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Gundam Hathaway Recensione: su Netflix il primo film della trilogia

Primo di una trilogia cinematografica, il lungometraggio di Mobile Suit Gundam Hathaway ci ha deliziati con un marcato sottotesto politico.

Gundam Hathaway Recensione: su Netflix il primo film della trilogia
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Inaugurato nel 2018 con l'uscita di Gundam NT (Narrative), il progetto UC NexT 0100 avviato da Sunrise ha l'ambizioso l'obiettivo di espandere oltre i confini del cosmo il già sconfinato immaginario di Gundam, che da quel lontano 1979 ha continuato a emozionare e coinvolgere intere generazioni di fan. Tratta dai romanzi di Hathaway's Flash scritti dallo stesso Tomino Yoshiyuki, la trilogia cinematografica di Mobile Suit Gundam Hathaway è ad oggi la più recente opera dedicata al leggendario robot bianco, nonché uno dei tasselli più affascinanti e al contempo meno conosciuti di tutto l'Universal Century.

Incuriositi da quello che può essere considerato a tutti gli effetti un sequel de "Il contrattacco di Char" (per tutti i dettagli sulla pellicola incentrata sullo scontro finale tra Amuro Ray e la Cometa Rossa vi invitiamo a consultare la recensione di Mobile Suit Gundam: Il contrattacco di Char), abbiamo visionato il primo lungometraggio di tre, che già dallo scorso giugno è infatti disponibile su Netflix con doppiaggio in lingua italiana.

Non c'è rinascita senza purificazione

Anno 0105 dell'Universal Century. Sono trascorsi rispettivamente dodici anni dalla conclusione della Seconda Guerra di Neo Zeon e nove dalla dischiusura dello Scrigno di Laplace (e delle sconvolgenti verità che questo celava), eppure il mondo versa ancora in una situazione caotica, i conflitti militari si succedono senza tregua e l'agognata pace tra la Terra e le colonie spaziali rimane una chimera.

Non solo una sempre più corrotta Federazione Terrestre ha accelerato enormemente l'inquinamento del corpo celeste, adottando tra l'altro una disumana politica finalizzata ad esiliare i civili nello spazio ricorrendo persino alla forza se necessario, ma le sue alte sfere si apprestano addirittura ad approvare una legge che consentirebbe loro di privatizzare tutta la superficie del pianeta azzurro, spianando in questo modo la strada alle potenti corporazioni. Lo sfrenato sviluppo postindustriale è però ostacolato dalla Mafty, un'organizzazione terroristica che, ispirata dai propositi del defunto Char Aznable, mira a smantellare la Federazione. Nonostante i feroci atti di terrorismo perpetrati per poter assassinare numerosi alti funzionari del governo terrestre, la Mafty gode di un certo sostegno da parte dell'opinione pubblica, che al contrario negli ultimi anni ha manifestato una crescente opposizione nei confronti della stessa Federazione. Essendo intenzionata a far migrare sulle colonie l'intera umanità (senza alcuna eccezione) per il bene dell'ambiente, la Mafty si appresta a eliminare i ministri e burocrati incaricati di prendere parte all'imminente Conferenza di Adelaide, dove appunto si suppone verrà approvata la suddetta proposta di legge.

Deciso a guardare un'ultima volta negli occhi i bersagli della sua organizzazione, il capo dei terroristi Mafty Navue Erin, dietro la cui maschera si nasconde nientemeno che il giovane Hathaway Noa, si imbarca sul volo 356 diretto a Hong Kong, ignorando che questa sua leggerezza finirà per mettere a rischio l'esito dell'operazione. Durante la traversata, il figlio ormai venticinquenne dell'eroe Bright Noa e gli altri passeggeri del velivolo vengono infatti dirottati da una cellula di terroristi che, sostenendo di essere affiliata a Mafty, intende utilizzare gli ostaggi per richiedere alla Federazione un'ingente riscatto con cui finanziare le proprie attività.

Mancando di integrità, tuttavia, i goffi terroristi finiscono per essere smascherati dall'affascinante quanto misteriosa Gigi Andalucia, una fanciulla dotata di un sorprendente acume e di uno spiccato spirito di osservazione, grazie alla quale lo stesso Hathaway e Kenneth Sleg - il nuovo comandante in carica dell'Unità Anti-Mafty presso le Filippine - possono entrare in azione e riprendere il controllo della situazione.

Atterrati a Davao, dove peraltro si trova il quartier generale dell'unità di Kenneth, i passeggeri dell'Haunzen vengono sottoposti a una serie di interrogatori necessari a ricostruire le dinamiche dell'attentato. È però Gigi a mettere Hathaway con le spalle al muro, in quanto la fanciulla ha notato l'evidente disagio che il ragazzo provava mentre gli impostori utilizzavano il nome di Mafty e si è quindi convinta che proprio il giovane Noa sia in realtà il numero uno dell'organizzazione. Nonostante questa affermi di non voler rivelare ad anima viva quanto scoperto sul suo conto, uno sconvolto Hathaway è inevitabilmente costretto a rivedere la propria linea d'azione.

Ideali a confronto

Lo diremo senza troppi giri di parole: se siete alla ricerca di spettacolari scazzottate tra mecha, il primo lungometraggio animato di Mobile Suit Gundam Hathaway non è la risposta desiderata. Nella pellicola, infatti, gli scontri a fuoco sono ridotti all'osso e oltretutto hanno luogo di notte, il che non agevola assolutamente la corretta lettura dello scambio di colpi.

