Heroman: la recensione dell'anime tratto dal manga creato da Stan Lee

Quando la Terra è sotto l'attacco degli alieni, quando le armi non possono fare nulla, c'è solo un nome da invocare: Heroman!

recensione Heroman: la recensione dell'anime tratto dal manga creato da Stan Lee
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Sappiamo tutti quanto è stata brillante la mente di Stan Lee, capace di creare supereroi con problemi umani in un mondo non sempre adatto a loro, apportando un grande cambiamento al fumetto, rendendolo quello che tutti ora amiamo. Eppure, forse pochi sanno che Stan Lee ha esteso i suoi orizzonti, raggiungendo anche il Giappone, probabilmente perché ha riscontrato nei manga e negli anime gli stessi ideali che lui ha affrontato nelle sue opere, ma con uno stile completamente differente: queste similitudini lo hanno spinto a tastare anche quel terreno. The Man, in questa breve esperienza nipponica, ha curato la sceneggiatura dei manga Ultimo (edito in Italia da Panini Comics) e Heroman, e ha prodotto, nel 2017, l'anime, non ben riuscito, The Reflection.
Il successo di Heroman, in parte dovuto al grande nome dietro al progetto, ha spinto il celebre studio d'animazione BONES a farne una versione animata, in cui, però, Stan Lee figura solo come ideatore della storia originale; indimenticabile il video di presentazione, nel corso del Tokyo International Anime Fair del 2010, in cui Stan Lee presenta la sua nuova produzione. La serie può essere considerata un punto d'incontro tra l'immaginario nipponico e quello statunitense, con gradevoli omaggi sia ai fumetti Marvel, che a manga e anime, ed ovviamente non poteva mancare, neanche in questo caso, un cameo di Stan Lee.
Vediamo, dunque, come se la cava il nuovo supereroe nipponico del padre della Marvel.

Si può fare!

Joey Jones, orfano di entrambi i genitori, vive con la nonna a Center City, una città fittizia situata nella costa Ovest degli U.S.A. Il ragazzo non è di certo uno studente modello, ma il suo andamento scolastico è più che buono; oltre a destreggiarsi nella complicata vita scolastica delle medie, lavora part-time in un diner per poter guadagnare quanto basta per se stesso e per la nonna.

Il suo migliore amico è Psy, un ragazzo che lavora in un negozio di skateboard, che gli offre supporto nei momenti difficili e con cui si confida spesso. Quando ne ha l'occasione, Joey aiuta Matthew Denton, insegnante di scienze, un po' folle, che vorrebbe comunicare con gli alieni, al punto da inviare nello spazio un messaggio per accoglierli sulla Terra, per avere un confronto con loro. Il protagonista, però, vorrebbe trascorrere le intere giornate con Lina, compagna di classe e cheerleader, che conosce da tempo; ma a frapporsi tra di loro, evitando ogni tipo di relazione, vi è Will, fratello maggiore di lei e giocatore di football, che considera Joey una nullità e spesso lo minaccia, per evitare che stia con la sorella. Per il suo carattere apprensivo e gentile nei confronti di tutti, Joey preferisce subire ogni angheria e non ricorrere alla violenza.
Essendo ancora un ragazzino, Joey vorrebbe comprare un nuovo giocattolo, con cui immaginare di essere un eroe che salva il mondo, un Heybo: un piccolo robot di ultima generazione che si controlla con un telecomando, in grado di rispondere ai comandi vocali; ma il prezzo è troppo elevato per uno stipendio da part-time. Fortunatamente, ne trova uno rotto nella spazzatura e decide di ripararlo, nominandolo Heroman. Joey non sa che quel rottame salverà la Terra in più di un'occasione. I tentativi del professor Denton hanno portato i loro frutti: è riuscito a contattare gli alieni, ma quelli con cui ha comunicato sono i poco pacifici Skrugg, dalle sembianze di insetti antropomorfi, che vogliono conquistare il pianeta. Quando raggiungono l'atmosfera terrestre, portano con sé una tempesta spaziale che si abbatte sulla Terra come un innocuo temporale. Uno dei fulmini "spaziali" cade nella casa di Joey e colpisce il suo giocattolo: il telecomando avvolge parte del braccio del ragazzo, e attivando il pulsante al centro il piccolo Heybo si trasforma, divenendo alto più di due metri, con i colori della bandiera americana disegnati sul corpo.

Prende così vita Heroman. Nel frattempo gli alieni sono atterrati a Center City, città d'origine del segnale, ed hanno iniziato la conquista della Terra distruggendo la città. Gli Skrugg sono inarrestabili, ma gli unici a poterli fermare sono Joey ed Heroman. Tuttavia, il nostro eroe, spinto dalla bontà d'animo, non può fare a meno di aiutare chi è in difficoltà e di essere sin troppo impulsivo nel prendere alcune decisioni, ma si rende conto che senza un buon piano non può vincere contro gli invasori. Ad aiutarlo in questa impresa ci sono il professor Denton, la mente, e Psy, l'altro braccio, che non lo abbandonano neanche quando la situazione si fa più difficile.
Durante la sua avventura Joey imparerà ad usare al meglio tutte le abilità del "giocattolo", instaurando con lui un rapporto umano, e rafforzando il legame con gli altri comprimari, coinvolgendo anche lo spettatore in questa relazione.

