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Fate/Stay Night: Unlimited Blade Works, recensione dell'anime ora su Netflix

Un travolgente fantasy moderno, che è riuscito a trovare il proprio spazio nel filone grazie a un'eccellente sceneggiatura e a personaggi unici...

recensione Fate/Stay Night: Unlimited Blade Works, recensione dell'anime ora su Netflix
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Nel lontano 2000, lo sceneggiatore Kinoko Nasu e l'illustratore Takashi Takeuchi, amici d'infanzia, fondano l'allora sconosciuta casa di produzione Type-Moon, per distribuire la visual novel Tsukihime, un'opera creata per hobby. Il titolo riscosse un successo inaspettato, incontrando sia il favore del pubblico che della critica, al punto che lo studio uscì dall'anonimato mediatico. I due giovani imprenditori, motivati dalla fama ottenuta e da un acclamatissimo sequel, decisero di realizzare un nuovo e ambizioso progetto, che in breve tempo riuscì a surclassare la loro prima fatica: Fate/stay night. L'opera è una visual novel fantasy che divenne una delle più apprezzate nel suo genere, grazie anche al notevole estro artistico di Nasu, così da diventare un proficuo franchise che comprende un sequel, una light novel prequel, manga, action figure e videogiochi rilasciati su diverse piattaforme. Nel 2006 la Studio Deen (Lamù) coglie la palla al balzo e porta alla luce una prima versione animata, intitolata Fate/stay night e supervisionata da Nasu e Takeuchi, che si distacca per buona parte dagli eventi narrati nel titolo videoludico. Nel 2015 i produttori della Aniplex( Fullmetal Alchemist e Kill la Kill) e gli animatori della Ufotable prendono le redini dell'anime e rilasciano una seconda serie, di due stagioni, che si sviluppa nell'arco narrativo delle seconda route sbloccabile all'interno del gioco: Fate/stay night: Unlimited Blade Works. La nuova trasposizione è la prima ad essere approdata in Italia grazie alla Dynit. Nello stesso anno è uscito nelle sale cinematografiche giapponesi il primo capitolo di una trilogia ispirata alla terza e ultima route del gioco: Fate/stay night: Heaven's Feel. Dal 1 Marzo i fan della serie e del fantasy in generale possono visionare su Netflix Fate/stay night: Unlimited Blade Works.

Il vortice del destino

Il Sacro Graal è forse una delle reliquie più ambite e ricercate di tutti i tempi: è il calice da cui bevve per l'ultima volta Cristo. Tutt'ora sono discordanti le notizie riguardo le origini del cimelio e della sua attuale ubicazione. Tra le voci che circolano, ve n'è una che potrebbe essere attendibile: il Santo Graal appare casualmente in epoche e luoghi non ben precisati e convoca a sé 7Master, dei maghi che evocano altrettanti Servant (o Servitori), dotati di particolari abilità combattive, con cui siglano un patto. I Servant si suddividono nelle principali classi cavalleresche: Archer, Assassin, Berserker, Caster, Lancer, Rider, e Saber; questi incarnano gli spiriti di grandi eroi. Quando i sette maghi sono riuniti al fianco dei guerrieri, avrà luogo una sanguinosa battaglia, al termine della quale solo un superstite, Master o Servant, potrà raggiungere il sacro premio ed esaudire un desiderio. Le prime Guerre del Graal erano massacri dettati dalla cupidigia dell'uomo che ambiva a un potere assoluto, senza preoccuparsi di distruggere intere città e di uccidere innocenti. A partire dalla terza Guerra venne nominato un Osservatore, con il compito di far rispettare le regole create per scongiurare inutili spargimenti di sangue. Nonostante la presenza di un giudice, la quarta Guerra del Graal, svoltasi nella città di Fuyuki, ebbe un esito nefasto: un misterioso incendio distrusse parte della città, causando la morte di cittadini. Dieci anni dopo, in quella stessa città, vive Shirou Emiya: superstite della catastrofe, Emiya è un ragazzo semplice, amante della tecnologia. Shirou ha un obiettivo: diventare un paladino della giustizia e aiutare i più bisognosi. Il giovane è quasi il paradigma dell'eroe: atletico, che cerca di migliorarsi costantemente per perseguire il suo obiettivo; nonostante ciò, è consapevole dei propri limiti e spesso si pone freni che difficilmente riesce a sbloccare, apparendo a tratti insicuro e titubante sulle proprie decisioni. E' un mago, addestrato dal padre, ma il suo unico potere è quello di analizzare la struttura di un oggetto che ha tra le mani, per ripararlo o rafforzarlo, e utilizzarlo come arma in caso di pericolo. Le sue abilità sono ancora acerbe e non lo porteranno molto lontano. Una sera assiste per caso allo scontro tra due guerrieri. Shirou, spaventato, cerca di fuggire, ma è raggiunto e attaccato da uno dei guerrieri; viene soccorso dalla maga e compagna di scuola Rin Thosaka, una ragazza spavalda e sicura di sé, che farebbe tremare anche gli uomini più impavidi. Shirou Emiya si ritira a casa, ma nella notte uno dei guerrieri cerca di nuovo di ucciderlo. Improvvisamente, una donna guerriero accorre in suo aiuto. Lo studente scopre di essere diventato un Master e il Servant da lui evocato è Saber, la spadaccina. Il protagonista partecipa così alla quinta Guerra del Graal, desideroso di diventare paladino della giustizia e di evitare che si verifichi nuovamente la tragedia di dieci anni prima.

