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Guilty Crown: recensione dell'anime di Production I.G su Netflix

Con Guilty Crown veniamo trasportati in un futuro lontano, in cui il Giappone deve affrontare le conseguenze di un'apocalisse.

recensione Guilty Crown: recensione dell'anime di Production I.G su Netflix
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Sono numerose le opere d'intrattenimento incentrate su un mondo post-apocalittico. Quello che attira di queste produzioni, oltre a scoprire cosa è successo alla Terra, è vedere in che modo il genere umano sia sopravvissuto, adattandosi alle circostanze. Guilty Crown, serie del 2011 di Production I.G, fa parte di questo filone sci-fi, anche se la catastrofe è circoscritta solo al Giappone. Nonostante questo lavoro sia stato diretto da Tetsuro Araki, regista di anime come Death Note e L'attacco dei Giganti, riteniamo che non lascerà un segno indelebile nel sottogenere fantascientifico, a causa di una trama non eccelsa. Guilty Crown è stato a lungo inedito in Italia, ma recentemente Netflix lo ha reso disponibile a tutti gli abbonati, in lingua originale, con sottotitoli in italiano. Cerchiamo di capire quali sono i problemi dei 22 episodi che compongono Guilty Crown.

Pillola rossa e blu

Il 24 dicembre 2029 il Giappone venne colpito dal Virus Apocalypse, che causò la morte di migliaia di persone, e il contagio di centinaia di cittadini. Il caos che ne conseguì portò il Paese alla distruzione. Quel giorno viene ricordato come Lost Christmas. Per riprendersi dalla crisi, il Giappone ottenne il sostegno di altri stati, e venne istituita la GHQ, un'organizzazione militare internazionale che aiutasse e tenesse sotto controllo la nazione.

Guilty Crown ha luogo 10 anni dopo il Lost Christmas, nel 2039, in una nazione non più indipendente, che vive nel terrore a causa della GHQ e del Dipartimento di Risposta al Virus, noto come Anticorpi: questi possono designare autonomamente le persone infette ed epurarle a proprio piacimento. Per fermare queste atrocità nei confronti dei cittadini è nata la Funeral Parlor, un gruppo di dissidenti, considerati terroristi, che vuole far cadere la dittatura instaurata. Per arrecare un grave danno alla GHQ, i ribelli hanno incaricato Inori Yuzuriha, cantante popolare tra i giovani, di rubare una chiave.
Le vicende, però, ruotano attorno al liceale Shu Ouma, non molto socievole, insicuro, che non sa come rapportarsi con i suoi coetanei. Trascorre le giornate ad odiare se stesso e a pensare che vorrebbe essere più coraggioso ed intraprendente, senza impegnarsi a farlo. L'occasione per riscattarsi giunge quando Shu trova nel suo rifugio Inori gravemente ferita, con il robot Funell; Shu, riconoscendola, è pronto ad aiutarla, quando fanno irruzione gli Anticorpi che arrestano la cantante. L'eroe si odia per non averla salvata; Funell, però, gli mostra la chiave e gli indica dove consegnarla per affidarla a Gai, il capo dei rivoltosi. Shu accetta l'incarico: il primo passo per essere una persona diversa.

Raggiunta la meta, il ragazzo fa la conoscenza del capo dei Funeral Parlor. Purtroppo la posizione della resistenza viene scoperta dalla GHQ, che cerca di distruggere il quartiere, utilizzando dei mecha, pur di recuperare la chiave. Shu viene buttato in una guerriglia urbana, e si trova dinanzi ad una decisione: abbandonare il campo di battaglia impaurito, o difendere a costo della vita l'oggetto che ha ancora con sé?

