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Fullmetal Alchemist: Recensione della prima serie disponibile su Netflix

In vista dell'uscita del film live action, ripercorriamo la prima serie anime tratta dal capolavoro di Hiromu Arakawa...

recensione Fullmetal Alchemist: Recensione della prima serie disponibile su Netflix
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Parlare di Fullmetal Alchemist senza lasciarsi travolgere da un oceano di emozioni risulta davvero impossibile: se c'è un'opera che mette d'accordo tutti, ma proprio tutti, gli appassionati del mondo dell'entertainment nipponico, quell'opera è proprio il manga di Hiromu Arakawa. L'autrice ha serializzato Fullmetal Alchemist dal 2001 al 2010, riunendone poi i 108 capitoli totali in 27 tankobon che in Italia sono stati pubblicati interamente da Planet Manga. Quella dell'autrice nipponica è un'opera, come tutti gli appassionati avranno riconosciuto, dal respiro ampissimo, capace di raccontare una storia toccante e originale, calata in un contesto storico ben preciso e infarcito da un immaginario variegato, pittoresco e diverso da qualunque altra ambientazione che il mondo fumettistico e seriale giapponese abbia mai esplorato. Un lavoro incredibile, un fumetto dal valore artistico e affettivo immensi e dal quale sono state tratte - ovviamente - una sfilza di trasposizioni audiovisive tra serie animate, film live action e videogiochi. L'ultimo esempio è proprio la versione live action, già uscita nella terra del Sol Levante e in arrivo il 19 febbraio su Netflix. L'attesa trepidante per questa intrigante trasposizione con attori in carne e ossa ci ha fatto venire voglia di riguardare le serie anime originali, che a loro volta sono presenti sulla piattaforma streaming.

Un'opera, due anime

Ora, chi vi si approccia per la prima volta deve sapere una cosa fondamentale: la trasposizione anime di Fullmetal Alchemist si divide in due serie distinte e separate, entrambe realizzate dallo studio di animazione Bones. La prima fu trasmessa tra il 2003 e il 2004, si compone di 51 episodi in totale e si chiama, semplicemente, proprio Fullmetal Alchemist: tuttavia, a causa della sua pubblicazione prematura (ricordiamo che il manga iniziò appena due anni prima, per concludersi poi solo molti anni dopo), questa serie racconta fedelmente soltanto gli eventi narrati nei primi volumi dell'opera della Arakawa, per poi slegarsene pesantemente e addentrarsi in una storia completamente diversa, alternativa e autoconclusiva. Soltanto tra il 2009 e il 2010 lo studio Bones riprese in mano le redini del progetto con Fullmetal Alchemist: Brotherhood, anime reboot composto da 64 episodi che invece si preoccupa di trasporre con fedeltà e dovizia di particolari la scrittura originale del manga. In questa sede analizzeremo la prima, controversa serie, quel Fullmetal Alchemist che - nell'ormai lontano 2003 - decise di imbarcarsi in un progetto tanto coraggioso quanto rischioso: capito che era infatti impossibile anticipare così tanto gli eventi dell'opera, gli autori della serie decisero di prenderne le distanze e intraprendere un sentiero completamente diverso, pur senza ripudiare l'immaginario di fondo che la geniale Hiromu Arakawa stava costruendo man mano nell'opera cartacea. Insomma, l'alchimista d'acciaio e il suo fido fratello, insieme a tutti gli storici e pittoreschi personaggi che compongono l'opera, hanno da proporsi ai fan della serie in due diverse forme e incarnazioni ben precise: ben consci che la prima serie di cui vi parliamo oggi non raggiunge appieno la qualità di scrittura del materiale originale, così come non riesce a trasmettere quello stesso uragano di emozioni, siamo comunque pronti a gettarci a capofitto nella sua analisi per capire insieme se vale la pena di esser guardata.

