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Godzilla Mangiapianeti: la Recensione del terzo film anime su Netflix

Godzilla torna nel capitolo conclusivo della miniserie d'animazione targata Toho, incapace purtroppo di regalare un finale memorabile.

recensione Godzilla Mangiapianeti: la Recensione del terzo film anime su Netflix
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Godzilla, uno dei mostri giganti più famosi della storia del cinema, nel corso degli anni ha cambiato pelle più volte, trasformandosi con il tempo da distruttore a salvatore dell'umanità. Il Re dei Kaiju è comparso in un numero davvero elevato di pellicole a lui dedicate, riuscendo fin dalla sua prima apparizione cinematografica (datata 1954) a diventare una vera e propria icona del mondo dell'intrattenimento.

Sulla scia della recente rivitalizzazione dell'iconico mostro della Toho, effettuata da Gareth Edwards con l'omonimo film del 2014 seguito subito dopo da Shin Godzilla, pellicola cult diretta dal maestro Hideaki Anno, in Giappone è stata concepita una trilogia animata diretta da Kobun Shizuno e Hiroyuki Seshita, il cui capitolo finale, Godzilla: Mangiapianeti è uscito di recente anche su Netflix.
Di seguito andremo quindi ad analizzare l'ultimo capitolo della saga, provando al contempo a tirare le somme dell'intera trilogia anime che ha cercato, in un modo certamente non semplice ma comunque originale, di provare a rivitalizzare un personaggio con oltre sessant'anni di storia alle spalle.

Pianeti, città, mostri

Godzilla: il pianeta dei mostri, il primo film delle trilogia, ci trasporta fin da subito nel futuro, portando lo spettatore a fare la conoscenza del capitano Haruo Sakaki, il protagonista assoluto delle vicende.
Dopo infatti una brevissima intro in cui lo spettatore viene informato dell'esistenza dei kaiju, enormi mostri distruttori portatori di caos, il setting narrativo viene spostato su una stazione spaziale itinerante alla deriva nel cosmo; l'umanità, infatti, non riuscendo a sconfiggere Godzilla, ha deciso di lasciare il proprio pianeta d'origine (anche grazie all'aiuto di due razze aliene, gli Exif e i Bilusaludo) per tentare di trovare un nuovo pianeta abitabile.

In seguito, l'intero equipaggio della nave, rendendosi conto dell'impossibilità di portare a compimento la missione, sceglie di tornare sulla Terra, ora però completamente cambiata visto l'enorme tempo trascorso in seguito al viaggio interstellare compiuto tra andata e ritorno.
Il protagonista e i suoi alleati si ritrovano così ad affrontare Godzilla su una Terra di cui ormai non sono più proprietari, cercando di sopravvivere a una situazione estremamente critica e all'apparenza senza alcuna via d'uscita.

La nuova trilogia animata della Toho va quindi a riscrivere le fondamenta dell'intera mitologia di Godzilla, provando a scardinare alcuni elementi caratteristici della loro creatura più famosa (come il monito riguardo la pericolosità dell'energia atomica/nucleare rapportata al pianeta Terra), puntando questa volta su un vero e proprio disastro già avvenuto e in nessun modo arginabile.

L'umanità ha già perso in origine, non c'è più nulla: Godzilla è il re indiscusso di ogni cosa e niente e nessuno è in grado di scalfirlo; l'apocalisse non sta per arrivare perché, in realtà, si è già conclusa da millenni.
Seppur il primo capitolo non brilli certo per la caratterizzazione dei personaggi, spesso poco carismatici a eccezione del protagonista, i momenti di pura azione riescono a tenere alta l'attenzione dello spettatore, mostrando un Godzilla imponente e inarrestabile che, nonostante tutto, si avvicina alla primissima incarnazione del personaggio, brutale e sicuramente non incline a salvare l'umanità da qualsivoglia minaccia.

Il primo capitolo della saga può quindi essere considerato in realtà come il migliore dei tre, grazie a un'ottima impostazione del ritmo che cresce esponenzialmente via via che la pellicola prosegue.
In Godzilla: Minaccia sulla città, si è cercato di dare una maggiore importanza ai personaggi e alle rispettive razze aliene; se il primo film infatti si focalizza sugli umani e sulla loro voglia di rivalsa, nel secondo il focus è posto sulla specie aliena dei Bilusaludo, votati alla scienza e intenzionati a sconfiggere Godzilla con ogni mezzo a disposizione.

La pellicola, rispetto alla prima, prova a puntare su una storia sempre votata all'azione, seppur cercando al contempo di focalizzarsi anche sull'introspezione dei protagonisti; il tema portante del film è quello legato alla trascendenza, con un focus sull'interconnessione tra la macchina e l'uomo, andando a rivisitare la figura del Mechagodzilla. Un risvolto che pone continuamente lo spettatore di fronte a numerosi dubbi etici sul concetto stesso di vittoria: se inseguita senza pensare anche alle conseguenze, risulta in realtà priva di senso. Ben concepita la scena al termine dopo i titoli di coda, che lascia presagire uno scontro finale dalle proporzioni gigantesche, purtroppo però non del tutto sviluppato nel capitolo finale.

