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Fate/EXTRA Last Encore: la recensione del nuovo anime targato Netflix

È finalmente arrivata la tanto attesa nuova serie Netflix, ispirata al celebre videogioco della Type-moon, Fate/EXTRA Last Encore.

recensione Fate/EXTRA Last Encore: la recensione del nuovo anime targato Netflix
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Nel 2004 lo scrittore Kinoko Nasu e l'illustratore Takashi Takeuchi, che avevano all'attivo già il videogioco Tsukihime, unirono le forze per pubblicare una seconda visual novel sotto il marchio della Type-Moon, da loro stessi fondata: Fate/stay night. La base era molto semplice: eroi della mitologia o della storia sono riportati in vita da maghi, chiamati Master, per diventare loro servitori, o Servant, per combattere nella Guerra del Santo Graal, ed esaudire un desiderio. Il duo probabilmente non immaginava di riscuotere tanto successo, travalicando persino il loro primo operato. I fan rimasero estasiati da una trama semplice, ma ad un tempo complessa ed elaborata, tanto da voler continuare a vivere altre fantastiche avventure di quel genere. La fama del franchise è circoscritta prevalentemente al territorio nipponico; tuttavia, negli anni, la serie è riuscita ad appassionare anche numerosi videogiocatori occidentali. La Type-Moon realizzò un sequel e produsse altre opere derivate come manga, anime, light novel e vari videogiochi, che ne favorirono la diffusione in tutto il mondo, sebbene non tutti siano stati distribuiti in Italia. Tra i videogame sviluppati vi è il GDR Fate/EXTRA ad aver forse lasciato di più il segno: ambientato sempre nel Nasuverse (universo fittizio in cui si svolgono le vicende), proponendone le stesse tematiche e caratteristiche, ma proiettando l'azione in un mondo virtuale, creando un secondo piccolo universo in cui hanno luogo anche gli eventi di Fate/EXTRA CCC e Fate/Extella. A gennaio è approdata prima sulle reti televisive nipponiche e, in seguito, su Netflix la trasposizione animata tratta dal gioco di ruolo: Fate/EXTRA Last Encore, realizzata dallo studio Shaft (Puella Magi Madoka Magica) e scritta tra gli altri da Nasu. Il 30 giugno è approdata anche in Italia, dopo una lunga attesa. Noi l'abbiamo visionata, ma non siamo rimasti del tutto soddisfatti del lavoro finale, sebbene il pilot avesse attirato particolarmente la nostra attenzione.

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Se Fate/stay night e Fate/Apocrypha ci hanno raccontato una sanguinosa guerra sulla Terra, con un setting contemporaneo, Fate/EXTRA Last Encore, invece, ci trasporta in un paradiso interamente digitalizzato dove tutto sembra essere perfetto: il SE.RA.PH. Il mondo è creato da un potente computer composto da cristalli fotonici, il Moon Cell, situato sulla superficie lunare. Qui vengono trasportati tutti coloro che sono predisposti a diventare Master. Uno di questi è il nostro protagonista, Hakuno Kishinami, uno studente che è afflitto da una serie di misteriose visioni cruente e da un'inspiegabile sensazione di odio verso tutti e tutto.
Un giorno come tanti, sulla cima della torre più alta della città viene avviato un countdown, al termine del quale la vita e le sorti dei cittadini cambieranno drasticamente: si verificherà uno spietato massacro, e solo i pochi superstiti potranno accedere alla seconda e decisiva fase, una nuova Guerra del Santo Graal. L'eroe si trova coinvolto in questa situazione e vuole sopravvivere a qualunque costo, ma ben presto si rende conto che non può fare affidamento nemmeno sugli amici più cari, perché non ci penseranno due volte prima di tradirlo. La situazione cambia nuovamente quando appaiono delle creature pronte a eliminare tutti coloro che non sono riusciti a qualificarsi; una di queste ha puntato proprio Hakuno, il quale fugge disperatamente per avere salva la vita. Quando si ritrova in un vicolo cieco ed è convinto di essere oramai prossimo alla morte, giunge in suo soccorso una giovane donna, che brandisce una singolare spada rossa: questa si rivela essere Saber (il cui vero nome è avvolto nel mistero e sarà svelato solo verso la fine), abile spadaccina e Servant di Hakuno, suo Master.