Un corpo fatto di spade

Quando ci siamo approcciati a questa serie, avevamo alcuni dubbi sul risultato finale: temevamo di percepire una sensazione di spaesamento, scaturita dal timore che i personaggi, già presenti in altre serie legate alla saga, non avessero più nulla da offrire, e che gli eventi narrati non fossero alla portata di chi non conoscesse il titolo. In realtà le nostre perplessità erano del tutto infondate: i ragazzi dell'Aniplex hanno ben pensato di favorire la visione a coloro che si avvicinassero per la prima volta alla saga, gestendo la situazione come fosse una nuova produzione. In soccorso ai neofiti vengono in aiuto il prologo, episodio 0, e il primo episodio, in cui sono presentati i protagonisti di questa avventura, e le circostanze che li porteranno a condividere lo stesso fato. Al termine di queste esaustive puntate, ci siamo ritrovati immersi in una narrazione altalenante, soprattutto a causa dei molti momenti morti. Nei 13 episodi che compongono la prima stagione, accanto ai numerosi momenti statici, abbiamo assistito a intermezzi comici che a stento strappano più di un sorriso, ma che vanno a consolidare i rapporti tra i comprimari. In queste particolari situazioni abbiamo notato come i disegni ricoprano un ruolo predominante, avvicinandosi il più possibile allo stile artistico delle visual novel. Questi episodi sono inframmezzati da eccellenti e spettacolari combattimenti che ricordano le pellicole di arti marziali cinesi ricche di scontri scenografici. I duelli tra i Servant e tra i Master, forse la parte più viva dell'intera stagione, sono riusciti a tenerci incollati sulla sedia e ci hanno fatto venire la pelle d'oca, con roboanti onde d'urto e magnifiche piroette.

Se da un lato i disegni facevano emergere le emozioni più recondite, dall'altro animazioni chiare e fluide mettono in risalto ogni singola azione degli scontri, senza essere eccessivamente confusionarie e senza togliere nulla ai dettagli grafici, in modo da evidenziare persino le singole espressioni facciali dei duellanti e le loro accuratissime armi, coinvolgendoci pienamente grazie anche al sapiente utilizzo di incalzanti musiche, che in questi attimi aumentano la tensione percepita.

Unlimited Blade Works

Al termine di una claudicante prima stagione, siamo rimasti basiti dalla seconda che ha cacciato i muscoli: un'opera magistrale dagli inaspettati retroscena. Sin dalle battute iniziali abbiamo percepito una diversità sia nella componente narrativa, che in quella tecnica, che ci è saltato subito all'occhio grazie a un considerevole cambiamento della fotografia, evidente in inquadrature che assumono sfumature leggermente più cupe. Si evidenzia così meglio la drammaticità di alcune situazioni e delle battaglie, in cui ora predomina una cruda violenza, che sfocia anche nello splatter, dando uno spunto di riflessione sulle brutalità della guerra. La storia ci è apparsa notevolmente migliore sotto ogni aspetto, riuscendo a compensare quei pochi difetti che caratterizzavano la prima parte: questa gettava le basi di quello che sarebbe stato il lavoro ultimo, senza un vero e proprio sviluppo della storyline; la seconda metà offre sia una più profonda analisi psicologica dei principali eroi, che un'accentuata riflessione sui retroscena delle Guerre del Graal e sulla personalità dei comprimari, ampliando gli intrecci della sceneggiatura. La seconda tranche è contraddistinta anche da tematiche più mature, affrontando argomenti cinici come la cattiveria dell'umanità e l'avidità che spinge a compiere atti inimmaginabili.Nella prima metà la Guerra del Graal svolgeva un ruolo più che secondario per una trama non del tutto convincente, in cui non si sente la travolgente pressione di una probabile e imminente catastrofe, e la battaglia era usata come espediente per consolidare le relazioni tra i quattro protagonisti; nella seconda, la guerra e il Calice diventano il vero fulcro attorno cui ruotano le cronache, mettendo i personaggi e noi stessi, che ora viviamo gli eventi in prima persona, dinanzi a spiazzanti verità, che sono in perfetta armonia con la lenta e graduale narrazione, uscendo fuori dagli stilemi di altre opere nipponiche.

fate/stay night unlimited blade works Se ci fossimo dedicati solo e unicamente alla prima metà, Fate/stay night: Unlimited Blade Works sarebbe uscito sconfitto da questo arduo scontro. Fortunatamente, superati i primi 13 episodi, siamo rimasti a dir poco stupefatti dall'inaspettata bellezza di quest'opera. Questo raro prodotto di animazione è arricchito da numerosi elementi narrativi, che ci hanno invogliato a recuperare a tutti i costi un poema eroico dei giorni nostri, creato dai sensei Kinoko Nasu e Takashi Takeuchi. Speriamo vivamente che al termine di questa fase, che dovrebbe concludersi con il terzo film della trilogia Heaven's Feel, ne venga prodotta una seconda basata sul sequel: Fate/hollow ataraxia.

8.3