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Final Fantasy 7 Advent Children: Recensione del film disponibile su Netflix Recensione

Torniamo nel mondo visionario della settima fantasia finale con protagonista il taciturno (ma comunque di buon cuore) Cloud

recensione Final Fantasy 7 Advent Children: Recensione del film disponibile su Netflix
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Final Fantasy VII, storico titolo di genere jrpg uscito nel 1997 su Playstation, ha segnato in maniera indelebile la storia dei videogiochi.
Il lento incedere del tempo non ha minimamente intaccato la fama del videogioco che, anzi, ha continuato a conquistare fan vecchi e nuovi grazie soprattutto ai suoi iconici personaggi. Square Enix, dopo aver diviso il pubblico con Final Fantasy XIII e aver provato a tornare ai fasti di un tempo con il controverso quindicesimo capitolo della saga, ha ben pensato di regalare ai fan il loro sogno proibito: il remake di Final Fantasy VII, che sarà distribuito in episodi in esclusiva PlayStation 4. Ovviamente, l'annuncio ha portato l'enorme fanbase del franchise a dividersi in modo netto tra i detrattori del progetto e chi invece lo sostiene a pieno titolo.
In occasione della recente pubblicazione su Netflix del film d'animazione Final Fantasy VII: Advent Children (uscito in Giappone nel 2005 e in Europa nel 2006), andiamo quindi a riscoprire i punti salienti dell'opera direct to video che, almeno a livello di design, risulta simile al già citato remake videoludico.

Un nuovo tipo di male

Durante i primi secondi del film, quasi a voler mettere fin da subito in chiaro le cose, compare un breve quanto esplicativo messaggio: dedicato a coloro che hanno amato questo mondo e hanno trovato la vera amicizia: questa unione è per voi.
Tetsuya Nomura, poliedrico artista legato indissolubilmente al franchise e regista del film, ha quindi deciso di spiegare agli spettatori che l'opera in questione è stata concepita esclusivamente per i fan del videogioco.
Questo semplice concetto, che potrebbe risultare marginale per molte persone, in realtà è il vero e proprio fulcro dell'intero progetto; approcciarsi infatti a questo film pensando di coglierne tutte le citazioni e i riferimenti senza conoscere minimamente l'universo principale potrebbe suscitare più di un grattacapo.
La passione di Nomura per il brand è chiaramente palese, anche se una scelta tanto estrema ha portato inevitabilmente il film a spaccare in modo netto la fanbase per le ragioni che andremo ad analizzare a breve. La trama inizia due anni dopo le vicende di Final Fantasy VII, con Cloud (l'iconico protagonista taciturno armato di un'enorme spada) intento a gestire un'agenzia di consegne insieme a Tifa, sua storica amica d'infanzia.

A dispetto di un clima di apparente tranquillità, gran parte della popolazione è affetta da una misteriosa malattia chiamata Geostigma, a cui non sembra esserci alcun tipo di cura. Improvvisamente compaiono anche tre minacciosi fratelli dai capelli color argento che sembrano in qualche modo legati a Sephiroth, la nemesi principale del protagonista.

Nella prima parte del film ci troviamo di fronte a una progressione degli eventi abbastanza lenta e confusionaria; anche con il breve riassunto delle vicende passate non è infatti semplicissimo far fronte a tutti i dettagli che vengono presentati allo spettatore. Le scene action, seppur ben coreografate, hanno quasi una funzione di semplice riempitivo tra i numerosi dialoghi, che non sono propriamente esaltanti.

Per buona parte della prima metà dell'opera si ha quindi la sensazione di trovarsi di fronte sempre alla solita situazione, con i vari abitanti della città ammalati (tra cui molti bambini) e i tre fratelli intenti a portare avanti i loro misteriosi piani in cui la Shinra (multinazionale al centro delle vicende del settimo capitolo) sembra coinvolta. Lo stesso Cloud non riesce a emergere come dovrebbe, per via di una caratterizzazione che lo porta in troppe occasioni a piangersi addosso senza reagire. Nonostante il suo comportamento sia in parte dovuto al rimorso per non essere riuscito a salvare Aerith, altro personaggio chiave del videogioco, in realtà in alcuni momenti si ha davvero l'impressione che gli autori abbiano voluto impuntarsi un po' troppo sul vittimismo.

