Fairy Girls: recensione dello spin-off al femminile di Fairy Tail

Le maghe di punta di Fairy Tail sono protagoniste di uno spin-off dilettevole e senza troppe pretese, che punta principalmente sulle rotondità femminili.

recensione Fairy Girls: recensione dello spin-off al femminile di Fairy Tail
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Sin dalla conclusione di Fairy Tail, il cui sessantatreesimo e ultimo volume è stato pubblicato nel Bel Paese nel mese di maggio 2019, Edizioni Star Comics ha cercato di proporre ai propri lettori i vari spin-off realizzati dal geniale Hiro Mashima e dai suoi molteplici collaboratori, come ad esempio quello incentrato sui potenti Dragon Slayer di Fairy Tail e Sabertooth. Scritto dal mangaka tuttofare e disegnato dall'artista Boku, Fairy Girls è invece una miniserie in quattro volumi incentrata sulle maghe di punta della gilda Fairy Tail, ossia Lucy Heartfilia, Erza Scarlet, Juvia Lockser e la piccola Wendy Marvel, che per l'occasione dovranno svolgere una serie di missioni senza la compagnia dei chiassosi e violenti maschietti appartenenti al Team Natsu. Riusciranno le irresistibili eroine a brillare di luce propria?

La nascita del team Fairy Girls

Ambientato subito dopo la schiacciante vittoria conseguita da Fairy Tail in occasione del Gran Palio della Magia dell'anno X791, il racconto illustrato da Boku ha inizio durante la sfarzosa festa organizzata da re Toma E. Fiore presso la capitale Crocus. Per consolare la povera Juvia, scaricata ancora una volta dal compagno Gray Fullbuster (che per tutta la serie principale di Mashima ha sempre ignorato le continue avance della bellissima maga), le tre eroine del Team Natsu trascinano la "donna della pioggia" per tutta la città, attirando l'attenzione di un ragazzino che vorrebbe affidare un incarico piuttosto delicato alla gilda magica più potente e famosa di tutte. Appurata la straordinaria forza delle fanciulle, il giovane Roil convince infatti il vivace quartetto a intrufolarsi furtivamente nella reggia, al fine di indagare e individuare il traditore colpevole di aver aggredito alcune guardie reali: una gilda oscura in possesso di una tecnologia strepitosa, in grado di contrastare e addirittura annullare la magia, è segretamente all'opera per rovesciare l'attuale monarchia di Fiore e solo Fairy Tail potrebbe avere i mezzi per ostacolarla. Le quattro maghe - che il sensei Hiro Mashima ha più volte messo in squadra assieme - si ritroveranno dunque invischiate in una curiosa catena di eventi che porterà alla formazione del primo autentico team tutto al femminile della gilda Fairy Tail e che soprattutto le vedrà svolgere le missioni più disparate. Durante l'avventura le ragazze dovranno, fra le altre cose, smascherare una collezionista di uomini di bell'aspetto, sgominare diverse bande di rapitori o addirittura porre fine ai diabolici piani di una rancorosa cellula di terroristi. Fra un incarico importante e l'altro, tuttavia, lo spin-off non mancherà di proporre ai lettori dei momenti più leggeri, durante i quali assisteremo al primo appuntamento di Wendy e a una combattuta sfida di "potenza femminile" fra le eterne rivali Lucy e Juvia. Soprattutto, la miniserie tenterà in più occasioni di arricchire l'immaginario di Mashima, mostrando per la prima volta location citate e mai introdotte nel manga originale, come ad esempio il terrazzo di Fairy Tail e il gigantesco ristorante che funge da sede principale per le stupende incantatrici della gilda magica Mermaid Heel.