Lo scambio equivalente

Fullmetal Alchemist è ambientato in un universo che ricrea l'assetto geo-politico dell'Europa di inizio Novecento, calando la storia in un contesto fittizio e governato dalle leggi dell'alchimia. L'alchimia, secondo l'opera di Hiromu Arakawa, è un'energia che permette di plasmare la materia sfruttando il movimento della crosta terrestre ed è soggetto alle dure leggi della trasmutazione: in sostanza, non è possibile trasmutare qualcosa senza prima dare qualcos'altro in cambio. Si tratta del principio base che regola quello che in Fullmetal Alchemist viene definito lo Scambio Equivalente, e che sarà la raison d'etre di ogni dinamica a fondamento di questa pratica a metà tra la magia e la scienza. Su questo sfondo pittoresco si svolgono le vicende di Edward Elric e suo fratello Alphonse, due ragazzi dall'esistenza tormentata e decisi a espiare una colpa gravissima: sin dall'infanzia, infatti, i due fratelli si sono rivelati degli alchimisti molto abili, scoprendo la loro passione durante qualche timido tentativo di rallegrare la loro mamma Trisha, in seguito all'abbandono subito dal loro misterioso padre, Hohenheim. Purtroppo, qualche tempo dopo, Trisha si ammalò e morì, lasciando i due poveri orfani sotto la tutela della vecchia Pinako insieme a sua nipote Winry - i cui genitori, a loro volta, morirono nel corso di un sanguinoso conflitto con una nazione limitrofa chiamata Ishval, le cui vicende saranno fondamentali per lo sviluppo della trama. In seguito alla scomparsa della loro mamma, i fratelli Elric decidono di imbarcarsi in una missione folle e proibita dalle leggi dell'alchimia: trasmutare il corpo di Trisha per riportarla in vita. Tuttavia, il crudele principio dello scambio equivalente prevede che per avere qualcosa bisogna dare qualcos'altro di simile valore, ed ecco che il corpo di Alphonse e la gamba sinistra di Edward svaniscono nel nulla per riportare alla vita quella che si rivela essere un'aberrazione claudicante, ben lontana dalla donna bella e piena di vita che era la mamma dei fratelli Elric.

Così, per riportare indietro il suo povero fratello, il nostro Ed decide di sacrificare il suo braccio destro per riportare indietro Al, ma riesce a recuperarne solo l'anima, che rinchiude in una grossa armatura di metallo. Quanto vi abbiamo raccontato è nient'altro che il prologo, l'incipit di partenza, il background della storia intricata e misteriosa intessuta dall'autrice del manga e trasposta dallo studio di animazione Bones: le vicende di Ed e Al, infatti, partono con i primi episodi ambientati diversi anni dopo quel tragico evento, con il protagonista dell'opera (Edward) che nel tempo è diventato un Alchimista di Stato - ovvero un ordine di alchimisti alle dipendenze del governo, composto da alcuni personaggi altamente pittoreschi e che contribuiranno a infoltire i ranghi del cast dell'avventura, come il colonnello Roy Mustang (definito l'Alchimista di Fuoco) o il maggiore Armstrong, un alchimista dotato di incredibile prestanza e forza fisica. L'alchimista d'acciaio, ovvero il nostro Ed, vive la sua esistenza nel rimorso ed è deciso, insieme al pacato fratello Al, a recuperare l'unico strumento in grado di eseguire una nuova trasmutazione umana per riappropriarsi del corpo di Alphonse e dei suoi arti: la pietra filosofale.

Un viaggio oscuro

Il viaggio non sarà per nulla semplice per i due fratelli, neanche a dirlo: episodio dopo episodio, infatti, i due alchimisti inizieranno a scoprire una serie di verità oscure, complotti politici e macchinazioni dietro cui si celano gli inquietanti Homunculus, esseri umani "vuoti" dai poteri soprannaturali e creati proprio grazie ai poteri miracolosi della pietra filosofale.

La storia di Fullmetal Alchemist è un preziosissimo racconto di formazione, l'epopea sull'affetto tra due fratelli così diversi nel carattere (Ed è impulsivo e soffre di complessi di inferiorità dovuti alla sua bassa statura, mentre Al invece è molto più pacato e riflessivo, oltre che sensibile) ma uniti da un filo indissolubile: la fiducia reciproca e la consapevolezza degli orrori e delle difficoltà che si ha vissuto, ma anche la forza di prendersi per mano a vicenda e lasciarsi il passato alle spalle per camminare verso il futuro, non senza dimenticare ciò che è rimasto indietro.