È una scelta precisa e riconducibile alla volontà di Sunrise di porre l'accento non tanto sui conflitti a fuoco, quanto sull'edificazione di un marcato e intrigante sottotesto politico. D'altronde, essendo questo l'inizio di una trilogia che con tutta probabilità ci terrà compagnia per qualche anno ancora, lo scopo del film è quello di allestire la scacchiera sulla quale si giocherà la partita che nei prossimi lungometraggi vedrà contrapposte le forze della Mafty di Hathaway e l'unità comandata da Kenneth Sleg. Dando priorità totale a una complessa operazione di worldbuilding, il focus è quindi puntato sulla caratterizzazione dei tre attori principali, che pur prendendosi i giusti tempi sono sempre al centro di discussioni ideologiche circa il modus operandi e le finalità dell'organizzazione terroristica. Se per conoscere meglio il background della geniale e misteriosa Gigi Andalucia - le cui deduzioni ci sono invero parse esagerate e un tantino forzate - dovremo purtroppo attendere la seconda parte della trilogia, il personaggio meglio riuscito della prima è senza dubbio il protagonista Hathaway, il cui trauma psicologico dovuto alla perdita di Quess Paraya e al suo successivo (nonché segreto) atto di tradimento è esplorato in maniera accurata.

Peccato soltanto che il film non includa un recap anche breve della succitata scena di Char's Counterattack, ma che al contrario dia per scontato che lo spettatore ne conosca già i tragici eventi. Come risultato, la totale comprensione della vicenda e delle ragioni che hanno spinto Hathaway a rivalutare gli ideali di Char Aznable è in buona parte preclusa a chiunque sia sprovvisto di conoscenze pregresse circa i passati tumulti dell'Universal Century. Una discutibile caratteristica che pertanto potrebbe non convincere (né coinvolgere) il pubblico casual.

Prestazioni ottimali

È sul piano tecnico che Mobile Suit Gundam Hathaway non si concede errori di alcun tipo. Senza nulla togliere agli scenari, puntualmente suggestivi e straripanti di particolari talvolta chiamati a supportare il racconto con una squisita narrazione visiva (il contrasto tra lo sfarzoso Hotel di Davao e il ghetto circostante la dice lunga sul perché la popolazione locale parteggi per la Mafty e non per la Federazione Terrestre), è il character design di Kuhara Shigeki, Onda Naoyuki e Pablo Uchida ad averci lasciati a bocca aperta.

Chiamato a rivisitare lo stile originale di Haruhiko Mikimoto, che a suo tempo aveva curato le illustrazioni presenti nei romanzi scritti dal papà di Gundam, il trio si è distinto per il lavoro svolto su Kenneth e la stessa Gigi: se il primo appare completamente diverso, sia nell'aspetto che negli atteggiamenti da donnaiolo diretto e alle volte anche volgare, lo charme della seconda è letteralmente schizzato alle stelle. Impressionanti pure le fluide animazioni aventi per protagonisti i Mobile Suit, che anche grazie all'utilizzo di una CGI dosata e mai invasiva ci hanno restituito delle ottime (per quanto fugaci) scene di azione.

Composta da Sawano Hiroyuki, che in passato ci aveva già stupefatti con gli accompagnamenti musicali di Mobile Suit Gundam Unicorn, Kill la Kill e L'Attacco dei Giganti, la colonna sonora è stata in grado di elettrizzarci per buona parte dello spettacolo, alternando le melodie epiche e vivaci delle scene più concitate ai brani più delicati che invece accompagnano le sequenze dialogate.

Passando infine alla traccia nostrana, dobbiamo riconoscere che le nostre riserve iniziali sono state quasi del tutto demolite dall'ottima performance recitativa dei doppiatori coinvolti. Calatisi rispettivamente nei panni di Hathaway, Gigi e Lane Aim, i talentuosi Federico Viola, Tiziana Martello e Mattia Fabiano hanno svolto egregiamente il loro incarico, ma è il Kenneth Sleg di un fenomenale e palesemente divertito Maurizio Merluzzo (già Ban, tra gli altri, in The Seven Dealy Sins) ad esserci rimasto impresso per l'estrema cura e fedeltà riposta nella caratterizzazione del presuntuoso e sfacciato militare dongiovanni. Per il rovescio della medaglia avremmo preferito che 3Cycle adottasse la pronuncia corretta del termine Gundam, che soltanto in Italia è ancora oggi pronunciato alla lettera, ma lo studio romano ha invece scelto di portare avanti una tradizione infelice che perdura da diversi decenni.

Mobile Suit Gundam: Hathaway's Flash A giudicare da questa prima pellicola di tre, quella di Mobile Suit Gundam Hathaway potrebbe diventare la migliore trasposizione di tutto il franchise finora realizzata da Sunrise. Nonostante il romanzo originale sia stato scritto tre decenni orsono, le vicende narrate appaiono ancora moderne e affrontano tematiche adulte e contemporanee come la lotta per il potere, l’affannosa ricerca della pace, la conservazione dell’ambiente, e così via. Accompagnato da un superbo doppiaggio in lingua italiana, il film disponibile su Netflix non è comunque esente da difetti, come ad esempio la grave e inspiegabile scelta di non trascinare sullo schermo i tragici eventi che hanno sconvolto talmente tanto Hathaway Noa da diventare il numero uno di un’organizzazione terroristica di ispirazione zeoniana. Un’opinabile decisione che rende il film incomprensibile agli occhi del pubblico occasionale. Auguriamoci quindi che Sunrise corra ai ripari già a partire dalla seconda e attesissima parte della trilogia.

7.8