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Ergo Proxy: recensione dell'anime cyberpunk disponibile su Netflix

Dallo stesso pool creativo di Cowboy Bebop, una serie che coniuga sapientemente noir, filosofia e fantascienza.

recensione Ergo Proxy: recensione dell'anime cyberpunk disponibile su Netflix
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Se dovessimo redigere una lista dei sottogeneri di fantascienza che hanno avuto il maggior impatto sul nostro immaginario recente, le prime postazioni spetterebbero senz'altro a cyberpunk e distopia. Il sempre più complesso rapporto fra noi umani e la tecnologia da noi stessi creata - e il graduale abbandono, a partire dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale ad oggi, di quella innocente spensieratezza che caratterizzò l'età d'oro della fantascienza - hanno fatto sì che sempre più autori si rivolgessero a questi due sottogeneri di letteratura futuribile per raccontare il presente, spesso combinandoli assieme come avviene nel caso di Ergo Proxy. Nata direttamente sotto forma di anime in 23 episodi realizzati dal regista Shuko Murase (famoso per aver collaborato a progetti come I cinque samurai e Samurai Champloo) e lo sceneggiatore Dai Sato (Cowboy Bebop, Wolf's Rain, Eureka Seven) per volontà dello studio Manglobe, Ergo Proxy fu trasmessa fra il febbraio e l'agosto del 2006 sul canale satellitare a pagamento WOWOW e su AT-X, rete filiale di Tv Tokyo dedicata esclusivamente agli anime. Come narrato dallo stesso Sato, il progetto iniziale ruotava esclusivamente intorno a un gruppo di automi (i cui nomi sarebbero stati ispirati a famosi filosofi del passato come Derrida, Lacan e Husserl) che, dopo aver contatto un virus chiamato Cogito, diventano autocoscienti e cominciano un viaggio alla scoperta di sé stessi. Nel corso della lavorazione, però, la serie è passata per le capaci mani di Murase, e si trasformò in qualcosa di molto più complesso e ambizioso: un noir cyberpunk post-apocalittico che potete trovare interamente sulla piattaforma streaming Netflix. In occasione del lancio e della nostra recensione di Detroit: Become Human, avventura grafica neo-noir di fantascienza sviluppata da Quantic Dream e pubblicata per PS4 da Sony Interactive Entertainment che sembra avere più di un punto in comune con il titolo dello studio Manglobe, abbiamo deciso di approfittarne per riscoprire questa coltissima serie d'animazione del 2006.