Gli appassionati di videogiochi si sentiranno a casa, perché, oltre a far uso di termini quali bug e NPC, l'ambientazione è strutturata come un videogame: i due improvvisati compagni dovranno superare sette piani, o livelli, sconfiggere altri Master, che possono essere visti come boss, per poter raggiungere il Sacro Graal, il Moon Cell, ed esaudire un desiderio.
Dai primi episodi si intuisce che in passato si siano tenute altre Guerre nel mondo virtuale, ma questa sembra essere decisamente diversa dalle precedenti, tanto da cambiare l'intera realtà: la causa è un misterioso cerchio luminoso, il Chakravartin, che ha modificato le regole della guerra e lentamente sta facendo collassare il SE.RA.PH.

Questi bug...

Sin dalle fasi iniziali veniamo messi dinanzi a numerosi elementi che rendono la narrazione complessa, a tratti non facile da seguire, e ricca di colpi di scena. Nei 10 episodi di cui si compone l'anime saranno molte le rivelazioni che verranno a galla, ma dietro l'angolo si celano altre inaspettate informazioni che vanno ad arricchire l'intero mondo; ciò potrebbe sembrare interessante, al punto da spronarci a proseguire la visione, per venirne a capo, se non fosse che le domande a cui non avremo risposta saranno più di quelle che ne avranno una, anche quando si giunge all'atteso finale. Questo è dovuto ad una sceneggiatura che, benché abbia una base di partenza evocativa, distaccandosi dagli altri titoli della saga, ci è sembrata molto statica e confusionaria, non riuscendo ad evolversi al punto da farcela apprezzare come i suoi predecessori. Insomma: un ottimo spunto, ma che avrebbe dovuto essere sviluppato meglio. I 10 episodi di cui è composta la serie sono forse esigui per imbastire un ordito elaborato e creare un nuovo universo in cui ambientare gli eventi, ma il risultato finale sembra comunque affrettato e inefficace. Si nota incertezza nel raccontare gli avvenimenti, al punto da trascurare spesso alcune importanti informazioni sul background del mondo artificiale, di cui ci vengono forniti solo pochi indizi, per focalizzarsi sul protagonista. Non aiutano i cruenti intermezzi onirici, che continuano a disorientare lo spettatore, in cui una fotografia cupa, data da colori scuri, mette in evidenza la violenza della scena; questo entra in contrasto con i frangenti in cui l'azione rallenta e, di conseguenza, le tonalità assunte sono più chiare, trasmettendo tranquillità. Tali scelte artistiche vanno a discapito di una maggiore strutturazione dei comprimari, che non lasciano certo il segno, sebbene sembrino voler avere rilevanza e narrare ancora tanto. Alcuni di questi, infatti, ricoprono ruoli rimarchevoli solo nei momenti che li vedono protagonisti, per scomparire definitivamente dalla scena subito dopo, senza che di loro rimanga traccia evidente nelle puntate seguenti; altri, invece, sono semplici comparse, di cui si sa poco o nulla, sebbene abbiano una forte influenza sulle vicende, tanto da portarle anche avanti, ma per lo scarso utilizzo che se ne fa sono abbandonati a se stessi per non essere più ripresi in seguito.

