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Fate/Grand Order: First Order, la recensione del film prequel del videogioco

La vasta libreria di Netflix si arricchisce con il film tv Fate/Grand Order: First Order. Il risultato, però, è deludente.

recensione Fate/Grand Order: First Order, la recensione del film prequel del videogioco
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Nel mese di luglio, su Netflix è stata aggiunta una nuova serie in esclusiva: Fate/EXTRA Last Encore. Negli ultimi giorni è stato reso disponibile anche un altro prodotto appartenente alla saga videoludica realizzata dalla Type-Moon: Fate/Grand Order: First Order. Questo inaspettato arrivo ci ha lasciato non poco spiazzati. La ufotable, che ha partorito Fate/stay night: Unlimited Blade Works, Fate/Zero e Fate/Apocrypha, ha infatti passato il testimone alla Lay-duce (Magi: Adventure of Sinbad), per la composizione di questo film tv, probabilmente perché - allo stato attuale - si sta dedicando alla trilogia di Fate/stay night: Heaven's Feel, che segue gli eventi narrati nella terza route della visual novel. Il lungometraggio funge da prequel al free-to-play per dispositivi mobile Fate/Grand Order, purtroppo ancora inedito in Italia. La pellicola è del 2016, ma solo recentemente ha raggiunto il territorio nostrano, inserendosi nel catalogo della piattaforma americana con audio originale e sottotitolato nella nostra lingua. Inizialmente, ha prevalso in noi la curiosità di comprendere in che modo il nuovo studio avrebbe gestito il film: tuttavia, il tentativo di rispettare, in parte anche di emulare, i canoni gettati dalle produzioni precedenti non si è rivelato molto soddisfacente.

Il primo ordine

In un futuro alternativo, presumibilmente nel 2015 (dati precisi non ci vengono forniti), su una Terra morente è sorto un istituto di ricerca e osservatorio che riunisce ricercatori di arti magiche e scientifiche, per garantire un futuro prospero all'umanità: il Chaldea. Gli studiosi hanno sviluppato il Chaldeas, una rappresentazione in miniatura della Terra, in grado di monitorare le condizioni in cui verte il pianeta, prevedendo che l'umanità sarebbe stata salva ancora per un altro secolo. La predizione, in seguito, cambia improvvisamente: il genere umano ora è destinato ad estinguersi entro il dicembre del 2016. Si ipotizza che la causa di ciò sia dovuta alla scomparsa di una città del Giappone, avvenuta nel 2004. Il Chaldea avvia il programma Rayshift, con l'intento di inviare nel passato giovani Master, per risolvere l'anomalia e salvare così il pianeta. Tra i prescelti vi è Ristuka Fujimaru, presentato sin dai minuti iniziali come l'unico che non sembra essere qualificato per prendere parte al programma. A fargli da supporto e da guida della struttura c'è la misteriosa e poco socievole Mash Kyrielight. Mentre sta avendo luogo il programma per far viaggiare nel tempo i Master, la struttura collassa; Ristuka, preoccupato per Mash, raggiunge la sala di controllo e, trovata l'amica sotto un macigno, decide di restarle accanto fino all'ultimo. Inaspettatamente, il protagonista si ritrova in una città completamente distrutta e al suo fianco ritrova la compagna, ma con sembianze ben differenti: ora indossa un'armatura e brandisce uno scudo a forma di croce. Mash è diventata un Servant. I due scoprono, in quanto unici candidati superstiti per il Rayshift, di aver raggiunto la città di Fuyuki nel 2004 nel corso della Quarta Guerra del Santo Graal (eventi di Fate/stay night), ma qualcosa sembra essere andato diversamente. La coppia, con la collaborazione della direttrice del centro, Olga Maria Animusphere, dovrà scoprire cosa è accaduto alla Terra e spetterà a loro risolvere l'anomalia che ha decretato la fine dell'esistenza. Nel portare a compimento la loro impresa, faccia a faccia con il destino, capiranno che nulla è come sembra. Lo spettatore, inoltre, ritroverà cari e vecchi amici...