Awakening

In un lontano futuro la Terra è stata devastata da una misteriosa catastrofe che l'ha tramutata in una landa desertica e inospitale: nubi plumbee coprono l'intera superficie del globo e un virus letale aggredisce chiunque ardisca a mettere piede fuori da una delle tante Città-Cupola (chiamate Dome in originale). Una di queste, Romdo, è governata da un anziano e malato Reggente di nome Donov Mayer, il quale ha ormai perduto la capacità di parlare e per questo si esprime attraverso quattro automi, ispirati nella forma alle statue realizzate da Michelangelo Buonarroti e poste nelle Cappelle medicee; per il loro nome, invece, si rifà a quattro celebri filosofi: Husserl (da Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia), Lacan (da Jacques Lacan, psichiatra specializzato in psicosi paranoica di cui a suo tempo Heidegger criticò la complessità del pensiero al punto da dichiarare "Questo psichiatra ha bisogno di uno psichiatra"), Berkeley (da Georges Berkeley, che negò l'esistenza della materia) e Derrida (dal Decostruttivista Jacques Derrida). La società di Romdo è totalmente chiusa: uscire all'esterno è un tabù, oltre che un rischio inutile date le avverse condizioni climatiche e la finta utopia che Mayer è riuscito a instaurare. Ogni romdiano è sottoposto a un rigido controllo delle emozioni, i figli vengono assegnati alle coppie che ne fanno richiesta e ogni Cittadino è costantemente affiancato da un autoReiv (così vengono chiamati gli androidi in Ergo Proxy), detto entourage, che lo segue ovunque e lo assiste in ogni mansione. L'esistenza dei romdiani, istigati dagli entourage e incoraggiati da una fortissima pressione sociale, è improntata alla repressione dei sentimenti e al consumismo più sfrenato. All'atto pratico non c'è una gran differenza fra umani e androidi su Romdo: creati entrambi artificialmente (gli umani nascono tramite un utero artificiale), atarassici e sostanzialmente privi di volontà, sia gli umani che gli autoReiv obbediscono a una più o meno esplicita raison d'être - ragion d'essere - perduta la quale essi sono nulla. Il loro equilibrio sarà spezzato dall'avvento di un virus elettronico chiamato Cogito dalla locuzione cartesiana "cogito ergo sum" che dota gli autoReiv di autocoscienza (gli episodi della serie sono anche numerati secondo il sistema romano, preceduti dalla dicitura meditatio, come i capitoli delle Meditazioni metafisiche di Cartesio). Molti di essi perdono il controllo e finiscono con l'assassinare esseri umani, ragion per cui il caso viene affidato a Re-l Mayer, nipote del Reggente accompagnata dall'entourage Iggy. Mentre il Direttore del Dipartimento di Sicurezza Raul Creed è incaricato di tenere la faccenda sotto controllo, Re-l viene aggredita nel bagno della propria abitazione da una creatura non-umana e non-robotica. Nonostante ella sia pienamente consapevole di essere stata avvicinata da un vero e proprio mostro (che per qualche ragione ha lasciato sul suo specchio la scritta "awakening"), il Dipartimento di Sicurezza tenta di insabbiare la faccenda proponendo come possibile colpevole l'immigrato Vincent Law, trovato privo di sensi a poca distanza dal suo appartamento. In compagnia della "autoReiv cosciente" Pino (il cui nome è un palese omaggio al Pinocchio di Carlo Collodi), l'arrogante Re-l e il timido Vincent intraprenderanno un viaggio che li porterà a svelare molti misteri e a mettere in discussione la natura stessa del mondo in cui si trovano a vivere.

Raison d'être

Da queste poche righe di trama è assolutamente impossibile avere un'idea del prodotto compiuto, e questo perché Ergo Proxy è una serie estremamente complessa, ricca di temi ed estremamente curata dal punto di vista tecnico. Le animazioni sono di livello eccelso se teniamo conto degli standard produttivi di dodici anni fa, e nonostante qualche imprecisione nei tratti dei volti la grafica coniuga alla perfezione disegno a mano e digitale, cosa rara persino ai giorni nostri. La fotografia, luminosa negli ariosi ambienti di Romdo e plumbea nei bassifondi e nell'ambiente esterno, conferisce alla serie una perfetta atmosfera neo-noir. Il design riesce nell'impresa di conciliare originalità e impatto visivo: gli autoReiv, i personaggi umani e i mostri sono tutti ben costruiti e intriganti. Lungi dall'essere raffinata per puro amore estetico, la grafica diventa poi un'importante chiave di lettura, com'è il caso del costume da coniglio di Pino, che rimanda chiaramente al viaggio allucinato di Alice in wonderland, o il dettaglio degli occhi di Vincent, che si aprono per la prima volta in un momento-chiave della storia. Per non parlare della eccezionale resa estetica dell'iconico personaggio di Re-l, il cui aspetto ieratico - "sporcato" da dettagli civettuoli, come la complicata acconciatura e il trucco azzurro sugli occhi - ben rappresenta il temperamento severo ma al tempo stesso capriccioso della ragazza. Dal punto di vista dei contenuti, Ergo Proxy affastella una serie pressoché infinita di citazioni e riferimenti che contribuiscono alla sua generale aura di raffinatezza (qualcuno direbbe pretenziosità): i temi toccati dalla serie, che comprendono il senso della vita, il destino, il diritto alla libertà e all'autocoscienza rappresentano una vera e propria boccata d'ossigeno per chi sa apprezzare i prodotti caratterizzati da più livelli di lettura. I personaggi sono tutti molto riusciti e sfaccettati, soprattutto il terzetto di protagonisti che va incontro a un complicato percorso di maturazione. Ma la serie ha anche, fra i propri numerosi pregi, anche l'aver costruito un cast di comprimari convincenti che trova il proprio apice nel formidabile Direttore Raul Creed, il cui status viene sconvolto nel primo episodio. Pur essendo come tutti sottoposto a un controllo delle emozioni, Creed sviluppa un odio implacabile per l'uomo cui dà la colpa di avergli portato via ogni cosa, vale a dire Vincent Law. La sua parabola tragica è forse uno degli elementi più interessanti, al di là della lunga sezione centrale dedicata alla risoluzione del mistero rappresentato dai Proxy.