Dei, re, demoni

E qui arriviamo all'episodio conclusivo della particolare trilogia: Godzilla: Mangiapianeti, l'ultimo capitolo della saga, prova a tirarne le fila focalizzandosi ancora di più sulla dimensione psicologica, tentando di riunire in un unico film tutti i macrotemi toccati dalle pellicole precedenti provando in un certo senso ad ampliarli, riuscendo a chiudere i vari punti rimasti in sospeso seppur con qualche perplessità di troppo. Il terzo episodio, incentrato sulla potenziale pericolosità che può rivestire l'eccessiva fede, vede tra i coprotagonisti Metphies, un algido alieno appartenente alla razza Exif, il cui scopo ultimo è quello di far comprendere l'importanza della spiritualità, ponendosi in netta contrapposizione con la visione del mondo prettamente logico-scientifica dei Bilusaludo.

Se è vero che il confronto tra scienza e religione viene trattato in modo abbastanza superficiale (per via di personaggi dalla caratterizzazione molto prevedibile e a tratti stereotipata) in realtà il risultato complessivo non è comunque da bocciare, se visto in un'ottica di più ampio respiro. La forte natura nichilista dell'opera emerge in tutti e tre i film attraverso le numerose sfaccettature della stessa medaglia: l'assolutismo. Sia gli umani che gli alieni sono infatti intenzionati a eliminare Godzilla con ogni mezzo a disposizione, particolare che però porta spesso a una situazione peggiore di quella iniziale, così da far riflettere lo spettatore su chi sia davvero il buono, visto anche che tutti i comandanti delle varie razze (compreso Haruo), possono essere considerati a tutti gli effetti degli estremisti.

In più di un'occasione, comunque, gli stessi esseri umani fanno riferimento a Godzilla non solo come un mostro distruttore, ma anche come una specie di evoluzione del pianeta stesso, nata forse come un semplice meccanismo di autodifesa dalla specie umana.
La Terra del futuro, per abituarsi alla presenza del mostro, ha così cambiato la propria struttura geofisica, generando nuove piante e animali per fare spazio all'unico essere degno (forse) di abitarvi, quel Godzilla mostro distruttore in perfetto equilibrio tra divinità e demonio.

Se comunque, a livello di ritmo, il terzo film risulta tutto sommato godibile (così come i precedenti), anche grazie all'avvento di King Ghidorah, uno degli avversari più famosi e iconici del brand, è proprio durante la parte finale che si avverte il senso di spaesamento maggiore.
Questo capitolo conclusivo, nonostante riesca a imbastire una trama godibile capace di dare una spiegazione ai vari interrogativi lasciati in sospeso e approfondendo al tempo stesso i vari temi accennati in precedenza, non riesce a risultare incisivo durante il confronto finale tra i due Kaiju protagonisti.

Il duello tra Godzilla e Ghidorah, infatti, non prende mai davvero il via, limitandosi a riproporre la stessa identica sequenza per tutta la seconda parte dell'opera, in cui vediamo il mostro atomico impossibilitato a muoversi per colpa del suo avversario.
La criticità più grande della trilogia è quindi quella di aver imbastito una rivisitazione del brand, se vogliamo anche originale, senza però riuscire a concluderla in maniera sontuosa e/o epica per via di un finale strutturalmente debole e incapace di suscitare il giusto pathos nonostante la drammaticità degli eventi mostrati.
Lo stesso Haruo Sakaki, che ci accompagna nella sua parabola di crescita interiore, sacrificio e redenzione, per quanto ben caratterizzato, molto probabilmente non rimarrà impresso più di tanto nel cuore degli spettatori, perché sovrastato dalla presenza (seppur limitata) di Godzilla.

Soffermandoci sul comparto tecnico, l'ultimo capitolo risulta perfettamente in linea con i precedenti, grazie a un look in computer grafica ben curato, seppur abbastanza particolare e probabilmente non adatto a tutti per via di animazioni a tratti leggermente legnose.

Per questo, molto probabilmente, si è deciso di non puntare mai sui combattimenti corpo a corpo (che avrebbero probabilmente fatto notare maggiormente la fluidità non impeccabile di alcuni movimenti), prediligendo di gran lunga gli scontri a distanza con armi da fuoco e a bordo di veicoli. Molto ben realizzate le esplosioni, realizzate grazie al 3D con uno stile vicino al fotorealismo, supportate da una moltitudine di effetti particellari in grado di donare alle scene maggiormente concitate (specialmente nei primi due film) un ottimo livello di coinvolgimento.
Ottimo anche il character design di Godzilla, realizzato in modo imponente e minaccioso, con un look simile alla recente incarnazione live action di Gareth Edwars.

Godzilla: The Planet Eater Godzilla: Mangiapianeti può considerarsi un'opera sicuramente apprezzabile per la sua voglia di innovare/svecchiare la saga (oltretutto curata molto bene dal punto di vista tecnico), seppur incapace di concludere nel modo migliore la trilogia di cui fa parte. Ciò avviene non tanto per i personaggi coinvolti o i temi trattati, quanto invece per la mancanza, se vogliamo totale, di una lunga sequenza action finale (presente invece nei due capitoli precedenti): un atto doveroso da parte dello staff di animazione, viste le premesse e il villain coinvolto. Un esperimento riuscito quindi solo in parte, incapace purtroppo di imporsi (come forse avrebbe meritato) nel cuore dei fan di uno dei mostri più famosi della storia del cinema.

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