La soluzione arriva quando vede Inori in pericolo: sebbene non la conosca, si sente legato a lei, e vuole salvarla, per liberarsi dal senso di colpa di non aver agito prima. In questo frangente la chiave si spezza: Shu ottiene un potere con il quale estrae una spada dal petto della ragazza, ponendo fine agli scontri. In realtà la chiave era una fialetta contenente il Genoma Void: chi ne entra in possesso acquisisce il Potere del Re, con cui può tirar fuori i Void dal cuore delle persone; i Void sono concetti legati ai cuori degli uomini che assumono forma fisica, e cambiano aspetto a seconda del soggetto da cui vengono estratti.
Dopo gli scontri la presa dittatoriale si è aggravata: gli Anticorpi iniziano ad eliminare innocenti per stanare i rivoltosi. I Funeral Parlor organizzano una missione di liberazione, a cui partecipa anche Shu; questi rimane inorridito dalle crudeltà della GHQ. Con un piano ben organizzato, la resistenza riesce a salvare i cittadini detenuti. Shu è dinanzi all'ennesimo bivio: unirsi alla ribellione, oppure rinunciare a tutto e riprendere la vita quotidiana? Non sentendosi all'altezza dell'incarico, lascia il gruppo per ritornare alla vita monotona. I rapporti con Gai ed i suoi uomini non sembrano essere chiusi: Inori entra a far parte della vita del liceale. Una serie di eventi spingeranno Shu ad unirsi ai Funeral Parlor.

Con un narrazione non riuscita, costellata da colpi di scena che non catturano del tutto, avremo modo di assistere alla lenta evoluzione di Shu, che è messo dinanzi a situazioni che lo porteranno ad aprire gli occhi e a dubitare persino dei propri amici, mentre il suo passato riaffiorerà poco alla volta; vi sarà anche spazio per scoprire cosa è realmente accaduto il 24 dicembre 2029.

L'onere di un re

Nonostante le interessanti premesse, Guilty Crown lascia insoddisfatti, a causa di una sceneggiatura poco originale. L'ordito è statico e si focalizza soprattutto sulle missioni dei Funeral Parlor per far cadere il regime dittatoriale. La narrazione segue uno schema ricorrente: la prima parte degli episodi si concentra su Shu, la seconda, invece, sui compiti che devono svolgere i ribelli.

Sono pochi i momenti veramente interessanti, ma non tutti degni di nota. Il materiale a disposizione è ricco, ma non è sfruttato a dovere per poter essere una serie dal buon potenziale. La mancanza di guizzi narrativi che potrebbero invogliare a restare incollati allo schermo, ed uno schema episodico ripetuto, a lungo andare potrebbero risultare ridondanti e stancanti. Fortunatamente, a risollevare la situazione, ci sono i momenti concitati: questi sono ben realizzati, grazie ad un comparto tecnico il più delle volte solido, anche se i disegni risentono degli anni trascorsi e non sempre sono eccelsi, con un character design poco ispirato, ma con animazioni fluide e coinvolgenti. Vero cuore degli scontri sono i Void, tutti diversi l'uno dall'altro, spingendo lo spettatore a cercare di capire a chi appartengano e perché abbiano quell'aspetto. Il plot poco travolgente non trova un'ancora di salvezza nelle critiche ai regimi dittatoriali. La produzione cerca di essere il più completa possibile, mostrando come una nazione abbia affrontato una crisi, e quali siano state le conseguenze, con piccoli elementi che arricchiscono l'universo alternativo creato. Quando però vuole soffermarsi sulle atrocità della GHQ, cercando parallelismi con le dittature (non a caso il simbolo utilizzato dagli Anticorpi è un filo spinato stilizzato), non riesce nell'intento, poiché offre un materiale non originale e semplicistico che non ha l'effetto desiderato sullo spettatore. Eppure non ci sentiamo di condannare del tutto Guilty Crown: se si supera un canovaccio che non sfrutta il vasto materiale a disposizione e che a lungo andare potrebbe annoiare, ci siamo resi conto di come gli autori abbiamo cercato di presentare un protagonista il più completo possibile.

