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Great Pretender Recensione: l'anime Netflix è una scommessa vinta

Great Pretender, l'anime di WIT Studio disponibile su Netflix, è una delle migliori serie dell'anno. Scoprite perché nella nostra recensione.

recensione Great Pretender Recensione: l'anime Netflix è una scommessa vinta
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Fra gli studi d'animazione giapponesi maggiormente al centro dell'attenzione nell'ultimo periodo troviamo senza dubbio WIT Studio. Fondato nel 2012 come sussidiario di Production I.G, ha raggiunto immediatamente la fama come produttore delle tre stagioni animate de L'Attacco dei Giganti, basate sull'omonimo manga di Hajime Isayama. L'annuncio dell'abbandono per la quarta e ultima stagione - a favore di un altro studio sulla cresta dell'onda come MAPPA - ha destato scalpore fra gli appassionati, che si sono chiesti quale strada avrebbe intrapreso WIT Studio dopo la perdita della sua punta di diamante.

In un contesto del genere, la trasmissione del suo ultimo lavoro Great Pretender sembra quasi provvidenziale, perché se questa è la qualità del nuovo corso, allora il futuro dello studio si prospetta davvero roseo. Con l'arrivo su Netflix dell'ultimo blocco di episodi a partire dal 25 novembre 2020, ecco la nostra recensione completa di un anime che ha saputo stupirci nella prima parte (recuperate la nostra anteprima sul brillante Great Pretender) ma che mai avremmo pensato potesse raggiungere vette di eccellenza nella seconda, sfiorando il capolavoro e confermandosi uno dei migliori dell'anno.

La storia si ripete

Al termine dei primi 14 episodi, disponibili in streaming dallo scorso 20 agosto, ci siamo lasciati con il protagonista Makoto Edamura, detto "Edamame", e il resto della banda di truffatori capitanata dal carismatico Laurent Thierry alle prese con il mondo dell'arte e dei falsi d'autore nel terzo arco narrativo Neve su Londra. Prima ancora, i nostri moderni ladri gentiluomini hanno fregato due ricchi fratelli arabi coinvolti nelle gare aeree clandestine ne Il Cielo di Singapore e il più grande boss della malavita della West Coast in Legame a Los Angeles, occasione in cui il malcapitato Edamame ha fatto la conoscenza dei suoi nuovi compagni d'avventura. Recuperate il nostro primo sguardo a Great Pretender per avere maggiori dettagli. Identificati da Netflix come la seconda stagione - scelta non proprio condivisibile, ma che sembra quasi suggerita dalla serie stessa vista la presenza di un recap - i nuovi episodi di Great Pretender, che portano il conteggio totale a 23, costituiscono il quarto e ultimo arco narrativo intitolato Il mago dell'Estremo Oriente.

Ritroviamo Makoto Edamura alle prese con un nuovo lavoro, all'apparenza onesto e rispettabile, e con il passato da abile truffatore ormai alle spalle. Ma, come chi ha terminato la prima parte ormai sa bene, quando si parla di Laurent Thierry nulla è come sembra, e in men che non si dica Edamura si ritroverà coinvolto in un altro colpo - il più pericoloso mai affrontato dalla banda - ai danni di due cosche mafiose rivali, rispettivamente giapponese e cinese, coinvolte nel traffico illegale di bambini. Una resa dei conti nella quale il protagonista incontrerà anche una vecchia conoscenza del suo passato.

Al termine dei primi casi abbiamo scoperto il passato di tre dei quattro componenti principali del gruppo: il talentuoso ma ingenuo Edamame, la taciturna e spericolata Abby, e l'affascinante seduttrice Cynthia. Come era lecito prevedere, senza fare troppi spoiler, ne Il mago dell'Estremo Oriente vengono finalmente approfonditi anche il background di Laurent e gli eventi e le motivazioni che lo hanno spinto a intraprendere la carriera di mago della truffa, in un percorso non troppo diverso da quello del suo ultimo pupillo.

Gli ingredienti per una conclusione esplosiva c'erano tutti, e per una volta le aspettative non sono state deluse. L'ultimo arco narrativo di Great Pretender non solo è il migliore dei quattro, ma è quello che ha fatto fare alla serie il definitivo salto di qualità verso l'eccellenza.

Un anime poliglotta

Le nove puntate che costituiscono Il mago dell'Estremo Oriente prendono infatti tutti i punti di forza dei casi precedenti e li combinano per creare un racconto appassionante che tiene incollato allo schermo lo spettatore, in cui la serie esprime appieno tutto il suo potenziale e dove il ritmo non rallenta mai in un crescendo che culmina in un penultimo episodio particolarmente intenso e adrenalinico. L'ultimo rappresenta invece il miglior epilogo che Great Pretender potesse avere, una conclusione soddisfacente al punto giusto ma in grado di lasciare aperto lo spazio a un possibile seguito, grazie a una sequenza finale non così necessaria ma di grande impatto emotivo. Esattamente come nella prima parte, anche stavolta i personaggi sono il vero fiore all'occhiello di Great Pretender. Protagonista indiscusso - in tutti i sensi - è Makoto Edamura, il migliore a mani basse poiché è quello che presenta l'evoluzione più marcata nel corso della serie.

