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Goblin Slayer: recensione del fantasy disponibile su Netflix e VVVVID

Dopo la release su VVVVID, Goblin Slayer è disponibile anche su Netflix: l'anime fantasy è noto soprattutto per la sua brutalità.

recensione Goblin Slayer: recensione del fantasy disponibile su Netflix e VVVVID
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Uno dei titoli di punta dello scorso anno è stato Goblin Slayer. Ancor prima del suo debutto l'anime di White Fox ha fatto parlare di sé: il manga da cui è tratto (arrivato in Italia grazie a J-POP) è celebre per l'eccessiva violenza, in parte censurata nell'adattamento televisivo. Fantasy occidentale e sangue a volontà sono ottime premesse per una serie interessante. Inoltre, per un lungo periodo era possibile sentire "canti" che elogiavano le gesta del fantomatico cavaliere dall'aspetto ignoto, che ha conquistato il cuore di milioni di spettatori, per essere impassibile e per l'iconico globo rosso che si nasconde dietro la griglia dell'elmo. Affascinati da questi presupposti, dopo che l'anime è approdato su Netflix in versione originale con sottotitoli, (in seguito alla release in simulcast su VVVVID), abbiamo nuovamente compreso perché Goblin Slayer ed il suo protagonista siano così apprezzati.

Vengono fuori dalle pareti!

Nell'ultimo periodo, sono aumentati gli anime fantasy d'influenza occidentale, che siano isekai o no, che abbiano elementi GDR o meno. Tra i più recenti vi è appunto Goblin Slayer, che, come suggerisce il titolo, cerca di sdoganare l'idea che si ha sui goblin: da sempre dipinti come deboli e stupidi, certamente non un grande pericolo.

Eppure, queste perfide creature possono mettere in difficoltà anche gli eroi più esperti. Sono piccoli, sono verdi, e possono sembrare facili da uccidere, ma non bisogna mai sottovalutare i goblin: sono scaltri, tendono agguati, si avventano sulla preda con estrema violenza, e se sono numerosi sono più pericolosi di altre creature, soprattutto se guidati da esseri superiori. Razziano villaggi, rapiscono le donne, le stuprano, le uccidono e a volte ne mangiano la carne: sono barbari allo stato puro. Molti sono caduti in battaglia dopo essersi addentrati nelle loro tane, convinti che fossero facili da abbattere.
Chi non teme e non minimizza le creature è Goblin Slayer: un avventuriero (anche se non si considera tale) che ha maturato un odio viscerale per i goblin, dopo che hanno violentato ed ucciso la sorella, quando era ancora un bambino; ha trascorso parte della sua vita a studiare, a stanare, e a cacciare i goblin.
Goblin Slayer è diventato un uomo freddo, distaccato, insensibile e cinico, che pensa solo ed unicamente a sterminare ogni tipo di goblin, dai più grandi ai "cuccioli"; ogni singolo pezzo dell'equipaggiamento è adatto ad affrontare al meglio le orride creature nelle loro lugubri dimore. La sua identità è ignota, in quanto il viso è coperto da uno spesso elmo; però, quando la rabbia lo pervade, è possibile scorgere un bagliore rosso all'altezza degli occhi.

Goblin Slayer è noto tra i colleghi per non accettare altri incarichi all'infuori dello sterminio dei goblin. Sebbene il cavaliere viaggi in solitaria, ora viene accompagnato da una giovane ed inesperta Sacerdotessa, a volte fedele supporto, incontrata per caso.

La Sacerdotessa si era addentrata in una tana di goblin, assieme ad altri sprovveduti avventurieri; la piccola compagnia è stata decimata, fino all'arrivo di Goblin Slayer, che ha eliminato i nemici ed ha salvato la Sacerdotessa. Da allora lei è sempre stata al suo fianco, imparando importante nozioni sui nemici.
Un giorno, i due vengono contattati da un'Elfa Alta Ranger, un Nano Mago, e un Uomo Lucertola Sacerdote, e il loro coinvolgimento nelle vicende getta le basi per una trama che si prospetta essere più grande: un Signore dei Demoni è risorto, pronto a distruggere il mondo con la sua armata, ed un'inevitabile guerra sembra essere alle porte; i goblin sono diventati più temerari, e siccome l'esercito li considera creature di poco conto, solo Goblin Slayer può eliminarli.