Mentre le Side Stories illustrate da Kyouta Shibano ponevano sotto una nuova luce dei personaggi secondari come i Draghi Gemelli di Sabertooth, nonché eroi solitari come Laxus Dreyar e Gajeel Redfox, approfondendone la caratterizzazione in maniera efficace e convincente, la scelta di assegnare il ruolo di protagoniste di Fairy Girls alle quattro fanciulle appartenenti al nucleo principale della gilda non ci aveva convinti particolarmente. Poiché queste hanno appunto giocato un ruolo sempre centrale - per non dire determinante - nelle vicende di Fairy Tail, lo spin-off rischiava dunque di risultare barboso ed esclusivamente votato al fanservice. Coinvolgendo le giovani maghe in casi di natura assai diversa da quelli generalmente proposti dal sensei Mashima, il duo di artisti è invece riuscito a imbastire una storiella leggera e divertente, basata non tanto sui combattimenti spettacolari e pirotecnici che caratterizzano il mondo di Fairy Tail, quanto sul fortissimo legame instauratosi fra le sue interpreti principali. Anziché riprendere i toni spesso tragici dell'opera principale, con Fairy Girls si è inoltre scelto di puntare ed esplorare con assoluta naturalezza la routine quotidiana di Lucy e compagne, nonché la funzione stessa delle gilde magiche: organizzazioni che ogni giorno assumono dozzine di incarichi su commissione, indipendentemente dalla natura delle varie missioni. Come risultato, il fumetto risulta abbastanza comprensibile anche senza particolari conoscenze pregresse inerenti al "Mashimaverse", ma date le tematiche tutto sommato ingenue e spesso ripetitive, è abbastanza improbabile che questo possa essere apprezzato appieno da coloro che non siano già fan sfegatati delle succinte eroine coinvolte.

Un tripudio di fanservice

Nonostante il comparto narrativo di Fairy Girl sia tutt'altro che insipido o fiacco, il vero punto di forza del prodotto è rappresentato da un fanservice smodato e onnipresente. Esaltando a dismisura la vena "ecchi" che contraddistingue i manga del sensei Mashima, l'autore ha costantemente ritratto le maghe di Fairy Tail (e non solo) in situazioni assurde e piccanti, allo scopo di metterne in mostra le rotondità da capogiro.

Tra tutti i mangaka selezionati dal maestro e dalla casa editrice nipponica Kodansha per espandere l'universo di Fairy Tail, lo stile di disegno di Boku è forse quello più distante dal character design di Mashima, che nel corso degli anni ci ha abituati a tavole molto pulite e ricche di dettagli. Ciononostante, lo stile del mangaka, così semplice e decisamente più "morbido" e arrotondato di quello del sensei, ben si adatta alle tematiche e soprattutto alle finalità del prodotto. Sebbene le tavole più dinamiche (come ad esempio quelle dei combattimenti) appaiano piuttosto confusionarie, l'artista ha comunque saputo regalarci dei primi piani mozzafiato e dalla potente capacità espressiva. Il principale punto debole dell'opera è invece rappresentano dai fondali, troppo spesso abbozzati o addirittura assenti, che di conseguenza impoveriscono la resa finale del prodotto.

Volendo soffermarci sull'edizione italiana, sottolineiamo la straordinaria cura che Star Comics ha riposto nell'interpretazione dei testi: sebbene alcuni nomi non siano stati traslitterati correttamente (com'era già avvenuto nell'opera principale da cui è tratto lo spin-off), la traduzione dei colpi e dei dialoghi appare molto precisa e scorrevole. I quattro volumi sono infine impreziositi dalla presenza delle alette, com'era già avvenuto lo scorso anno per Fairy Tail S - Short Stories e, più di recente, per Fairy Tail: Side Stories.

Fairy Girls Nonostante Fairy Girls rappresenti a tutti gli effetti una rara occasione per esaminare da vicino la routine e il profondo legame che unisce le quattro maghe di punta di della gilda, il prodotto si è dimostrato incapace di brillare di luce propria. L’esagerato fanservice che caratterizza l’opera, già affetta da un tratto poco meticoloso e povero di dettagli, suggerisce infatti un target preciso e limitato, costituito in questo caso dai soli fan della travolgente epopea fantasy di Hiro Mashima. Per quanto lo stile di disegno di Boku possa strizzare l’occhio agli appassionati di ecchi, ne consigliamo quindi la lettura soltanto ai fan più sfegati di Fairy Tail, i quali sapranno chiudere un occhio sulle varie lacune di una miniserie tutto sommato piacevole e leggera.

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