È proprio la graduale e ponderata evoluzione di Shu il punto di forza di Guilty Crown: nelle fasi preliminari si conosce la sua indole poco socievole ed insicura, ma quando si unisce alla ribellione, avrà modo di relazionarsi con nuove persone, di creare un legame che verrà approfondito nel corso degli episodi, e verrà messo dinanzi a situazioni che lo porteranno ad un costante cambiamento. Scoprirà a proprie spese di non potersi fidare neanche di chi gli è più vicino, e prenderà coscienza dei propri limiti. Viene analizzato il suo passato, anche se a scopi narrativi tarda ad arrivare. Conoscere Shu nella sua interezza rende ancora più coinvolgente ed apprezzabile il suo mutamento, a seguito delle circostanze e delle decisioni che intraprende.

Unica nota dolente della costruzione dell'eroe è la gestione dei poteri: egli è in grado di sfoggiarli sin dall'inizio, senza alcuna limitazione.Sarebbe stato più opportuno assistere alla classica fase preparatoria tipica di ogni paladino alle prime armi: momenti di difficoltà nell'utilizzare i poteri, allentamento per padroneggiarli, fino a controllarli e sfruttarli a proprio piacimento. Se la crescita psicologica del protagonista fosse proseguita di pari passo agli ostacoli da superare per dominare le sue capacità, Guilty Crown avrebbe potuto offrire una costruzione del personaggio chiave più complessa. Sebbene il ruolo principale sia ben strutturato, non si può dire lo stesso di tutti i comprimari. Solo quelli direttamente collegati a Shu sono ben caratterizzati, mentre gli altri lo sono di meno; così, però, risulta più difficile riuscire a comprendere come influenzino Shu e come s'inseriscano negli eventi. Una buona analisi del personaggio principale controbilancia una sceneggiatura monotona, quel poco che basta a progredire, anche se molto a rilento, per giungere ad un colpo di scena gradevole ed esaustivo, che dà una risposta ai pochi quesiti presenti, ma un po' sotto tono.
Eppure, una volta concluso il plot twist, ci siamo resi conto che ci separavano dal finale effettivo ancora una decina di episodi. Il desiderio di scoprire come potrebbe concludersi spinge a proseguire a tutti i costi, agevolando la visione. Influenzati dalla voglia di assistere al prosieguo della storia, la seconda parte ci è sembrata più interessante.

Mentre la prima metà si concentra prevalentemente sul rapporto tra Shu ed i membri del Funeral Parlor, la seconda analizza il legame con i compagni di classe, rendendo, per certi versi, il prodotto più introspettivo; ma risente ancora degli stessi problemi di costruzione dei ruoli secondari, anche se meno evidenti. Quando crediamo che non possa esserci un ulteriore sviluppo, la serie è in grado di sorprenderci: assume delle tinte cupe, diventando più cattiva, facendo vivere a Shu attimi intensi che non riesce a gestire da solo, mettendolo a dura prova, e che lo porteranno ad un'ulteriore metamorfosi. La seconda metà offre un colpo di scena che, senza rivelare troppo, è ben più funzionale ed esaustivo del precedente, che invoglia a seguire gli sviluppi, e che, nonostante alcune domande siano irrisolte, conclude degnamente la storia.

Guilty Crown La trama di Guilty Crown non convince su tutti i fronti, alcuni elementi sono più interessanti, altri un po’ meno, e spesso si assiste a banali cliché. Indubbiamente, uno dei punti di forza è la buona strutturazione del protagonista: nel corso delle puntate matura, in base agli eventi che è costretto ad affrontare. Notevoli gli intermezzi più movimentati, con una buona resa visiva grazie ad uno stile datato, ma ancora efficace. La situazione si risolleva nella seconda parte della serie, ma forse è dovuto alla voglia di vedere cosa ha da offrire, e potrebbe avere in serbo qualche piccola sorpresa, anche se non molto eclatante.

6.7