Come è possibile notare, i personaggi non hanno nome, ma vengono identificati e riconosciuti per il ruolo che ricoprono, quasi a voler dire che sono "scelti" casualmente in un mondo vasto.
Nonostante le premesse introdotte con l'arrivo dei tre avventurieri, non si percepisce la presenza di una trama ben costruita: la narrazione prosegue mostrando una serie d'incarichi che Goblin Slayer e i suoi compagni accettano, per eliminare più goblin possibili. Eppure le minacciose e temibili creaturine non sono gli unici nemici che il gruppo deve affrontare: in queste circostanze si ha modo di saggiare la maestria dell'eroe nel tenere testa anche ad altri tipi di avversari.

Andata e ritorno

Il punto di forza di Goblin Slayer non è la trama, perché, come abbiamo modo di constatare, non è ben centralizzata e non viene sviluppata a dovere, ma, ad un'analisi più attenta, può sembrare una scelta voluta dagli autori stessi.

Infatti ad un primo approccio si potrebbe avere l'impressione che la parte più interessante dell'ordito - l'apparizione del Signore dei Demoni - sia messa in secondo piano, ma ben presto ci siamo resi conto di come sia volutamente messa da parte per rispettare il racconto. L'anime di Goblin Slayer, infatti, non narra le epiche gesta di un eroe che deve affrontare un antagonista costruito per essere una nemesi ideale, ma si focalizza su un uomo, ossessionato dal suo obiettivo: eliminare più goblin possibili, senza dar peso agli altri mostri e a cosa accade al mondo; per questo motivo, non si ha modo di conoscere lo svolgersi della guerra contro le forze del male, ma si scoprono solo grazie a brevi accenni presenti nelle puntate. Il risultato è una serializzazione quasi episodica, che non segue un filo conduttore, in cui gli attori principali, affrontano gli incarichi affidatigli. Di fatti, il finale rimane aperto, lasciando presagire che il cacciatore ritornerà ben presto, pronto a fare piazza pulita di creaturine verdi, e gioca molto sulla curiosità dello spettatore di vedere smascherato il protagonista. All'interno di questo racconto vengono forniti alcuni lievi accenni sul mondo in cui si svolgono gli eventi e sulle razze, entrambi creati da antiche divinità, quasi per puro caso: elementi che impreziosiscono l'intero universo, anche se di poco.

Proprio per essere una storia non convenzionale e non lineare, se le vicende avessero presentato un avversario degno del nostro eroe, la sceneggiatura sarebbe uscita dagli schemi ed avrebbe anche potuto rovinare le fondamenta su cui si sorregge: un eroe indifferente, ossessionato dalla sua missione.

Nonostante questi difetti, Goblin Slayer è un degno fantasy classico (gli elementi GDR sono minimi), in parte influenzato dall'immaginario di Tolkien: sono presenti omaggi alle opere tolkieniane, tra cui menzioniamo l'ultimo indovinello che Bilbo Baggins rivolge a Gollum. Ve ne sono altri disseminati nel resto delle puntate (alcuni palesi, altri meno), che i più attenti potranno riconoscere.
Al netto di un canovaccio non complesso, ma in armonia con l'andamento della serie, abbiamo notato un'attenta analisi del protagonista, anche se segue degli stilemi già adoperati.

I flashback ci fanno vivere la tragica esperienza che Goblin Slayer ha dovuto sopportare, e come ne sia rimasto fortemente turbato, trasformandolo in una persona poco socievole e priva di tatto; grazie al suo lungo addestramento è diventato un combattente abile ed astuto, che non teme nulla.