Non sono più solo

A fronte quindi di una prima parte non propriamente esaltante, l'opera, come per magia, riesce a trovare una forza inaspettata durante tutta la seconda metà.
Il ritmo dell'azione si impenna subito dopo la comparsa del Bahamut, che porta Cloud a ritrovare fiducia in sé spronato dai suoi stessi amici.
Per quanto ancora una volta il lato narrativo non risulti molto elaborato, le strizzate d'occhio ai fan riescono in un certo senso a sopperire ai limiti strutturali della pellicola.

Vedere infatti riunito insieme l'intero cast di personaggi di Final Fantasy VII in una sfavillante computer grafica (nonostante gli anni trascorsi) è sicuramente un aspetto capace di riscaldare il cuore dei fan del franchise.
Il merito più grande di Nomura è però quello di essere riuscito a gestire una lunga, enorme e soddisfacente sequenza d'azione finale suddivisa in tre fasi distinte, ognuna caratterizzata da numerosi punti di forza.

Durante lo scontro con il Bahamut, che può essere considerata la sequenza più ruffiana (ma comunque estremamente godibile) del film, Barret, Vincent Valentine (e altri iconici personaggi del settimo capitolo videoludico) fanno la loro comparsa per offrire supporto al protagonista, donando al tutto una dimensione corale ben riuscita. La vicenda prosegue mettendo in scena un inseguimento in moto tra Cloud e i misteriosi fratelli, spingendo al massimo su scene ad alto tasso di spettacolarità, per chiudersi poi con uno scontro finale epico e solenne in cui l'annunciato ritorno della sua nemesi per eccellenza diventa infine realtà.
Tutte le criticità viste nella prima parte vengono in qualche modo attutite o mitigate dall'azione su schermo, in grado di intrattenere lo spettatore senza problemi.
Il puntare poi anche su personaggi come Aerith e Zack, attraverso brevi flashback o sogni a occhi aperti, è un particolare capace di caricare alcune sequenze di una forte carica emozionale che molto probabilmente riuscirà a fare breccia nel cuore degli appassionati.
Davvero notevole anche il comparto tecnico, soprattutto in rapporto alla data d'uscita; la computer grafica utilizzata risulta ancora oggi di pregevole fattura, sia per quanto riguarda la modellazione poligonale dei personaggi (dotati anche di una notevole espressività), sia degli ambienti cittadini e naturali.

A colpire è poi il grado di dettaglio con cui sono stati realizzati i materiali, basti pensare all'acciaio della spada di Cloud o alle superfici rocciose. Soddisfacenti gli effetti particellari, che durante lo scontro con il Bahamut risultano perfettamente integrati all'azione su schermo senza risultare mai invasivi.
Le stesse scene action risultano ben realizzate grazie a un montaggio serratissimo in grado di valorizzare al meglio le elaborate coreografie dei combattimenti, sia che si tratti di scontri con le armi bianche, sia durante gli inseguimenti in moto.
Il film, quindi, è sicuramente un prodotto non adatto a tutti ma curato in ogni minimo dettaglio dal punto di vista tecnico, capace di farsi amare (ma anche odiare) per molteplici aspetti. Tetsuya Nomura ha avuto però il coraggio di precisare fin dall'inizio che l'opera è un vero e proprio concentrato di fan service nudo e crudo, senza quindi tentare di mascherare l'operazione in nessun modo. Molti fan potranno comunque rimanere delusi da una trama non elaborata e da un approfondimento psicologico dei personaggi sicuramente non ottimale, anche se l'opera riesce a intrattenere molto bene per tutta la sua durata. D'altro canto, un'ampia fetta di pubblico potrebbe ritenere il film appagante per via della presenza di tutti i personaggi che ci hanno accompagnato in un magnifico viaggio nella settima fantasia finale durante la nostra infanzia.

Final Fantasy VII: Advent Children Final Fantasy VII: Advent Children è un'opera controversa, in grado di farsi amare e odiare allo stesso tempo dai fan del franchise. A fronte di uno sviluppo narrativo frammentato e dall'impiego di molti personaggi storici come semplici figuranti, l'opera riesce comunque a non annoiare mai per tutta la sua durata, complice una lunga e soddisfacente sequenza d'azione finale dal sapore epico e malinconico al tempo stesso.

7.5