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Hero Mask: recensione della Stagione 2 disponibile su Netflix

Scopriamo insieme i punti di forza della seconda stagione di Hero Mask, capace di migliorare leggermente i difetti riscontrati in precedenza.

recensione Hero Mask: recensione della Stagione 2 disponibile su Netflix
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Di recente Netflix ha pubblicato la seconda stagione della serie anime Hero/Mask, incentrata sulle vicende dell'agente speciale James Blood impegnato a scoprire i segreti di un caso molto intricato.
La serie di Hiroyasu Aoki, seppur dalle premesse interessanti, nel corso della prima tornata si è persa per strada dilatando eccessivamente i tempi narrativi, non riuscendo a invertire la tendenza neanche con il primo episodio della second season, come indicato nel nostro first look.
Talvolta però, un mezzo passo falso iniziale non implica per forza un totale fallimento, come dimostrato proprio da questi nuovi episodi, capaci - pur con tutti i loro limiti - di smussare alcuni atavici difetti della produzione.

Una ragazzina in pericolo

La trama prende il via poco tempo dopo la conclusione della prima stagione, con il detective James Blood impegnato a scoprire tutti i numerosi retroscena relativi al caso delle maschere biotecnologiche.
Nonostante un primo episodio molto lento ed eccessivamente verboso, la serie riesce via via a trovare il giusto equilibrio tra sequenze di dialogo e scene action, risultando così avvincente dall'inizio alla fine.

Il fulcro narrativo dell'opera ruota attorno a Tina, una ragazzina dotata di poteri speciali (anche lei portatrice di una maschera biotecnologica) che in breve tempo diventa il bersaglio di criminali senza scrupoli.
James Blood, il protagonista delle vicende, si ritrova così coinvolto in una missione ad alto rischio che lo vede ricoprire il ruolo non semplice di guardia del corpo.

Buona parte di questa seconda stagione assume così i toni di un vero e proprio road movie in cui i personaggi principali sono impegnati a sfuggire da una moltitudine di nemici che li braccano senza sosta. Nonostante le maschere speciali ricoprano un ruolo non così importante (almeno durante tutta la prima metà dell'opera), il ritmo si attesta su buoni livelli anche per la varietà delle situazioni mostrate.

Come facilmente intuibile dalla puntata d'esordio, la stessa organizzazione per cui lavora James diventa in breve tempo una minaccia, perché minata ai piani alti da individui senza scrupoli. La missione di salvataggio di Tina si trasforma così in breve tempo in una vera e propria caccia all'uomo in cui gli stessi alleati si tramutano in potenziali nemici.
Peccato però per la caratterizzazione dei personaggi, troppo piatta, anonima ed incapace di suscitare il giusto interesse.
Per quanto infatti il ritorno di vari comprimari come Harry Creighton o Lennox Gallagher sia di fatto gradevole, la sensazione generale è quella di trovarsi davanti a personaggi e/o villain che si limitano al semplice ruolo di figuranti atti a far proseguire la storia su binari scontati e prestabiliti.
Lo stesso rapporto amicale tra James e Tina viene sviluppato in maniera abbastanza stereotipata e un maggior approfondimento psicologico di entrambi avrebbe sicuramente donato all'opera una marcia in più.

Il limite più grande di questa seconda stagione è comunque quello legato alla prevedibilità: moltissimi spettatori, infatti, durante la visione si ritroveranno spesso a capire in anticipo gli sviluppi della serie, dato che in linea di massima non troveremo ad attenderci grandi colpi di scena.

Un bene superiore

Come accennato nell'incipit, anche senza fare un vero passo in avanti, la seconda stagione smussa le mancanze della prima serie. In alcuni momenti si ha comunque l'impressione di trovarsi davanti a sequenze superflue o semplicemente troppo lunghe (complici anche i silenzi dilatati in alcune scene di dialogo), un difetto che ha come contraccolpo quello di appesantire la visione.

Frangenti come il lungo monologo/spiegone di Anna Winehouse o l'eccessivo condensamento di situazioni chiave durante gli episodi finali sono infatti sintomo di una gestione dei tempi narrativi non ottimale.
Altro aspetto non esaltante è quello relativo alla messa in scena delle tematiche principali: se infatti la prima metà della serie si incentra sulla fuga di James e Tina, con il proseguire della trama le maschere tornano a ricoprire un ruolo sempre più importante, portando anche personaggi come Harry Creighton ad acquisire maggiore importanza.

L'autore Hiroyasu Aoki si è prodigato nel descrivere dettagliatamente i motivi che hanno portato alla creazione delle maschere, tentando di imbastire alcuni discorsi legati a un bene superiore capace di fornire all'opera diverse chiavi di lettura, giocando maggiormente sulla sfumatura dietro al binomio bene/male.

Il problema è che questo concetto non è stato in realtà sviluppato al meglio, dato che per tutta la serie è sempre perfettamente chiaro il ruolo di ogni singolo personaggio. Per quanto riguarda il comparto tecnico, l'anime conferma quanto di buono visto in precedenza, grazie ad ambienti e protagonisti molto curati; anche le animazioni risultano ben realizzate, con una nota di merito rivolta ai combattimenti corpo a corpo, sempre fluidi e privi di sbavature.

Hero Mask La seconda stagione di Hero Mask risulta gradevole sotto vari aspetti, capace quindi di migliorare alcune delle storture viste in passato. Nonostante un primo episodio non all'altezza, la serie intrattiene a sufficienza fino alla fine: peccato quindi per la poca cura riposta nella caratterizzazione dei personaggi, lasciata un po' troppo in secondo piano.

6.4