato come "in dirittura d'arrivo", quindi siamo fiduciosi che verrà presto reso disponibile.

L'anime di Drifting Dragons adatta in maniera molto fedele gli eventi dei primi 3 volumi del manga, cambiando solamente l'ordine di alcuni capitoli. La serie si prende tutto il tempo necessario per trasporre su schermo il medesimo contenuto della versione cartacea, senza tagli o modifiche sostanziali, e ciò costituisce un indubbio pregio.

In queste 12 puntate, come abbiamo già anticipato, non c'è dunque alcuna trama di fondo e l'anime si suddivide in storie auto-contenute, alcune delle quali occupano più di un episodio (soprattutto nella seconda parte).

Esattamente come nel manga, la serie si focalizza sulle fatiche della Quin Zaza durante la caccia ai draghi, tutti diversi fra loro come aspetto, dimensioni, capacità nascoste e aggressività, e sulle attività collaterali necessarie per il sostentamento dell'equipaggio: la manutenzione della nave, la contabilità, l'approdo sulla terraferma per vendere il bottino e rilassarsi tra una battuta di caccia e l'altra, e così via.

I personaggi sono abbastanza stereotipati e, a parte quelli principali, non lasciano il segno, mentre il mondo in cui è ambientata la serie non viene approfondito granché, con l'autore che rivela solo pochi dettagli in base all'occasione.

Nonostante questi limiti, dal punto di vista contenutistico Drifting Dragons rimane comunque un anime molto piacevole se si cerca il semplice intrattenimento in un'opera d'azione leggera e senza pretese.

Ancora la solita CGI

Quello che purtroppo impedisce alla serie di distinguersi dalla massa è, come era lecito aspettarsi, il suo comparto grafico. Un problema che affligge l'utilizzo della CGI nelle opere animate giapponesi, diretta conseguenza dell'immaginario in due dimensioni con cui ormai la cultura pop del paese del Sol Levante si è fatta conoscere in tutto il mondo, è quello di non riuscire (se non in rari casi) a trovare uno stile che si adatti bene all'originale cartaceo.

Questo aspetto, unito al budget quasi mai elevato che viene dedicato alle produzioni televisive e ai tempi stretti di lavorazione, è uno dei motivi principali dietro ai risultati altalenanti dell'applicazione di questa tecnica nell'animazione giapponese.

L'anime di Drifting Dragons purtroppo non fa eccezione. La CGI impiegata dallo studio Polygon Pictures non riesce a rendere giustizia ai magnifici disegni del manga, e a dispetto di una buona espressività, a livello visivo i personaggi appaiono piatti, troppo lucidi e più "gonfi" rispetto al character design originale.

Emblematica a questo proposito una sequenza in uno dei primi episodi dove Takita e altri suoi compagni sono alle prese con la lavorazione dell'olio di drago: nonostante i personaggi ripetano in continuazione quanto sporchi e puzzolenti siano, la cosa non si nota minimamente e non basta qualche goccia di sudore a rendere bene questa situazione.

Se tuttavia si potrebbe obiettare che non è compito di un prodotto animato trasporre alla perfezione i disegni dell'opera originale, ma rendere i loro punti di forza tramite il movimento e la dinamicità, anche sotto questo profilo il comparto tecnico di Drifting Dragons non raggiunge il suo obiettivo.

Le animazioni risultano nella maggior parte legnose, lontane dai fasti di lavori recenti ben più riusciti come Beastars o (per citare un prodotto del medesimo studio) Blame!, e peggiorate da un fastidioso effetto al rallentatore, mentre la regia piatta e poco intelligente non riesce a rendere allo stesso modo l'adrenalina e la spettacolarità delle sequenze d'azione del fumetto.

Vi sono anche degli aspetti riusciti, come la resa dei draghi e di alcune ambientazioni, o un aumento della qualità generale nell'arco narrativo finale dell'anime, che copre gli ultimi 3 episodi, ma si tratta di una magra consolazione.

Graficamente Drifting Dragons rappresenta l'ennesimo esperimento poco riuscito nella creazione di un anime in full-CGI, e un'ulteriore battuta di arresto per uno studio che, dopo aver sdoganato l'utilizzo di questa tecnica nel settore, sembra essere rimasto a un punto fermo.

Le cose vanno meglio sotto il profilo musicale: l'OST di Masaru Yokoyama è ottima e accompagna bene le scene dell'anime, con brani incalzanti nei momenti più tesi e concitati, così come le sigle di apertura e chiusura.

Drifting Dragons Drifting Dragons, ennesimo anime in full-CGI ad approdare in esclusiva su Netflix, è un discreto adattamento dell’opera originale di Taku Kuwabara. Purtroppo, se il lavoro svolto per quanto riguarda il contenuto è ottimo, altrettanto non si può dire per la sua forma. Il risultato è una serie poco più che sufficiente che si salva grazie ai punti di forza del manga e che può valere la pena provare se siete alla ricerca di un intrattenimento senza troppe pretese. Se invece odiate le storie senza una trama di fondo o date molta importanza all’aspetto visivo, allora passate oltre. In attesa di un’eventuale seconda stagione, possiamo solo augurarci che Polygon Pictures riesca a compiere prima o poi quel salto di maturità che ci saremmo aspettati già da tempo.

6.5