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Exception recensione: l'anime 3D di Netflix è una complessa novità

Dai tre geni Hirotaka Adachi, Yoshitaka Amano e Ryuchi Sakamoto nasce Exception, serie d'animazione 3D che esplora gli oscuri meandri della fantascienza.

Exception recensione: l'anime 3D di Netflix è una complessa novità
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Da quando la piattaforma streaming di Netflix si è ancor più aperta al mondo dell'animazione giapponese, le novità non smettono mai di stupire. Dopo la seconda parte di Bastard!! è il turno di Exception. Il progetto, diretto da Yuzo Sato vede tre ulteriori firme degne di nota: il soggetto di Hirotaka Adachi prende forma grazie al character design di Yoshitaka Amano, sulle note del compositore Ryuichi Sakamoto. Tre menti brillanti cooperano per questo anime interemante in 3D, dove i meandri più oscuri della fantascienza si uniscono alle debolezze degli esseri umani.

Exception approda su Netflix il 13 ottobre. Gli 8 episodi di cui si compone non sono ancora disponibili con doppiaggio in italiano; al momento, è possibile godersi in lingua originale (inglese) con sottotitoli.

Un racconto non di facile lettura

Il nuovo anime Netflix gioca molto sul concetto di tridimensionale, che diventa suo valore intrinseco. Gli esseri umani, una volta abbandonata la Terra, sono alla ricerca di un nuovo pianeta su cui poter vivere. Una squadra di esploratori creata con una stampante 3D raggiunge un corpo celeste, detto X-10, che potrebbe essere la soluzione finale. Uno dei membri, tuttavia, subisce una mutazione in fase di stampa che lo trasforma in una creatura mostruosa. Non appena l'equipaggio se ne accorge, è qui che inizia un pericoloso conto alla rovescia per porre fine all'importante spedizione.

Exception viene presentato come un anime dal carattere horror, eppure quest'ultimo emerge nella sua interezza non prima degli ultimi episodi, in cui la missione prende una piega più movimentata e ricca di tensione. L'impressione che si ha fino a quel momento, infatti, è di un'atmosfera calma, sospesa, eterea, esistente in un tempo senza fine. A questa sensazione contribuiscono i dialoghi, le cui parole sono continuamente soppesate, d'ampio respiro.

Con una narrazione che non sempre si lascia seguire alla perfezione, il soggetto di Hirokota Adachi offre snodi particolari, inseriti in un intreccio non troppo prevedibile. Pur con una propria linearità, spesso il filo conduttore esplora tante sfumature diverse che si uniscono al racconto, creando una vasta ramificazione di situazioni.

In soli 8 episodi, Exception si mostra come un anime denso, in cui tanti piccoli tasselli arricchiscono la storia, anche quando sembra che l'azione sia ferma lasciando spazio a pensieri e ricordi. Proprio per questo, però, uno degli ostacoli di Exception è quello di arrivare alla sezione più dinamica e coinvolgente con uno spirito stanco, provato da quella lenta modalità con cui l'anime sedimenta il proprio racconto.
La grande riflessione che sorge spontanea guardando la novità di Netflix è la seguente: quanto di un essere umano può possedere una riproduzione fittizia di esso? La stampa 3D di ogni personaggio ha i ricordi della propria versione vivente, nonché le stesse emozioni: rabbia, risentimento, vendetta, come affetto, amore, compassione. Tante volte i protagonisti parlano di sé chiamandosi "persone", perdendo consapevolezza, o meglio facendosi sopraffare dai sentimenti umani che essi riescono a percepire e fare propri. Questo è sicuramente uno degli aspetti più interessanti dell'opera, forse ancor più della storia in sé.

Un'estetica controversa

Come accennato, Exception vede la collaborazione di imponenti personalità del panorama artistico giapponese contemporaneo. A prima vista, lo stile di Yoshitaka Amano, uno dei padri della saga videoludica di Final Fantasy grazie suo apporto artistico, è a dir poco inequivocabile.

