Glitter Force: Recensione dell'anime di Toei Animation

Glitter Force è un anime leggero che si ispira vagamente al mondo delle fiabe provando a ricalcare i fasti di serie cult come Sailor Moon.

recensione Glitter Force: Recensione dell'anime di Toei Animation
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Glitter Force è il titolo americano della nona serie dell'anime Pretty Cure, creato da Izumi Todo e distribuito dal celebre studio d'animazione giapponese Toei Animation.
La serie, indirizzata prevalentemente a un pubblico femminile, si avvicina a opere cult come Sailor Moon, facendo però della leggerezza contenutistica il proprio caposaldo.
L'opera, trasmessa in Giappone nel 2012, è sbarcata su Netflix circa tre anni dopo, per poi essere trasmessa anche in tv sul canale Pop nel 2017.

Bambine smarrite

La trama che ruota attorno a Glitter Force è molto semplice; il regno di Jubiland, caratterizzato da luci e colori vivaci, viene invaso da un signore oscuro, Nogo, che vuole distruggere ogni cosa. Un folletto somigliante a un peluche, Candy, viene quindi mandato sulla Terra per trovare cinque guerriere in grado di debellare il male, aiutandole al contempo a risvegliare i propri poteri nascosti.

Emily, la ragazzina di quattordici anni protagonista delle vicende, pur sprizzando energia da tutti i pori, in realtà è molto goffa e sempre con la testa fra le nuvole, particolare che viene fuori anche quando si trasforma in Glitter Rosa, il suo alter ego dotato di poteri magici.
Nei primi episodi della serie lo spettatore fa la conoscenza anche delle altre protagoniste, caratterizzate in modo molto semplice per via della loro personalità legata all'elemento che rappresentano.

L'anime adotta fondamentalmente la stessa struttura narrativa per ogni singolo episodio, ponendo le varie guerriere contro mostri sempre diversi seppur accomunati da molti punti in comune con quelli affrontati in precedenza. Il primo avversario che le protagoniste devono affrontare è Ulric, un lupo antropomorfo che ha il potere di evocare (così come gli altri antagonisti della serie) una creatura oscura nata dall'unione di un oggetto comune con la magia: il Buffoon.

Questi esseri, caratterizzati da un naso da clown di vari colori a seconda della potenza, sono la principale minaccia che le guerriere devono affrontare in ogni episodio, dettaglio in grado di rendere l'opera parecchio ripetitiva, seppur salvata da un ritmo delle vicende comunque sostenuto.

Dopo alcuni episodi fanno poi la loro comparsa anche altri antagonisti, tra cui Bruto e Bruja, rispettivamente un demone e una strega che riusciranno a mettere in difficoltà le guerriere in più di un'occasione, salvo poi venir sonoramente sconfitti ogni volta.
Nonostante quindi una struttura narrativa molto lineare e priva di guizzi creativi o colpi di scena, in alcuni punti la serie prova a focalizzarsi sul legame d'amicizia che lega tutte le eroine, soffermandosi sull'importanza del lavorare in squadra per superare tutte quelle difficoltà che all'apparenza possono risultare insormontabili.

Nel regno delle ombre

L'opera si ispira vagamente al mondo delle fiabe, disseminando qua e là alcuni particolari in grado di rimandare a classici come Cappuccetto Rosso o Biancaneve, anche per via della protagonista, che in più di un'occasione ricorda a tutti di essere una grande appassionata di racconti fantastici.
Gli stessi nemici richiamano il contesto fiabesco, con Ulric a fare le veci di una sorta di lupo cattivo e Bruja a rivestire il ruolo della strega malvagia che all'occorrenza può cambiare il suo aspetto. Oltretutto gli antagonisti si impegnano al massimo per rendere tutte le persone che incontrano tristi e apatiche, sforzandosi di cambiare il futuro generando un mondo in cui il lieto fine non esiste e dove qualsiasi individuo perde la capacità di essere felice.

Per quanto riguarda il lato tecnico, l'anime risulta in linea generale discreto, specialmente durante i combattimenti, sempre presenti e sviluppati in maniera gradevole. Le animazioni risultano fluide e credibili, sia durante il lancio degli attacchi speciali, sia durante i combattimenti corpo a corpo; peccato solo per la grande quantità di asset riciclati (su tutti gli attacchi speciali delle protagoniste e il dettaglio della mano dei nemici che diffondono l'oscurità), che a lungo andare non possono far altro che appesantire le sequenze action.

Gli ambienti risultano in linea di massima soddisfacenti, seppur si noti una mancanza generale di dettagli, sia per quanto riguarda l'esterno (dove si svolgono la maggior parte degli scontri) sia negli spazi interni. Il punto più debole dell'intera produzione è però il finale, trattato in maniera davvero sbrigativa vista la poca importanza che viene riservata a Nogo, il principale antagonista della serie.
In ogni episodio, a un certo punto, è infatti mostrato un orologio che segna quanto manca al risveglio del signore oscuro, in grado di rimarcare la sua enorme potenza, generando una certa preoccupazione nelle guerriere e creando anche un minimo di hype nello spettatore per lo scontro finale. Una volta risvegliatosi, però, Nogo non riesce in alcun modo a risultare incisivo, dato che la sequenza che lo vede protagonista si risolve in breve tempo, andando così a depotenziare il senso di minaccia che si era creato negli episodi precedenti.

Glitterforce Glitter Force è una serie senza pretese, in grado di intrattenere senza problemi il target a cui è rivolto grazie a una trama semplice e lineare, supportata da animazioni curate e fluide. Peccato per la caratterizzazione quasi inesistente dei vari personaggi e la struttura ciclica degli episodi, in grado di annoiare dopo un po'anche il fan più accanito.

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