Come detto, però, soltanto i primi episodi dell'anime datato 2003/2004 traspongono fedelmente gli eventi narrati dalla penna di Hiromu Arakawa, la quale volle in prima persona che la serie si allontanasse dalla narrazione dell'opera cartacea per dare alle due differenti versioni un'anima e un finale ben differenti. Visto il risultato, però, così come la constatazione da parte dell'autrice che l'universo creatosi in questa serie era per molti versi differente dalla sua visione, lo stesso Studio Bones decise poi di imbarcarsi nel progetto Brotherhood: ma questa è un'altra storia che racconteremo in seguito. Come detto, i primi episodi di Fullmetal Alchemist ci portano attraverso le stesse, prime avventure dei due fratelli Elric agli occhi dei lettori/spettatori, e cioè nelle prime indagini volte al recupero della pietra filosofale: eventi che faranno rendere conto ai due protagonisti di quanto il mondo sia imperfetto e oscuro, di come la follia, la smania di controllo sulla vita e la bramosia di potere dell'uomo siano sentimenti irrefrenabili e capaci di dar vita, da parte di chi non ha ben chiara la distinzione tra Bene e Male o tra giusto e sbagliato, a eventi a dir poco terribili, che colpiranno nel profondo i cuori e le emozioni di chi vive questo racconto - come il destino della povera Nina, uno dei risvolti in assoluto più drammatici di tutta un'opera che riesce a rappresentare con un impatto forte e crudele la perdita di ogni personaggio, per quanto secondario esso sia.

Tuttavia, già dopo le prime puntate dell'anime disponibile nel catalogo di Netflix, chi ha divorato e amato il manga della Arakawa inizierà a notare sin da subito che la narrazione prende distanze sempre più siderali dalla storia originale, una scelta presa da autrice e animatori per le esigenze che vi abbiamo già esposto. Purtroppo, quanto narrato nel corso della cinquantina di episodi di cui si compone l'anime di Bones non rende giustizia al materiale classico, proponendo una scrittura che resta sì solida e intrisa di quell'immaginario affascinante proprio dell'opera, ma infarcisce il racconto di aggiunte ininfluenti e personaggi inediti che non sempre riescono ad assicurare qualità alla trama. Un finale malinconico, ben diverso da quello disegnato e scritto dall'autrice del manga, contribuisce inoltre a far scadere a poco a poco quell'empatia creatasi con i due protagonisti nel corso della serie: siamo consci di parlare così ben memori, soprattutto, dello splendido lavoro svolto da Hiromu Arakawa nell'opera originale, con la quale purtroppo il primo anime di Fullmetal Alchemist non riesce proprio a reggere il confronto, al netto di un quadro estetico piuttosto calzante e stilisticamente fedele al tratto dell'autrice, anche se oggi (a più di dieci anni di distanza dalla prima messa in onda di quella serie) la staticità del tratto evidenzia quanto esso sia invecchiato bene, ma non benissimo. Infine anche il comparto sonoro, scialbo e altalenante, non propone alcun brano davvero degno di nota, e risulta insoddisfacente al pari del ritmo della narrazione dell'anime di Bones.

Fullmetal Alchemist Se dovessimo consigliare a un neofita, che non vuole perder tempo e godersi la miglior trasposizione possibile del capolavoro cartaceo di Hiromu Arakawa, quale anime scegliere per vivere Fullmetal Alchemist, consiglieremmo di saltare a piè pari questa prima, a tratti scialba serie datata 2003. L'anime in questione, a parer nostro troppo scialbo dal punto di vista narrativo e artistico, che tratta troppo impietosamente il materiale originale per poter essere preso davvero in considerazione, può risultare un'alternativa valida soltanto a chi ha già vissuto in ogni salsa la storia di Edward e Alphonse Elric, che ha magari voglia di completare il quadro con una sorta di 'what if', ma nulla di più.

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