In luoghi luminescenti dalle tinte fredde, i personaggi si muovono eterei con i loro corpi longilinei. Con splendenti sfumature sulle uniformi, sul viso e sui capelli, Nina e Mick sono i primi ad attirare l'attenzione. I loro volti magri, assottigliandosi su guance e mento, presentano una caratteristica forma e dimensione degli occhi, fortemente accentuata e innaturale. Uno sguardo amplificato ed intenso si contrappone ad un muso minuto, con una piccola bocca su cui, tuttavia, è possibile leggere il labiale con un'accuratezza apprezzabile. Se guardata nel dettaglio, l'animazione non sembra malvagia. Un altro esempio: il movimento delle singole ciocche di capelli nel momento in cui i personaggi oscillano il proprio capo.
Se si guarda l'anime nel complesso, però, i primi dubbi si fanno strada. Exception è dotato di uno stile inconfondibile, quasi estraneo al mondo terreno. Il gusto di Amano è ben accolto dal pubblico, e in effetti la serie non possiede brutture nella propria singolare estetica. La notizia del 3D, ancor prima del debutto, aveva scatenato due pareri contrastanti: curiosità da un lato, scetticismo dall'altro. Ed ecco che ora Exception si colloca esattamente nel mezzo, tra un sentimento di attrazione per un progetto singolare e una sensazione di disagio nei confronti di un esperimento forse un po' azzardato.

La prima impressione, purtroppo, è quella di guardare una sequenza animata di un videogioco di vecchia data. Un episodio dopo l'altro, ci si accorge di un aspetto molto ingessato e di movimenti per niente fluidi e dinamici, ma anzi rallentati, pesanti, talvolta un po' macchinosi. L'intento inziale avrebbe forse dovuto essere quello di ispirarsi al passato e riproporlo oggi in chiave moderna, tuttavia con il triste risultato di un anime faticoso da assorbire.

Cos'è che, però, può smorzare queste cattive impressioni sull'animazione? Il fatto che Exception non sia un'opera da sezionare, bensì da analizzare nella propria interezza e complessità.

L'importanza della musica

Entra ora in gioco la terza personalità: Ryuichi Sakamoto. Non si nota subito, ma dopo una piccola manciata di episodi ci si rende conto di una caratteristica essenziale: non esiste il silenzio. Che stiano parlando o meno, i protagonisti sono sempre accompagnati dalla una colonna sonora così in armonia con il resto da risultare un sottofondo nato per essere lì. Non un mero sfondo da ignorare, ma un colore in più che diventa parte integrante del racconto.

Per questo motivo, grazie alla coesione di tutti gli elementi della serie, essa non può sussistere dividendo le sue componenti, ma può soltanto essere apprezzata nella sua totalità, come un'opera che è, al tempo stesso, racconto, disegno e musica. È questa la vera complessa novità di Exception: unire tre persone e tre diverse arti in un'unica essenza, in una sorta di trinità che dà i propri frutti solo se guardata compiendo un passo indietro, con una visione totale. Non è detto, tuttavia, che questa particolarità assoluta non possa essere un punto di debolezza più che di forza, pur conservando il guadagnato titolo di "novità".

Exception Exception è un anime che unisce tre personalità eccellenti in un esperimento, riuscito tuttavia solo in parte. Con uno stile inequivocabile, fortemente legato all'arte del disegno grafico, la serie di Netflix offre un buon racconto, a cui però lo spettatore approccia con fatica. L'emozionante colonna sonora costituisce il terzo elemento fondamentale, nonché quello meglio riuscito. Così facendo, l'opera diviene un unico organismo che, ad uno sguardo esterno, appare ben coeso, ma i cui ingranaggi non soddisfano appieno le aspettative qualora presi singolarmente. La novità di ottobre 2022 è un prodotto complesso, unico nel suo genere ma difficile da assorbire.

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