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Godzilla: Il Pianeta dei mostri, Recensione del film animato prodotto da Netflix

Il trentaduesimo film della saga sul Re dei Mostri sbarca su Netflix ed è una piacevole sorpresa: approfondiamo il primo episodio della trilogia...

recensione Godzilla: Il Pianeta dei mostri, Recensione del film animato prodotto da Netflix
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Quella di Godzilla è una figura davvero prestigiosa, radicata a fondo nell'immaginario collettivo e nella cultura popolare: dal panorama dell'intrattenimento di stampo giapponese, il Re dei Mostri non ci ha messo molto - sin dal 1954, anno del suo esordio - a sbarcare anche in Hollywood, imponendosi in tutto il mondo come uno dei brand più importanti e apprezzati nel mondo del cinema di fantascienza. Dopo una sfilza pressoché infinita di film e altri prodotti multimediali, dalle serie ai videogiochi, che hanno riproposto il mastodontico Kaiju in ogni forma - e sempre più attorniato, inoltre, di diversi altri comprimari - ci si aspetta oggi che il franchise abbia ancora poco o nulla da raccontare, con le ultime incarnazioni cinematografiche pronte a comporre addirittura un universo espanso con altri importanti brand (vedi alla voce "King Kong"). E invece, emerso dalla fornace di Netflix, arriva Godzilla: Il Pianeta dei Mostri, un interessante film di animazione realizzato interamente in computer grafica e già disponibile sulla piattaforma streaming più famosa al mondo.

La Terra è dei Mostri

Anno 2048. Siamo in un contesto altamente futuristico, in cui l'uomo è riuscito a rompere qualunque barriera d'entrata con la tecnologia, costruendo astronavi super tecnologiche e iniziando a esplorare lo spazio, sfiorando persino il contatto con altre civiltà esistenti nell'universo. Tuttavia, il dominio dei Kaiju impera. Guidati dal tremendo Godzilla, i mostri hanno dilaniato la Terra per decenni, costringendo l'umanità a fuggire nello spazio per cercare fortuna altrove. Dopo aver girovagato per decenni nell'universo, quel che resta del genere umano è diretto verso il pianeta Tau Cetus in cerca di un ecosistema abitabile per gettare le fondamenta di una nuova casa; le difficili condizioni di vita a bordo della stazione spaziale Aratrum, unite al senso di perdizione nello spazio profondo e al desiderio di tornare a solcare il suolo natio, spingono tuttavia la colonia a stanziare una nuova spedizione verso la Terra, per strapparla una volta per tutte dalle grinfie dei Kaiju e tornare a vivere nel proprio habitat. Guidati dal giovane Haruo, un ragazzo che da piccolo vide i genitori morire a causa della distruzione provocata dai mostri, coloni umani e alleati alieni torneranno sul pianeta azzurro dopo un veloce salto nell'iperspazio e, dopo un paio di decenni, ritrovano finalmente la loro casa.

Il continuum temporale anomalo incontrato nelle profondità dell'universo, a diversi anni luce di distanza dalla Terra, ha però fatto sì che sul globo non siano passati semplicemente vent'anni... ma ventimila. In uno scenario inimmaginabile, e anche inedito per la serie di film Godzilla, l'umanità si ritrova a popolare un mondo che somiglia solo di riflesso a quello che ha imparato a popolare, controllare e civilizzare: la Terra risulta definitivamente dilaniata da mostri di ogni tipo, da nuove specie di aberrazioni e ovviamente dal mastodontico, immenso, feroce e micidiale Godzilla. Haruo e i coloni, dunque, intraprenderanno una guerra furiosa e disperata contro il Re dei Kaiju per abbattere definitivamente l'ancestrale creatura e liberare il mondo dalla sua distruzione.

Lunga vita a Godzilla

Godzilla: Planet of Monsters è figlio di una scrittura solida, matura, coerente e - soprattutto nella seconda parte della pellicola - piuttosto avvincente. L'ambientazione e il contesto in cui si svolge il racconto del film, diretto da Kobun Sizuno e Hiroyuki Seshita (e che corrisponde al primo episodio di una trilogia) rappresenta una novità assoluta nella lunghissima lista che prevede ormai ben trentadue film dedicati al Kaiju più potente e famoso nella storia del cinema.