La superficiale analisi dei comprimari potrebbe essere causata da uno schema ricorrente in tutta la stagione: eccezion fatta per il primo episodio, che introduce agli eventi, vengono sfruttate due puntate per presentare il piano ed il Master che lo occupa, ma non sono sufficienti per fornire dati soddisfacenti a renderli parte integrante del canovaccio. Questo rovina un character design davvero variegato, che dimostra la grande abilità dei ragazzi della Shaft di usare uno stile il più familiare possibile a chiunque abbia amato l'epopea di Fate/stay night, ma che se ne distaccasse allo stesso tempo, essendo il più originale possibile: riteniamo che una più accurata introspezione dei personaggi avrebbe giovato notevolmente all'intero cast, affinché non risultasse solo esteticamente appariscente. L'ideale sarebbe stato allungare la durata della stagione e rendere l'opera corale, come è stato per Fate/Apocrypha. Ammirevole anche come lo staff artistico sia riuscito a districarsi abilmente quando l'azione si fa più animata, rendendola movimentata e contemporaneamente non confusionaria; forse l'unica colpa imputabile alla grafica è uno sporadico CGI, che non si amalgama con il resto dei disegni, ed è legnoso nelle animazioni.

D'altro canto, non tutti i personaggi sono mal strutturati: abbiamo trovato interessante l'interazione tra i due protagonisti, che riescono ad influenzarsi a vicenda, prendendo sempre più coscienza di sé e dei loro limiti. Entrambi maturano proseguendo con la loro missione: su Hakuno il cambiamento è più evidente, perché il suo carattere deve ancora formarsi, e ciò avviene con un'analisi sempre più introspettiva, specialmente quando è messo dinanzi a decisioni morali, che lentamente lo cambiano; queste situazioni favoriscono la maturazione del protagonista che passa dall'essere cinico a preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni, cercando il più delle volte soluzioni non drastiche. Saber, sebbene sia una figura già psicologicamente completa, la impariamo a conoscere sempre di più, fino a raggiungere l'apice quando viene rivelata la sua vera identità, riuscendo così a comprendere appieno anche il suo modo di approcciarsi al compagno e agli eventi.

Negli ultimi tre episodi vi è un tentativo di risolvere a buona parte dei problemi riscontrati, ma il desiderio di voler spiegare tutto in un lasso di tempo ristretto è controproducente, perché il risultato ottenuto è frettoloso e non concede alcuna soddisfazione: le ultime puntate sono come le precedenti, vengono solo dati più dettagli, creando sempre più domande a cui non si avrà risposta, e i quesiti rimasti aperti sin dall'inizio non verranno chiusi, anche una volta giunti ai titoli di coda. Purtroppo ci si rende conto di questa triste realtà a metà stagione, una volta capiti i meccanismi narrativi, e si insinua il dubbio che nulla verrà effettivamente chiarito, e si prosegue solo per capire quale sia la conclusione, per poi rimanere delusi dal finale stesso che non riesce a chiudere il cerchio. Tuttavia sono stati annunciati tre speciali che concluderebbero la storia, il primo dei quali, Fate/EXTRA: Last Encore - Illustrias Geocentrism, dovrebbe debuttare il 29 luglio.

Fate/EXTRA Last Encore Fate/EXTRA Last Encore è forse la pecora nera della serie Fate/. Il desiderio di poter rivivere una nuova e fantastica avventura nel Nasuverse era davvero forte: sin da quando è stato annunciato ci aspettavamo un’opera che avesse un livello qualitativo molto elevato e che viaggiasse sulla stessa lunghezza d’onda dell’immaginario creato da Nasu, ma ben consapevoli che non avrebbe mai potuto eguagliare l’originale. Il risultato finale non ha esaudito i nostri desideri: benché l’idea di partenza ci avesse incuriositi quanto basta per seguire l’anime, ci siamo imbattuti in una serie che ha un inizio, ma non una conclusione, di cui si salva solo l’interessante comparto artistico. Si prosegue a fatica, sperando di poter arrivare, prima o poi, ad una conclusione soddisfacente, ma ben presto ci si rende conto che resta solo un desiderio inesaudito.

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