Ghost in the Shell 2 Innocence: recensione del film di Mamoru Oshii

In occasione dell'arrivo di Ghost in the Shell 2: Innocence su Amazon Prime Video, ecco la nostra recensione del film cult di Mamoru Oshii.

recensione Ghost in the Shell 2 Innocence: recensione del film di Mamoru Oshii
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Quella di Ghost in the Shell è senza dubbio una delle saghe cyberpunk più celebri dell'intrattenimento di matrice giapponese, se non la più celebre in assoluto. Nato dalla penna e dai disegni del mangaka Masamune Shirow nel 1989, nel corso degli anni il brand si è evoluto ed espanso diventando un franchise ricco, complesso e affascinante, declinandosi in maniera differente: le opere cartacee, per l'appunto, i film di Mamoru Oshii e, infine, le serie animate Stand Alone Complex (che ha visto in Ghost in the Shell: SAC_2045 la sua ultima iterazione) e Arise.

Giunge questo mese su Amazon Prime Video proprio la seconda delle due pellicole di Mamoru Oshii che hanno portato la creazione di Shirow alla fama mondiale. Stiamo parlando di Ghost in the Shell 2: Innocence, uscito in patria nel 2004 e approdato nelle sale italiane nel 2006, distribuito da Eagle Pictures, con il sottotitolo L'attacco dei cyborg. Ecco la nostra recensione di quella che con tutta probabilità è l'opera più criptica e stratificata dell'intera saga.

Robot omicidi e una strana coppia

Ghost in the Shell 2: Innocence si basa sul sesto capitolo del manga originale di Shirow, intitolato Robot Rondo, del quale pesca solamente lo spunto iniziale. Siamo nel 2032, tre anni dopo gli eventi del primo film. Nonostante l'assenza del Maggiore Motoko Kusanagi (legata agli eventi conclusivi della precedente pellicola, che non vi riveliamo), la celebre Sezione 9 della Pubblica Sicurezza è ancora operativa sotto la guida dello scaltro Aramaki. Il protagonista Batou, dal corpo ormai quasi interamente pieno di innesti meccanici, adesso lavora in coppia con la recluta Togusa, il membro più "umano" della squadra e devoto padre di famiglia. In questo contesto, una serie di omicidi a opera delle cosiddette Ginoidi, androidi dall'aspetto di ragazze utilizzati come strumento sessuale, sta creando scompiglio e molta preoccupazione nella società. Tali androidi, progettati per essere appetibili ai clienti, dopo aver compiuto l'efferato gesto si manomettono volontariamente la memoria, in un processo simile all'autodistruzione. Sospettando che dietro a questi eventi vi siano scopi terroristici, la Sezione 9 viene coinvolta, e Batou e Togusa si ritroveranno alle prese con un'indagine che porterà alla luce i loschi traffici e i misfatti della Locus Solus, la multinazionale produttrice delle Ginoidi.

Un noir filosofico ed esistenzialista

Basandosi su queste premesse, che non brillano di certo per originalità nel filone delle produzioni di genere cyberpunk, Mamoru Oshii dimostra sin da subito di non volersi adagiare sugli allori dopo i fasti della prima pellicola.

Quasi dieci anni più tardi, il regista confeziona un film abbastanza diverso come ritmo e toni rispetto al predecessore ma perfettamente complementare a quest'ultimo, una naturale evoluzione delle tematiche trattate che vede il passaggio di testimone dalla bella e affascinante Motoko all'altrettanto carismatico e roccioso Batou.

Ghost in the Shell 2: L'attacco dei cyborg è un classico thriller/poliziesco che non ha certamente nell'intreccio il suo punto di forza: lo sviluppo degli eventi è abbastanza lineare e privo di elaborati colpi di scena, se non nelle battute finali. Tuttavia, come da tradizione nei lavori del regista, quello che rende speciale il film è come tutto questo ci viene narrato.

Innocence è infatti un noir dal ritmo estremamente dilatato, pieno di lunghissimi silenzi e inquadrature fisse che denotano grande gusto e ricercatezza da parte dell'autore, dove l'azione è ridotta al minimo eccezion fatta per la resa dei conti finale. Oshii fa ancora una volta suo un soggetto altrui e in questa occasione si sbizzarrisce infarcendo i dialoghi di citazioni ai pensieri di personaggi e filosofi illustri come Confucio, Milton, Cartesio, Shelley e Raymond Roussel.