L'Edamame che vediamo ne Il mago dell'Estremo Oriente non è più quello ingenuo e sprovveduto dei primissimi episodi, quando ancora sembrava un pesce fuor d'acqua nel mondo delle truffe internazionali. È più consapevole e determinato, e l'incontro con una figura cruciale del suo tormentato passato è destinato a cambiare per sempre la sua vita.

Allo stesso modo, anche il personaggio di Laurent si conferma uno dei meriti principali di Great Pretender. In questo arco narrativo abbiamo finalmente modo di osservarlo in tutte le sue sfaccettature grazie al racconto dei movimentati (e tragici) eventi che lo hanno fatto diventare la persona che è, dove abbiamo alcuni dei momenti più belli della serie.

Purtroppo altre figure risultano invece sacrificate, come per esempio Cynthia e Abby che compaiono relativamente poco, ma si tratta di un problema minore: la loro presenza scenica è comunque forte e l'anime ha già avuto modo di approfondirle nei precedenti episodi.

Abbiamo definito Great Pretender un anime dal respiro internazionale che raccoglie l'eredità di Lupin III, e questa definizione assume ancora più significato al termine della visione. La moltitudine di lingue e accenti con cui si esprimono i personaggi - si passa dall'inglese al cinese in un battito di ciglia - raramente si è vista altrove in un anime giapponese, e contribuisce a far spiccare ulteriormente la serie rispetto alla concorrenza.

Come abbiamo già fatto notare, Great Pretender richiama in maniera abbastanza evidente l'atmosfera e lo stile delle produzioni animate del mitico ladro gentiluomo di Monkey Punch, ma dimostra al tempo stesso una forte identità grazie alla quale riesce a differenziarsi da quelle e da molte opere analoghe, senza cadere perciò nel già visto o nella scopiazzatura. In un'epoca come la nostra, si tratta di un pregio non indifferente.

La maturità di WIT Studio

Se Great Pretender è riuscito a convincerci così tanto è anche grazie al suo comparto tecnico, in merito al quale non possiamo fare altro che confermare tutte le ottime impressioni esposte nei precedenti articoli. In particolare, l'anime di WIT Studio si propone come uno dei più colorati e psichedelici degli ultimi anni, grazie agli sfondi e alla palette cromatica piena di toni caldi e vivaci. I disegni e le animazioni si mantengono di qualità costante per tutti gli episodi e risultano funzionali alla narrazione, con le seconde che non brillano certamente per virtuosismo ma che svolgono pienamente il loro dovere nelle poche sequenze movimentate, applicando alla perfezione il principio della massima resa con il minimo sforzo.

La meticolosa ricostruzione dei panorami di Tokyo e Shanghai - le due ambientazioni principali dell'ultimo arco narrativo - e l'ottimo character design del noto mangaka Yoshiyuki Sadamoto completano il quadro, rendendo Great Pretender uno degli anime giapponesi dal gusto più squisitamente occidentale degli ultimi anni. Nonché quello che, assieme a Vinland Saga, testimonia la definitiva maturazione artistica di WIT Studio, azienda che fino a poco tempo fa per molti appassionati era semplicemente "quella de L'Attacco dei Giganti".

Ultimo ma non meno importante, anche a livello sonoro la serie riesce a lasciare il segno. Oltre alle opening ed ending di cui abbiamo già ampiamente parlato - a tal proposito, recuperate il nostro speciale sulle sigle occidentali negli anime - quella di Great Pretender rappresenta una delle migliori colonne sonore del giovane ma bravissimo compositore Yutaka Yamada (Tokyo Ghoul, Vinland Saga, Babylon).

Ricche di melodie che ben si adattano a tutte le situazioni, da quelle più leggere e frizzanti a quelle più struggenti e introspettive, le musiche della serie alternano brani puramente strumentali ad altri cantati, come lo splendido "Our Love" di Quincy. Eccellente il doppiaggio giapponese, dove spicca la performance di Chiaki Kobayashi nei panni del protagonista Edamura, ma anche quello nostrano si difende molto bene, grazie a voci calzanti e di grande talento.

Great Pretender Great Pretender è un anime che riesce a lanciare un duplice messaggio. Non solo smentisce tutti gli scettici sul futuro di WIT Studio dopo l’abbandono de L’Attacco dei Giganti, ma ci ricorda in modo esemplare l’incredibile freschezza che le produzioni animate originali possono raggiungere, anche quando si ispirano in maniera evidente a pietre miliari del settore come in questo caso. Senza girarci troppo attorno, Great Pretender è uno dei migliori anime dell’anno. Divertente, maturo, appassionante, internazionale, ricco di colpi di scena, capace di alternare serio e leggero con grande naturalezza, e con un cast credibile e ben caratterizzato, l’ultima serie di WIT Studio è un’opera pregevole che riesce a essere appetibile a qualsiasi pubblico, e che per questo motivo nessun appassionato deve lasciarsi sfuggire. Alcuni episodi sottotono non compromettono in alcun modo un lavoro realizzato con passione, maestria e amore per il medium, che trova la sua massima espressione nello spettacolare arco conclusivo. Semplicemente imperdibile!

8.7