Fairy Tail Side Stories: recensione degli spin-off sui Dragon Slayer

Pubblicata da Star Comics, la miniserie disegnata da Kyouta Shibano ha sapientemente colmato alcuni buchi narrativi della celebre opera di Hiro Mashima.

recensione Fairy Tail Side Stories: recensione degli spin-off sui Dragon Slayer
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È ormai risaputo che Hiro Mashima non sappia stare fermo un secondo, ma il mangaka tuttofare ce ne ha fornito un'ulteriore dimostrazione nell'ultimo anno, lanciando nel giro di pochi mesi sia la sua nuova opera (per tutti i dettagli leggete la nostra analisi del primo volume di EDENS ZERO) che una serie di progetti da lui supervisionati e legati all'universo di Fairy Tail, che anche dopo la propria conclusione continua ad espandersi a macchia d'olio.

A tal proposito, l'editore italiano Star Comics ha recentemente pubblicato nel Bel Paese una miniserie di Side Stories (dopo averci dato anche Fairy Tail: 100 Years Quest) scritte dallo stesso Mashima e disegnate dal talentuoso Kyouta Shibano, attraverso le quali i due mangaka hanno gettato dei fondamentali sprazzi di luce sulla finestra temporale più buia e trascurata dell'intero Fairy Tail: il lungo anno intercorso tra la disfatta della gilda oscura Tartaros e la rinascita della stessa Fairy Tail, avvenuta poco prima della guerra finale contro il potente Impero Alvarez. Dopo aver divorato i tre avvincenti volumetti di cui l'opera si compone, ve ne riveliamo le nostre impressioni.

Dragon Slayer, si va in scena!

Essendo ambientate quasi interamente dopo la partenza di Natsu Dragneel dalla città di Magnolia, Mashima e Shibano hanno dovuto scegliere altri protagonisti per le tre storie brevi (e autoconclusive) chiamate a colmare uno dei due salti temporali effettuati dal manga di Fairy Tail.

Per volere dello stesso Shibano, che attraverso le postille di fine volume si è dichiarato uno storico fan di Mashima e del personaggio di Gajeel Redfox, le Fairy Tail Side Stories ruotano infatti sui potenti Dragon Slayer del continente di Ishgal, ad eccezione del focoso Natsu e della piccola Wendy Marvell (cui era già stato dedicato uno spin-off ancora inedito nel nostro paese).
Il primo volume, ad esempio, è dedicato ai Draghi Gemelli di Sabertooth, Sting Eucliffe e Rogue Cheney, permettendo finalmente ai lettori di ammirare da vicino la bizzarra quotidianità adottata dall'unica gilda in grado di rivaleggiare - in termini di potenza e vivacità - con quella di Fairy Tail. Proprio questa, se ricordate, ha influenzato pesantemente la gilda avversaria, che dopo la riformazione avvenuta in occasione del Gran Palio della Magia ha messo da parte i valori sbagliati e le tremende leggi dell'ex-Master Jiemma per concedere spazio ai legami di amicizia e diventare una famiglia a tutti gli effetti. Laddove Mashima, negli archi narrativi conclusivi di Fairy Tail, ci aveva quindi mostrato una Sabertooth già "riveduta" e compatta, il collega Shibano ha invece colto la palla al balzo per raccontare alcuni dei passaggi più iconici e significativi del profondo processo di trasformazione cui Sting e gli altri hanno sottoposto la gilda magica.

Narrato perlopiù dal punto di vista della graziosa Yukino, che nella storia principale aveva subito un trattamento ingiusto e crudele, questo racconto di grande eroismo ha esplorato ad esempio il radicale cambiamento di Minerva, che da subdola combattente solitaria è divenuta pian piano una compagna di squadra affidabile e sorprendentemente premurosa, nonché uno dei membri più preziosi e insostituibili della famiglia Sabertooth. Tra un battibecco e l'altro dei Draghi Gemelli, è però il rapporto fra la già menzionata Yukino e l'immaturo Sting il vero protagonista del volume, ponendo per la prima volta sotto i riflettori il progressivo avvicinamento che ha caratterizzato i due giovani maghi.

Con le sue debolezze ed sincero attaccamento verso la gilda, è stata proprio la fanciulla a trasmettere il proprio coraggio al nuovo Master e a tenere unita la squadra, permettendo a Sabertooth di uscire definitivamente dall'ingombrante ombra del passato e abbracciare un futuro radioso. Più che un approfondimento sui Draghi Gemelli, insomma, il volume può essere considerato a tutti gli effetti come una finestra sulle origini della nuova Sabertooth, fra buffi litigi privi di senso e combattimenti nella tradizione di Mashima.

Tra presente e passato

Sono però gli ultimi due volumi della miniserie i più interessanti, poiché hanno trascinato in scena due personaggi estremamente importanti per la saga di Fairy Tail (e per il suo esplosivo atto finale), ma che per ammissione dello stesso Mashima sono caduti troppo spesso all'ombra del Team Natsu e dei suoi cinque protagonisti assoluti.

Non per nulla i minacciosi Gajeel Redfox e Laxus Dreyar, rispettivamente i Dragon Slayer del Ferro e del Fulmine, hanno funto inizialmente da antagonisti, acquisendo punti agli occhi dello spettatore solo dopo le dure "trasfusioni di carisma" che il protagonista Natsu Dragneel ha dovuto far loro a suon di pugni e attacchi infuocati.

