Netflix

Eden: recensione del nuovo anime originale di Netflix

È disponibile dal 27 maggio Eden, il nuovo anime originale Netflix diretto dal regista di Fullmetal Alchemist Brotherhood. Ecco cosa ne pensiamo.

Eden: recensione del nuovo anime originale di Netflix
Articolo a cura di

Eden è l'ultima aggiunta del catalogo anime di Netflix di maggio 2021. Si tratta di una serie originale ed esclusiva che rappresenta, allo stato attuale, il primo anime interamente prodotto e realizzato dal colosso dello streaming statunitense, a ulteriore conferma dei sempre maggiori investimenti in un mercato florido e ricco di attrattiva presso il grande pubblico. Una produzione che vede, tra i nomi coinvolti, due figure di rilievo quali il regista di Fullmetal Alchemist Brotherhood Yasuhiro Irie e il character designer, nonché direttore delle animazioni, di Cowboy Bebop Toshihiro Kawamoto.

Dopo la nostra anteprima di Eden, ecco la recensione di una serie animata che, pur con le sue imperfezioni, riesce a coinvolgere lo spettatore affrontando anche tematiche di un certo rilievo. E che forse rappresenta il primo passo verso un futuro internazionale per il mondo degli anime. Vi ricordiamo che Eden è disponibile a partire dal 27 maggio 2021, per un totale di 4 episodi di durata canonica (25 minuti).

Una produzione speciale

Come abbiamo anticipato nel precedente articolo, la genesi di Eden è alquanto particolare e merita perciò un approfondimento, per comprendere appieno le ragioni dell'importanza di questa produzione, un caso forse più unico che raro nel mondo dell'animazione giapponese. E per ribadire che, in fondo, non bisogna mai smettere di credere nei propri sogni. Questo perché la serie nasce da un'idea del produttore statunitense Justin Leach, ex-animatore presso Lucasfilm, Blue Sky Studios e Production I.G., le cui origini risalgono al lontano 1998. È solo negli ultimi anni, tuttavia, che Leach ha visto concretizzarsi l'opportunità di realizzare questo progetto grazie all'amico Taiki Sakurai, l'attuale Chief Producer per il settore anime presso - indovinate un po' - proprio Netflix. Grazie alle loro connessioni e a una serie di fortunate coincidenze temporali, Leach e Sakurai sono riusciti ad assemblare un team di tutto rispetto per la creazione della serie. Oltre ai già menzionati Irie e Kawamoto, Eden vede infatti alla colonna sonora il celebre compositore Kevin Penkin, autore delle memorabili musiche degli adattamenti animati di Made in Abyss.

Al timone della produzione di Eden troviamo Qubic Pictures, studio fondato e presieduto dallo stesso Leach che raccoglie numerosi creativi sparsi per il mondo, mentre la realizzazione effettiva è stata affidata a CGCG Studio, studio giapponese sussidiario della taiwanese Wang Film Productions, azienda storica del mondo dell'animazione nel sud-est asiatico. Kimiko Ueno, infine, si è occupata della sceneggiatura della serie.

Eden nasce perciò come risultato degli sforzi complessivi di un team internazionale, un calderone di influenze provenienti da tutto il mondo che conferisce a questa nuova produzione Netflix una connotazione inedita, ma che conserva comunque una forte impronta giapponese per via del suo staff. Sarà questo il futuro degli anime? È ancora presto per dirlo, intanto vediamo di tirare le somme con quello che abbiamo tra le mani.

Il paradiso in terra

La storia di Eden è ambientata migliaia di anni nel futuro, dove la Terra non è più popolata dagli umani, apparentemente estinti. Al loro posto i robot hanno preso il sopravvento e nel complesso di Eden 3 lavorano per produrre energia dalla coltivazione della frutta. In questo contesto l'esistenza dell'uomo è ormai considerata un tabù, in quanto ritenuto la causa dei disastri che hanno rischiato di portare alla distruzione del pianeta. E92 e A37 sono due robot coltivatori, dalla voce rispettivamente maschile e femminile, che un giorno ritrovano causalmente all'interno di una capsula una bambina umana dai capelli rossi di nome Sara. Affezionatisi, la coppia decide di "adottare" Sara e di proteggerla dalle guardie di Eden 3, nonostante il rischio di vederla uccisa e di venire riprogrammati qualora scoperti. Cresciuta lontano dal pericolo all'interno di una comunità di robot che crede nell'esistenza degli esseri umani e nella loro non pericolosità, Sara dovrà affrontare una volta per tutte le macchine di Eden 3, in particolare il loro spietato capo Zero, per poter scoprire le sue origini e cambiare per sempre le sorti del pianeta.

Il minutaggio complessivo della serie - circa 90 minuti se non consideriamo il tempo riservato alle sigle di chiusura in ogni episodio - avvicina Eden a un lungometraggio animato, e in effetti il progetto iniziale di Leach per questa sua idea era proprio una pellicola destinata alle sale cinematografiche.

