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Hero Mask: la recensione della serie di Hiroyasu Aoki su Netflix

Il detective James Blood si vede costretto a risolvere un caso dai risvolti inaspettati, al cui centro di tutto sembra esserci una misteriosa maschera.

recensione Hero Mask: la recensione della serie di Hiroyasu Aoki su Netflix
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Hero Mask è una serie animata creata e diretta da Hiroyasu Aoki, pubblicata in esclusiva su Netflix a partire dal 3 dicembre 2018.
L'opera, di cui abbiamo parlato brevemente nel nostro first look, mette in scena un action/thriller ammantato da alcune influenze tipiche dello sci-fi, attraverso 15 episodi prodotti dalla studio d'animazione giapponese Pierrot. Per scoprire nel dettaglio tutti i pregi (ma purtroppo anche i vari difetti) di questo anime, non vi resta quindi che proseguire nella lettura.

Eroe o demone?

Dopo l'improvvisa morte di Monica Campbell, magistrato amico di James Blood, ossia l'irruento detective protagonista delle vicende, il gruppo di polizia SSC si attiva subito per scoprire la verità dietro al decesso, salvo poi ritrovarsi in un complotto di scala internazionale al cui centro sembra esserci una misteriosa maschera di natura ignota.

La serie, almeno all'inizio, parte in quarta, puntando tutto sull'azione sfrenata: se infatti già nel primo episodio è possibile farsi catturare da un andamento sostenuto, in quelli immediatamente successivi l'opera riesce a dare il massimo per merito di un villain di tutto rispetto che, grazie anche alla sua psiche tremendamente disturbata, è in grado fin da subito di mettere alle strette James. Il nostro protagonista si ritrova infatti a fare i conti con un avversario dalle abilità sovrumane, ottenute grazie a una speciale maschera artificiale.

Hero Mask crea delle premesse di tutto rispetto che vedono James intento a cercare di risolvere il mistero dietro la scomparsa di Monica, tentando al contempo di proteggere anche la sua collega Sarah Sinclair dai numerosi pericoli incombenti.
La produzione, però, con l'avanzare degli episodi, non riesce a mantenere la qualità costantemente su alti livelli, riproponendo via via situazioni già viste in precedenza, senza però arrivare alle vette qualitative delle prime puntate.

I vari possessori delle maschere vengono infatti liquidati in maniera estremamente sbrigativa, lasciando un vero e proprio senso di amaro in bocca nello spettatore. Se all'inizio Hero Mask sembra andare in una direzione ben precisa, puntando molto sull'azione e su un villain specifico, proseguendo nella narrazione segue una strada opposta e dilata a dismisura i tempi del racconto.
Nonostante le sequenze discorsive siano intervallate a tratti da situazioni maggiormente concitate, l'opera perde per strada la sua originalità, ripiegandosi su una serie di cliché incapaci di suscitare il giusto interesse.

Gli stessi personaggi, purtroppo, non risultano caratterizzati in modo approfondito, dato che il più delle volte si lasciano trascinare dagli eventi senza provare quasi alcuna emozione (salvo qualche rara eccezione come Theo).
Sia i protagonisti che gli antagonisti ci sono parsi privi di carisma, un particolare che balza all'occhio soprattutto durante le sequenze di interrogatorio: i momenti in cui James interagisce con i sospettati, seppur non durino molto, sono in assoluto tra le fasi più noiose, per via di un allungamento eccessivo dei ritmi narrativi, incapaci di creare alcun tipo di suspense. Emblematico da questo punto di vista l'incontro con Anna Winehouse, davvero difficile da digerire e a tratti quasi ridondante.

1, 10, 100 maschere

A fronte di una sequenza iniziale molto ben realizzata e di un finale tutto sommato godibile, la parte centrale dell'anime rappresenta quindi il vero punto debole dell'opera, per via soprattutto di un ritmo altalenante e personaggi spesso anonimi.
Lo stesso Harry Creighton, che - in virtù della sua storia personale - poteva regalare agli spettatori uno sviluppo introspettivo interessante, si limita a eseguire gli ordini in maniera troppo lineare e scontata.

L'intera prima stagione sembra quindi procedere a compartimenti stagni mal collegati tra loro: neppure il complotto che si cela dietro le maschere si rivela sufficientemente intrigante, complice anche una struttura narrativa che non riesce a focalizzarsi su tematiche mature e particolarmente profonde.

Per quanto riguarda il lato tecnico, in linea generale l'anime appare curato sotto ogni aspetto, pur senza eccellere in nessun frangente.
Nonostante Hero Mask sia una serie dalla forte componente crime, le sequenze migliori sono quelle relative ai combattimenti corpo a corpo, realizzate in modo molto fluido e credibile, in cui ogni colpo inferto restituisce una buona sensazione di fisicità.

Ben realizzati i modelli dei personaggi, concepiti con un look il più possibile realistico, nonostante durante la vicenda facciano la loro comparsa alcuni elementi fantascientifici. Buona infine anche la cura risposta nella realizzazione dei visi, tutti abbastanza espressivi, soprattutto per quanto riguarda James Blood e Sarah Sinclair.

Hero Mask Hero Mask è una serie che lascia spiazzati per numerosi fattori, fra tutti la gestione non ottimale del ritmo delle vicende: nonostante presenti un inizio e una fine soddisfacenti, il blocco centrale risulta davvero troppo lento e a tratti superfluo. Forse un numero minore di episodi avrebbe potuto rendere la produzione maggiormente appetibile per un'ampia fascia di pubblico, sforzandosi al contempo di caratterizzare con più cura tutti i personaggi, a partire dal protagonista. Non resta ormai che attendere la seconda stagione per scoprire se l'opera riuscirà a limare al meglio i suoi evidenti difetti strutturali.

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