Benvenuto raggio di sole

La libertà che a suo tempo la ormai fallita Manglobe concesse al pool creativo capeggiato da Murase e Sato risalta specialmente nella sua seconda metà (specie in episodi come Qualcuno che assomiglia a te, WHO WANTS TO BE IN JEOPARDY, Calma piatta e Il sorriso di una bambina) e richiama in molti aspetti gli episodi più sperimentali di Neon Genesis Evangelion, vero e proprio nume tutelare di Ergo Proxy assieme ai già ricordati Michelangelo Buonarroti, René Descartes, Philip K. Dick e perché no, Ridley Scott con il seminale Blade Runner che così sagacemente mescolava azione, filosofia e estetica orientale. Ergo Proxy va in un certo senso a chiudere quel cerchio, rimpinzandosi di riferimenti alla cultura occidentale (i più ovvi sono ovviamente il già citato Alice in Wonderland, Ofelia di John Everett Millais, il Rinascimento, 1984 di George Orwell). Non fanno eccezione le musiche: al di là del minimale accompagnamento musicale di Yoshihiro Ike, che contribuisce a dare alla serie un tono adulto e un ritmo calmo, meditato, la opening (kiri dei Monoral) è cantata tutta in inglese mentre la sigla finale è addirittura Paranoid Android dei Radiohead.

Oltre alla grafica, che come abbiamo detto è una componente fondamentale dell'opera, e alla trama, che si sviluppa procedendo su un percorso accidentato ricco di passi falsi, depistaggi, rallentamenti e bruschi cambi di tono e di genere, un aspetto fondamentale di Ergo Proxy è la sua ricca stratificazione tematica. Dimentico di sé stesso, per tutta la vita l'eccezionale Vincent Law ha stuprato la propria indole convinto di agire per il meglio, di ottenere in futuro una serie di privilegi sociali cui tutti ovviamente ambiscono. La bella e brillante Re-l vive una vita basata su una complicata serie di finzioni e (auto)inganni da cui si sveglierà aprendo gli occhi su un mondo misterioso, ricco di pericoli e di meraviglia. La dolcissima robottina Pino scoprirà il privilegio che si cela nel possedere delle autentiche emozioni. L'evidente parallelo fra il virus Cogito, che crea autoReiv autocoscienti, e il viaggio di scoperta dei nostri protagonisti ha il sapore di un percorso iniziatico che parla del viaggio di maturazione che ognuno di noi deve compiere per poter diventare un individuo completo. Il finale di serie si tinge di speranza venata da un sottile strato di amarezza. Per quanto in molti non abbiano apprezzato la sua complessità e il suo deciso rallentamento narrativo nella sezione centrale, Ergo Proxy è un prodotto raro e ambizioso ma anche appassionante. Consigliato a chi non teme una narrazione posata, non sempre perfettamente a fuoco ma dotata di un grande fascino.

Ergo Proxy Diciamolo subito: Ergo Proxy non è una serie perfetta, né tantomeno un prodotto per tutti palati. La grande importanza rappresentata dai riferimenti e dalle citazioni, che vanno da Blade Runner a Rousseau e Wittgenstein, da Michelangelo a Jeopardy, da Pinocchio ad Alice nel Paese delle Meraviglie, e un ritmo poco continuo caratterizzato da un avanzamento di trama lento e saltellante possono legittimamente respingere gli spettatori abituati ad altri generi di prodotti. Trascorsi più di dieci anni dalla sua realizzazione, questa serie può apparire oggi leziosa e pretenziosa, ma è più profonda e solida di quanto possa sembrare a un primo sguardo. Ergo Proxy dello studio Manglobe (fallito nel 2015) è un prodotto coraggioso che si inserisce a pieno titolo in quella scia rinnovatrice in cui ritroviamo anche opere come Neon Genesis Evangelion e la recente B: the Beginning.

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