Il risultato è una pellicola profondamente filosofica ed esistenzialista, che riflette su temi come il rapporto uomo-macchina, la natura dell'anima, la distinzione fra realtà e immaginazione. Ghost in the Shell 2: L'attacco dei cyborg non è una visione semplice, da affrontare in maniera passiva (per esempio durante una serata di relax): qualora non siate preparati, la durata del film - che si aggira intorno a un'ora e quaranta minuti -potrebbe apparirvi molto più lunga di quella reale.

E se è vero che alcune sequenze potrebbero rappresentare in effetti un inutile manierismo, un puro esercizio di stile fine a sé stesso, è altrettanto vero che è tutto coerente con il messaggio di fondo e che questo impianto narrativo contribuisce in maniera determinante al fascino dell'opera, facendola funzionare su più livelli. Come semplice thriller investigativo e come profonda riflessione sulla sempre maggiore influenza della tecnologia nella vita umana e le sue conseguenze.

Un grande spettacolo visivo

Da sempre un elemento fondamentale delle produzioni di Mamoru Oshii e delle varie iterazioni di questa saga, il comparto tecnico di Ghost in the Shell 2: Innocence viaggia su livelli altissimi e dimostra di essere invecchiato benissimo nonostante siano passati quasi quindici anni dalla sua uscita.

In una simbiosi perfetta con la narrazione lenta e dilatata, l'aspetto visivo del film è ancora oggi un piccolo capolavoro di potenza e messa in scena, dove gli sfondi estremamente dettagliati si alternano ai disegni e alle animazioni dello studio Production I.G., al centro di tutte le iterazioni animate del franchise (qui in coproduzione con Studio Ghibli), che brillano nelle poche ma spettacolari scene d'azione, come l'attacco subito da Batou nel market. Una sorte altrettanto felice non è toccata alla CGI del film, usata in maniera abbastanza sostenuta per la realizzazione di numerosi elementi (soprattutto in movimento) del background. Non molto apprezzata già all'epoca del suo rilascio, la grafica in tre dimensioni di Ghost in the Shell 2: Innocence appare datata e stucchevole, specialmente in un periodo dove sempre più produzioni animate giapponesi hanno messo, e stanno mettendo, in mostra una CGI di qualità pari, se non superiore, a quella dei colossi americani (pensiamo a Capitan Harlock, Gantz: O e Lupin III The First). Nonostante questo, la celebre sequenza della parata che ha richiesto allo studio più di un anno di lavorazione conserva tuttora il suo impatto.

Anche la colonna sonora mantiene tutta la sua potenza. Composte da un ispiratissimo Kenji Kawai, le musiche del film sono ipnotiche e oniriche, esattamente come nel predecessore, e si sposano alla perfezione con le scelte registiche di Mamoru Oshii.

Oltre a raccontare molto più di quanto facciano i dialoghi e gli scambi di battute, contribuiscono in maniera decisiva all'atmosfera affascinante e al tempo stesso inquietante della pellicola. Ottimo il doppiaggio italiano, che vede Alessandro Rossi nei panni di Batou e Riccardo Rossi in quelli di Togusa, ma se la presenza dei sottotitoli non è per voi un fastidio vi consigliamo la visione con la traccia originale giapponese, nettamente superiore.

Ghost in the Shell 2: Innocence Ghost in the Shell 2: Innocence non è una pellicola di facile approccio. Si tratta di un lavoro che mette in mostra tutto il modo di fare tipico di Mamoru Oshii, qui portato agli estremi, e che proprio per questo motivo potrebbe apparire noioso, lento e inutilmente citazionista a molti spettatori. Se si scava oltre la superficie tuttavia, ci si rende conto che quella che ci si trova di fronte è un’opera pregevolissima che mantiene tutta la sua validità a quasi quindici anni dalla sua uscita, e che entra di diritto fra le migliori produzioni di genere cyberpunk dell’intera filmografia giapponese, animata e non solo. Un’immensa prova d’autore di uno dei registi più influenti nella storia del Sol Levante, e un degno esponente, nonché forse massima espressione, di un franchise longevo e affascinante.

8.2