A tal proposito, il volume incentrato su Gajeel esplora il passato del mago e le origini della sconfinata superbia che lo caratterizzava durante la breve permanenza nella gilda Phantom Lord, dettagliando impensabili aneddoti legati alla travagliata infanzia del personaggio. Episodi imprescindibili, questi, che rivelano le ragioni finora oscure per cui il Dragon Slayer, anche nelle situazioni più svantaggiose e letali, si è sempre dimostrato del tutto incapace di voltare le spalle a un compagno in difficoltà.

Accusato di aver favorito l'evasione di un detenuto dal carcere del Consiglio della Magia, Gajeel dovrà infatti tornare nella città in cui è cresciuto, e sarà proprio questo viaggio inaspettato a permettere alla minuta Levy McGarden da sempre innamorata del compagno di gilda, di superare una buona volta la fitta coltre di mistero che aleggia attorno al personaggio più eccentrico dell'opera, spianando invero la strada ai sorprendenti sviluppi che Mashima e Atsuo Ueda ci stanno proponendo attraverso Fairy Tail: 100 Years Quest. Una storia inclusa nella seconda metà del volume vedrà addirittura Gajeel e Cobra, Dragon Slayer del Veleno, collaborare in una delicata missione di salvataggio, mettendo in risalto le non poche somiglianze fra i due guerrieri dalla personalità tanto magnetica.

Come anticipato poc'anzi, il terzo e ultimo racconto illustrato da Kyouta Shibano ha per protagonista il tonante Laxus Dreyar e i tre componenti del Commando del Dio del Fulmine. Dopo lo scioglimento di Fairy Tail stabilito dal Master Makarov, i quattro maghi in cerca di lavoro busseranno alla porta della gilda Blue Pegasus, trovandovi un Ichiya più che disposto ad accoglierli. Deciso a diventare ancora più potente per poter proteggere le cose a lui care, l'ambizioso Laxus farà i conti con gli incarichi più pericolosi, nella speranza di affrontare dei validi avversari, e al contempo cercherà di farsi accettare nella famiglia di Blue Pegasus. L'incontro con maghi dalla natura totalmente opposta alla sua - come ad esempio lo strampalato Ichiya - sarà quindi l'occasione perfetta per ammirare lo scontroso Laxus in situazioni anomale e spassose. Fra un lavoro da host e l'altro, il Dragon Slayer si ritroverà difatti trascinato in un viaggio introspettivo che permetterà ai lettori di approfondire per la prima volta i sentimenti provati dal mago di classe S dopo il suo fallito coupe d'etat, sottolineando con precisione e incredibile delicatezza l'entità del suo cambiamento.

Stile da vendere

Appurata la bontà e le finalità narrative dell'opera, è bene sottolineare quanto il tratto di Shibano sia distante da quello di Mashima. Mentre il sequel ufficiale di Fairy Tail vanta un illustratore in grado di riprodurre tutto sommato fedelmente i personaggi del sensei, Shibano ha invece cercato di adattare il proprio stile di disegno a quello di Mashima, raggiungendo un risultato comunque gradevole e convincente. Riutilizzando i completi originali dei vari personaggi, il mangaka è difatti riuscito in parte a colmare il divario fra i due stili, ma è soprattutto nei primi piani delle graziose protagoniste femminili che viene fuori tutta la sua personalità: mentre Mashima è solito ingigantire a dismisura i bulbi oculari dei propri attori, la tecnica del collega prevede l'esatto contrario, al fine di raffigurare al meglio sentimenti forti come collera, stupore o paura.

In linea con l'operato di Mashima, i tre volumetti presentano una regia molto ordinaria e dei fondali abbastanza semplici, nonché attenti a catturare gli elementi fondamentali dei vari paesaggi utilizzati.
Per quanto concerne l'edizione italiana, occorre attribuire a Star Comics il merito di una traduzione pressoché perfetta: al netto del solito adattamento altalenante che affligge nomi e tecniche dei vari personaggi, l'editore ha svolto un lavoro più che ottimo, rendendo i testi scorrevoli e utilizzando un linguaggio facilmente comprensibile. Le splendide copertine a colori con alette, infine, impreziosiscono un'opera irrinunciabile per chiunque si professi un vero fan del "Mashimaverse".

Fairy Tail: Lightning  Gods Sebbene Fairy Tail, coi suoi 63 volumetti, abbia sviscerato abbondantemente l’immaginario nato dalle matite di Hiro Mashima, la miniserie Fairy Tail Side Stories ha dimostrato se non altro l’indiscusso valore e carisma dei suoi attori secondari. Seppur presi in disparte, e dunque lontani dalle vicende prettamente incentrate sul personaggio di Natsu Dragneel, Sting, Rogue, Gajeel e soprattutto Laxus conservano il loro fascino originale, permettendo persino ad altri mangaka di coinvolgerli in storie di grande eroismo, nel solco della miglior tradizione del genere shonen. Che siate o meno fan di Fairy Tail, Kyouta Shibano saprà incantarvi con tre storie autoconclusive molto divertenti e appassionanti, in cui si mescolano azione, sentimenti, un pizzico di fanservice e l’irrinunciabile vena di follia che Hiro Mashima ha storicamente infuso in tutte le sue opere ed i loro derivati.

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