A ulteriore testimonianza di ciò, l'incipit dell'anime e il suo comparto visivo molto acceso e colorato richiamano in maniera evidente le produzioni dei colossi dell'animazione statunitense (Disney, Pixar, Dreamworks e così via).

Nonostante un primo episodio passabile e la lunghezza ridotta, se paragonata agli standard degli anime, Eden si rivela un titolo capace di appassionare lo spettatore. Il merito è di una storia volutamente semplice e lineare, per via del target principale (bambini e adolescenti) e per i limiti temporali appena menzionati, che si concentra su pochi spunti poco originali ma ben sviluppati ed efficaci.

Ci si affeziona presto al trio di protagonisti e l'abbondanza di eventi e di scene movimentate tiene sempre alta l'attenzione, scongiurando il rischio noia. A dispetto del tono prevalentemente leggero soprattutto nella prima metà, proseguendo la narrazione diventa più matura e non mancano alcune sequenze dall'elevato impatto emotivo.

Il più grande pregio della trama di Eden è però la sua capacità di affrontare argomenti importanti come l'ecologismo, il rapporto genitore-figlio e la paura del diverso con grande naturalezza, inglobandoli nel racconto senza alcuna forzatura. Anche qui non ci troviamo di fronte a nulla di particolarmente originale, ma in un'epoca come questa è sempre più difficile (se non impossibile) incontrare un prodotto realmente tale.

Il futuro degli anime?

Dove Eden purtroppo fallisce, confermando invece le nostre impressioni iniziali, è nella parte grafica. Sulla scia di molti anime originali disponibili in esclusiva su Netflix, anche questo è realizzato in full-CGI, una tecnica ormai molto diffusa nell'animazione giapponese ma che non ha mai incontrato appieno i favori del pubblico. Perciò, nonostante la buona volontà di produttori e staff, anche Eden non è destinato a cambiare l'attuale status quo della CGI negli anime.

La prima cosa che salta all'occhio della grafica tridimensionale di CGCG Studio è però la sua estrema fluidità, che rende il titolo molto più vicino a produzioni come Ghost in the Shell: SAC_2045 e allo standard dell'animazione 3D occidentale rispetto a quello giapponese, dove l'abuso di stratagemmi come il frame skipping ha dato origine a risultati di scarso livello.

Sotto ogni altro aspetto, sfortunatamente, Eden testimonia che la strada per sfruttare appieno il potenziale della CGI anche in produzioni dal budget poco elevato è ancora lunga. Tralasciando il design fin troppo anonimo dei robot e delle ambientazioni, a penalizzare la serie sono la ridotta espressività dei personaggi - sia umani che robotici - e la regia maldestra, spesso accompagnata da un montaggio non proprio impeccabile.

Va molto meglio per quanto riguarda le musiche. Dopo una prova buona ma non certo esaltante nell'adattamento animato di Tower of God, il compositore australiano Kevin Penkin ci regala questa volta un'altra delle sue magie.

L'accompagnamento sonoro di Eden è infatti potente ed evocativo, capace di compensare (almeno in parte) le mancanze tecniche e in grado di enfatizzare i momenti più importanti della storia, che senza questo sottofondo non avrebbero suscitato il medesimo coinvolgimento.

Come tutte le sue produzioni originali, anche Eden è disponibile in streaming con il doppiaggio italiano. Il cast nostrano si rivela adatto per quel che riguarda le voci dei personaggi in carne e ossa, un po' meno per quelle robotiche. In particolare Paolo Carenzo e Elena Mancuso, rispettivamente E92 e A37, non riescono a rendere al meglio il lato più "umano" dei due simpatici genitori adottivi di Sara, ma non si trattava di un compito semplice.

Nulla da eccepire invece per quello originale giapponese, che vede la partecipazione di nomi importanti del doppiaggio anime come Koichi Yamadera (Spike Spiegel in Cowboy Bebop, Togusa nella saga Ghost in the Shell).

Eden (2020) Eden non è certamente perfetto e originale, ma la creazione di Justin Leach, dopo un inizio che non ci aveva convinto del tutto, si rivela un prodotto in grado di appassionare lo spettatore grazie a un comparto visivo colorato, a un buon cast di personaggi e a una storia semplice ma ben sviluppata, che affronta temi importanti in maniera genuina e priva di retorica. Sfortunatamente le pecche del comparto grafico, rappresentate dall’uso di una CGI superiore alla media di molti lavori analoghi, ma ancora poco incisiva e con problemi di regia, impediscono a Eden di ambire a vette ancora più elevate. Ciò nonostante, ci sentiamo di raccomandarlo a tutti coloro che cercano una visione piacevole e poco impegnativa ma non priva di spunti di riflessione.

6.5