Il gran (dis)ordine

Al termine del lungometraggio abbiamo avuto l'impressione che fosse concepito quasi come un ideale pilot per una futura serie, invece di un film tv, sia a livello narrativo che tecnico. La sceneggiatura riesce ad attirare l'attenzione sin da subito, mantenendo sempre sull'attenti la curiosità dello spettatore, che verrà stuzzicato continuamente. Nel corso della visione abbiamo incontrato inoltre i Servant provenienti direttamente dal primo titolo, anche se alcuni di loro ricoprono ruoli differenti, facendoci ben sperare in un prodotto privo di palesi ricicli e ridondanze contenutistiche. La pellicola, però, appare senza mordente e troppo viene dato per scontato: vanta, indubbiamente, un interessante spunto narrativo, che si distacca anche dagli altri capitoli per l'assenza di un'effettiva Guerra come motore degli eventi; ma la scelta di ambientare il tutto in un solo giorno rende gli svolgimenti troppo affrettati e difficili da assimilare, anche perché si sussegue un concatenarsi di situazioni sempre più importanti, una dietro l'altra, con pochi momenti di pausa per metabolizzare il tutto. Inoltre viene rivelato veramente poco di ciò che sia effettivamente accaduto a Fuyuki e al nostro pianeta, lasciando molto alla libera interpretazione dello spettatore, soprattutto di colui che ha potuto vivere le vicende dell'immaginario di Nasu e Takeuchi. Forse l'idea originale degli autori era proprio quella di creare una sorta di differente linea temporale, senza voler raccontare nuovamente gli avvenimenti del primo gioco/anime. Cinonostante, Fate/Grand Order: First Order è pur sempre una storia diversa: rinfrescare - almeno in parte - la memoria di quanto successo precedentemente, quindi, non solo avrebbe aiutato i fan che seguono la saga dalle origini e potrebbero aver dimenticato alcuni particolari, ma avrebbe anche attirato un pubblico neofita, che non vuole necessariamente recuperare la saga principale. Sarebbe stato utile, insomma, spiegare lo stretto indispensabile per farlo sentire più partecipe e coinvolto. Nel corso di anni di serializzazione di Fate/ abbiamo constatato come il successo sia stato decretato non solo da una trama complessa e convincente, ma anche anche dalla presenza di eroi della mitologia o della storia, seppur in chiave rivisitata.

In Fate/Grand Order: First Order le identità degli eroi del passato non vengono rivelate, e molte volte è il pubblico a doverle dedurre, attraverso gli indizi suggeriti nel corso della visione. Anche in questo caso il lavoro sembra essere diretto prevalentemente a chiunque abbia apprezzato la serie sin dalle sue origini. I personaggi, d'altronde, sono mal costruiti, al punto da rendere molte delle loro interazioni prive di senso e puramente casuali, usate solo come espedienti per portare avanti la storia. In conclusione, ci troviamo davanti solo un cast molto statico e piatto, che non riesce a rimanere impresso a dovere. Da contraltare, vi è una conclusione niente affatto prevedibile, che si ricollega al videogioco e che risolve in parte le pecche della narrazione, mettendo in scena un antagonista degno di nota. Sul finale, con tutto ciò che non è stato rivelato, si ha la sensazione che la storia debba necessariamente continuare per poter spiccare il volo.

Chiaramente, il film non è interamente dimenticabile: infatti, ben differente è il comparto tecnico. Benché non raggiungano i livelli qualitativi della ufotable, gli animatori della Lay-duce cercano di dare comunque il massimo di sé, soprattutto nei primi piani in cui si nota una minuziosa cura nei dettagli; lo studio è riuscito a realizzare anche un character design ispirato e interessante, che prova a differenziarsi dalle altre produzioni del franchise, anche solo limitandosi a cambiare gli outfit ai personaggi, pur rimanendo, allo stesso tempo, in sintonia con le altre saghe, in modo da essere il più familiare possibile. Nonostante questa dedizione nei disegni, nei frangenti più movimentati, quali i combattimenti, si presentano sin troppe imperfezioni, per quanto mitigate da animazioni chiare e frenetiche, anche grazie ad una computer grafica limitata, ma gradevole, e a musiche incalzanti. C'è da ammettere, in fin dei conti, che ci aspettavamo una resa visiva un po' più elaborata e curata: forse il peso di realizzare un progetto così importante, per lo studio Lay-duce, si è dimostrato troppo gravoso.

Fate/Grand Order: First Order Essendo un prequel, da Fate/Grand Order: First Order ci saremmo aspettati qualcosa di ben diverso da ciò che è: l’ideale sarebbe stato dilatare il minutaggio complessivo per focalizzarsi di più su una trama dalle basi intriganti e su una maggiore evoluzione dei vari ruoli; soprattutto perché il versante grafico non è affatto spiacevole, anche con le sue piccole incertezze. Purtroppo, alla fine, ci è sembrata una pellicola alquanto superficiale sotto alcuni aspetti, rivolta principalmente (se non esclusivamente) sia ad un pubblico navigato e più informato sugli eventi, sia a chi ha avuto modo di provare il gioco da cui è tratta.

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