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Highschool of the Dead Recensione: l'anime su Netflix con gli zombie

Highschool of the Dead è una serie a tema zombie ben realizzata ma purtroppo vittima di numerosi cliché già visti troppe altre volte in opere simili.

recensione Highschool of the Dead Recensione: l'anime su Netflix con gli zombie
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Gli zombie, negli ultimi vent'anni, hanno vissuto una nuova giovinezza, per merito di numerose opere - appartenenti a media differenti - capaci di innovarne in un certo qual modo la loro essenza originaria. Dai non morti di romeriana memoria fino ai più recenti infetti/zombie di Resident Evil, 28 giorni dopo e The Walking Dead, queste particolari creature orrorifiche sono state letteralmente sviscerate in ogni modo possibile.

Ed è proprio per questo che ormai è sempre più difficile trattare gli zombie attraverso una visione autoriale: Highschool of the Dead, manga creato da Daisuke Sato disegnato da Shoji Sato e trasposto in anime nel 2010, è stato pubblicato in tempi recenti anche su Netflix, inserendosi nel filone delle opere a tema zombesco non particolarmente ispirate, per quanto godibili.
La serie, composta da 12 episodi, presenta una trama molto lineare, in grado sì di intrattenere senza però puntare mai su concetti stilistici realmente innovativi.

A scuola con gli zombie

La trama dell'anime, di base molto semplice, mette in scena una classica invasione zombie su vasta scala.Takashi Komuro, il giovane diciassettenne protagonista delle vicende, si ritrova al centro di una pandemia non meglio identificata che lo porta a dare il meglio di sé per tentare di sopravvivere.
La peculiarità della serie è da ricercarsi nella location in cui è, almeno in parte, ambientata; nei primi episodi vediamo infatti numerosi studenti della Fujimi High School combattere disperatamente contro vari non morti, ribattezzati con il termine impersonale di "loro".

Durante le prime puntate Takashi si alleerà con numerosi altri personaggi, tra cui Rei Miyamoto (sua storica amica d'infanzia e amore segreto), Kota Hirano, Saeko Busujima e Shizuka Marikawa. Nonostante le premesse accattivanti - anche in virtù del nutrito gruppo di personaggi che si muovono su schermo - l'opera purtroppo decide quasi subito di rifugiarsi nei cliché del genere di riferimento, puntando molto poco sulla caratterizzazione dei personaggi in favore di una dimensione survival parecchio stereotipata.

Anche se in alcuni momenti la narrazione si avvicina una dimensione concettuale ricca di pathos - come ad esempio durante i monologhi di Takashi - alla fine lo spettatore non riuscirà mai a farsi coinvolgere appieno dagli eventi mostrati, soprattutto per via di una progressione esageratamente prevedibile.

La dimensione corale, che poteva essere sfruttata molto di più, viene invece sacrificata in favore del rapporto di amicizia/amore tra Takashi e Rei, su cui gli autori hanno voluto focalizzarsi senza però mai approfondirne in maniera organica gli aspetti maggiormente introspettivi.

L'opera cede quindi in breve tempo a tutta una serie di stereotipi tipici degli shonen, mostrandoci oltretutto personaggi incapaci di evolversi durante l'intero arco narrativo. Lo stesso abbondante uso di fan service, in un primo momento impiegato per alleggerire in alcuni punti la tensione, con il proseguire dell'avventura diventa semplicemente invasivo.

In molte sequenze (talvolta anche drammatiche) gli autori si sono infatti impegnati nel mostrare in maniera quasi ossessiva le forme sinuose di tutte le avvenenti ragazze protagoniste, depotenziando in questo modo sia l'impianto narrativo sia quello tecnico, attraverso un loop di inquadrature incentrate nel mostrare scollature e indumenti intimi in ogni occasione utile.

L'opera oscilla quindi tra un registro serioso e uno scanzonato, non riuscendo in realtà a far collidere in maniera ottimale le due anime del racconto dando l'idea di un impianto narrativo disomogeneo e poco incline alla coerenza narrativa.
Il setting scolastico non è stato poi sfruttato in maniera esaustiva, visto anche il cambio repentino di location che avviene dalla seconda metà in poi, relegando l'intera storia a un semplice more of the same di molte, anzi troppe, opere a tema zombesco.

Unica missione: sopravvivere

La serie riesce comunque a intrattenere molto bene per tutta la prima metà, soprattutto per l'implacabilità degli zombie nel divorare tutto ciò che gli capita a tiro; le sequenze all'interno della scuola sono quelle meglio realizzate proprio per il senso di ineluttabilità che contraddistingue l'assalto impersonale della moltitudine dei numerosi "loro", impegnati nel portare morte e devastazione senza fermarsi davanti a nulla o nessuno.

Lo stesso momento in cui Takashi è costretto a prendere una struggente decisione riguardo il suo migliore amico è probabilmente uno dei punti più drammatici dell'anime (nonostante avvenga all'inizio), a testimonianza di come la serie da un certo punto in avanti perda il proprio mordente anche nello sviluppare i propri temi portanti, tra cui il fatalismo.

Lasciata da parte la location scolastica, unica vera cifra stilistica originale del racconto, l'anime perde qualsiasi spunto originale senza sforzarsi di puntare su qualcosa di realmente innovativo.

In breve tempo ci si ritrova così a vivere l'ennesimo road movie in cui vediamo i numerosi protagonisti prima dividersi e poi ricongiungersi per trovare un luogo sicuro in cui rifugiarsi per sfuggire all'epidemia dilagante.
La scelta di mostrare allo spettatore cosa succede all'infuori della scuola risulta quindi una trovata che sa di già visto, traghettando l'intera serie sui binari della ripetitività.

Molto buono invece il comparto tecnico, in grado di valorizzare al massimo i momenti maggiormente concitati, grazie anche a una grande cura riposta nelle scene riguardanti i combattimenti corpo a corpo tra gli umani e gli zombie.

Highschool of the Dead Highschool of the Dead è in fin dei conti una serie ben realizzata e tutto sommato avvincente, seppur vittima di una moltitudine di cliché e stereotipi davvero difficili da digerire. Probabilmente un maggior coraggio nell'affrontare la tematica zombiesca avrebbe portato la serie a diventare un piccolo grande cult del genere. Un vero peccato.

6.3