Mai nessuna pellicola su Godzilla, infatti, aveva proposto uno sfondo così futuristico e apocalittico, dalle tinte fortemente sci-fi che condividono parecchi elementi dello script con una storia dai temi simili come Mass Effect: l'esodo del genere umano verso nuove frontiere, costretti e braccati da tiranniche mostruosità aliene che hanno strappato la Terra dal controllo dell'uomo. Il tutto, poi, è raccontato con uno sguardo attentamente drammatico sia sullo scenario che si profila all'orizzonte nel corso dei circa 90 minuti di pellicola sia nella caratterizzazione dei suoi protagonisti. Haruo è un protagonista tormentato, che sente moltissimo il peso del suo tragico passato, che si fa carico delle difficoltà del presente e che cerca di illuminare la via verso un più radioso futuro.

La sceneggiatura di Planet of Monsters non è certo esente da difetti, su tutti un'eccessiva lentezza della trama nella prima parte del film - costruita minuziosamente per introdurre lo spettatore a dovere in questo nuovo universo e nelle tematiche che vuole rappresentare - una scelta derivata chiaramente dall'esigenza di spalmare la narrazione in tre lungometraggi. Il cammino claudicante dello script verso il finale del film si arricchisce tuttavia, nel corso dei minuti, di una tensione sempre più crescente: un climax che porta all'introduzione di Godzilla in maniera lenta, esasperante, terribile e fascinosa al tempo stesso. Una scalata verso lo scontro clou, nella parte finale de Il Pianeta dei Mostri, che si esplica dapprima con i suoni provocati dall'incedere del mostro e dai suoi spaventosi ruggiti, poi dal tremore della terra e dall'avanzata di altre bestie, e che infine esplode in tutta la sua magnificenza visiva che - come si avrà modo di notare negli istanti finali del film, caratterizzati da un cliffhanger davvero niente male - promette spettacolo in vista del sequel di Godzilla targato Netflix. Anche la caratterizzazione dei comprimari del cast, adombrati dalla determinazione di Haruo tranne che in un paio di momenti importanti verso il finale, forse meritava un attenzione un pelino maggiore per regalare un respiro ancora più ampio alla storia. Ci troviamo, in ogni caso, di fronte una sceneggiatura dai toni crudi, maturi e drammatici, un mix che - al netto di superare una prima parte un po' strascicante - rende la trama de Il Pianeta dei Mostri un'esperienza davvero meritevole per gli abbonati Netflix.

Bello a vedersi

Come già detto in precedenza, Godzilla: Il Pianeta dei Mostri fa sfoggio di un comparto estetico realizzato interamente in computer grafica. Solitamente una scelta del genere, da fruitori e appassionati dei fascinosi dogmi stilistici e cromatici dell'animazione nipponica, ci lascia abbastanza perplessi. E invece, questa volta, va fatto un plauso ai due studi di produzione che hanno realizzato l'opera, Toho Animation e Polygon Pictures, per l'ottima fluidità grafica che contraddistingue le animazioni (una piccola ferita che Netflix, con alcuni prodotti originali, ci aveva lasciato un po' aperta), ma anche per l'ottima regia, mai banale e sempre ispirata, il tutto arricchito da una fotografia fortemente evocativa e solenne, che soprattutto nelle inquadrature del maestoso e terribile Kaiju sfoggia degli scorci che meritano di piazzarsi nell'antologia del franchise dedicato al Re dei Mostri.

Completa il quadro un immancabile sfilza di easter egg dedicati ad alcuni dei canoni, dei personaggi o degli elementi narrativi più iconici in assoluto di questa gloriosa e apprezzata - nonostante non sempre i picchi qualitativi delle produzioni abbiano soddisfatto le aspettative. Ma finalmente, dopo anni di alti e bassi, Netflix ci propone un ottimo fim su Godzilla e, più in generale, un eccezionale esempio di animazione in computer grafica, che pur restando inferiore al tratto disegnato questa volta ci propone scorci di fotografia e regia davvero notevoli.

Godzilla: Planet of the Monsters In un oceano di produzioni altalenanti, che hanno caratterizzato gli ultimi decenni del franchise, Godzilla: Il Pianeta dei Mostri appare in forma smagliante e si è rivelato una piacevole sorpresa. Il film animato prodotto da Netflix è solo il primo episodio di una trilogia e non vediamo l'ora di conoscere il seguito delle vicende di Haruo e della colonia umana alle prese con il Re dei Kaiju per riconquistare una Terra, dilaniata dai mostri per ben ventimila anni. Planet of Monsters è un lungometraggio animato realizzato interamente in CGI, ma riesce ugualmente a imporre un comparto estetico autoriale grazie al sapiente utilizzo della fotografia e della regia, unito all'ottima realizzazione di animazioni davvero fluide da parte di Toho Animation e Polygon Pictures. Tutta la magnificenza e la mostruosità del Re dei Kaiju è disponibile per lo streaming su Netflix, e non dovreste lasciarvela scappare.

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