Quando incontra compagni di viaggio, il suo modo d'essere cambia ulteriormente, divenendo più socievole, in quanto sa di poter far affidamento su fedeli amici; sicuramente, chi lo ha portato sulla "retta via" è stata la Sacerdotessa, la prima persona in cui ha riposto la sua fiducia, oltre alla contadina, sua amica d'infanzia. Grazie a questa costruzione, si ha modo di approfondire il lato psicologico di Goblin Slayer e di apprezzare meglio il suo cambiamento con l'arrivo di nuovi amici. In alcuni momenti, però, abbiamo avuto l'impressione che il suo comportamento mutasse improvvisamente, mostrando un lato eccessivamente comico, che rovina la figura dell'uomo rude che abbiamo apprezzato sin dai primi episodi. Il continuo ripetere di voler sterminare i mostri verdi, in certe situazioni, rendono Goblin Slayer una parodia di se stesso: l'ossessione per i goblin viene ridicolizzata, e il tenebroso cavaliere mostra un comportamento quasi infantile, che non si confà al tipo di personaggio che si ha davanti; inoltre, questo suo atteggiamento caricaturale tende a sminuire l'odio che prova per le creature. Non tutti i compagni di viaggio, però, sono ben caratterizzati: infatti, solo la Sacerdotessa riesce a spiccare particolarmente, in quanto in lei è ancora vivido il ricordo di cosa ha subito, e grazie a Goblin Slayer riesce ad affrontare le proprie paure.


Goblin Slayer è diventato celebre per l'estrema violenza e brutalità di alcune scene, tra splatter e stupri. Il tutto è ancora più cruento grazie ad un comparto grafico solido, che riesce a trasmettere gli orrori e le atrocità che i goblin perpetrano.

Il tratto utilizzato è pulito e chiaro, sono poche le riprese con evidenti errori, e questo si riflette anche sul character design, che si adatta ai singoli ruoli: ad esempio la Sacerdotessa con una veste candida, simbolo di purezza; o Goblin Slayer, interamente rivestito da un'armatura, dall'elmo iconico, che trasmette sicurezza, trovandosi vicino a lui, o terrore, volendolo affrontare apertamente. Purtroppo, in alcune inquadrature, il cacciatore di goblin è realizzato con una computer grafica che risente di animazioni rigide, rendendo il personaggio alla stregua di un manichino.

Inoltre, i flashback legati al passato di Goblin Slayer sfruttano un'immagine più cupa e parzialmente rovinata; invece, le altre scene ambientate nel passato sono in bianco e nero, in cui spiccano solo i colori degli occhi.

Il comparto tecnico sfrutta una buona illuminazione, che rende vividi i luoghi più luminosi, e tenebrose, cupe, ed ansiogene le tane dei goblin: grazie alla gestione della fotografia, all'interno dei covi si ha la sensazione che possa sbucare un nemico da un momento all'altro. Il lato tecnico si dimostra valido anche quando i nostri avventurieri affrontano le creature. I combattimenti non sono frenetici, ma "fisici": gli eroi non compiono particolari prodezze ipercinetiche, ma usano tattiche basate sui ruoli che ricoprono. Gli scontri vantano uno stile grafico attento e curato, che non lascia sfuggire nessun dettaglio, con animazioni fluide, così da non rovinare le contese. Siccome la produzione ha tonalità mature, durante i combattimenti non mancano arti amputati e teste spappolate, con fiumi di sangue che colorano le riprese, per rendere il tutto molto più credibile ed efferato.

Goblin Slayer La sceneggiatura di Goblin Slayer, benché possa avere delle premesse interessanti, non viene volutamente sviluppata, per concentrarsi su un uomo che vuole solo sterminare goblin. D'altronde vi è una buona costruzione del protagonista, mostrando cosa ha subito per diventare cacciatore di mostriciattoli. Il punto di forza della serie sono i combattimenti, grazie anche ad un comparto tecnico solido e poco instabile, che li rendono violenti e brutali, come ci si può aspettare da una produzione nota ai più per essere sanguinosa.

7.3