Un nuovo eroe

Suddiviso in tre differenti archi narrativi, collegati tra di loro dallo stesso filo conduttore, Heroman non vuole certo essere una produzione di alto livello, ma riesce comunque ad intrattenere. La narrazione è lineare ed avanza in maniera graduale, senza che vengano bruciate tappe importanti o che nulla sia abbandonato a se stesso, con i giusti tempi narrativi per mostrare la lenta evoluzione del protagonista; il procedere un passo alla volta permette a chi guarda di sentirsi più coinvolto, senza essere buttato nell'azione più sfrenata sin da subito, rendendolo partecipe dall'inesperienza iniziale del protagonista, e maturando assieme a lui. Viene data anche la possibilità di conoscere meglio i vari personaggi introdotti, senza farci sentire spaesati, grazie ad episodi che potrebbero essere visti come riempitivi, che si inseriscono tra la conclusione di un arco e l'inizio di un altro, ma sono una gradevole pausa per alleggerire la tensione degli eventi, ed utili per consolidare il legame tra i vari personaggi. Tuttavia, nel corso dei 26 episodi, veniamo messi dinanzi a numerosi cliché, tanto che alcune situazioni non sortiscono l'effetto desiderato, essendo prevedibili, anche se con piccole modifiche per cercare di differenziarsi dalla massa, senza ottenere risultati. Queste esperienze, però, sebbene già viste, riescono a funzionare alla perfezione all'interno della serie: sin dalle fasi introduttive si percepisce come Heroman non voglia essere un anime originale, con una trama elaborata, e proprio per questa sua natura basilare, i colpi di scena non vogliono necessariamente essere eclatanti o imprevedibili. Nonostante ciò, la visione procede con leggerezza, perché ogni storia è differente dalla precedente e non risulta essere mai ripetitiva, intrattenendo quanto basta per proseguire.

Il terzo segmento è quello che ci è sembrato il più ispirato e innovativo di tutti, in grado di sorprendere con rivelazioni non del tutto intuibili e con un finale esaustivo, anche se alcune scelte mostrate non sono ben chiarite, dandoci la sensazione di voler dilatare il minutaggio, ma lascia comunque a bocca aperta per la sua spettacolarità. Quest'ultima fase, essendo più intima e personale, si focalizza sul trascorso del protagonista, rendendo giustificabile il suo comportamento, approfondendo un retroscena psicologico di cui inizialmente si ha solo un sentore, ma che diviene più concreto: l'aver perso entrambi i genitori in giovane età potrebbe aver portato Joey a voler fuggire, anche inconsciamente, dall'infelice realtà di essere rimasto orfano, facendo sorgere in lui il desiderio di essere un eroe, influenzato dalle gesta del padre, per compensare a questo senso di solitudine; il suo sogno si realizza quando "incontra" Heroman, che per lui è ben più di un amico e che non abbandonerebbe per nessun motivo.

Sebbene la visione del suo passato, attraverso un flashback, sia esaustiva a completare il personaggio, riteniamo che tardi ad arrivare, palesandosi solo nelle battute decisive: se questo aspetto fosse stato proposto nei primi episodi, o se fosse stato distribuito meglio nel corso della sinossi, non solo avrebbe avuto un effetto diverso sul pubblico, ma avrebbe anche potuto offrire sin da subito un protagonista più complesso e apprezzabile; allo stesso modo, ma in maniera meno approfondita, sono analizzati i comprimari, su cui ci vengono fornite poche informazioni che li rendono comunque parte della storia, anche se fornite comunque alla conclusione. In definitiva, per poter apprezzare appieno dei vari risvolti che la sceneggiatura di Heroman ha da offrire, l'anime va visto fino alla fine.

Ancora una volta lo studio BONES si è dimostrato in grado di portare alla luce un'opera visivamente interessante. Viene fatto un ottimo utilizzo delle luci, creando la giusta atmosfera nelle singole scene, al fine di renderle più immersive. I disegni tondeggianti sono puliti, senza sbavature di alcun tipo, e quelle poche visibili passano del tutto inosservate; si chiude un occhio su una CGI limitata ad alcuni veicoli, che è il lato meno riuscito della componente artistica. Il tratto curvilineo si rivela una scelta azzeccata tanto nei momenti di quiete e di spensieratezza, quanto in quelli in cui l'azione domina la scena, divenendo più ruvidi. In particolar modo, in questi frangenti movimentati, si nota la nitidezza del tratto attraverso animazioni fluide che non rovinano la scena, e che calzano a pennello all'eroe: data l'enorme stazza del "giocattolo", i combattimenti non sono veloci e frenetici, ma lenti, in cui si sente la pesantezza del personaggio ed ogni singolo pugno inferto con forza, riuscendo comunque a farci tenere incollati sulla sedia o divano, e tifare per il nostro eroe al grido di Heroman Go!

Heromananime Il punto debole di Heroman è la sceneggiatura: si basa su situazioni già viste altrove, che rendono prevedibili e poco apprezzabili i colpi di scena; ma si sorvola su questo difetto, perché è chiaro che la produzione non voglia essere originale, per quanto riesca comunque ad intrattenere. A compensare ai problemi narrativi, vi è un’attenta analisi del protagonista, che lo rende apprezzabile, attraverso un esaustivo background, ma che avrebbe giovato di più se fosse stato più centralizzato e non circoscritto alle fasi finali. La componente grafica è di ottima qualità, mantenendosi precisa in ogni situazione, soprattutto quando il nuovo supereroe, Heroman, piomba sul campo di battaglia in tutta la sua possanza, pronto a difendere la Terra ed i suoi abitanti da qualunque minaccia.

6.7